<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416</id><updated>2012-01-24T12:40:34.279+01:00</updated><category term='h'/><category term='C'/><category term='Venditti'/><title type='text'>Tracce di Ruote</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>97</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-8392118174599102536</id><published>2012-01-07T18:28:00.005+01:00</published><updated>2012-01-07T20:14:59.972+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ho la febbre.&lt;br /&gt;Dopo aver passato la notte in bianco tra dolori, brividi di freddo, tachipirina e conseguente caldo infernale, sconsiderato uso del condizionatore per abbassare la temperatura (dopo essermi tolto il pile e la maglietta naturalmente) che mi colpisce e sì, mi rilassa fino a farmi prendere sonno (ore 8.30), salvo poi congelarmi e farmi risvegliare poche ore dopo con un grande mal di gola ( fino qui siamo nella norma), la situazione è la seguente: sono seduto in carrozza con la stufa accesa sulla destra, il fon puntato sulle spalle e il condizionatore che spara aria calda e segna trentacinque gradi, e ho comunque brividi di freddo e dolori. Sono in paziente attesa che il coefferalgan, con la sua meravigliosa composizione codeinica, faccia effetto. Non è una situazione normale. Il condizionatore mente, ci saranno quarantacinque gradi nella stanza, se avessi un rettilario anche i serpenti si lamenterebbero. Quando il connubio calore estremo/codeina mi concede l'agognata pace, e anche qualche ottimo svarione, organizzo la cura: tisane varie, antibiotico naturale (un intruglio con aglio e limone, ma non puzza giuro!), antibiotico normale (purtroppo ho anche una piccola infezione urinaria), brodo di pollo, areosol, spray per la gola e, dulcis in fundo, sciacqui con la coca-cola - rimedio impressionantemente efficace e perla di saggezza dell'ormai defunto fornaio di zona. In tutto questo, ho solo trentotto di febbre. A questo punto ho il dovere di citare mio padre. Non lo faccio mai, il mio bersaglio preferito è mia madre, ma questa volta non ne posso fare a meno. Anche lui come me, del resto era mio padre, con 37.4 si sentiva già prossimo alla morte. Era il momento perfetto per chiedergli dei soldi, rispondeva sempre si: «Prendi ciò che vuoi, per me è arrivata la fine. Stai un po' con tuo padre in quest'ora funesta». &lt;br /&gt;Nonostante mi divertisse la teatralità del tutto, me la filavo col bottino nel minor tempo possibile. La vendetta, però, era dietro l'angolo. Quando la febbre veniva a me, e mi trasformavo nel morente, lui era felice come se avesse vinto la lotteria perché gli concedevo tutto. Lo lasciavo propinarmi aspirine, lasciavo che mi ficcasse la testa sotto un asciugamano davanti a una pentola fumante piena di bicarbonato e, soprattutto, lasciavo che si esprimesse in tutte le dimostrazioni d'affetto possibili, che gli erano assolutamente vietate nella normale convivenza famigliare: svolazzava con la grazia di una libellula tra carezze, prolungati abbracci, massaggi, baci in fronte. Adesso sarei disposto a ''concedermi'' anche senza febbre, purtroppo allora ero un povero deficiente. Mi stendo sul letto, sperando che la febbre passi velocemente. Ho un libro da finire e qualcuno da incontrare... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Ho la tastiera con qualche problema, a volte non digita le lettere. Non sapete quanto ho impiegato a scrivere questo post, spero apprezzerete.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-8392118174599102536?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/8392118174599102536/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=8392118174599102536' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8392118174599102536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8392118174599102536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2012/01/ho-la-febbre.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-909534579226992583</id><published>2011-12-24T13:42:00.002+01:00</published><updated>2011-12-24T14:01:32.683+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Si è rotta la mega serranda del salotto. Non poteva che succedere il 24 Dicembre. Per fortuna c'è Marco ''il polacco'', tuttofare di quartiere, che si è gentilmente precipitato a risolvere il problema. Sarebbe tutto molto bello, se non fosse che: Marco ha la voce più squillante che abbia mai sentito; quella di mia madre è nota per superare l'insonorizzazione di uno studio di registrazione; il connubio delle due, che conversano come se fossero due amici ritrovatisi dopo trent'anni, sta disintegrando le mie già provate sinapsi cerebrali. Cercando di arginare il sangue che mi sta uscendo dalle orecchie con la potenza delle cascate del Niagara (si scrive così?), vi auguro un buon natale e un felice anno nuovo!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-909534579226992583?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/909534579226992583/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=909534579226992583' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/909534579226992583'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/909534579226992583'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/12/si-e-rotta-la-mega-serranda-del-salotto.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-2381371374681830348</id><published>2011-11-04T16:20:00.004+01:00</published><updated>2011-11-04T16:44:23.499+01:00</updated><title type='text'>New York/Charleston prima parte</title><content type='html'>In questo preciso momento mi trovo su un volo nazionale americano diretto a Charleston, città dove si celebrerà il matrimonio di mia nipote Eva, motivo del viaggio negli Stati Uniti. L’aereo è davvero piccolo e stretto. L’unica robustissima hostess presente ha non poche difficoltà di movimento, e nonostante sfoderi grandi sorrisi di circostanza, si vede che sotto sotto non gradisce il velivolo assegnatole. Non lo gradisco nemmeno io, ma è un altro discorso che non ha niente a che vedere con le difficoltà di movimento (del resto io non mi muovo). Si tratta della mia atavica paura di volare, che ormai conosco così bene da non avere quasi più paura. Un tempo, alla vista di un aereo così piccolo, sarei stato capace di rifiutarmi di salire a bordo inscenando improvvisi quanto drammatici malori da premio Oscar della tragedia. Ora semplicemente ignoro la paura, faccio finta di non averne, e devo dire che mi riesce bene (ovviamente non quanto i finti malori). Ma facciamo un passo indietro. Sono arrivato tre giorni fa a New York con un volo Alitalia. L’assistenza aeroportuale è ormai perfetta, l’assegnazione dei posti no, anche perché quelli dove le mie lunghe gambe sarebbero a loro agio sono gli unici vietati a un disabile. Per motivi di sicurezza infatti, non posso sedere vicino alle porte dell’aereo, in caso di evacuazione intralcerei il passaggio. Questo presuppone che io e il mio assistente, in caso di evacuazione – invece di lanciarci fuori più veloci della luce -, ce ne staremmo belli comodi e rilassati aspettando il completo svuotamento dell’aereo: due imbecilli. Il volo è stato quindi molto scomodo, ma tranquillo dal punto di vista della mia paura: non ho davvero avuto motivi per averne, neanche a cercarli con pignoleria. &lt;br /&gt;Una bellissima novità è la possibilità di vivere decollo e atterraggio in video grazie a telecamere posizionate a dovere. L’atterraggio in particolare sono riuscito a viverlo con meno angoscia del solito, proprio grazie alla distrazione visiva culminata in una scenetta da sit com: alla fine del tratto di pista percorso per arrivare al punto di parcheggio dell’aereo, sempre ripreso dal vivo, un omone nero con dietro una parete di mattoni rossi lo ha guidato con le classiche lampade segnaletiche rosse, andando perfettamente a tempo con la musica che in quel momento suonava all’interno. Finendo l’improvvisato balletto alzando lentamente entrambe le braccia verso l’alto, fino a incrociare le due lampade sopra la testa, e ridendo da solo mentre usciva di scena (probabilmente consapevole della spietata inquadratura).&lt;br /&gt;L’assistenza americana non è ancora all’altezza. Come al solito, dopo aver visto sfilare tutti i passeggeri, sono rimasto da solo in attesa degli addetti. Dopo alcuni minuti è apparso un funzionario che mi ha chiesto:&lt;br /&gt;«Può camminare?»&lt;br /&gt;«Ovviamente no». &lt;br /&gt;Il funzionamento del cervello umano a volte è davvero misterioso. Se avessi potuto camminare, non sarei rimasto mezz’ora sull’aereo completamente vuoto. Sarebbe stato un comportamento psicologicamente instabile. Ma è proprio quando si crede  di aver raggiunto l’assurdo, il surreale, che arriva la richiesta che rompe tutte le barriere dell’immaginario:&lt;br /&gt;«Neanche piano piano, se la aiutiamo noi?»&lt;br /&gt;«...».&lt;br /&gt;E allora preferisco non rispondere, e aspetto l’arrivo della mini carrozzina da aereo guardando il nulla fuori dal finestrino. Che immancabilmente arriva (la carrozzina, non il nulla), guidata da un ragazzo accompagnato da una signora attempata che non fa neanche il gesto di aiutare, si tiene a debita distanza. Proprio non possono accettare il fatto che qualcuno, non solo non sia in grado di camminare, ma non riesca nemmeno a trasferirsi autonomamente dal sedile dell’aereo alla mini carrozzina. Un evento più unico che raro. Per fortuna viaggio con il mio caro amico Miky, mio ex assistente, che sa bene come gestirmi. Grazie al suo prezioso aiuto, arrivo illeso al recupero della mia amata (...) sedia a rotelle. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I tre giorni a New York sono stati fantastici, soprattutto per gli incredibili incontri: qualche giorno prima di partire ho scoperto che Simone, il mio migliore amico che vive a Delhi, sarebbe passato nella grande mela insieme alla moglie Jenny, nel mio stesso periodo. Il fatto che io e Simone abbiamo vissuto insieme a NY per più di un anno, tra il ’92 e il ’93, rende l’incontro ancora più speciale. Se ci aggiungiamo anche che Jenny viveva a NY nel nostro stesso periodo, a poche centinaia di metri dal nostro appartamento; frequentava gli stessi locali dove andavamo noi, e che nonostante questo, non ci siamo mai visti, diventa surreale (come le domande del tipo sull’aereo: tutto quadra). Abbiamo trovato una città nuova, cambiata in ogni suo aspetto – come già ho raccontato in un precedente post – ma sempre affascinante. Tanto che dopo due giorni, siamo arrivati a pianificare un futuro ritorno a viverci. Ho incontrato anche Luca, un altro caro amico che vive qui da una ventina d’anni. Mi ha portato subito a Zuccotti Park, il posto occupato dagli ‘indignados’ americani. Vicino Wall St. e davanti a Ground Zero. Chi conosce un minimo gli stati uniti, sa quanto sia strano assistere a un’occupazione con tende, cucina, libreria, gruppi elettrogeni per fronteggiare il freddo incombente, tamburi che suonano durante il giorno, discorsi e gruppi di discussione dalla mattina alla sera. Insomma una mobilitazione sapientemente organizzata, con l’aiuto di ogni genere di donazione: da quella economica a quella culinaria, dai libri alla costituzione di un giornale ironicamente chiamato: The occupied wall street journal. Mi ha colpito molto il modo che hanno trovato per amplificare discorsi e annunci. Visto che per questioni di disturbo della quiete pubblica non è possibile abusare di impianti stereo o urlare dentro megafoni, usano un curioso metodo: la persona che espone il suo discorso, lo fa pronunciando una frase alla volta che viene ripetuta a voce alta da tutta la gente che ascolta. Una specie di eco-megafono naturale, molto democratico. &lt;br /&gt;La tre giorni new yorkese è, purtroppo, filata via velocemente, condita da uno sfrenato shopping favorito dal vantaggioso cambio euro-dollaro, e dall’altrettanto sfrenato abuso di cibo: malese, marocchino, giapponese e, naturalmente, americano. Overdose di hot dog ai baracchini su strada e hamburgers vari. E’ stato bellissimo tornare al Lucky Strike, un bar-ristorante che negli anni ’90 era l’unico posto dove si poteva mangiare fino a tarda notte. Ogni volta che ritorno a NY, ho la sensazione di essere a casa. Mi sta balenando in mente l’idea di venirci a stare due mesi in primavera e magari, in un prossimo futuro, trasferirmi di nuovo in pianta stabile. La città è cambiata molto, anche in peggio da alcuni punti di vista, ma anche gli abitanti sono cambiati, e in meglio. Ho trovato un’umanità nuova, una voglia di socializzare e di condividere che non è mai stata una loro caratteristica, semmai il contrario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Charleston è una città turistica piena di negozi e bar di ogni tipo, con le sue costruzioni tipiche del sud degli States. Case basse, coloniali con la classica veranda fuori dell’ingresso. Storicamente importante perché culla dello scoppio della guerra civile. E’ anche una città universitaria piena di giovani, pronti a fare festa tutte le sere, e un’ambita meta per la celebrazione di matrimoni. La mia famiglia si è spostata in massa proprio per questo: il matrimonio di mia nipote Eva. Nonostante le ansie pre partenze di mia sorella Roberta, che cerca in tutti i modi di farti provare in egual misura, e il favoloso mondo in cui vive mia madre, fatto di articolate quanto inesistenti preoccupazioni e sistematica perdita di oggetti della quale incolpa tutti (per poi scoprire di averli ordinatamente riposti in cassetti troppo visibili per essere presi in considerazione), siamo riusciti a non implodere. Anzi, il matrimonio ha agito da collante per ritrovarsi tutti insieme, fatto assai raro. Che questa reunion avvenga a Charleston in South Carolina, è un dettaglio marginale e al contempo surreale (d'altronde è il light motif di questa vacanza). Ma andiamo per gradi. &lt;br /&gt;La stanza accessibile del Francis Marion Hotel dove alloggio, è tutto meno che accessibile: la moquette rende difficile qualsiasi spostamento; il letto è così alto, che anche una persona normale avrebbe bisogno di un’attrezzatura da scalatore per raggiungerlo; il lavandino del bagno ha due rubinetti impossibili da aprire; la doccia, oltre a avere una porta di vetro con scalino, ha il getto fisso attaccato al muro e non quello mobile standard. Siamo costretti a usare un secchio per lavarmi le gambe, i piedi e il sedere (tirandogli secchiate d’acqua dal basso verso l’alto). Insomma, una stanza da percorso di giochi senza frontiere.&lt;br /&gt;Il matrimonio super americano si sviluppa in tre giorni. A me sembrano già infiniti i nostrani, questo mi spaventa. La prima sera ci ritroviamo tutti al secondo piano di un bar, con bellissima balconata e free drinks. Manca la sposa, che dopo le fatiche organizzative e l’ovvio accumulo di stress, si è presa un giorno di riposo. Oppure sta già recitando da protagonista il film del suo matrimonio. D’altra parte, come insegna Moretti:«Mi si nota di più se non ci sono». La serata risulta essere molto piacevole. La lunga schiera di fratelli della madre della sposa, ci accoglie amorevolmente. I due fratellastri di mia nipote, ormai cresciuti (l’ultima volta che li ho visti erano bambini), sono fantastici: Jack vuole fare il regista e già lavora con il padre; Miles fa il musicista-cantautore, e oltre a essere bravo, è anche bello come il sole. Anche se praticamente non ci conosciamo, si mostrano molto affettuosi. Anche Tim, il papà, si comporta come se ci fossimo visti il giorno prima. E non sono comportamenti di circostanza, me ne accorgerei. Arriva Kyle, lo sposo, che ho conosciuto a Roma mesi fa. E’ un ragazzo intelligente e simpatico. Ci accomuna l’amore per il calcio: io da appassionato, e lui da ex calciatore professionista. Giocherebbe ancora, ma ha un problema di fragilità ossea e per questo ha dovuto smettere. Ora fa il commentatore sportivo per la tv americana Fox. Faccio amicizia con alcuni suoi amici e con parte della sua famiglia. L’alcol gratuito comincia a fare effetto e i giovani invitati iniziano a lanciarsi in sconclusionate danze, che sfociano in sfide di improvvisata breakdance (che fa molto america). Al momento di lasciare la festa per rientrare in albergo, vengo intercettato da Kyle che mi propone un’altra bevuta veloce. Con un gruppo di suoi amici, Tim, Jack e Miles ci trasferiamo nel bar di fronte, dove finiamo di ubriacarci a dovere. Rientrando in albergo incrocio una marea di giovani travestiti e truccati nei modi più impossibili. Non è l’alto tasso alcolico a farmeli vedere, ci sono davvero. E’ il week end che coincide con la festa di Halloween, e qui la prendono alquanto seriamente. Non posso fare a meno di notare che sono tutti vestiti molto leggeri, estivi. Non fa freddo, ma non è neanche più estate. Io, con maglioncino, pantalone di velluto e tasso alcolico fuori norma, sono al limite della sopportazione. Ne deduco che: o sono tutti più ubriachi di me (opzione più che realistica), oppure si tratta di una presa di posizione netta contro l’inevitabile arrivo del freddo, una specie di esorcismo contro la cattiva stagione. Accompagnato da questo dubbio cosmico, vado a preparare la cordata per conquistare la vetta del mio letto.&lt;br /&gt;La mattina, in teoria, è in programma una caccia al tesoro; in pratica, non ci vado. Io e Miky ci svegliamo in tempo per saltarla a piè pari, cioè tardi. Con grande calma ci prepariamo, facciamo colazione a suon di muffins e caffè americano e ce ne andiamo in giro per negozi, in compagnia dei postumi della sbronza. La temperatura è scesa notevolmente e tira vento. Indosso una felpa di pile e un piumino mezze maniche acquistati a New York, mentre la gente continua con i pantaloncini e le magliettine. Non capisco, ho quasi voglia di fermare qualcuno e chiedergli perché non sente freddo. Incontriamo sorelle e madre di ritorno dalla caccia al tesoro, infreddolite (loro sì) e affamate. Ci infiliamo in un sushi-thai dove, nonostante la persistente nausea da hangover, ordino una zuppa tom gha khai che mi rimette al mondo. Altra peculiarità del posto, in linea con l’atteggiamento esorcistico contro il freddo, è la costante presenza di aria condizionata nei locali. Fa più freddo al chiuso che all’aperto. Forse hanno accumulato talmente tanto caldo in estate, che il corpo deve ancora smaltirne gli eccessi. &lt;br /&gt;Alle 16.30 ci vengono a prendere davanti all’albergo con un tipico autobus del posto. Tutto di legno, dalla forma rettangolare e tipicamente inaccessibile. L’autista si scusa e ci aiuta a farmi salire a bordo. Arriviamo in una meravigliosa e enorme casa che si affaccia sui canali della laguna interna di Charleston, dove si tiene un «Oyster Toast»: un aperitivo-cena a base di ostriche e cibo cajun sudista. Gli sposi accompagnati dalla schiera di testimoni, amici e parenti, si presentano su due motoscafi che attraccano sul molo antistante la costruzione. Fa un freddo cane. Infatti la grande veranda si svuota presto. L’unico spazio praticabile è quello davanti al meraviglioso camino esterno. Il salone interno è enorme e pieno di tavoli. C’è uno spazio dedicato ai musicisti - con microfoni, chitarre e due grandi altoparlanti - e alle eventuali danze. Alla fine della cena (non scorderò mai le tortine di granchio calde) partono i discorsi di rito, introdotti dal padre dello sposo. La sua famiglia è originaria di Charleston, per questo il matrimonio si celebra qui. Mi perdo il primo, quello del migliore amico dello sposo – che mi dicono essere stato molto divertente -, perché ipnotizzato davanti al fuoco del camino esterno (i camini mi fanno questo effetto). Mi becco invece quelli dei due testimoni ufficiali: il fratello di Kyle e l’amica del cuore di Eva. Fossi rimasto davanti al camino, non avrei fatto un soldo di danno. Questo genere di discorsi, dove vengono esaltate le incredibili qualità delle persone, il loro essere perfetti e meravigliosi esseri umani, mi da il voltastomaco. Li trovo di una rara ipocrisia. Perché non essere sinceri? Non è possibile che tutte le coppie che si sposano siano composte da due creature meravigliose. Avranno anche loro dei difetti, dei lati oscuri, degli aneddoti di pura cattiveria. Sarebbe più divertente mischiare le due facce della medaglia, sempre in vena ironica. Io l’avrei fatto, e se mai mi dovessi sposare (evento improbabile), vorrei che il mio testimone lo facesse. Devo dire che il discorso completamente autoreferenziale del fratello mi ha fatto ridere. Ha parlato di se stesso, e bene, per l’ottanta per cento del tempo, a tratti auto commosso, fantastico! La serata è andata avanti a suon di musica. Molti amici e parenti hanno dedicato canzoni alla coppia. Tutti molto bravi tranne, ahimè, uno: Tim. Il patrigno della sposa ha cantato due canzoni: un pezzo di Dylan molto bello, che gli è venuto anche bene; e uno scritto appositamente per Eva, il giorno stesso. &lt;br /&gt;Ecco, ci sono delle cose nella vita che non andrebbero mai fatte. Una di queste è comporre una canzone cinque ore prima di presentarla in pubblico, a maggior ragione se dedicata a qualcuno che ami. Nel novantanove percento dei casi, viene fuori una cagata. La musica è una cosa seria, non va violentata. Oltretutto si tratta di una tripla violenza: verso la musica, verso la persona per cui l’hai scritta e verso il pubblico che è costretto a sentirla. Testo da rabbrividire, esecuzione musicale da dimenticare, melodia non pervenuta. Potrei essere ancora più cattivo, ma per affetto mi fermo qui. &lt;br /&gt;A serata finita ci siamo ritrovati democraticamente in fila al freddo in attesa del tipico autobus. Miles ci ha intrattenuto, chitarra in braccio, cantando le sue canzoni, e ha continuato sull’autobus per tutto il tragitto. Per un attimo mi è sembrato di essere negli anni ’70, con la mia famiglia fricchettona in giro per l’America. Non avrei potuto immaginare una conclusione migliore...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-2381371374681830348?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/2381371374681830348/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=2381371374681830348' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2381371374681830348'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2381371374681830348'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/11/new-yorkcharleston-prima-parte.html' title='New York/Charleston prima parte'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-1366652476689318091</id><published>2011-09-22T12:48:00.006+02:00</published><updated>2012-01-06T12:32:42.878+01:00</updated><title type='text'>La Piscina</title><content type='html'>Rieccomi qua! Sono ancora vivo! Scusate la lunga assenza. Ho passato quasi tutto il mese di Agosto a risolvere un problema fisico e sono molto impegnato nel finire il mio romanzo. Cercherò di farmi sentire più spesso. Qualche mese fa ho scritto un racconto, spero vi piaccia. A presto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Texas fa caldo.&lt;br /&gt;Un caldo soffocante, opprimente. La Chevy Malibu del ’75, acquistata per settecento dollari a Los Angeles, è l’equivalente di un forno a micro onde. Fa così caldo che ogni duecento miglia siamo costretti a fermarci per aggiungere acqua al radiatore, per evitare che esploda. Non siamo neanche tanto sicuri che riuscirà a riportarci a casa, a New York. Considerando quello che è costata, è già un miracolo che sia arrivata fino qui. &lt;br /&gt;Simon, mio coinquilino e amico di una vita, è al posto di guida mentre io me ne sto sprofondato sul morbido sedile anteriore unico, con le gambe allungate e i piedi fuori dal finestrino, poggiati sullo specchietto retrovisore. Quasi a volermi riparare dalle folate di caldo che invadono l’abitacolo.&lt;br /&gt;«Spero che ti si spiaccichi un bel calabrone sopra, cosi quei piedi puzzolenti li tiri dentro una volta per tutte»&lt;br /&gt;«Mi mancava un pensiero carino stamattina. Se puzzano, meglio fuori che dentro no?».&lt;br /&gt;Siamo partiti da una cittadina di cui ho già dimenticato il nome, dopo aver pernottato in un motel pieno di scarafaggi. Siamo diretti il più velocemente possibile fuori dal Texas e dal suo caldo infernale. Abbiamo già percorso duecento miglia su una statale in mezzo al deserto dove non passa un’auto, esattamente uguale a quelle che si vedono nei film; quelle in cui ti sembra di essere l’unico abitante della terra sopravvissuto dopo chissà quale disastro naturale; quelle che ti senti al sicuro perché sei solo, e soli si sta meglio. &lt;br /&gt;Passiamo un cartello che indica la prossima città a cinquecento miglia. Improvvisamente la macchina inizia a sbandare. Simon la controlla e si accosta. Scendo e mi accorgo subito che abbiamo bucato. Restiamo un attimo fermi a guardare il danno:&lt;br /&gt;«Visto che te ne sei stato comodo a non fare un cazzo fino adesso, la ruota la cambi tu»&lt;br /&gt;«La notte con gli scarafaggi ti ha fatto bene all’umore. La ruota la cambiamo insieme, prendi il crick».&lt;br /&gt;Mentre lui alza la macchina, io mi carico la ruota di scorta. Tolgo quella forata e cerco di infilarla. Quando abbiamo preso l’auto ci siamo assicurati che avesse una ruota di scorta, ma non siamo arrivati a controllare che fosse uguale alle altre. Infatti non lo è: a guardarla sembra identica, ma i buchi dove si infilano i perni sono diversi. Mi innervosisco subito:&lt;br /&gt;«Cristo! Ecco perché costava così poco maledetti bastardi! E adesso?»&lt;br /&gt;«E adesso non lo so!».&lt;br /&gt;Ho sete. Infilo una mano dentro l’auto e prendo la tanichetta da quattro litri di plastica che usiamo per bere da quando siamo partiti, riempiendola a ogni sosta. Ci sono due dita d’acqua. E’ la prima volta che ci dimentichiamo di riempirla. La situazione è pessima: siamo in mezzo al deserto con la macchina bloccata per di più senz’acqua. Ne beviamo un sorso per uno. Forse proprio la situazione di alta emergenza ci fa concentrare per trovare una soluzione. Simon mi guarda con espressione corrucciata:&lt;br /&gt;«Facciamo così Law, mentre io cerco di inventarmi qualcosa con la ruota, tu vai a dare un’occhiata al cartello che abbiamo passato. Magari ci è sfuggita un’indicazione per una località più vicina»&lt;br /&gt;«Vado».&lt;br /&gt;Senza discutere come siamo abituati a fare, mi incammino sotto il sole cocente. Non siamo soliti chiamarci per nome, quando succede vuol dire che c’è un problema da risolvere e si accende subito la catena di montaggio. L’affiatamento della nostra lunga amicizia si manifesta ed è tutto finalizzato alla risoluzione del problema. Il cartello indica che la città più vicina è San Antonio a cinquecento miglia, ma non dice se c’è qualcosa in mezzo. Ritorno alla macchina e trovo Simon che sta rimettendo a posto il crick. La ruota di scorta è montata.&lt;br /&gt;«Ma come hai fatto?»&lt;br /&gt;«Ho spezzato due perni e ce l’ho fatta entrare»&lt;br /&gt;«Due su quattro? Non può reggere, alla prima buca si spezzano anche gli altri»&lt;br /&gt;«Qui non possiamo restare. Non passa nessuno e siamo già disidratati, proviamoci andando piano piano. Ma il cartello?»&lt;br /&gt;«Niente prima di cinquecento miglia»&lt;br /&gt;«Magari troviamo una stazione di servizio, almeno il serbatio è pieno»&lt;br /&gt;«Al limite ci beviamo un bel bicchiere di benzina».&lt;br /&gt;Simon accenna una risata poco convinta, del resto c’è poco da ridere. Saliamo in macchina e ripartiamo. Viaggiamo a quindici miglia all’ora sul ciglio della strada. Mi sporgo in continuazione per controllare la ruota. Fa sempre più caldo e dopo due ore non abbiamo incrociato ne stazioni di servizio ne auto. Non ci siamo neanche rivolti la parola, forse per evitare di farci venire ancora più sete di quella che abbiamo. L’acqua è quasi finita. Mi sembra assurdo il fatto che in una nazione all’avanguardia come gli stati uniti, stia rischiando di morire di sete in mezzo al deserto. E’ un pensiero surreale e infatti mi viene da ridere, ma la realtà è che all’orizzonte vedo solo rocce e terra rossastra. Dopo un curvone interminabile in mezzo a un piccolo canyon, appare un’uscita con un cartello sporco di terra e consumato dal calore. A malapena si legge la scritta: Kingstown. Senza pensarci due volte Simon si infila nella piccola stradina, costeggiata su entrambi i lati da un costone di roccia rossa dolcemente levigata dal tempo. Mentre la percorriamo mi sporgo ancora dal finestrino per controllare la ruota. Un’enorme ombra mi copre per un attimo dal sole. Mi giro di scatto e alzo lo sguardo: un’aquila con le ali completamente aperte sta planando parallelamente alla macchina a una decina di metri d’altezza. Riesco a distinguere il collo bianco e il becco giallo:&lt;br /&gt;«Simon guarda!»&lt;br /&gt;«Cosa?»&lt;br /&gt;«Una cazzo d’aquila!».&lt;br /&gt;Simon si sporge verso il mio finestrino e si dimentica che sta guidando. Vedo la macchina sterzare e dirigersi verso il muro di roccia. Caccio un urlo disumano. Simon riprende il controllo, riesce a evitare l’mpatto e si ferma. Scendiamo all’unisono e vediamo il rapace riprendere quota e sparire dietro il costone:&lt;br /&gt;«Non avevo mai visto un’aquila così da vicino»&lt;br /&gt;«Neanch’io, infatti non l’ho vista»&lt;br /&gt;«E meno male, se no ci saremmo schiantati contro il muro! Cammina, rientra in macchina e andiamo»&lt;br /&gt;«Sei fortunato che almeno l’ho vista allontanarsi, non ti avrei mai creduto»&lt;br /&gt;«Posso immaginare il poutpourri di insulti che mi sarei beccato, e invece...»&lt;br /&gt;«Andiamo a vedere che ci riserva Kingstown, come inizio non c’è male».&lt;br /&gt;Riprendiamo a percorrere la stradina che sembra non avere fine, anche per colpa della nostra lenta andatura. Mi chiedo se l’incontro ravvicinato col rapace nasconda qualche significato. Sicuramente nella cultura degli indiani d’America vorrà dire qualcosa, ci vorrebbe uno sciamano. Mi vengono in mente i libri di Castaneda: chissà cosa direbbe Don Juan. Dopo qualche minuto i costoni di roccia degradano fino a sparire. Come per incanto la visuale si allarga e lo spettacolo che si presenta ci lascia a bocca aperta. &lt;br /&gt;Sulla sinistra c’è una piscina con tanto di trampolino, circondata da un giardino con prato all’inglese dove sorge anche una casetta di legno. Accanto alla piscina una grande costruzione che somiglia a un hangar aeroportuale. Dalla parte opposta della strada, una casa con antistante giardino e di seguito quello che assomiglia a un piccolo bar-emporio. La piscina e popolata di ragazzi adolescenti, ragazzini più piccoli e qualche donna. Ci guardiamo increduli non sapendo bene cosa fare. Il contrasto dal nulla del deserto delle ultime quattro ore a questo, è troppo forte e netto. Abbiamo bisogno di qualche minuto per elaborare la visione. Decidiamo di procedere per necessità: comprare acqua la prima. Parcheggiamo davanti all’emporio. Al mio ingresso vengo accolto da un signore di mezza età, capigliatura folta bianca e un paio di occhialetti tondi da vista. Non mostra grande sorpresa nel vedermi, nonostante sia accaldato e sporco di terra e nero di copertone:&lt;br /&gt;«Salve»&lt;br /&gt;«Salve, avete bottiglie d’acqua fredde?».&lt;br /&gt;Mi indica un frigorifero a vetri pieno di bevande. Lo apro e prendo quattro bottiglie. Mi avvicino e le appoggio sul bancone.&lt;br /&gt;«Abbiamo un problema alla macchina, mi saprebbe dire se c’è un meccanico nelle vicinanze?»&lt;br /&gt;«Il meccanico abita qui accanto e quella è l’officina», con un sorrisetto ironico mi indica l’hangar accanto alla piscina. Lo fisso per qualche secondo indeciso se mi stia prendendo in giro. Lo nota:&lt;br /&gt;«Qualcosa non va?»&lt;br /&gt;«No no, mi scusi. Quanto le devo?»&lt;br /&gt;«Sono due dollari e mezzo, e se vuole darsi una pulita qui fuori c’è un rubinetto con lavabo», sorride ancora.&lt;br /&gt;«Grazie. Che lei sappia, il meccanico è in casa?»&lt;br /&gt;«Si, vada pure a bussare non ci sono problemi»&lt;br /&gt;«Grazie ancora, arrivederci»&lt;br /&gt;«Buona giornata».&lt;br /&gt;Esco dal negozio. Simon mi aspetta seduto sul cofano. La mia faccia deve essere tutto un programma. Se ne accorge:&lt;br /&gt;«Che è successo?»&lt;br /&gt;«Se te lo dico non ci credi»&lt;br /&gt;«Dai spara»&lt;br /&gt;«Questa è la casa del meccanico e quella l’officina», Simon mi guarda senza parlare «il tipo dentro mi ha detto che possiamo bussargli».&lt;br /&gt;Ci beviamo quasi un‘intera bottiglia a testa e ci diamo una sciacquata nel lavabo. Sono le due e mezza di pomeriggio e il caldo è al suo apice. Entro nel giardino e busso alla porta. Mi apre il meccanico in tuta da lavoro. Ha i capelli castani e due baffoni scuri. &lt;br /&gt;«Salve, mi dispiace disturbarla a quest’ora. Il proprietario del negozio qui accanto mi ha detto che potevo bussarle»&lt;br /&gt;«Salve, nessun problema. Dimmi»&lt;br /&gt;«Ho un guaio alla macchina. Montando la ruota di scorta ho rotto due perni...», non mi fa finire il discorso.&lt;br /&gt;«Dammi dieci minuti, intanto porta la macchina davanti all’officina che gli do un’occhiata»&lt;br /&gt;«Perfetto, grazie».&lt;br /&gt;L’officina è enorme. Simon parcheggia sul montacarichi e Mike, questo è il nome del meccanico, solleva l’auto per lavorare comodo. Una volta resosi conto del danno ci dice quello che deve fare:&lt;br /&gt;«Per aggiustarla ho bisogno dei perni. Il negozio che li vende è a un’ora e mezza da qui. Considerando il viaggio e il tempo che mi ci vorrà di lavoro, ne avrete per cinque ore»&lt;br /&gt;«Per noi va bene»&lt;br /&gt;«Potete tranquillamente aspettare in piscina, con questo caldo un bagno è quello che ci vuole»&lt;br /&gt;«Davvero non è un problema, non vorremmo approfittare»&lt;br /&gt;«State sereni, siete miei ospiti».&lt;br /&gt;Ringrazio di cuore. Anche se dentro di me ho paura che il conto finale sarà salato. Tiriamo fuori pantaloncini e asciugamani dalle valigie e facciamo il nostro ingresso nella meravigliosa piscina. Ci accolgono due signore che evidentemente sono state avvertite da Mike mentre ci cambiavamo. Entrambe tondeggianti nei loro costumi interi a fiori, si presentano: sono Margareth e Giudy. Cordiali, disponibili e sorridenti. Personalmente sono sempre diffidente verso l’eccessiva cordialità, nasconde quasi sempre secondi fini. La città dove vivo ne è un esempio continuo: se a New York qualcuno si mostra troppo disponibile e accomodante, vuol dire che ti sta derubando. Al contrario, qui sembra faccia parte del loro dna. E’ genuina, non premeditata. Margareth ci fa da cicerone. La casetta di legno ospita gli spogliatoi e un piccolo bar con sandwich e bevande dissetanti i cui ricavi servono per la manutenzione della piscina. C’è anche un telefono che siamo liberi di usare se dobbiamo avvertire qualcuno. Lettini e sedie sono disseminati ovunque senza un ordine particolare:&lt;br /&gt;«Potete mettervi dove volete. Rilassatevi e qualsiasi cosa vi serva, basta chiedere. Mike è un bravo meccanico, ma sui tempi non è molto affidabile».&lt;br /&gt;In realtà io ho delle domande che mi frullano in testa, colgo la palla al balzo per fargliele:&lt;br /&gt;«Scusi Margareth spero di non essere invadente, ma tutti questi ragazzi da dove arrivano? Non vedo case qui intorno, e da dove veniamo c’è solo deserto. E questa piscina?».&lt;br /&gt;Margareth scoppia a ridere:&lt;br /&gt;«La comunità di Kingstown è abbastanza grande. Le case ci sono, con tutto questo spazio perché costruirle attaccate? La piscina è stata un’idea per creare un punto di aggregazione per i giovani. E poi, ragazzo mio, il deserto nasconde mille sorprese, a volte i miraggi sono più concreti della realtà».&lt;br /&gt;Pronunciate queste parole, Margareth si congeda con un’espressione soddisfatta. Io ripenso alla frase finale. Simon, cha ha ascoltato la conversazione già comodamente disteso su un lettino, spezza i miei pensieri:&lt;br /&gt;«Enigmatica la signora eh?»&lt;br /&gt;«Mica saremo già morti?»&lt;br /&gt;«Si, e questo è il paradiso. Un po’ arido, ma decisamente comodo e accogliente. Invece di dire cazzate, vai a vedere che offre da mangiare il bar paradisiaco»&lt;br /&gt;«In effetti per essere il paradiso, fa un caldo infernale. Se poi anche da morto mi tocca sentire le tue battute ironiche, allora sono davvero finito all’inferno»&lt;br /&gt;«Purgatorio amico mio, e io sono la purga».&lt;br /&gt;Ecco, appunto. Mi avvicino al bar, ma ho la sensazione di essere osservato. I bambini hanno fatto gruppo intorno a un tavolino. Non mi perdono di vista e confabulano a bassa voce. Se questo è l’inferno, loro sono i diavoletti e si stanno accordando su quali torture subirò. Al bar trovo Giudy:&lt;br /&gt;«Affamato?»&lt;br /&gt;«Direi di si, che c’è nel menu?»&lt;br /&gt;«Hamburger, Hot Dog, Club Sandwich»&lt;br /&gt;«Due hamburgers perfavore»&lt;br /&gt;«Da bere?»&lt;br /&gt;«Due lattine di coca cola»&lt;br /&gt;«Perfetto, il tempo di preparare i panini».&lt;br /&gt;Mentre aspetto mi cade l’occhio sul telefono. Se sono morto di certo non posso telefonare. Non si è mai sentito di uno che chiama dopo essere deceduto. Non è come quando ti arrestano, che hai diritto a una telefonata. Quando muori, muori. Punto e basta. Non hai diritto a un bel niente. Giudy è sparita in cucina. Mi guardo intorno e, oltre ai potenziali diavoletti, vedo un gruppo di ragazzi più grandi. Mi avvicino a una di loro:&lt;br /&gt;«Ciao, è possibile usare il telefono?»&lt;br /&gt;«Ciao, dipende da dove devi chiamare»&lt;br /&gt;«Los Angeles?»&lt;br /&gt;«Si, accomodati pure»&lt;br /&gt;«Grazie!».&lt;br /&gt;Allora sono vivo! Mi precipito all’apparecchio e digito il numero di mio fratello. Vive in California da anni. Il numero è libero ma non risponde nessuno, neanche la segreteria telefonica. Cosa abbastanza strana. Lui è un maniaco: quando ho preso casa a New York me l’ha fatta comprare sotto minaccia. A suo avviso è inaccettabile chiamare qualcuno e non ricevere risposta. Un brivido mi corre lungo la schiena. Provo subito a chiamare casa di mia madre. Mi risponde la segreteria. Quando arriva il momento di lasciare il messaggio, sento una serie di bip ravvicinati e cade la linea. Significa che la macchina è piena. &lt;br /&gt;«Ma cos’è uno scherzo?»&lt;br /&gt;«Hey che succede?», Giudy è sbucata dalla cucina con i panini in mano.&lt;br /&gt;«No niente, non riesco a contattare nessuno»&lt;br /&gt;«I panini sono caldi, puoi riprovare dopo»&lt;br /&gt;«Certo, quanto le devo?»&lt;br /&gt;«Cinque dollari»&lt;br /&gt;«Solo?»&lt;br /&gt;«E’ poco?»&lt;br /&gt;«In città ci sono altri prezzi»&lt;br /&gt;«Qui il cibo, soprattutto la carne costa poco».&lt;br /&gt;Pago e prendo panini e bevande. Arrivo trafelato da Simon, che se ne sta sempre sdraiato sul lettino, e sbatto violentemente il piatto con il cibo a terra:&lt;br /&gt;«Qui c’è qualcosa che non va!»&lt;br /&gt;«Cibo di merda?»&lt;br /&gt;«Ho provato a chiamare mio fratello e mia madre ma non rispondono»&lt;br /&gt;«Vuol dire che non ci sono, che c’è di strano?»&lt;br /&gt;«E non risponde neanche la segreteria»&lt;br /&gt;«Rotta?»&lt;br /&gt;«A tutti e due!?»&lt;br /&gt;«Senti non so che paranoie ti stai facendo ma io ho fame».&lt;br /&gt;Si avventa su un panino come un leone sulla preda. Il viso si rilassa in un’espressione di puro piacere. Spinge delicatamente il piatto nella mia direzione e mi fa segno di mangiare. Prendo in mano il panino. A guardarlo sembra perfetto: lattuga, pomodori, hamburger e salse in un mix di meravigliosi colori dentro un pane con sesamo leggermente tostato. Sarebbe da fotografare per quanto rappresenti lo stereotipo dell’hamburger americano. Gli do un morso che affonda dolcemente nella morbida carne cucinata al sangue. Le papille gustative impazziscono di piacere. Non so se dipenda dall’appetito, ma credo sia il più buon panino che abbia mai assaggiato. L’esperienza culinaria cancella momentaneamente le paranoie trascendentali. Mentre lo divoro con accanimento e totale dedizione, ho di nuovo la sensazione di essere osservato. Mi giro con il panino tra i denti. C’è un ragazzino in piedi davanti a me: ha i capelli biondi e mi guarda con i suoi occhioni azzurri spalancati. Mi viene subito in mente un film che da piccolo mi terrorizzava: ‘Il villaggio dei dannati’ di John Carpenter. Dove un gruppo di ragazzini biondi con gli occhi azzurri controllava le menti delle persone attraverso lo sguardo. Rimango pietrificato con il panino in bocca.&lt;br /&gt;«E’ buono vero?»&lt;br /&gt;«Ottimo direi»&lt;br /&gt;«Giudy fa i panini più buoni del mondo! Ma tu di dove sei?»&lt;br /&gt;«New York».&lt;br /&gt;Al bambino brillano gli occhi in un misto di stupore e meraviglia. Quegli sguardi che solo a loro riescono; quelli che sfoderano davanti al regalo desiderato; quelli dettati dall’innocenza, dalla purezza di spirito, dalla sincerità; quelli che rimarresti li ad ammirare per ore e che hanno il potere di cambiare in bella anche la più buia giornata. &lt;br /&gt;«New York...anch’io un giorno andrò a New York»&lt;br /&gt;«Non ci sei mai stato?»&lt;br /&gt;«No, magari. Sono stato qualche volta al camping dopo la scuola in tenda»&lt;br /&gt;«Dove?»&lt;br /&gt;«A Nord sui monti, è bellissimo!»&lt;br /&gt;«E poi sempre qui?»&lt;br /&gt;«Si, a Kingstown si sta veramente bene sai?».&lt;br /&gt;«E che si fa a Kingstown?»&lt;br /&gt;«Per esempio: le gare di tuffi. Io sono bravo»&lt;br /&gt;«Allora facciamo così, finisco di mangiare e poi mi fai vedere»&lt;br /&gt;«Ok!»&lt;br /&gt;Il ragazzino si gira svelto per tornare dagli amici, ma ha un sussulto e torna sui suoi passi:&lt;br /&gt;«Ma tu che ci sei venuto a fare qui?»&lt;br /&gt;«A vedere come ti tuffi».&lt;br /&gt;Scoppia a ridere e corre via. Sto iniziando a scoprire la realtà della provincia americana che non conosco. La semplicità della vita di un bambino il cui sogno nel cassetto è meravigliarsi di fronte alla città dei balocchi, che scoprirà non essere una chimera, mentre il passare del tempo viene scandito dagli schizzi d’acqua dei suoi tuffi e dal contatto con la natura nel campeggio con gli amici. Natura a cui probabilmente tornerà, dopo aver assaporato l’inutile delirio delle formiche impazzite che corrono senza meta tra tonnellate di cemento. Quel delirio che per chi ci è nato rappresenta la scontata normalità da cui forse vorrebbe fuggire. Alla fine dei conti, quasi invidio la sua esistenza. Lontana e pacifica, senza compromessi.  &lt;br /&gt;L’effetto del connubio panino meraviglioso-bambino curioso mi ha messo definitivamente di buon umore. Simon se ne accorge:&lt;br /&gt;«Gara di tuffi eh?»&lt;br /&gt;«Come si può non essere coinvolti da un bambino così»&lt;br /&gt;«E la morte, il paradiso, il purgatorio?»&lt;br /&gt;«E chi se ne frega, tanto se sono morto, sono morto cazzo. Almeno mi diverto!».&lt;br /&gt;Intanto una selva di ragazzini con in testa il biondino, ha circondato il mio lettino:&lt;br /&gt;«Siamo pronti!»&lt;br /&gt;«Wow vi siete moltiplicati, quanti siete?»&lt;br /&gt;«Dodici!»&lt;br /&gt;«Come gli apostoli»&lt;br /&gt;«Sì e tu sei Gesù Cristo», sibila Simon.&lt;br /&gt;«Invece di sfottere, dammi una mano».&lt;br /&gt;Mi alzo in piedi sul lettino e inizio lo show, con i piccoli che mi guardano a bocca aperta:&lt;br /&gt;«Allora, la gara di tuffi è ufficialmente aperta e le regole sono queste: tre tuffi a testa. Il primo classico, di testa; il secondo un’acrobazia a piacere, una capriola, una piroetta, quello che volete voi; il terzo in freestyle ispirato a un animale, quello che vi piace di più! Io e Simon», mi giro e lo indico «questo è Simon, saremo i giudici. Ora dovete preparare venti pezzi di carta rettangolari che ci scriviamo i numeri per le votazioni! E servono anche un foglio e una penna»&lt;br /&gt;«Ok!», gridano in coro e corrono in cerca della carta. Simon mi guarda esterefatto:&lt;br /&gt;«L’hai già fatto o ti è venuto così?»&lt;br /&gt;«Così all’impronta, ho improvvisato»&lt;br /&gt;«A volte mi spaventi. E io che c’entro?»&lt;br /&gt;«C’entri c’entri, mica si lasciano soli gli amici, soprattutto in mano a un’orda di bambini sovraeccitati. Questi mi sbranano».&lt;br /&gt;La piscina ha preso vita. Quando siamo arrivati non volava una mosca, ora si sentono le grida dei bambini che stanno coinvolgendo anche le signore e i ragazzi un po’ più grandi, che finora ci avevano ignorato. Una volta preparati i foglietti per le votazioni (da 1 a 10) e la lista dei partecipanti, io e Simon ci sediamo sul bordo con i piedi a mollo, mentre l’orda si mette in fila dietro al trampolino. Uno a uno sfilano, mano mano che chiamiamo i nomi, e si esibiscono al loro meglio. Nei tuffi di testa più o meno si equivalgono a parte due: Tommy, il biondino, che è davvero bravo e Michael, un bambino cicciottello con i capelli ricci castani, che è meraviglioso nella sua goffagine. Ci dimostriamo essere giudici buoni e oscilliamo tra il cinque (Michael) e il nove (Tommy). Nei tuffi acrobatici iniziano le prime risate. Tra pseudo capriole e piroette finite in dolorose facciate nell’acqua, fioccano i tre. Si divertono tutti, soprattutto i bambini che hanno capito lo spirito goliardico della competizione. Tommy ci stupisce con una capriola degna di un tuffatore professionista, e rimedia un altro nove. Michael ci intenerisce con un tentativo di capriola condita da uno scivolone sul trampolino e si becca un benevolo cinque. Dal comportamento degli altri, capisco che è il più deriso. Il classico bambino che subisce la sua condizione di inferiorità, elevata all’ennesima potenza dagli atteggiamenti dei suoi coetanei. Non amo le ingiustizie, non le ho mai amate. Esce dall’acqua e mi passa vicino a testa bassa.&lt;br /&gt;«Sei stato bravo! Adesso fammi vedere che sai fare imitando un animale, forza!».&lt;br /&gt;Abbozza un timido sorriso e si dirige verso il trampolino. Mentre ci prepariamo a dare il via all’ultima manche, si avvicina Giudy:&lt;br /&gt;«Se vuoi puoi riprovare a chiamare»&lt;br /&gt;«Grazie ma non importa, non devo avvertire nessuno»&lt;br /&gt;«Grazie a te per quello che stai facendo, era tanto che non si divertivano così»&lt;br /&gt;«Anch’io Giudy, te lo assicuro».&lt;br /&gt;Mio padre era morto da poco tempo. Anche se cercavo di non pensarci, il dolore della sua scomparsa mi accompagnava costantemente, come la mia ombra sul terreno. Un dolore lancinante con cui avrei convissuto per anni.&lt;br /&gt;I tuffi animaleschi sono la vera attrazione della gara. Non vedevo l’ora di arrivarci. Le imitazioni si susseguono incessanti: il puma, il ragno del deserto (più simile a una rana), il serpente a sonagli, l’avvoltoio, l’aquila, il coyote, il bisonte, lo scorpione. Arriva il turno di Michael che annuncia il suo: l’armadillo.&lt;br /&gt;Lo guardo concentrarsi, prendere la rincorsa e balzare dal trampolino tutto rannicchiato in un tuffo a bomba che, visto l’abbondante peso, alza una muraglia d’acqua che ci investe come uno tsunami. Quando riemerge si volta verso di noi, zuppi, in attesa del verdetto:&lt;br /&gt;«E questo sarebbe l’armadillo?»&lt;br /&gt;«Si, quando si chiude per difendersi e diventa una palla».&lt;br /&gt;Io e Simon ci guardiamo e scoppiamo in una fragorosa risata. Punteggio: due dieci con applauso. Tutta la piscina ride e applaude. Michael è paonazzo di vergogna ma felice. Alza le braccia in segno di vittoria. Alla fine il vincitore della gara è Tommy, ma grazie all’armadillo, Michael si piazza al terzo posto. Ci buttiamo tutti in acqua nel delirio generale. In realtà hanno vinto tutti, e l’hanno capito anche i partecipanti, e forse il piccolo cicciottello d’ora in poi avrà più fiducia in se stesso, almeno lo spero. Nel frattempo è tornato Mike che ci chiama perché la macchina è pronta. Ci asciughiamo e lo raggiungiamo nell’officina. I due perni mancanti sono di nuovo al loro posto. Per di più ha aggiustato la ruota forata. Non è riuscito a trovarne un’altra uguale, ci consiglia di farlo quando arriveremo nella prima grande città. E’ il momento di pagare e mi aspetto la batosta:&lt;br /&gt;«Quanto ti dobbiamo?»&lt;br /&gt;«Venti dollari sono troppi?».&lt;br /&gt;Lo guardo sconcertato. Ero pronto a sborsare duecento dollari con grande naturalezza. Sarebbe stato anche un prezzo vantaggioso. Prendo il portafogli e gli metto in mano cento dollari. Adesso è lui a mostrare sorpresa:&lt;br /&gt;«Non posso accettare, sono troppi»&lt;br /&gt;Gli prendo la mano e la chiudo con i soldi dentro:&lt;br /&gt;«Senti Mike, forse non hai capito ma ci hai salvato la vita. Dopo tutto il lavoro e la splendida giornata che ci hai fatto passare, questo è il minimo insindacabile. Grazie, davvero».&lt;br /&gt;Torniamo in piscina a prendere le nostre cose e a salutare prima di rimetterci in marcia. Margareth e Giudy ci baciano e ci augurano buon viaggio. I ragazzi ci ringraziano e ci pregano di tornare a trovarli. Sto per rientrare nell’officina quando mi sento tirare la maglietta. Mi giro e davanti a me c’è Michael che alza le braccia. Mi inginocchio alla sua altezza e mi abbraccia forte senza dire una parola, per poi scappare via verso gli altri ragazzi. Scappo anch’io prima di commuovermi. Passiamo davanti alla piscina e li troviamo schierati dietro la rete per l’ultimo saluto. Imbocchiamo la strada per rientrare nella satale, mentre le possenti rocce che la costeggiano nascondono la piscina, l’hangar, la casa e il bar. E’ quasi il tramonto e l’aria si fa più fresca. Sono nella stessa posizione di quando siamo arrivati, con i piedi appoggiati sullo specchietto retrovisore. La tanica dell’acqua è piena. Lancio un’occhiata furtiva in alto in cerca dell’aquila, che non c’è. Senza staccare gli occhi dalla strada, Simon rompe il silenzio:&lt;br /&gt;«Lo sai che se torniamo indietro non c’è più niente?»&lt;br /&gt;«E’ probabile, ma non ha importanza. A volte un miraggio è più concreto della realtà».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-1366652476689318091?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/1366652476689318091/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=1366652476689318091' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1366652476689318091'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1366652476689318091'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/09/la-piscina.html' title='La Piscina'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-8035158443997094316</id><published>2011-08-03T20:37:00.000+02:00</published><updated>2011-08-03T20:38:17.852+02:00</updated><title type='text'>Numana estate 2011/4</title><content type='html'>Finalmente è arrivato il sole. Dopo due settimane autunnali, sia come tempo che come temperatura – giornate passate chiuso in casa con doppia felpa mentre fuori imperversava la bufera con quindici gradi – mi sono potuto dedicare con impegno alla faticosa opera di giacere bello spaparanzato al sole. Immobile e rilassato, quasi morto direi, mi sono arrostito a puntino. Incurante dei continui consigli di zie e cugine:&lt;br /&gt;«Mettiti la crema protettiva che sei già tutto rosso, così finirai per bruciarti».  &lt;br /&gt;Io mi voglio bruciare. Pretendo di tornare a casa nero come il mio assistente. Se devo passare per bruciature e ‘peeling solare’ benvenga, sono pronto.&lt;br /&gt;Mio malgrado, vengo coinvolto nel gossip legato ai settimanali dedicati che la fanno da padroni:«Ma quant’è bella Ilary Blasi? Si, perché la donna di Ronaldo?».&lt;br /&gt;Mi presto volentieri. Anche perché guai a chi parla male della moglie del ‘Capitano’!&lt;br /&gt;Intanto Tommy continua nella sua febbrile pesca quotidiana, tornando sempre incazzato per qualche motivo. &lt;br /&gt;«Ho pescato i gamberetti e me l’hanno fatti tagliare a pezzi per usarli come esca»&lt;br /&gt;«E allora?»&lt;br /&gt;«E poi non li hanno usati»&lt;br /&gt;«Va bene, dai»&lt;br /&gt;«Va bene un cazzo! Quelli erano vivi e ora sono morti».&lt;br /&gt;Tommy è un pescatore animalsta. Prende i pesci, ce li fa vedere e poi li ributta in mare. Odia le uccisoni gratuite degli animali, salvo augurare la morte a chiunque gli impedisca di andare a pesca. Spazzerebbe via l’intero genere umano senza distinzioni di parentela e senza il minimo rimorso. &lt;br /&gt;Sono andato a mangiare da Alvaro alla Torre. Uno dei più buoni ristoranti di pesce di Numana. Ho dovuto parcheggiare il furgone fuori dal paese, perché è iniziata una settimana di spettacoli di piazza. Dalle venti alle ventiquattro è tutta zona pedonale. Questa sera è la volta di un terrificante concerto per fisarmoniche. Il palco è gremito di fisarmonicisti. Immaginate lo schieramento di una filarmonica, composta da venti fisarmoniche, un basso e una batteria. La piazzetta di Numana è piena fino all’orlo. Tutti comodamente seduti sulla schiera di sedie ordinatamente piazzate per l’occasione. Riesco a passare indenne nell’unico passaggio lasciato libero e, nonostante gli incontri parentali che mi rallentano, riesco anche a non sentire una nota. Tempo fa ho letto una freddura che recitava così:«Un vero gentiluomo è quella persona che sa suonare la fisarmonica, ma non lo fa».&lt;br /&gt;La verità è che pur non amando particolarmente lo strumento, in certe musiche popolari ci sta decisamente bene. Il concerto però, preferisco evitarlo.&lt;br /&gt;Alvaro è pieno. Questa volta sono stato previdente e ho prenotato. Mi accoglie cordialmente, non siamo amici ma ci conosciamo da sempre. Sono con mia cugina Monica e il mio immancabile assistente Nilushe. Fortunato, perché si sta godendo delle cene davvero prelibate. Con Monica abbiamo deciso di non badare alla linea e di mangiarci l’impossibile. Cosa che in realtà stiamo facendo da due settimane. Qualche rara volta ci controlliamo a pranzo, ma le cene ci lasciano boccheggianti e storditi come cuccioli dopo una poppata. Ci destreggiamo tra i mille antipastini di mare: moscardini e lattarini fritti, scampetti, salmone, cozze, vongole, capesante al gratin, insalatine varie di calamari e gamberetti. Il tutto logicamente annaffiato da un ottimo Muller Thurgau freddissimo. Per poi passare a una mega frittura di scamponi e calamari, che solo a ripensarci ci riandrei ora. Mentre ci godiamo il succulento pasto, non possiamo fare a meno di sentire i discorsi di una giovane coppia seduta accanto. Più che i discorsi, le cazzate che escono dalla bocca di lui. Capiamo che è in procinto di essere lasciato, e sta facendo d tutto per evitare che accada. Il risultato, se avesse davanti una ragazza con un minimo di cervello, sarebbe l’esatto opposto. Arriva il cameriere e lui parte con la prima malaugurata frase:&lt;br /&gt;«Quant’è bella la mia ragazza eh?»&lt;br /&gt;«Dai smettila», interviene subito lei.&lt;br /&gt;«Ma io vorrei che dicesse sinceramente cosa pensa».&lt;br /&gt;Il cameriere tace saggiamente. Anche perché, a essere sinceri, non siamo di fronte alla Venere di Milo. Dopo un po’ arriva la seconda:&lt;br /&gt;«Ma tu mi vuoi bene?»&lt;br /&gt;«Si certo...», bugiarda.&lt;br /&gt;«Ma davvero mi vuoi bene, sei sicura?».&lt;br /&gt;A questo punto, fossi stato in lei, mi sarei alzato, gli avrei urlato in faccia la verità e me ne sarei andato. Purtroppo non è successo. &lt;br /&gt;Finita la cena, con l’andatura dei trichechi, ci siamo diretti verso la piazza. Le fisarmoniche tuonavano ancora imperterrite, lanciandosi in assoli dalle mille note su ritmiche da ballo di paese, davanti a una platea immobile e forse anche un po’ scioccata. Siamo passati da una via che costeggia la piazza dietro al palazzo del comune, ascoltando due pezzi praticamente identici. Mi sono fermato due minuti dai miei amici della gelateria Morelli, per due chiacchiere e un amaro. Anche loro devastati dalla violenza delle fisarmoniche. &lt;br /&gt;«Hai capito perché vogliamo vendere tutto? Non se ne può più!».&lt;br /&gt;Siamo scappati verso il furgone, passando per la via dove gli artisti numanesi espongono i loro quadri. Gli stessi da anni, come le bancarelle. Se non li vendono, ci sarà pure un motivo? Ma loro non sembrano curarsene. Stanno seduti da una parte, fumano e parlano. E il tempo scorre, sul pianeta Numana...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-8035158443997094316?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/8035158443997094316/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=8035158443997094316' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8035158443997094316'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8035158443997094316'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/08/numana-estate-20114.html' title='Numana estate 2011/4'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-2391552175532511966</id><published>2011-07-27T16:37:00.001+02:00</published><updated>2011-07-27T16:37:50.849+02:00</updated><title type='text'>Numana estate 2011/3</title><content type='html'>Non sto scrivendo perché in realtà c’è poco da raccontare. Il tempo è brutto e fa freddo come d’inverno. Le uscite e le giornate di mare, assai limitate. Tuttavia qualche piccolo evento degno di nota posso riportarlo.&lt;br /&gt;Il primo riguarda il piccolo Tommy/Danni, che è felicemente rimasto il bambino ‘vivace’ dello scorso anno. Il suo unico interesse compulsivo è la pesca. E’ super attrezzato con retini, lenze, togne, ami di ogni tipo e una compagna senza la quale non si muove: una bambina più grande di lui con la stessa passione. Qualche giorno fa il connubio è saltato perché lei non aveva voglia. Non l’avesse mai fatto. Tommy è partito in un capriccio/lamento da tragedia greca, piangendo e inveendo con anatemi di morte:&lt;br /&gt;«Per colpa sua non posso andare a pescare, magari muore!».&lt;br /&gt;Un signore e suo figlio, pescatori anche loro, si sono offerti di portarlo. Ma lui niente, ha continuato sulla sua linea intransigente: senza di lei non vado. Dopo una ventina di minuti di tragicommedia mia cugina Maddalena, madre del piccolo estremista – spazientita fino al midollo – gli ha dato l’out out:&lt;br /&gt;«Se vuoi pescare vai con loro, altrimenti smettila di frignare e stai zitto», rincarando la dose «e complimenti per la bella figura da piagnone che stai facendo davanti a tutti». &lt;br /&gt;A questo punto i freni inibitori dell’anfant terrible, già ampiamente scarsi, si sono abbattuti sulla madre con la violenza delle cascate del Niagara:&lt;br /&gt;«Perché ho una madre che deve morire! Hai capito, devi morire!».&lt;br /&gt;E la madre ha risposto con la stessa violenza. L’ha preso per un braccio, gli ha rifilato quattro sganassoni e l’ha chiuso in cabina in temporaneo isolamento. Sotto gli occhi atterriti di qualche spiaggiante, distratto dal tranquillo bagno di sole dai rumorosi colpi e dalle urla della cugina, ora visibilmente alterata.&lt;br /&gt;Dopo il trattamento, il piccolo Tommy è effettivamente tornato mansueto. Questa la spiegazione della mamma:&lt;br /&gt;«Mio figlio ha due neuroni che girano nello stesso verso. Ogni tanto uno gira da una parte e l’altro dalla parte opposta. Tre o quattro ceffoni bastano per rimetterli sulla stessa carreggiata. Purtroppo sono due, e due rimangono». Non fa una piega.&lt;br /&gt;Ieri sono andato, insieme a Monica e all’amico Teo, a Offagna, un delizioso paesino dell’entroterra marchigiano dove si svolge una settimana di festa ispirata al medioevo. Il centro storico del paese è davvero di stampo medievale, con alte mura sia lungo il perimetro che all’interno, e una meravigliosa torre all’apice. Tutto egregiamente mantenuto. Per l’occasione il paese si divide in contrade che si affrontano in duelli di spada e tiro con archi e balestre, il tutto condito da travestimenti in stile: priori, re, regine, damigelle, giullari, giocolieri e mangiafuoco. Bande musicali si aggirano tra i viali suonando, presumo, le hit in voga a quei tempi. Un misto di cornamuse e percussioni piacevoli e interessanti. Una coreografia studiata nei particolari che riesce nell’intento di trasportare il visitatore indietro nel tempo. Siamo arrivati a combattimenti finiti, deliziandoci però col vino offerto dalla contrada vincitrice. Uniche due note stonate: l’assenza di una mega brace con maiale allo spiedo e cacciagione tipo Asterix, che sinceramente mi aspettavo di trovare; l’unica rappresentazione che siamo riusciti a vedere, fatta da un gruppo di ragazzi di Jesi (la compagnia Avalon...). Con tristi combattimenti tra cavalieri, arbitrati da un tristissimo Re e accompagnati da uno squallido voice over che spiegava l’uso delle armi, la passione e il sacrificio settimanale che impiegano nello studio storico e nelle tecniche di combattimento. I miei nipoti di dodici e tredici anni avrebbero offerto uno spettacolo spadaccino molto più spettacolare, senza impegno settimanale. &lt;br /&gt;Dopo un giro di bancarelle (queste si spettacolari, altro che quelle di Numana) e un incontro ravvicinato con due Poiane di Harris (rapaci tipo Falco), trasportate in mano dai padroni (poianieri?), ce ne siamo tornati a casa. Mediamente soddisfatti.&lt;br /&gt;Da Numana, in una giornata fredda e piovosa, è tutto per ora.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-2391552175532511966?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/2391552175532511966/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=2391552175532511966' title='13 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2391552175532511966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2391552175532511966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/07/numana-estate-20113.html' title='Numana estate 2011/3'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>13</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-8662172130574292806</id><published>2011-07-17T20:48:00.002+02:00</published><updated>2011-07-17T21:30:21.181+02:00</updated><title type='text'>Numana estate 2011/2</title><content type='html'>Tornando da una splendida giornata di mare, ho letto un'indicazione che recitava così:''Panificio aggiornato del Conero''.&lt;br /&gt;Uno spaventoso mix tra analogico e digitale. Come si fa ad aggiornare un panificio? Di che versione si tratterà? Trattasi forse di panificio 2.0? Vendono pane o chiavette usb con sole immagini? Sarà una nuova forma di commercio, il pane te lo scarichi direttamente da casa...&lt;br /&gt;Domani vado a controllare.&lt;br /&gt;Ieri ho cenato dai miei zii preferiti, Irma e Maurizio. Che mi hanno accolto felici, con una teglia di pomodorini al gratin. Che io, altrettanto felicemente, ho divorato a quattro ganasce. Con l'occasione ho scoperto che mio zio, sostenitore Pdl, ha iniziato a parlare nel sonno. Mia zia gli ha nitidamente sentito intonare:''Bandiera rossa la trionferà...''. Il vento sta cambiando davvero!&lt;br /&gt;Dopo cena ho fatto un giretto in piazza insieme alla mia cugina/sorella Monica. E' incredibile che da trent'anni a questa parte ci siano le stesse bancarelle con gli stessi oggetti in vendita. Ancora più incredibile è che io le costeggi una per una e, a volte, compri anche qualcosa. Recidivo fino al midollo.&lt;br /&gt;Attirati dalla voce di un presentatore e tirati da Hobbs, il cane di Monica, ci siamo spinti fino ai giardinetti. Dove un nutrito pubblico numanese assisteva a una sfilata di moda: ''Numana Sfila 2011''. Siamo arrivati al culmine dell'evento dove, a modelle e modelli schierati in fila sul palco - richiamato dall'agghiacciante presentatore, faceva il suo davvero poco acclamato ingresso il sindaco in persona. Che era molto fiero che l'evento si svolgesse proprio nel centocinquantesimo anno dell'unità d'Italia. Sono ventiquattro ore che cerco di trovare la più piccola particella di nesso tra le due cose, senza successo. Qualcuno di voi può aiutarmi nell'impresa?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-8662172130574292806?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/8662172130574292806/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=8662172130574292806' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8662172130574292806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8662172130574292806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/07/numana-estate-20112.html' title='Numana estate 2011/2'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-2698386726949353533</id><published>2011-07-15T22:27:00.000+02:00</published><updated>2011-07-15T22:30:00.796+02:00</updated><title type='text'>Numana estate 2011</title><content type='html'>Il figlio di nove mesi del mio assistente è seduto sul suo seggiolino da viaggio accanto a me. &lt;br /&gt;Mi guarda.&lt;br /&gt;Sto leggendo il giornale, mentre viaggiamo spediti verso le meritate vacanze. Nilushe (il mio assistente) ha il potere innato di cambiare stazione radiofonica ogni volta che inizia un pezzo decente, per sintonizzarsi compiaciuto su musiche che farebbero rabbrividire un morto. Dopo una serie di cambi improbabili (la parola preferita di Martina), decide di mettere la sua chiavetta usb personale. Al terzo pezzo stile Bollywood (riesco anche a immaginare i balletti coreografati) mi parte in automatico la minaccia:&lt;br /&gt;«O cambi o ti licenzio».&lt;br /&gt;Cambia. Infilato nello stereo, giacie inascoltato da mesi ‘Ten’ dei Pearl Jam. Non sarà il massimo, ma è di sicuro meglio di Bollywood. Mi giro verso il piccoletto.&lt;br /&gt;Mi guarda ancora. Credo mi stia studiando ma non capisco perché. &lt;br /&gt;L’autostrada è semivuota. In compenso, durante una breve sosta per aggiustare il seggiolino del guardone, il furgone si è popolato di mosche. Piccole fastidiose mosche che non ne vogliono sapere di abbandonare il mezzo nonostante i quattro finestrini spalancati. All’interno del veicolo c’è l’equivalente di un tornado, che non sembra infastidirle più di tanto.&lt;br /&gt;Sento tirare il giornale. E’ Iuran (il nove mesenne) che mi guarda felice attaccato con entrambe le manine alla prima pagina de ‘Il Fatto’. Ecco qual’era l’obbiettivo di tanto studio. Gliela cedo, magari gli piace Travaglio. In realtà vuole solo distruggerla, e lo fa divertendosi come un matto. Alla fine, pagina dopo pagina, gli cedo tutto il giornale. E lui, felicemente, lo distrugge. Atto simbolico?&lt;br /&gt;Arriviamo a destinazione davvero velocemente. Cosa che quando guida Nilushe non avviene mai. Proprio quando Iuran ha deciso che non ne può più di stare seduto in macchina, manifestandolo con urla e un caotico lancio di oggetti contundenti: due paia di occhiali, un orologio, un lecca lecca di plastica, un pettine, un bambolotto nero che pronuncia una serie di frasi incomprensibili e un ‘Nemo’ di peluche.&lt;br /&gt;La casa è meravigliosa, il giardino ancora di più. Un piccolo paradiso dove tira anche un po’ di vento. C’è il maestrale in paradiso?&lt;br /&gt;Trovo la vicina che smadonna perché il marito è uscito e lei, non avendo le chiavi, non può mettere gelato e surgelati nel frigo. Le offro temporaneamente il mio, tanto è ancora vuoto, anche perché questo gesto mi potrebbe salvare l’estate da noiose proteste contro cani e musica alta. &lt;br /&gt;Vi lascio mentre un enorme sole rosso si va a nascondere dietro le colline, e io stappo una bottiglia di Verdicchio freddissimo accompagnata da ciauscolo, lonzino, pomodori secchi e pecorino fresco. &lt;br /&gt;Da Numana passo e chiudo, per ora.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-2698386726949353533?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/2698386726949353533/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=2698386726949353533' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2698386726949353533'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2698386726949353533'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/07/numana-estate-2011.html' title='Numana estate 2011'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-2956807939675413539</id><published>2011-07-12T19:08:00.006+02:00</published><updated>2011-07-13T13:39:43.241+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Lo so che sembra brutto il fatto che prenda molto spesso di mira la mia povera mamma, ma che ci posso fare se mi serve materiale in continuazione? Per esempio...&lt;br /&gt;Ieri è stata in ospedale a farsi incidere un brutto ascesso dovuto, probabilmente, al morso di un tarlo. Che il tarlo morda è un fatto risaputo, altrimenti come farebbe a mangiarsi il legno? Che morda anche gli esseri umani provocando ascessi purulenti, è la prima volta che mi capita di sentirlo (tra l'altro deve avere una gran bella mascella il tarlo). Di risaputo c'è anche il fatto che i racconti di mia madre sono un abile misto di fiction e realtà. Quindi da prendere con le molle. Ma non è la veridicità o meno del racconto a pretendere un posto d'onore in questo post (posto/post: meraviglioso!). Bensì il dovere che la santa donna si impone, di rendere tutto il condominio partecipe dell'accaduto. Scendendo fino ai più orridi particolari. Senza distinguo di età: dai venti in su (almeno non traumatizza i bambini). &lt;br /&gt;Un esempio che li racchiude tutti:&lt;br /&gt;«Ciao Milvia, come stai?»&lt;br /&gt;«Male, mi è venuto un ascesso e me lo hanno inciso», l'ignaro malcapitato non sa cosa lo aspetta e le da spago.&lt;br /&gt;«Davvero? Mi dispiace, dove?»&lt;br /&gt;«Guarda, qui sulla pancia», mostra un impacco di garze sanguinolento «ha buttato una quantità industriale di pus, e pensa ci sono ancora tre sacche che devono aprirsi. Ci sto mettendo acqua e sale per agevolare l'uscita e, ogni tanto, lo spremo. Avvicinati che ti faccio vedere».&lt;br /&gt;A questo punto il povero condomino, nella maggior parte dei casi, riesce con qualche scusa estemporanea a districarsi dalla morsa dell'anaconda e ad evitare la nauseante vista. In quel momento provo invidia allo stato puro: a me l'orrifica visione tocca tre volte al giorno, senza possibilità di scampo. Se qualcuno fosse interessato a dare un'occhiata, basta chiedere...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-2956807939675413539?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/2956807939675413539/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=2956807939675413539' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2956807939675413539'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2956807939675413539'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/07/lo-so-che-sembra-brutto-il-fatto-che.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-6615208019089077015</id><published>2011-07-11T17:46:00.000+02:00</published><updated>2011-07-11T17:47:07.474+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Mi è appena arrivata una mail con la promozione di un conta passi. &lt;br /&gt;E' da prendere come un augurio o una presa per il culo?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-6615208019089077015?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/6615208019089077015/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=6615208019089077015' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/6615208019089077015'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/6615208019089077015'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/07/mi-e-appena-arrivata-una-mail-con-la.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-8369207446779812659</id><published>2011-07-04T00:32:00.004+02:00</published><updated>2011-07-04T00:47:39.633+02:00</updated><title type='text'>La Febbra 2</title><content type='html'>Si, ho di nuovo la febbre. Trentotto e mezzo. Questa volta ci ha pensato il figlioletto di Nilushe. Otto mesi di dolcezza e batteri micidiali. Ora capisco mio fratello. Quando i figli erano piccoli, si passavano febbri e bronchiti in continuazione. Un lazzaretto. Io di certo non ho opposto resistenza: ieri sera sono andato al Contestaccio, il locale del mio caro amico Lello (due metri d’altezza per uno di larghezza), che festeggiava il suo quarantesimo compleanno. Ha lasciato che mi attaccassi ripetutamente al suo personale bottiglione da 5 lt. di Champagne, mentre con grande nostalgia e un mucchio di ricordi, ascoltavamo ‘Il Bove’ esibirsi con la sua storica band: gli Ottohm. Pezzi reggae e rock che variano dall’impegno sociale alla ballata d’amore. Pezzi che fanno parte del mio dna. &lt;br /&gt;Quindi oggi sono stato un cadavere con un orrendo hangover. Che alla fine è sfociato in brividi e febbre. Tra il bimbo infetto e le mie difese immunitarie alcolizzate, il batterio ha ringraziato e ha fatto un carpiato in scioltezza dentro al mio corpo. Ma non è per raccontarvi la serata che sono qui. Approfitto dello stato febbrile per riportare delle notizie che mi hanno stuzzicato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima:&lt;br /&gt;Il Ministro Tremonti e la Ministra Gelmini, hanno avuto un’idea folgorante e non hanno perso tempo a esporla. Per recuperare soldi dalla piaga dei finti invalidi, hanno deciso di mandare ispettori dell’inps nelle scuole a controllare se tra i bimbi si nascondono dei normodotati che ci marciano...(ho messo i puntini perché voglio che riflettiate un minuto su quello che avete appena letto).&lt;br /&gt;Una frase di questo genere, non solo non andrebbe detta, ma non dovrebbe neanche rimbalzare tra le sinapsi cerebrali. Dei bambini che si improvvisano paralizzati, autistici e chi più ne ha più ne metta, per ricevere assistenza economica. Con la collusione di insegnanti che a fronte di un obolo, fanno finta di non vedere; e quella degli altri bambini che coprono il malfattore, magari in cambio di qualche merendina.&lt;br /&gt;Vi state rendendo conto di che menti abbiamo davanti? Io lo trovo tra il grottesco e l’allucinante. Vorrei chiedere ai due geni che droga usano. Perché dentro di me spero che siano fatti. Una persona con un barlume di logica, avrebbe cacciato via il pensiero all’istante dandosi del coglione. I due Ministri no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda: &lt;br /&gt;Siamo nel Trentino, precisamente a Imer. La Lega ,nella persona dell’ex senatore Enzo Erminio Boso, ha organizzato un insolito banchetto a base di bistecche d’orso. Si, avete capito bene: Orso. Quello protagonista di documentari, di film, di cartoni animati. L’orso Yogi (quello che andava in moto) e Balooo (quello del Libro della Giungla). Vaneggiando su lignaggi Celti che fanno parte del loro dna. E si sa, le tradizioni celtiche parlano chiaro sulle bistecche d’orso. Chiaramente il popolo animalista è insorto e i Nas hanno bloccato il succulento banchetto: non avete i permessi. In realtà credo sia andata diversamente: tu l’orso non lo mangi, punto. &lt;br /&gt;Per tutta risposta l’ex senatore si è infuriato e ha mandato un chiaro messaggio a Bossi (o a quel che ne resta):&lt;br /&gt;«Chiedo a Bossi di lasciare questa maggioranza».&lt;br /&gt;Ecco Umberto, su questo  mi trovo in completa sintonia con Boso. Ma ti pare possibile che a degli omoni di tradizione celtica come voi venga proibita una sana bistecca d’orso? Ma in che razza di paese illiberale viviamo? Molla tutto Umberto, dagli retta al Boso. Così non si può proprio governare. Che caschi il governo per una bistecca d’orso. Già vedo i titoli dei giornali:«Un orso abbatte il premier».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho finito. Niente errori questa volta. La febbre è meno alta e le trovate non si ripetono. E poi sto lucio...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solidarietà ai No-Tav. Forza ragazzi! Reagire alla dittatura! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;p.s. Ho scritto questo post mentre era in corso una festa di giovani, in una casa dalla parte opposta della strada. Con volume a cannone, hanno spaziato tra una sorta di techno commerciale, passando per ''I just can't get enough'' cantata dai Depeche Mode (rimessa da capo tre volte di fila), fino ad arrivare a ''Grazie Roma'' di Venditti. Così per informazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-8369207446779812659?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/8369207446779812659/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=8369207446779812659' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8369207446779812659'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8369207446779812659'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/07/la-febbra-2.html' title='La Febbra 2'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-123425876269215432</id><published>2011-06-30T01:03:00.001+02:00</published><updated>2011-06-30T01:06:26.784+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Mia madre:''Vorrei che i miei figli mi chiamassero ogni tanto per sapere se sono viva o morta''&lt;br /&gt;Io:''Noi ti chiamiamo per sapere se sei morta''.&lt;br /&gt;Non ha colto...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-123425876269215432?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/123425876269215432/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=123425876269215432' title='13 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/123425876269215432'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/123425876269215432'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/06/mia-madrevorrei-che-i-miei-figli-mi.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>13</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-2348132042931841142</id><published>2011-06-24T15:48:00.003+02:00</published><updated>2011-06-24T16:18:13.429+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>A Roma.&lt;br /&gt;Capita che sei in mezzo al traffico. Un tipo su uno scooter vuole passare di lato e grida:«Ooh!!».&lt;br /&gt;Il mio assistente si gira e chiede:«Che c'è?».&lt;br /&gt;Il tipo si avvicina, cinquantenne con barba brizzolata e camicia maculata militare:«C'è che voglio passare, spostati!»&lt;br /&gt;«Sono passati dieci motorini, passa»&lt;br /&gt;«Mbè io non ci passo, sposta sto cazzo di furgone».&lt;br /&gt;Intervengo io:«Stai calmo, qual'è il problema?»&lt;br /&gt;«Guidi te? Allora fatti i cazzi tuoi»&lt;br /&gt;«Il furgone è mio quindi sono cazzi miei»&lt;br /&gt;«Guidi te?? Allora non rompere il cazzo!»&lt;br /&gt;«Non ti permettere testa di cazzo e rivolgiti alle persone con rispetto, soprattutto quando hai davanti qualcuno con evidenti difficoltà»&lt;br /&gt;«Non fare il caso umano e levati dal cazzo».&lt;br /&gt;Se ne va mentre gli urlo 'fascio di merda!' a pieni polmoni.&lt;br /&gt;Ecco, questo capita a Roma in mezzo al traffico.&lt;br /&gt;Un bel paese...&lt;br /&gt;Dimenticavo, se a qualcuno interessa ho la targa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-2348132042931841142?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/2348132042931841142/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=2348132042931841142' title='15 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2348132042931841142'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2348132042931841142'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/06/roma.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>15</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-2414133437921513605</id><published>2011-06-18T02:16:00.004+02:00</published><updated>2011-06-18T23:27:05.055+02:00</updated><title type='text'>Per te</title><content type='html'>Bottiglie vuote risuonano stonate  &lt;br /&gt;l'eco delle voci di una festa consumata,&lt;br /&gt;le lacrime spese alla ricerca d'errori mai commessi,&lt;br /&gt;restano sbagli freschi di cui vergognarsi,&lt;br /&gt;annegati in bevande dai colori scuri,&lt;br /&gt;che somigliano a buchi neri e inghiottono i sentimenti,&lt;br /&gt;quelli più puri,&lt;br /&gt;quelli che a guardarli ci si commuove,&lt;br /&gt;quelli che nessuno vede,&lt;br /&gt;neanche chi li prova.&lt;br /&gt;Lasciatemi dormire allora,&lt;br /&gt;lasciatemi vivere la mia scelta di solitudine,&lt;br /&gt;e lasciatemi provare un sentimento che rimarrà soltanto mio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-2414133437921513605?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/2414133437921513605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=2414133437921513605' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2414133437921513605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2414133437921513605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/06/bottiglie-vuote-risuonano-stonate-leco.html' title='Per te'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-8255344368892731794</id><published>2011-06-15T12:21:00.002+02:00</published><updated>2011-06-15T12:51:02.195+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Mentre cerco umilmente di raccogliere la concentrazione necessaria per scrivere due righe due, sento mia madre che si aggira avanti e indietro nel giardino condominiale scarrozzando il figlio di otto mesi del mio assistente e ripetendogli in una cantilena che somiglia a un mantra orientale:«Camminare, correre, camminare, correre». &lt;br /&gt;Il mio cervello rischia l'implosione istantanea, ma il mio preoccupato pensiero va al povero infante. Già il continuo mix cingalese-italiano deve creargli una certa confusione linguistica, ma sottoporlo anche alla tortura mantrica mi sembra davvero troppo. Di questo passo probabilmente chiamerà la mamma ''correre'' e il papà ''camminare''.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltretutto oggi hanno ufficialmente aperto la piscina. Neanche si fossero messi d'accordo (impossibile perché la data d'apertura era custodita nell'Area 51 in America), tutti i bambini del quartiere si sono materializzati direttamente nell'acqua. Ho deciso di ritirarmi nel monastero tibetano più vicino. Forse li riuscirò a concludere qualcosa, o almeno pregherò affinché accada...&lt;br /&gt;Buona giornata a tutti!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-8255344368892731794?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/8255344368892731794/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=8255344368892731794' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8255344368892731794'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8255344368892731794'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/06/mentre-cerco-umilmente-di-raccogliere.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-1052431013148705858</id><published>2011-06-07T22:02:00.003+02:00</published><updated>2011-06-07T23:05:37.058+02:00</updated><title type='text'>Oriente</title><content type='html'>Voglia d'oriente.&lt;br /&gt;Voglia di lumini a indicare la via attraverso stretti vicoli sabbiosi,&lt;br /&gt;voglia di terra ocra e polveri porpora,&lt;br /&gt;voglia di viaggiare libero cavalcando un proiettile su due ruote,&lt;br /&gt;voglia di strade proibite, bucate, dismesse lungo passi incantati,&lt;br /&gt;terra di animali selvatici, d'occhi sorpresi nascosti in capanne fangose,&lt;br /&gt;voglia di fresco pesce d'oceano, di spezie sconosciute, di torrette sospese nel tempo su cui aspettare l'alba,&lt;br /&gt;voglia di scogliere a strapiombo, di spiagge bianche e di cascate d'acqua dolce dopo un bagno salato,&lt;br /&gt;voglia di sabbia calda e soffice sotto ai piedi e di onde blu cobalto sul corpo,&lt;br /&gt;voglia di frutta in cesti, &lt;br /&gt;di donne scure, anelli, orecchini, collane e vesti,&lt;br /&gt;voglia di reti e pescatori di primo mattino e tarda serata,&lt;br /&gt;voglia di barchini di passaggio a cui attaccarmi mentre nuoto in un mondo liquido che non mi appartiene,&lt;br /&gt;ma che sento così mio,&lt;br /&gt;voglia di sentire il tuo odore e rimanerne estasiato,&lt;br /&gt;e voglia di camminare solo, sedermi davanti al tramonto e incontrare un cane,&lt;br /&gt;e insieme lasciare che il sole svanisca all'orizzonte e svanire con lui,&lt;br /&gt;tu a nord e io a sud,&lt;br /&gt;ognuno per la sua strada.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-1052431013148705858?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/1052431013148705858/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=1052431013148705858' title='18 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1052431013148705858'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1052431013148705858'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/06/oriente.html' title='Oriente'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>18</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-8183856339275049186</id><published>2011-05-26T02:24:00.002+02:00</published><updated>2011-05-26T03:42:25.662+02:00</updated><title type='text'>''La febbra''...</title><content type='html'>Eccomi qua! Sono le 2.25 e ho 39.1 di febbre!&lt;br /&gt;Così per mettere le cose in chiaro subito.&lt;br /&gt;Gli amici che mi seguono sanno bene che mi piace scrivere quando sono nel delirio febbrile. Non perdo occasione per farlo. Oggi però non sto delirando. Mi trema decisamente la mano, ma credo di essere abbastanza lucio. Magari lo penso e basta. Questo si vedrà alla fine, intanto ho deciso di non effettuare correzioni. Vi beccate gli eventuali errori. &lt;br /&gt;Rischio di essere monotono ma sto andando a fuoco cazzo! Utn caldo atroce. Vorrei accendere l'aria condizionsta ma la polmonite mi aspetta a braccia aperte. Perchè il fresco mi riassa e mi addormento, e mi risveglio che sono divetato un cubetyo di ghiaccio. &lt;br /&gt;E mi auto o dell'ombecille, per poi ricascarci dopo mezz'ora. Un genio. &lt;br /&gt;Sto riflettendo sulla morte. &lt;br /&gt;Mica la mia. Quell dei membri della mia famiglia, di alcuni membri, di uno...mia madre. Non so se sia un rigurgito del fatto che in questo periodo è troppo presente. Me la ritrovo intorno in continuazione. Scrivere diventa un utopia (guardate l'ota e le condizioni in cui lo sto facwendo). (ota e facwendo: che meraviglia!). Quindi mi immagino il ritrovamento del cadvere, il dolore, il macello in famiglia. Parenti e amici affranti. Nessuna battaglia sui soldi per fortuna, assenti all'appello. I discorsi in chiesa. Purtroppo si, chiesa. E' credente. Un po' in tutto in realtà. Nel calderone della sua spiritualità cìè spazio per yutti. Dio, la Madonna, Buddha, Sai Baba, Padre Pio, Madre Teresa e pure Quelo (per essere sicuri). Ma non ci perdonerebbe il funerale in un posto che non sia la chiesa. Pensavo a questa che abbiamo nella via di casa, ma a occhio e croce è troppo piccola. Lei ha tanti amici e li vuole tutti a disperarsi per la sua prematura scomparsa. Qualsiasi età abbia raggiunto quanso capiterà il lieto, ups no, triste tristissimo evento.&lt;br /&gt;Si muovomo le parole, come fluttuassero nel mare (si fluttua nel mare?). Il coefferalgan sta facendo effetto. La coseina che ha nella composizione più che altro. In effetti, ora che ci penso, sto un po' fatto. &lt;br /&gt;Sono stato cinque minuti a combattere per aprire una bottigietta d'acqua da mezzo litro, bere e richiuderla senza fradiciare il letto. Ci sono riuscito, ma lo sforzo mi ha fatto rivenire sete. Quando un cane si morde la coda...&lt;br /&gt;Fa caldo e mi bruciao gli occhi. Fa caldo come nel libro di Marquez che ho letto ieri: ''Storia delle mie puttane tristi''. Consigliatomi da Martina (avevo scritto Nartina, ho corretto. Ma è l'unica volta giuro...). Un caldo dove il corpo addormentato della giovane Degaldina suda e si bagna, mentre il vecchio protagonista l'asciuga e le racconta tutto quello che sa, con la dedizione di cui solo il vero amore è dotato. Un amore che vorrei provare anch'io, che non so se ho mai provato. Ora non ricordo. &lt;br /&gt;La scrittura ha cambiato colore, è diventata azzurra. Mi debo preoccupare?&lt;br /&gt;Un bell'azzurro intenso. Non è che nia madre si offende quando leggerà questo post? Mica cvoglio che muoia, mi sembra chiaro. Dicono che se sogni la morte di qualcuno gli allunghi la vita, io ho immaginato/sognato rtutto il funerale. Dovremmo essere coperti da disgrazie. Gli avrò allungato la vita a morte (aha non ho resistito). Ci metterà nella bara a tutti. Adieumonamis!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-8183856339275049186?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/8183856339275049186/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=8183856339275049186' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8183856339275049186'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8183856339275049186'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/05/la-febbra.html' title='&apos;&apos;La febbra&apos;&apos;...'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-2005327610735227532</id><published>2011-05-19T15:02:00.002+02:00</published><updated>2011-05-19T15:07:46.061+02:00</updated><title type='text'>Comparse</title><content type='html'>Con questa poesia ho partecipato alla terza edizione dell'evento ''Pensieri in Arte''. Un abbraccio Giovanna!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ragione rincorre emozioni e sentimenti,&lt;br /&gt;dimensioni parallele mai unite&lt;br /&gt;come musiche dissonanti su spartiti armonici&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cammino in precario equilibrio &lt;br /&gt;sul filo che mi tiene in vita,&lt;br /&gt;sospeso fra nuvole dense di pensieri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi divido&lt;br /&gt;Mi moltiplico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una vita che mi appartiene a tratti&lt;br /&gt;in un mondo di cui conosco i confini,&lt;br /&gt;tra una prigione colorata&lt;br /&gt;e un montacarichi che sale dritto all'inferno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non trovo pace ne soddisfazione,&lt;br /&gt;pur scaltro e loquace che sia,&lt;br /&gt;in questo diffidente tempo,&lt;br /&gt;maligno avversario sotto molteplici forme&lt;br /&gt;insolenti, insensibili, false.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sottraggo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al quieto vivere affido poche righe,&lt;br /&gt;e da toro infuriato affronto le mie vite&lt;br /&gt;in mano a sconosciute comparse,&lt;br /&gt;dimenticate ancor prima di apparire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anonime entità in anonime vesti &lt;br /&gt;con anonimi trascorsi,&lt;br /&gt;si intrecciano soli i nostri percorsi &lt;br /&gt;senza alternative, &lt;br /&gt;col coraggio di mentire per sopravvivere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-2005327610735227532?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/2005327610735227532/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=2005327610735227532' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2005327610735227532'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2005327610735227532'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/05/comparse.html' title='Comparse'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-5178533505563703225</id><published>2011-05-16T00:28:00.000+02:00</published><updated>2011-05-16T00:31:13.438+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Pioggia.&lt;br /&gt;Una pioggia insistente, tenace, convinta come la mia voglia di non esserci.&lt;br /&gt;Di essere altrove. Al di là di un recinto, di uno steccato, di un muro.&lt;br /&gt;Al di là di un confine, di un arcobaleno, di un cielo denso di nubi.&lt;br /&gt;Al di là di un sogno. &lt;br /&gt;Già i sogni, quei mondi confusi di immagini, sensazioni, simboli. Creati dai ricordi ammassati alla rinfusa nel ripostiglio del mio intimo teatro. Che premono per uscire e farsi ammirare anche per un solo attimo. Quei sogni carichi d’ansia, d’incertezza, dove sono vittima di soprusi e schiavitù. Quelli dove sono al servizio di un malvagio, dove combatto e rischio di essere ucciso. Dove fuggo da un pericolo che non conosco. Quelli da cui mi voglio liberare, e succede che invece di svegliarmi, viengo catapultato in un altro sogno che somiglia alla realtà e mi confonde. Quelli dove scopro la bellezza, dove mi ritrovo a volare su una foresta dai colori autunnali, dove qualcuno che ho appena incontrato mi sorride e mi dice di essere contento che io sia ancora vivo. &lt;br /&gt;E poi al risveglio, i pensieri di quei sogni mi fanno compagnia. Cerco una spiegazione, un motivo, una ragione che non trovo mai. Forse perché non voglio trovarla, o forse perché non esiste. Come non esiste il mondo che ho costruito, se non nel mio intimo teatro.&lt;br /&gt;E allora sento qualcosa bruciare nello stomaco. Ho voglia di fuggire, di correre, di vivere realtà diverse. Ho voglia di toccare con mano tutto ciò che esiste davvero. Ho voglia di imparare tutto quello posso. Ho voglia di intraprendere un lungo viaggio, di vivere un’avventura. E ho voglia di incontrare quel sorriso, per sentirmi vivo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-5178533505563703225?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/5178533505563703225/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=5178533505563703225' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5178533505563703225'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5178533505563703225'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/05/pioggia.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-6512213989471713990</id><published>2011-05-10T19:13:00.001+02:00</published><updated>2011-05-10T19:35:27.110+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ieri sera sono stato al teatro Ambra Jovinelli per assistere al concerto del mio amico Niccolò Fabi. Un concerto che si preannunciava molto particolare perché eseguito da solista, senza l’appoggio della band. Si è sempre titubanti quando si tratta di questo tipo di concerti. Non è facile tenere la giusta tensione per tutta la durata della performance, molto spesso si sente la mancanza degli altri strumenti e, inevitabilmente, si cade nella noia. Il teatro è colmo di gente e il fatto che a esibirsi sia una persona a cui voglio bene, mi incute un po’ di paura. Non voglio vedere volti delusi o annoiati, mi farebbe male. Al contrario, risulterà essere uno di quei concerti che rimangono saldati nell’anima e nel cuore per sempre; quelli che quando ci ripensi, si ripresentano vividi con immagini, colori, profumi, sogni, volti, sorrisi, lacrime, gesti come se non avessero mai fine. Ma andiamo per gradi.&lt;br /&gt;Arrivo al teatro in compagnia di Giulia (amica/sorella) e incontriamo subito Shirin (amica quasi sorella), la compagna di Niccolò, scintillante nel suo meraviglioso outfit di paillettes. Mi consegna il pass e si dilegua presa dai mille impegni pre concerto. Ci uniamo al resto del nutrito gruppo di amici presenti e, dopo un aperitivo a base di campari e biscottini salati al peperoncino – in realtà somigliano ai croccantini dei miei cani, infatti li mangio solo io – entriamo in teatro. I posti sono tutti vicini dietro l’ultima fila su una sorta di palchetto rialzato, vicino all’entrata. In questo caso sono il fortunato possessore di una ‘poltrona mobile’, quindi si presume che  possa stare un po’ dove mi pare. Arriva subito un’addetta ai posti per dirmi che mi devo spostare più giù (si presume, appunto), sul lato corridoio destro per intenderci, per ragioni di sicurezza:&lt;br /&gt;«Sa in caso di incendio, intralcerebbe la strada».&lt;br /&gt;Il corridoio è stretto, mentre io sono nell’angolo vicino al muro di una piazza d’armi. Lo faccio presente:&lt;br /&gt;«Mi sa che rischio di intralciare più li che qui, e vorrei vedere il concerto con i miei amici»&lt;br /&gt;«Mi dispiace, ordini della direttrice»&lt;br /&gt;«Ci parlo io con la direttrice, dov’è?»&lt;br /&gt;«Un momento».&lt;br /&gt;Alla fine grazie alla mediazione pacifica di un amico, senza le mie ormai famose piazzate, rimango dove sono. Le luci si spengono e si apre il sipario.&lt;br /&gt;Luci soffuse su una scenografia fatta di: un piccolo divano, un’abajour, due chitarre acustiche (una dodici corde), una semiacustica, un piccolo amplificatore su un mobiletto, uno specchio, una tastiera con seggiolino bianco, una tastierina su una lampada bluastra, tre microfoni, un tamburello con pedale da grancassa incorporato e due palloncini che fluttuano in aria legati al palco. &lt;br /&gt;Entra Niccolò sotto uno scrosciante applauso e prende parola. Prima spiegando quanto sia difficile per un cantautore romano esibirsi nella sua città, per quanto si cerchi di renderlo un concerto come gli altri, non lo è. Lo paragona al derby calcistico tra Roma e Lazio: per quanto gli allenatori si sforzino di farlo passare come una normale partita di campionato, sappiamo tutti che non lo è (mai paragone fu più azzeccato). Poi introduce lo show che vuole essere un viaggio, un affaccio sulla scatola teatrale con le sue regole e le sue libertà, un racconto con la sua linea narrativa. E spera che ci lasceremo condurre in questo mondo privo di barriere e inibizioni.&lt;br /&gt;Inizia il concerto.&lt;br /&gt;Dopo il primo pezzo di scioglimento psicofisico dall’una e dall’altra parte, almeno per quanto mi riguarda, ha inizio un percorso su una strada sconosciuta ma accogliente, sulle prime pagine di un romanzo che ti rapisce, su una rappresentazione teatrale fatta di gesti e movimenti accattivanti. Un meraviglioso connubio di musica, poesia, teatro, sensazioni, pensieri, amore, libertà. La band viene sostituita da loop creati ad arte sul momento, che accompagnano i ritornelli di alcune canzoni. Il fatto che non ci sia la rende ancora più presente, come le persone di cui senti più forte presenza proprio quando non ci sono (sagge parole di Niccolò). Tra un pezzo e l’altro, a intervalli non regolari, Niccolò toglie un oggetto sempre accompagnando il movimento con una musica e lo congeda con dei gesti come se fosse un ospite dopo la sua performance. La gente applaude e capisce. Inizia ad affezionarsi agli oggetti, canta le canzoni. Anche gli strumenti vengono omaggiati da gesti d’entrata e d’uscita come fossero i membri del gruppo, e lo sono. Dopo un’ora e mezza di concerto, passata come un minuto, non mi sento sazio. E neanche il pubblico. L’ultimo oggetto a lasciare il palco è il tamburello/grancassa. E’ qui che la magia prende forma: la gente grida un no corale. Un no che significa non finire questo viaggio, non chiudere il libro, non abbassare il sipario! No! Vogliamo continuare!&lt;br /&gt;Per il gran finale scandito dal famoso pezzo di Mina ‘Parole Parole’, rimangono sul palco Niccolò, la sua chitarra acustica e Lulù sottoforma di palloncini. I prolungati applausi fanno il resto.&lt;br /&gt;Pochi giorni prima del concerto ho incontrato Niccolò e abbiamo parlato dello spettacolo. Aveva paura che l’impegno nella parte ‘meccanica’ (loops, vari strumenti, scenografia) avrebbe tolto profondità e poesia all’interpretazione. Ti assicuro amico mio che, al contrario, ne ha aggiunta e ha lasciato il segno.&lt;br /&gt;E’ stato un bellissimo viaggio. Grazie Niccolò, davvero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-6512213989471713990?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/6512213989471713990/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=6512213989471713990' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/6512213989471713990'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/6512213989471713990'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/05/ieri-sera-sono-stato-al-teatro-ambra.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-4324539898118848403</id><published>2011-04-21T14:01:00.006+02:00</published><updated>2011-04-21T18:33:50.209+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Stamattina, mentre ero impegnato in una video chiamata su Skype con un amico che vive a Londra, mi è arrivata una richiesta di aggiunta ai contatti da parte di una certa Irma Donzelli. Ho iniziato a rovistare nei più reconditi anfratti del mio hard disk cerebrale, da cui spesso non vengo adeguatamente assistito (diciamolo...), ma il nome non si associava a nessuna immagine presente. Stavo per rifiutare la richiesta ma, al solito, la curiosità ha avuto il sopravvento:&lt;br /&gt;«Chi sei? Ci conosciamo?»&lt;br /&gt;«Zia Irma, sto sperimentando»&lt;br /&gt;«Ooo Ziaaa!».&lt;br /&gt;Ma certo, la mia zia anconetana preferita! Non ho riconosciuto il suo cognome da nubile, probabilmente non l'ho mai saputo. Per me è stata ed è (fortunatamente) sempre Irma Pennazzi. Che in realtà sarebbe mia cugina di primo grado (acquisita), ma che essendo molto più grande di me, ho chiamato sempre zia (è una lunga storia...).&lt;br /&gt;«Come stai?»&lt;br /&gt;«Sono una somara».&lt;br /&gt;Naturalmente accetto la richiesta e ricevo un'immediata video chiamata. Mio cugino Marco, figlio di Irma, aggiusta i settaggi per attivare la telecamera e le porge la cuffia:&lt;br /&gt;«Eccola, sei diventata un'internauta?»&lt;br /&gt;«Non ce capisco niente»&lt;br /&gt;«Come stai?»&lt;br /&gt;«Bene, se tira avanti. Quando vieni a Numana??»&lt;br /&gt;«Penso in estate, ma non so ancora».&lt;br /&gt;Il ''quando vieni a Numana'' è solitamente seguito dalla richiesta di notizie su tutti i membri della mia famiglia, uno per uno. E infatti anche questa volta immancabilmente arriva:&lt;br /&gt;«E Milvia, Roberta, Franco, Valentina come stanno? Che fanno?».&lt;br /&gt;Riassumo brevemente le condizioni e la posizione geografica attuale e prossima di tutti. Arriva anche la seconda richiesta (immancabile anch'essa):&lt;br /&gt;«Quest'estate devi prendere un pullman e portarli tutti qui!!»&lt;br /&gt;«Ci provo tutti gli anni zia, con scarsi risultati»&lt;br /&gt;«Eh lo so, ognuno c'ha le sue».&lt;br /&gt;«Adesso che sei connessa in rete, ci sentiamo di più»&lt;br /&gt;«Si si, ti chiamo. Certo prima me devo fa scrive le istruzioni come il vangelo, se no chi è capace!?»&lt;br /&gt;«Salutami tutti zia»&lt;br /&gt;«Aspetta ti passo Marco. Marco vieni che ti saluta Lollo!».&lt;br /&gt;Arriva, ma prima di riuscire a parlarci cade la linea. Ricevere la richiesta su Skype e vedere zia con indosso le cuffie davanti al computer parlarmi con l'inconfondibile accento anconetano, mi ha fatto davvero piacere (oltre a farmi ridere). Una zia al passo con i tempi e la tecnologia. Brava! Prossima tappa Facebook!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-4324539898118848403?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/4324539898118848403/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=4324539898118848403' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4324539898118848403'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4324539898118848403'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/04/stamattina-mentre-ero-impegnato-in-una.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-2985471436458520312</id><published>2011-04-04T20:10:00.002+02:00</published><updated>2011-04-04T20:22:59.787+02:00</updated><title type='text'>DEMO 3000</title><content type='html'>Qualche sera fa sono stato invitato alla Rai di via Asiago per assistere alla diretta della tremilesima puntata della trasmissione radiofonica ‘DEMO’. Ideata e condotta dal fantastico duo Michael Pergolani e Renato Marengo, la trasmissione permette a giovani artisti di mandare le proprie canzoni su cd (una volta si trattava di ‘demo tapes’) che, dopo una doverosa cernita, vengono trasmessi alla radio. Un veicolo fantastico per dar voce e pubblicità ai tanti musicisti che non hanno possibilità di farlo in altro modo. Conosco bene il mondo della gavetta musicale perché ne ho fatto parte. Ho mandato cassette e cd a destra e a manca per anni. Molte volte, quasi tutte, sono tornati indietro inascoltati, o non sono tornati affatto (sempre inascoltati), o non hanno avuto riscontro positivo (inascoltati?). E’ davvero frustrante dopo aver passato ore e ore a comporre, registrare e aggiustare brani, sempre con entusiasmo e passione, non avere alcun riscontro, positivo o negativo che sia. Il più delle volte perché non si hanno contatti con il mondo musicale che conta (più che mondo lo definirei girone dantesco). Ma veniamo alla serata.&lt;br /&gt;Sono stato invitato da Michael, amico di una vita e padre acquisito. Ma anche in veste di fornitore del primo demo di ‘DEMO’, con una canzone composta insieme agli amici David Nerattini e Giulio Iraci, per essere la sigla del programma: la ormai famosa ‘Su dai dai’. &lt;br /&gt;Arrivo davanti all’entrata di via Asiago che ha la classica e immancabile lunga scalinata. Un usciere mi prende in consegna e mi porta a un’altra entrata dall’altro lato della strada. Prima di me entra un furgone. Il conducente sta portando le mozzarelle di bufala per il buffet pre trasmissione. Lo scambio di battute tra i due è fantastico:&lt;br /&gt;conducente:«Stanno arrivando due colleghi, devi aspettarli prima di chiudere»&lt;br /&gt;usciere:«Ma io devo portare il signore»&lt;br /&gt;c:«Lo so però io mi devo sbrigare, senza le mozzarelle il buffet non apre»&lt;br /&gt;u:«Ma non possono timbrare sopra?»&lt;br /&gt;c:«Gli ho detto di venire qua, abbi pazienza, le mozzarelle...»&lt;br /&gt;u:«Le dispiace aspettare due minuti?»&lt;br /&gt;io:«Si figuri, le mozzarelle...».&lt;br /&gt;Insomma davanti a uno scatolone di mozzarelle di bufala campana, neanche il disabile ha la precedenza.&lt;br /&gt;Alla fine l’usciere riesce a dirottare i colleghi del conducente all’entrata di sopra e, dopo aver percorso un tunnel sotterraneo degno di un film di Kubrik – con annesse lamentele dell’usciere sullo sciopero dei mezzi e la lontananza tra casa e posto di lavoro - mi ritrovo in un ascensore insieme allo scatolone di mozzarelle. Almeno la soddisfazione di un parimerito. &lt;br /&gt;L’atrio di fronte all’ingresso della sala A è già abbastanza pieno. Vedo Michael ma è impegnato in una fitta conversazione, spero non sulle mozzarelle. La serata si preannuncia ottima. Due ore di musica dal vivo con giovani promesse vincitrici di premi grazie agli eventi organizzati dalla trasmissione, insieme a professionisti che ne sposano la causa e che sono abbastanza umili e sensibili da ricordarsi di quando erano nessuno: Nicolò Fabi, Max Belli, Teresa De Sio, Ron, Francesca Schiavo. Nel frattempo hanno aperto il buffet. Mando il mio assistente a fare rifornimento. Dopo il confronto sulla precedenza ho il diritto di cibarmi delle bufale, una sorta di vendetta. Devo ammettere che sono proprio ottime, aveva ragione il conducente. Prima le mozzarelle!&lt;br /&gt;Appena finito di gustare le specialità sudiste, neanche mi stesse osservando, arriva un altro usciere che mi invita a entrare in sala. Lo seguo come un cagnolino, solo che il genio si limita a zigzagare tra la folla senza farmi strada. Una ragazza si accorge che devo passare e fa spostare dei signori. La guardo. Ha i capelli rossi e gli occhi azzurri, un bellissimo viso e un sorriso dolce. Uno di quei sorrisi che raccontano chi sei, che ti lasciano intravedere l’anima, che ti scaldano il cuore e ti fanno sentire al sicuro, che ti lasciano senza parole anche se saresti pronto a raccontargli tutto, a svelare il tuo più intimo segreto li in quel preciso istante che vorresti durasse in eterno. Ricambio il sorriso e la ringrazio. Forse dovrei seguire l’impulso e fermarmi a parlarle, ma per dirle cosa? Finirebbe tutto in una figuraccia impacciata da film, e la poesia del momento si disintegrerebbe in un secondo. Raggiungo l’usciere che mi fa entrare dalla regia perché c’è da fare una scala meno ripida. In effetti ha ragione. Scesa la scala mi sistemo nell’angolo sinistro della prima fila. C’è Belli che sta provando un medley dei suoi successi, mentre la gente inizia a occupare le poltrone della sala. Scambio due chiacchiere con Michael e Renato che sono contenti e credo anche emozionati. La trasmissione va avanti da quasi dieci anni e continua a avere uno strepitoso successo. Cosa che nessuno dei due si immaginava. Scruto la platea in cerca della ragazza ma non la vedo. Possibile che non sia entrata? Individuo due chiome rosse che però non corrispondono a quella che cerco. Micheal e Renato introducono l’imminente inizio della diretta con un discorso sulla storia del programma. Con mia grande sorpresa e imbarazzo, Michael racconta che il primo dei 40.000 ‘demo’ arrivati in questi anni è stato il mio (nostro David e Giulio...).&lt;br /&gt;Parte la diretta con tanto di sigla eseguita dal vivo dalla band di turno. Mi viene da ridere ripensando a quando l’abbiamo composta e registrata sui primi hard disk recordings in un piccolo studio casalingo, divertendoci come bambini. Giovani talenti (davvero bravi), di cui purtroppo non ricordo i nomi, si susseguono sul palco inframezzati dalle altrettanto belle performance dei già affermati cantanti. Di tanto in tanto mi giro verso il pubblico per cercare la ragazza, ma non c’è. Arriva il momento di una giovane cantante scoperta da ‘DEMO’ che si sta affermando ad altissimi livelli. Vincitrice di tutte le manifestazioni da loro organizzate, nonché trionfatrice dell’ultimo X Factor. Michael e Renato la introducono all’unisono (siparietto in perfetto sync): Nathalie!&lt;br /&gt;Sale sul palco lei! Con la sua chioma rossa, gli occhi azzurri felici e il sorriso dolce. Resto a bocca aperta. Ascolto Micheal raccontare i suoi trascorsi da gipsy in giro per l’Irlanda, con chitarra a tracolla a esibirsi nei pub. Essendo stato fricchettone girovago anch’io (lo sono ancora nell’anima), mi piace ancora di più. Sarebbe giusto provare anche della vergogna (e infatti la provo). Visti i miei trascorsi da musicista e produttore dovrei conoscerla, ma guardo raramente la tv e men che meno i programmi come X Factor o Amici. Anche se capisco che possono essere un trampolino di lancio per i giovani, li trovo repellenti dal punto di vista umano e dal modo in cui viene trattata la musica. Degli zoo in cui i cantanti sono gli animali e i ‘coach’ i domatori con tanto di frusta. Per di più con corredo di giudizio finale in mano a dei mentecatti strapagati per dire cose che non verrebbero in mente neanche a un surrealista come Jodorowsky. &lt;br /&gt;Oltre a essere una bravissima cantante, Nathalie scrive anche dei bellissimi testi. &lt;br /&gt;E non lo dico da infatuato, ma da addetto ai lavori. Passo il resto della serata a cercare di scorgerla dietro la tenda del backstage senza successo. Vorrei raccontarle la mia personalissima gaffe. Forse si divertirebbe a sentirla, e forse finiremmo a farci due chiacchiere al gianicolo guardando Roma. Una di quelle cose che i romani non fanno mai. Più probabilmente penserebbe di avere davanti un disabile matto.&lt;br /&gt;Di tanto in tanto si avvicina l'usciere e mi chiede qualcosa. Queste in sequenza le domande poste:&lt;br /&gt;«Se hai bisogno di qualcosa basta chiedere».&lt;br /&gt;«Se sei stanco me lo dici e andiamo».&lt;br /&gt;«Se te ne vuoi andare basta che me lo dici».&lt;br /&gt;Non ho capito se è cortesia o se è lui che se ne vuole andare e invece è costretto a stare qui per me.&lt;br /&gt;La due ore musicale finisce con un gruppo pugliese di pazzi (questi si...) tipo Balkan Beat Box, con il cantante che mostra gigantografie di Totò, corre per tutta la sala mettendo maschere in faccia al pubblico e alla fine lancia coriandoli. Fantastico! Serata meravigliosa e gran bella musica. Grazie DEMO!! Saluto Michael che mi invita alla prossima manifestazione organizzata dalla trasmissione, a cui andrò sicuramente. Uscendo lancio un’ultima occhiata al backstage, ma quel sorriso si è già dileguato. Vi lascio con una poesia scritta tempo fa che sembra riassumere questo momento, almeno per me. Si chiama ‘D’incontri fortuiti’. A presto...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’incontri fortuiti&lt;br /&gt;da un respiro mancato  &lt;br /&gt;soffocati dal cuore  &lt;br /&gt;sordo al suo stesso suono&lt;br /&gt;d’occhi stupiti &lt;br /&gt;che il suo lento sfilare ammirano&lt;br /&gt;e senza parole rimpiangono,&lt;br /&gt;per sempre&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-2985471436458520312?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/2985471436458520312/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=2985471436458520312' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2985471436458520312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2985471436458520312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/04/demo-3000.html' title='DEMO 3000'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-2419351350888578383</id><published>2011-03-07T20:25:00.003+01:00</published><updated>2011-03-09T17:19:52.942+01:00</updated><title type='text'>Assistenza Domiciliare</title><content type='html'>L’OSA è la cooperativa che nella mia circoscrizione fornisce l’assistenza domiciliare. Faccio capo a questa cooperativa, per quanto riguarda l’assistenza infermieristica settimanale, da quattordici anni. Avrò conosciuto all’incirca una ventina tra infermieri e infermiere, e sto arrotondano per difetto. Il rapporto professionale e umano che si instaura con la figura è, per forza di cose, molto intimo. D'altronde non potrebbe essere diversamente visto che si occupa delle cure igieniche e dello svuotamento rettale (l’indispensabile cagata mattutina per intenderci), almeno nel mio caso specifico. Come ho già detto ne ho cambiate molte negli anni, chi più chi meno brava, chi più chi meno simpatica com’è naturale che sia. Negli ultimi due anni ho avuto un’infermiera davvero speciale sotto tutti i punti di vista: Annalisa. Tra di noi, sin dal primo giorno, è nato un forte legame umano e professionale. Col senno di poi, avrei dovuto registrare le nostre interazioni mattiniere. Ve ne propongo una, dettata dal ricordo, che riassume il fantastico rapporto che si era creato.&lt;br /&gt;Il suo arrivo si sentiva già all’ingresso di casa:&lt;br /&gt;«E’ sveglio il principe?», di solito lo ero. A volte mi trovava appena alzato e partiva l’immediata ramanzina:&lt;br /&gt;«Ancora stai a dormì?! Guarda che io ho da fare, non ho tempo da perdere»&lt;br /&gt;«Cos’è un incubo? Sto ancora dormendo?»&lt;br /&gt;«Ora ti do un bel pizzico dove senti così vediamo!»&lt;br /&gt;«Oh madonna è arrivato l’uragano, stai calma»&lt;br /&gt;«Te lo faccio vedere io ‘stai calma’, avanti in carrozza».&lt;br /&gt;Il siparietto proseguiva in bagno mentre mi aiutava a fare la doccia, tra lanci di palle di bagno schiuma e schizzate d’acqua. Inframezzato da strofe e ritornelli di improbabili canzoni (da Mina a Rocky Roberts), cantati a squarciagola. &lt;br /&gt;Insomma una ventata di energia positiva e leggerezza che aveva il potere di trasformare in bello anche il risveglio più cupo. Aspetto psicologico a mio avviso estremamente importante, che non viene neanche lontanamente preso in considerazione dalla cooperativa. Morale della favola: da un giorno all’altro decidono di effettuare un cambio infermiera per motivi amministrativi. Così mi è stato giustificato nelle mie accorate telefonate. Nel mese successivo c’è stato un avvicendarsi di figure talvolta imbarazzanti per la scarsa preparazione professionale. Non sto qui a dilungarmi in esempi, ma vi assicuro che in quattordici anni di disabilità un minimo di esperienza l’ho acquisita. Sono in grado di capire nel giro di cinque minuti se uno sa fare il suo lavoro o meno. Alla fine la situazione si è pressochè stabilizzata con un’altra infermiera più o meno preparata e sufficientemente piacevole (lontana anni luce da Annalisa). Con una fastidiosa novità: se Annalisa veniva tra le nove e mezza e le dieci, questa non arriva prima delle undici-undici e mezza. Per me è un problema. Non sono mai pronto e seduto prima delle dodici e trenta. Mi rovina tutta la mattinata facendomi perdere ore fondamentali per scrivere, oltre che precludermi qualsiasi tipo di appuntamento (ospedali, banca, mercato), che devo posticipare al pomeriggio togliendo ulteriori preziose ore alla scrittura. Inizio a chiamare la caposala della coperativa per risolvere il problema. Ogni volta mi sento dire che parlerà con l’infermiera e farà di tutto per cambiare l’orario, ma la musica non cambia di una nota. E non potrà mai cambiare visto che la ragazza viaggia in autobus e ha tanti pazienti prima di me. Non ce la può fare prima di quell’orario. Qualche giorno fa esasperato dall’attesa, alle undici e quaranta ancora neanche l’ombra, chiamo la cooperativa. La caposala non c’è, mi passano un responsabile: Daniele. &lt;br /&gt;Gli spiego il mio problema e lui mi risponde con un discorso anche giusto: ci sono pazienti che necessitano di cure a orari precisi per insuline e altri trattamenti importanti. Lungi da me scavalcare persone che necessitano di cure precise. Se c‘è una dote che ho sviluppato in questi anni è la solidarietà, soprattutto nei confronti di chi sta male. Gli faccio però notare che ho un lavoro e che c’è stato un cambiamento di orario abbastanza importante (allora potevate lasciarmi Annalisa), e che di conseguenza anch’io ho delle necessità. E’ qui che il discorso di Daniele cade in un buco nero che mi ha obbligato a scrivere questo post, pronunciando le frasi che da un ‘responsabile’ non ti aspetti:&lt;br /&gt;«Lei quindi lavora, esce?»&lt;br /&gt;«Si perché?»&lt;br /&gt;«Sa noi diamo assistenza esclusivamente a chi non deambula».&lt;br /&gt;Qui sarebbe stato giusto coprirlo di insulti. Mi sono limitato a dargli del ridicolo. In realtà la frase è di un’incompetenza e di una superficialità agghiaccianti. Innanzitutto caro Daniele, visto che sai che sono anni che ricevo la vostra assistenza, dovresti anche sapere che la mia patologia è: tetraplegia completa spastica a livello C 5-6. Significa che ho l’ottanta per cento del corpo paralizzato, muovo il braccio destro bene, quello sinistro molto male e ho entrambe le mani paralizzate (scrivo con la nocca del mignolo della mano destra). Deambulo su una sedia a rotelle e si, caro Daniele, esco. Potrà sembrare strano a qualcuno che evidentemente pensa, come purtroppo gran parte della gente, che il disabile è tale quando sta a casa con mamma e zia e con una copertina sulle gambe. Io invece esco, vivo, condivido emozioni e mi diverto come se non più degli altri. Dovresti essere così sensibile da capirlo visto il ruolo che ricopri. Ti dirò di più, oltre che scrivere, sono anche musicista e produttore musicale. Io e la mia carrozzina abbiamo ‘deambulato’ in turnè per tutta l’Italia, su palcoscenici importanti. Pensa un po’ che strano. Oltretutto la mia patologia mi garantirebbe per legge l’assistenza sei giorni a settimana. E’ solo per mia scelta che ne usufruisco per soli tre, quindi vi sto facendo un favore. Ultimo aspetto da non tralasciare: mi hai congedato al telefono dicendo, anche tu, che ne parlerai con l’infermiera. Questo aspetto democratico del rapporto lavorativo non esiste. Voi imponete una determinata mole di lavoro ai vostri dipendenti che, se non ce la fanno, sono liberi di trovarsi un altro impiego. Ce ne fosse stato uno in questi anni che non mi ha parlato male della vostra conduzione. Tutto questo mi ricorda il nostro governo: democratico fuori, dittatoriale dentro. Adesso, siate gentili, cercate di venirmi un minimo incontro sugli orari. A presto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-2419351350888578383?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/2419351350888578383/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=2419351350888578383' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2419351350888578383'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2419351350888578383'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/03/assistenza-domiciliare.html' title='Assistenza Domiciliare'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-1066936841006038721</id><published>2011-03-02T15:29:00.002+01:00</published><updated>2011-03-02T15:40:41.121+01:00</updated><title type='text'>Incontri  (un racconto breve  scritto mesi fa...)</title><content type='html'>Vago per strade a me familiari, in mezzo alle ombre di ciò che potrebbe essere stato mio, di ciò che ho perso e di quello che sarei potuto diventare. Credo siano pensieri comuni dopo una certa età. Si invecchia e si pensa agli errori commessi, alle occasioni mancate. Solo che io una certa età ancora non ce l’ho. Non sono neanche vicino ad averla. Si dice che uno è vecchio quando vive di ricordi. Io semplicemente ricordo, ma non mi sento vecchio. Forse sono proprio le proiezioni nel mio passato a tenermi in vita. Così lontano ormai che sta diventando sempre più difficile metterlo a fuoco. Un passato sfocato, ma ancora vivo e vibrante. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non fossi mai tornato da New York? &lt;br /&gt;Se avessi comprato la nuda proprietà della casa in fondo alla via?&lt;br /&gt;Se avessi suonato la tromba invece della chitarra?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo sarebbe un altro presente. Chissà se più o meno doloroso e difficile di questo. E un nuovo passato, e un futuro incerto, com’è giusto che sia.&lt;br /&gt;Vorrebbe dire cancellare incontri, amicizie, amori. Cancellerei anche tanto dolore, ma per trovarne di nuovo e sconosciuto. Insomma tabula rasa e via, si ricomincia da zero. Da una tela immacolata. &lt;br /&gt;Ma io non ho voglia di ricominciare, non voglio cancellare il quadro che a fatica ho dipinto finora.                                          &lt;br /&gt;Apro gli occhi e sono davanti al ristorante di Aria. Sorpreso. Mi ero scordato di essere uscito per venire qui. Guardo i tavoli fuori, pieni di gente. Una ragazza di schiena, con taccuino e penna in mano, prende un ordine. E’ una schiena che non ho mai visto. Si apre il portellone del furgone: è Michele che mi saluta e inizia immediatamente le operazioni per farmi scendere. &lt;br /&gt;«E di chi sarebbe quella bellissima schiena?», chiedo.&lt;br /&gt;«Sarà Daniela»&lt;br /&gt;«No, Daniela la conosco e quella schiena se la sogna»&lt;br /&gt;«Gina?», Michele continua a rispondermi senza guardare, intento a liberare la carrozzina dalle cinghie che la bloccano.&lt;br /&gt;«Gina di spalle sembra un giocatore di rugby, se magari ti fermi un secondo e guardi la finiamo con l’interrogatorio». Si ferma giusto l’attimo necessario per darle un’occhiata distratta:&lt;br /&gt;«Non l’ho mai vista»&lt;br /&gt;«Ma è il ristorante della tua fidanzata o no?»&lt;br /&gt;«Sarà nuova».&lt;br /&gt;Come potrei vivere un presente senza Michele. Non sembra esserci cosa in grado di sorprenderlo o coglierlo impreparato.&lt;br /&gt;Entriamo nel ristorante e veniamo accolti da Aria e da suo padre Gianfranco, romano doc vecchio stampo. Mentre lo saluto, la ragazza che avevo visto di schiena mi passa davanti con due portate in mano. Mi sorride. E’ un sorriso dolce, solare anche se di passaggio. Un sorriso indaffarato. E un bel viso.&lt;br /&gt;Gianfranco ci sistema di fuori, vicino alla cucina:«Così magni prima».&lt;br /&gt;Saluto il resto del personale e mi faccio elencare i piatti del giorno. Tanto so già che ordinerrò la pasta con le telline. Vado a periodi, e questo è il periodo che mi piacciono le telline. Tra un po’ passerò al risotto agli scampi piuttosto che ai vermicelli coi moscardini. Una bottiglia di bianco fredda e un secondo. &lt;br /&gt;«Chi mangia?», eccola di nuovo con tovaglioli e posate in mano.&lt;br /&gt;«Io bevo», dichiara con la solita flemma Michele.&lt;br /&gt;«Io mangio e, se avanza, berrei anche».&lt;br /&gt;Sorride ancora. Sistema il coperto e mi porta il pane. La ringrazio.&lt;br /&gt;Mangio la tellina e ordino anche il tonno alla griglia, annaffiando il tutto con l’ottimo vino. Sono di spalle rispetto agli altri tavoli esterni; vorrei sapere dov’è, guardarla per cercare il suo sguardo. Sperare che si avvicini per scambiare una battuta. Vivere quel momento di beato conflitto quando non sai dove troverai il coraggio per aprire bocca. Ma la carrozzina è bloccata sotto al tavolo e il mio collo non è più mobile come una volta. Potrei chiedere ad Aria di presentarmela o di portarla al tavolo, ma non voglio trucchi ne strategie. Mi basta uno sguardo sincero. Finisco la cena senza vederla. Anche perché il mio tavolo è circondato da tutto il resto del personale più proprietari. Ne deduco che lei sta impazzendo dietro al resto del ristorante. &lt;br /&gt;«Non saremo in troppi a servì ‘sto tavolo?», come se mi avesse letto nel pensiero e con tutto il carico della sua romanità, Gianfranco riavvia i cervelli sopiti dei lavoranti, che riprendono le rispettive posizioni. Sembravano lavorare solo per il mio tavolo. Come potrei sopportare un presente senza le persone che ho intorno; che ho conosciuto dopo l’incidente; che amo profondamente.&lt;br /&gt;Finisco la cena e il vino. Mi libero dalla morsa del tavolo e mi metto schiena al muro per riuscire a guardarla. I tavoli fuori sono vuoti e di lei neanche l’ombra. In effetti è già mezzanotte. Il mio girovagare mi aveva fatto arrivare tardi.&lt;br /&gt;Finalmente la vedo uscire. Ha sciolto i capelli. Apre lo sportello della macchina e mi guarda.&lt;br /&gt;«Ciao» le grido quasi senza volerlo.&lt;br /&gt;«Ciao» mi risponde con lo stesso sorriso solare, stavolta meno indaffarato ma sempre di passaggio. Entra nell’auto ma continua a guardarmi. E’ semi nascosta da una pianta ma sento i suoi occhi addosso. Lo sguardo sincero. Rimani ancora li, ferma con la macchina in moto. Se potessi alzarmi verrei a convincerti che devi rimanere, che stai commettendo uno sbaglio di cui ti pentirai per sempre. E chissà cos’altro sarei in grado d’inventarmi per non lasciarti andare. Ma tu stai uscendo dal parcheggio e io sono inchiodato qui. E’ mezzanotte, sei Cenerentola e scappi via. Ma non lasci scarpette, e io non sono il principe azzurro.&lt;br /&gt;Magari la prossima volta ti fermerai per qualche minuto, magari mi rivolgerai la parola, magari mi penserai un po’, magari non ti ricorderai nemmeno di avermi visto. &lt;br /&gt;E allora ti porterò un fiore.&lt;br /&gt;E questo racconto attaccato al gambo.&lt;br /&gt;E la consapevolezza che qualcuno non potrebbe sopportare di vivere un presente diverso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-1066936841006038721?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/1066936841006038721/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=1066936841006038721' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1066936841006038721'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1066936841006038721'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/03/incontri-un-racconto-breve-scritto-mesi.html' title='Incontri  (un racconto breve  scritto mesi fa...)'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-1764139602282071733</id><published>2011-01-24T18:03:00.006+01:00</published><updated>2011-01-24T18:04:08.370+01:00</updated><title type='text'>Accessibilità cinematografica</title><content type='html'>Dopo aver ricevuto alcune giuste e accorate proteste sul fatto che è da un po’ che non scrivo sul blog, rieccomi qua. Oggi voglio parlare di accessibilità, con particolare riferimento ai Cinema. Da qualche anno è uscita la legge che ha obbligato a rendere accessibili tutte le sale cinematografiche. Com’è ormai naturale nel nostro paese, tale legge è stata interpretata a personale discrezione dai vari proprietari. La tipologia dovrebbe in teoria essere una: permettere al disabile di vedere la proiezione dal migliore punto di vista possibile e a contatto con accompagnatori e spettatori. Nella maggior parte dei casi questo avviene. La posizione ideale è al centro dell’ultima fila con accanto le normali poltrone. Per avere la possibilità di vedere il film in compagnia degli amici con i quali ci si è recati al cinema, e insieme godere di un’ottima visuale. &lt;br /&gt;Veniamo ora alle varie interpretazioni della tipologia base, con tanto di esempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tipologia 1: al centro della prima fila.&lt;br /&gt;Qualche giorno fa sono andato, o meglio ho cercato di andare a vedere il film ‘Una vita tranquilla’ con mia sorella Valentina. Appuntamento al cinema ‘Giulio Cesare’. Ci avviciniamo alla biglietteria. Mia sorella chiede due biglietti facendo presente che uno è per un disabile. La bigliettaia stampa gli ingressi e dice:&lt;br /&gt;«Conosce la sala uno?»&lt;br /&gt;«In effetti si, è quella fatta a scalinata. Quindi non accessibile»&lt;br /&gt;«Certo che è accessibile, la carrozzina entra tranquillamente»&lt;br /&gt;«Si ma dobbiamo vedere il film in prima fila, non crede sia quantomeno scomodo per un disabile?»&lt;br /&gt;«Noi le prime file le vendiamo».&lt;br /&gt;Qui bisogna fare chiarezza su tre punti fondamentali:&lt;br /&gt;1- Per vedere un film dalla prima fila sono costretto a tenere il collo piegato all’indietro in una posizione innaturale con il rischio di procurarmi un’altra lesione cervicale (come se una non fosse già abbastanza). &lt;br /&gt;2- Certo che le prime file le vendono. Un conto è sedersi sulla poltrona e appoggiare la testa sullo schienale, un altro è piegare la testa all’indietro. Vi spiego tecnicamente cosa succede se uno, disabile o meno, tiene la testa in questa posizione per più di cinque minuti. Si schiacciano due arterie, di conseguenza affluisce meno sangue al cervello e, semplicemente, si sviene. &lt;br /&gt;3- Mettiamocelo bene in testa una volta per tutte: non basta che l’entrata di un luogo sia abbastanza larga da permettere l’accesso a una carrozzina per considerarlo ‘accessibile’. Ci vogliono le condizioni strutturalmente giuste all’interno.  Anche l’androne di casa di mia sorella è accessibile, poi però ci sono quattro rampe di scale senza ascensore!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tipologia 2: posto riservato in alto a destra.&lt;br /&gt;Qui parliamo della multisala di viale Marconi. Sono uscito con due mie amiche, Giulia e Ilda. Se uno esce in compagnia, cosa potrà mai significare se non che vuole stare insieme a qualcuno, condividere emozioni, scambiare opinioni. A maggior ragione se si va al cinema. In questa sala all’ultima fila c’è un muro divisorio. Sull’estremo angolo a destra del muro, c’è un mini balconcino (posto unico) che fuoriesce sopra la sala. Questo è il ghetto riservato ai disabili. Anzi ‘al disabile’ perché ci entra solo una carrozzina. E se, metti lo straordinario caso, i disabili sono due? Fanno la conta per scegliere chi vede il film? Però puoi sempre scambiare qualche opinione con il muro accanto a te, e se hai sete chiami le tue amiche al cellulare che hanno tolto la suoneria (del resto siamo al cinema) e non lo sentono. Insomma una posizione vantaggiosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tipologia 3: sala in discesa.&lt;br /&gt;Si tratta del cinema ‘Reale’ a Trastevere. Qui devo fare una premessa che riguarda la mia condizione di tetraplegico. Non avendo i muscoli addominali, non ho il controllo del busto. La sala in questione è in discesa. E non un leggero dislivello, come uno sarebbe portato a pensare, ma una bella discesa. Se levo i freni alla carrozzina parto come un proiettile. La sala è molto grande e anche i corridoi tra le poltrone quindi uno, per quanto riguarda il posto, ha l’imbarazzo della scelta. Il problema è che passo tutta la durata del film a cercare di reggermi per non finire piegato in avanti con la faccia tra le ginocchia. Alla fine mi sento come se avessi passato due ore in palestra, e non ricordo quale film ho visto. Non sarebbe meglio fare le sale leggermente in salita? Staremmo tutti più comodi, disabili e non. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci vuole tanto a spendere due lire in più per uniformare l’accessibilità di tutti i cinema alla tipologia base? Evidentemente si, soprattutto in un paese dove l’educazione civica è un optional che a nessuno interessa. &lt;br /&gt;La piantina da bagno che mi ha regalato la mia infermiera sta miracolosamente sopravvivendo. Il mio bagno è famoso per la propensione allo sterminio di qualsiasi forma di vita vegetale. Guardarla germogliare è uno di quei ‘Momenti di trascurabile felicità’ di cui parla Francesco Piccolo nel suo nuovo libro, che vi invito a comprare. Non c’entra niente con il post sull’accessibilità cinematografica lo so, ma volevo condividere questo piccolo evento. Il blog è mio no?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-1764139602282071733?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/1764139602282071733/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=1764139602282071733' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1764139602282071733'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1764139602282071733'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2011/01/accessibilita-cinematografica.html' title='Accessibilità cinematografica'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-240606303253355660</id><published>2010-12-29T16:30:00.001+01:00</published><updated>2010-12-29T16:34:07.622+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ricomincio a soffrire d’insonnia. Una fastidiosa, dolorosa, ostinata insonnia. Densa di pensieri che spezzano il respiro. Che soffocano ogni tentativo di reazione. &lt;br /&gt;Vorrei vivere nei miei sogni, confusi dai mille inspiegabili accadimenti. Rimbalzare da uno all’altro, senza ragioni ne spiegazioni. Lanciare una palla da football americano a qualcuno che non conosco da una sponda del Tevere all’altra; ritrovarmi in un colorato e affollato aeroporto , tra drappi e poltrone rosse e luci come in un teatro, in attesa di entrare in scena su un volo di cui ignoro la destinazione; camminare in un appartamento le cui finestre si affacciano su Central Park a New York, e spiccare il volo dal cornicione e volare volare sopra gli alberi, volare sul Metropolitan Museum, volare sul lago e sulla città tutta fino al mare, volare sull’oceano, libero. &lt;br /&gt;Succede invece che resti sveglio. Che i sogni svaniscono via come piume al vento. Che la realtà è un’altra. E sono qui che lascio le tracce delle mie ruote sulla terra dove sono sepolti i miei amici. Sono qui che disprezzo compiaciute situazioni di un tempo. Un tempo passato dal ritmo serrato, impazzito. &lt;br /&gt;Ho visto una generazione senza ideali, senza sogni, senza valori, senza voglia, disadattata per volontà, bruciare rapida come carta velina. LI ho visti abbracciati a una bottiglia, a una lattina, a una siringa. Li ho visti viaggiare in altri mondi, e ho condiviso mollti viaggi e molti abbracci. Li ho visti morire annoiati da se stessi. Annoiati dal piccolo mondo che si erano creati e in cui sguazzavano come girini. Li ho visti tramutarsi in rane, ma mai in principi azzurri. Mentre io combattevo per restare in vita, loro combattevano per lasciarla. E con tenacia ci sono riusciti. &lt;br /&gt;Li ricordo cosciente, li ricordo in sogno, li ricordo per tenerli in vita. Vorrei averli accanto a festeggiare la vita che hanno lasciato, che in fondo non è così male. Mi vergogno di averli lasciati andare, di non aver avuto la forza di trattenerli, di non essere stato esempio. Ma nessuno può essere esempio per chi non ha occhi. Per chi non ha coscienza. E allora brindiamo all’incoscienza, alla cecità, alle futili frasi di circostanza, ai pensieri distorti e ossessivi. Brindiamo all’assenza, alla solitudine, al caos. Brindiamo all’impotenza, all’egoismo e alle notti in braccio all’oblio. E brindiamo alla pace che spero abbiano trovato, dopo una vita combattuta. Buon Natale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-240606303253355660?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/240606303253355660/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=240606303253355660' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/240606303253355660'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/240606303253355660'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/12/ricomincio-soffrire-dinsonnia.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-5604100316722946470</id><published>2010-12-10T13:16:00.003+01:00</published><updated>2010-12-10T15:31:42.694+01:00</updated><title type='text'>Mi sono rotto il cazzo di...!</title><content type='html'>Ci sono una serie di cose che mi hanno davvero e irrimediabilmente sfrantumato i maroni. Dal momento che in questo periodo vanno di moda le liste, vado a esporvi la mia. Titolo:&lt;br /&gt;«Mi sono rotto il cazzo di...».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggere su facebook i messaggini dei poveri mentecatti che scrivono 'buongiorno' e 'buonanotte', smettetela!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggere su facebook altri poveri mentecatti (molte volte gli stessi di sopra) che pubblicano applicazioncine di dubbio gusto tipo:&lt;br /&gt;Oroscopo, significato del nome, caratteristiche del giorno di nascita, impegnato/a, single, che anno sarà il 2011, farmville, caratteristiche del proprio segno zodiacale, che frutto sei, chi eri nella tua vita passata, che organo del corpo sei e via dicendo...smettetela!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggere su facebook chi pubblica un post o una canzone o un video e si autoclicca 'mi piace'. E' sottinteso che ti piace, l'hai pubblicato tu cazzo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggere su facebook.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facebook.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avere un'infermiera che arriva sempre in ritardo e chiamare la cooperativa che la manda protestando inutilmente (post dedicato in arrivo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andare al cinema e vedere i film dalla prima fila che secondo loro è il posto più giusto per un disabile (anche qui post dedicato in arrivo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sentire mia madre che parla ininterrottamente di argomenti di cui non me ne frega un cazzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Repubblica che pubblica articoli sullo sconforto di Silvio Muccino che non ha idee per un nuovo film e non vede il fratello da tre anni (anche sticazzi!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vivere in un paese le cui caratteristiche principali sono nepotismo e corruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vivere in un paese dove Moccia e Volo vendono milioni di libri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vivere in un paese dove la musica è rappresentata da programmi come X Factor e Amici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vivere in un paese dove un disabile riceve una pensione di invalidità di 270 euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dover spendere 264 euro per cinque garze speciali per fare una medicazione di cui non posso fare a meno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E fa pure freddo...cazzo!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-5604100316722946470?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/5604100316722946470/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=5604100316722946470' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5604100316722946470'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5604100316722946470'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/12/mi-sono-rotto-il-cazzo-di.html' title='Mi sono rotto il cazzo di...!'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-1978503729193831255</id><published>2010-11-26T12:24:00.004+01:00</published><updated>2010-11-26T16:18:10.830+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ieri sera sono stato alla festa di compleanno del mio caro amico Max. Che ha pensato bene, nella migliore delle tradizioni delle sue particolari feste di compleanno, di farla in un locale erotico di S. Lorenzo: il caffè 'Veleno'. Ma facciamo un passo indietro. Una settimana fa apro, come di consueto, la mia posta elettronica e mi ritrovo ventinove messaggi con oggetto:«Porn D'». Penso subito a uno sconsiderato attacco di spam. Mi rendo invece conto che si tratta di un nuovo gruppo su facebook. A invitarmi a tale gruppo è proprio Max. Dopo aver eliminato le ventinove mail e modificato la ricezione nelle opzioni di facebbook, vado a curiosare nel gruppo. E' incredibile quanto la gente sia attratta dalla trasgressione, soprattutto quella a sfondo sessuale/erotico. Nel giro di tre giorni gli iscritti al gruppo lievitano come il pane nel forno. Il tutto accompagnato da un frenetico pubblicare di video e frasi sul tema. Un esempio del tenore dei video pubblicati: tre hostess (hotstess sarebbe il termine più adatto in questo caso) orientali di una non precisata compagnia aerea, si fanno una ricca pomiciata di tre minuti sotto a un ponte. A mio avviso sarebbe una pubblicità perfetta, diventerebbe la linea aerea più frequentata del mondo. La destinazione del volo non avrebbe più importanza. Leggendo scopro che lo scopo del gruppo è convogliare la gente alla festa. La provocazione: tutti si devono presentare con un oggetto fetish come biglietto da visita. Trovo che sia un'idea fantastica. Dalla velocità di aggregazione consiglierei al PD di fare una campagna elettorale a sfondo soft/erotico. &lt;br /&gt;Il locale è meraviglioso. Piccolo con bar quadrato al centro della sala, classica stanzetta vetrata con lap dancer senza palo e scadente sia dal punto di vista sessuale che da quello ritmico: si muove come Freinkenstein e suscita sesso come l'alluce di Shrek. Tavolini e sedie vicino alle pareti dipinte chiaramente di rosso, e mini stanza con mini dj - il grande Giovannino (con tanto di mascherina rossa)- che ci ha deliziato spaziando dai Duran Duran ai Rage Against The Machine devo dire con grande gusto musicale. Gogna piazzata davanti all'entrata, non quella classica per mani e testa ma quella con lettino e travi a v per le gambe (una sorta di divaricatore ginecologico medioevale). Sono in compagnia del mio amico Michael che mi è venuto a prendere e mi ha portato alla festa. Bravissimo attore oltre che persona davvero speciale. Con una peculiarità: gli tremano le mani come se ci fosse un terremoto del settimo grado della scala Richter. Bere o farsi mettere in bocca una sigaretta con il suo aiuto diventa una manche di giochi senza frontiere. Ma veniamo ora al vestiario degli invitati. Quasi tutti in nero. Le donne sfoggiano toppini di pizzo e maculati, catene, manette (immancabili) e mascherine di ogni tipo. Gli uomini giacche di pelle, polsiere con punte di ferro (quelle dei metallari), fruste, una sorta di battiscopa in pelle e maschere (una da maiale e una da wrestler degne di nota). Il travestimento più riuscito è quello di Manu: vestaglia orientale e pacchetto di patatine a rappresentare Rocco Siffredi nella famosa pubblicità. Quello meno riuscito il mio: pantaloni di velluto e maglione di lana a collo alto. Se però consideriamo il lato fetish della sedia a rotelle allora vinco io! Bravo Max, serata ottimamente riuscita. Dovremmo farne un appuntamento fisso mensile. Vi lascio con foto della 'lap dancer' per farvi un'idea... (venuta mossa perchè l'ha fatta Michael). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TO--YTeCAyI/AAAAAAAAAFA/KKiFQL1HHDc/s1600/IMG_0120.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 239px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TO--YTeCAyI/AAAAAAAAAFA/KKiFQL1HHDc/s320/IMG_0120.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5543858991068742434" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-1978503729193831255?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/1978503729193831255/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=1978503729193831255' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1978503729193831255'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1978503729193831255'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/11/ieri-sera-sono-stato-alla-festa-di.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TO--YTeCAyI/AAAAAAAAAFA/KKiFQL1HHDc/s72-c/IMG_0120.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-5026743392476092117</id><published>2010-11-09T13:55:00.002+01:00</published><updated>2010-11-09T14:16:15.600+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Vi allieto la giornata con qualche novità dell'ultim'ora:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ho trovato la macchina di mia madre parcheggiata davanti alla discesetta per disabili del marciapiede antistante il cancello di casa. Ho chiamato i vigili e gliel'ho fatta portare via. Avrà capito?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A pranzo: mia madre si guarda un dito e sentenzia:«Sento uno strano formicolio», mi guarda «sicuramente mi sta venendo una paralisi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al cinema: mi avvicino al botteghino e chiedo due biglietti. La signora mi guarda di sfuggita:«Sono quattordici euro».&lt;br /&gt;«Veramente ci dovrebbe essere una riduzione per i disabili»&lt;br /&gt;«Perchè lei ha l'invalidità?»&lt;br /&gt;Guardo il mio corpo per assicurarmi di essere effettivamente seduto su una carrozzina:&lt;br /&gt;«A occhio e croce direi di si»&lt;br /&gt;«Che ne so, potrebbe essere un incidente, potrebbe riprendersi»&lt;br /&gt;«...».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-5026743392476092117?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/5026743392476092117/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=5026743392476092117' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5026743392476092117'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5026743392476092117'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/11/vi-allieto-la-giornata-con-qualche.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-7177551013588508003</id><published>2010-10-11T02:45:00.004+02:00</published><updated>2010-10-11T14:01:37.030+02:00</updated><title type='text'>Lennon night</title><content type='html'>Sabato sono stato a una magnifica serata musicale all’Angelo Mai in onore di John Lennon, che avrebbe compiuto settant’anni. Settanta canzoni riprodotte da diversi artisti. Veramente coinvolgente e affollato come non l’ho mai visto prima. Ho dato appuntamento a Francesca, una mia compagna di classe del liceo che non vedevo da vent’anni. Devo dire che l’incontro è stato davvero emozionante. Il concerto è iniziato verso le nove e mezza e, insieme, sono iniziati a fioccare i drinks. Dopo aver timidamente ordinato una birra, sono passato a un ottimo negroni. Senza rendermene conto e con grande naturalezza, i negroni sono diventati quattro. Francesca non è stata da meno e mi ha tranquillamente seguito. Anzi era lei a fare avanti e indietro dal bar. Verso le due abbiamo deciso che forse era meglio uscire a prendere un po’ d’aria. A quel punto mi sono decisamente reso conto che il quarto negroni era stato il classico bicchiere di troppo. Quello che non dovresti mai bere, che poi te ne penti, ma che alla fine ti bevi lo stesso. Il bello è arrivato quando Francesca mi ha detto:&lt;br /&gt;«Avrei proprio bisogno di sedermi».&lt;br /&gt;Non vedendo posti liberi le ho gentilmente offerto le mie gambe. Si è seduta ma ha immediatamente perso l’equilibrio (chissà perché) sbilanciandosi all’indietro. Per cercare di non cadere si è istintivamente attaccata al mio collo. Risultato: siamo andati giù insieme come due sacchi di patate. Un secondo prima avevo mandato il mio assistente a prendere l’acqua (tempismo perfetto direi). Per fortuna la mia amica Shaila era li vicino e ha assistito alla scena prestandoci soccorso immediato. Insieme a due volenterosi ragazzi. Una volta rimesso sul mio mezzo ruotato ho avuto un attimo di panico. Insieme a noi era volato anche il mio nuovissimo iPhone. Non riuscivo più a trovarlo. Ho subito pensato a un furto istantaneo, in realtà era finito al di la di una protezione di tela che lo copriva.&lt;br /&gt;Il comico evento ci ha fatto decidere in totale unanimità che era arrivato il momento di tornarcene a casa. Ho accompagnato Francesca a piazza fiume e l’ho guardata avviarsi verso casa barcollante. Ho fatto il tragitto di ritorno a occhi chiusi, con tutti i finestrini aperti per tentare di riprendermi con l’aiuto del vento fresco sulla faccia, inutilmente. Non funziona mai. Una volta raggiunto il letto (non ricordo come), poco prima di svenire, ho ricevuto un messaggio di Francesca che recitava così:&lt;br /&gt;«Arrivata! Incre.3.cile eh!t?:) grazie baci fra».&lt;br /&gt;Grazie a te amica mia, mi sono davvero divertito!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-7177551013588508003?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/7177551013588508003/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=7177551013588508003' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/7177551013588508003'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/7177551013588508003'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/10/lennon-night.html' title='Lennon night'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-2086413806180316826</id><published>2010-10-04T13:36:00.001+02:00</published><updated>2010-10-04T13:39:29.982+02:00</updated><title type='text'>Delirio lucido</title><content type='html'>Sono stanco.&lt;br /&gt;Esco di rado, e quando esco mi pento amaramente di averlo fatto. Mi piace osservare gli altri, ne ho bisogno per scrivere. Ma come si descrive il niente? Perché è questo che vedo quando esco. Facce che comunicano niente. Una moltitudine di persone dipinta di colori falsi, maschere a nascondere il vero volto.&lt;br /&gt;Una ragazza balla eccitata saltando sul posto al suono di una musica che non si presta a tale ballo. Il suo accompagnatore la copia, ma dentro è imbarazzato e pensa:«Guarda che mi tocca fare per rimediare una scopata».&lt;br /&gt;Registi e attori sconosciuti che si autodefiniscono grandi. Che poi Roma è famosa per questo, è quasi un virus. ‘A Roma so tutti fenomeni’ qualcuno ha detto, a ragion veduta. &lt;br /&gt;E’ così difficile essere se stessi? Uscire senza veli? Mostrare un pizzico di umiltà?&lt;br /&gt;Quei pochi che lo fanno brillano di luce propria come soli, in mezzo a una scura nauseante melma. E soli restano, come me ora in questa stanza buia.  &lt;br /&gt;Sono stanco.&lt;br /&gt;Il mio viso cade a pezzi sotto i colpi di bisturi e punture. Li raccolgo e cerco inutilmente di ricomporre il puzzle. Allo specchio non mi riconosco. Estraneo a me stesso. Ho così tante cicatrici, che sono pronto per un eventuale film sui pirati. Non ho bisogno di trucco vado bene così, nature.&lt;br /&gt;Ho freddo. L’inverno mi sta già penetrando nelle ossa, ancor prima che arrivi. Sono completamente coperto dal piumino, esce solo il braccio per scrivere. &lt;br /&gt;Propongo una mozione di sfiducia al freddo, spostiamo l’Italia più a sud. Vicino all’equatore. Con tutte le cazzate che sento, una in più non fa niente...&lt;br /&gt;Abbasso il periscopio e m’immergo nel piumino. Che ci faccio qui?&lt;br /&gt;Buonanotte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-2086413806180316826?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/2086413806180316826/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=2086413806180316826' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2086413806180316826'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2086413806180316826'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/10/delirio-lucido.html' title='Delirio lucido'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-6631771048077711879</id><published>2010-09-14T23:46:00.002+02:00</published><updated>2010-09-14T23:54:14.709+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Voci.&lt;br /&gt;Voci festanti mi riempono di una rara solitudine. Un tuffo in piscina. &lt;br /&gt;Schizzi d’acqua come frammenti di ricordi mi bagnano, e non c’è più il sole caldo dell’estate passata ad asciugarli. Restano addosso umidi, ricordi felici carichi di tristezza. Non si può fermare il tempo, non si può vivere in un ricordo.&lt;br /&gt;E’ già vecchio colui che vive di ricordi, almeno così si dice. &lt;br /&gt;Ma è il ricordo a tenermi in vita, a scaldarmi quando ho freddo, a farmi volare  appeso a una soffice nuvola, a lasciarmi l'odore di un momento. &lt;br /&gt;Com’è difficile tornare poi al presente, senza un ricordo a cui aggrapparsi.&lt;br /&gt;E’ già buio qui e tra un anno sarà di nuovo luce, e un sole caldo ad asciugarmi, e nuovi ricordi.&lt;br /&gt;Tra un anno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-6631771048077711879?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/6631771048077711879/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=6631771048077711879' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/6631771048077711879'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/6631771048077711879'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/09/voci.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-3925935793133665746</id><published>2010-09-04T21:38:00.004+02:00</published><updated>2010-09-05T03:06:29.960+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ieri sono stato a cena con una mia amica. Siamo andati al ristorante ''Ditirambo'' a Campo de' Fiori. Ristorante che mi sento di consigliare per le gustose e ricercate pietanze, nonchè per la cortesia di tutto il personale. Non sono qui per esaltare il cibo o l'andamento della serata, su cui tuttavia non ho nulla da obiettare. Voglio raccontare cosa è successo mentre aspettavo il mio autista-assistente che mi veniva a prendere. Gli ho dato appuntamento esattamente dove mi aveva lasciato, davanti a due posti per disabili di cui uno con tanto di concessione (targa privata). Al mio arrivo nel luogo designato ho trovato una macchina parcheggiata nel posto privato, senza permesso di sosta adeguato. Dopo un minuto è arrivata una vigilessa (fatto già di per se raro quanto l'apparizione di un tirannosauro) che, fatto un giretto intorno all'auto per verificare l'assenza di permesso, ha iniziato a scrivere una multa. Ah dimenticavo, in tutto questo io ero anche abbastanza ubriaco:&lt;br /&gt;«Gli devi fare un milione di multa!»&lt;br /&gt;«In effetti non ha il permesso»&lt;br /&gt;«Già...».&lt;br /&gt;Dopo il piccolo siparietto, la vigilessa si è girata verso il collega per chiedere l'ammontare della sanzione: sosta in parcheggio per disabili euro settantotto. Se volessero davvero fermare questo tipo di abusi basterebbe fare cinquecento euro di multa. Non vedremmo più una macchina neanche in prossimità di un posto per disabili. I disabili stessi vivrebbero nel terrore di parcheggiare nei posti a loro riservati. Dopo cinque minuti è apparsa la proprietaria dell'auto che rivolgendosi a me ha pensato bene di dire in modo ammiccante:&lt;br /&gt;«Speriamo che non mi hanno fatto la multa»&lt;br /&gt;«E invece te l'hanno fatta la multa brutta deficiente, tu qui non ti devi parcheggiare»&lt;br /&gt;«Mi scusi»&lt;br /&gt;«Mi scusi il cazzo, tu non ti ci devi mettere qui e adesso sparisci!».&lt;br /&gt;La povera mentecatta è salita in macchina con la faccia da cagna bastonata e si è velocemente dileguata. &lt;br /&gt;Allora, è meglio prendere una multa e subire l'umiliazione di un disabile che ti inveisce contro o evitare di parcheggiare dove non si può?&lt;br /&gt;Ai posteri la 'poco' ardua sentenza...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-3925935793133665746?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/3925935793133665746/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=3925935793133665746' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3925935793133665746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3925935793133665746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/09/ieri-sono-stato-cena-con-una-mia-amica.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-3147792550052589185</id><published>2010-08-03T02:30:00.001+02:00</published><updated>2010-08-03T02:31:48.451+02:00</updated><title type='text'>Numana 3</title><content type='html'>I giorni passano inesorabilmente, soprattutto quando si sta bene, e la mia vacanza sta volgendo tristemente al termine. Tuttavia la vita di paese e il mio ampio parentado offrono continuamente il fianco alla mia penna.&lt;br /&gt;Qualche sera fa sono stato alla grigliata di famiglia organizzata da mio cugino Marco (figlio di Maurizio e Irma). Il giardino pavimentato del palazzo familiare è stato riempito di barbecue fumanti e tavoli con qualsiasi tipo di bevanda. Tranne mia cugina Michela, c’erano tutti: zio Maurizio e zia Irma con figli e fidanzate incinta, zio Massimo e zia Ester con figli e figli dei figli, zio Manfredo e zia Stefania con figli e fidanzate non incinta. C’erano anche due miei cari amici, David e Silvia che hanno assistito-subito la grande riunione di famiglia. Il primo siparietto riguarda il bassotto di mia cugina Maddalena (figlia di Massimo e Ester). Mi è stato immediatamente presentato. L’ho forse guardato con un minimo di disprezzo (non vado pazzo per i cani di piccola taglia) e sono stato altrettanto immediatamente redarguito:&lt;br /&gt;«Che c’è non ti piace il mio bassotto??»&lt;br /&gt;«No no, è che sembrava un topo»&lt;br /&gt;«Ma quale topo, guarda è così carino», intanto il mini quadrupede si allontanava tranquillo in mezzo alle erbacce del giardino.&lt;br /&gt;«Oddio‼ Non appoggia la zampina‼ Si è slogato! Oddio‼»&lt;br /&gt;«Chiamiamo un’ambulanza?»&lt;br /&gt;«Smettila! Vieni qui piccolino fammi controllare».&lt;br /&gt;Il bassotto è tornato zompettando tranquillamente sano come un pesce. &lt;br /&gt;Il menù della serata comprendeva tutti i tipi di carne conosciuti, dal pollo alle salsicce passando per spiedini, fiorentine e wurstel più circa 400 pomodorini al gratin cucinati, con tecniche diverse, dalle tre zie. Io e Marco, dall’alto della nostra esperienza in fatto di pomodorini – dopo averne divorati una quarantina – abbiamo stilato in gran segreto (per non offenderle) una classifica. Ma si sa, i segreti in famiglia non ci devono essere, quindi la pubblico:&lt;br /&gt;Prima a furor di popolo Irma, con il suo pomodorino classico al forno.&lt;br /&gt;Seconda Stefania, col pomodorino alla griglia.&lt;br /&gt;Terza Ester, per colpa del pan grattato allappante.&lt;br /&gt;Protagonista unico della serata è stato il piccolo Tommy, l’ultimo figlio di Maddalena. Si è destreggiato in improbabili cocktails mischiando vino, cocacola, acqua e birra con una spruzzata finale di lime versando istericamente l’intruglio da un bicchiere all’altro. Ha poi iniziato ad arroventare i legni degli spiedini sulla fiamma delle candele divertendosi a spegnerli sulle braccia di mia cugina Manuela (figlia di Manfredo e Stefania). Dopo l’ennesimo grido della madre di smetterla ha commentato:&lt;br /&gt;«Va bene la smetto, basta che non mi rompete li cojoni».&lt;br /&gt;Dulcis in fundo si è improvvisato cameriere tagliando fette di dolci per tutti (anche per chi non ne voleva). Più che Tommy lo chiamerei Danni. &lt;br /&gt;Ma l’apice è stato raggiunto quando zio Massimo ha tirato fuori una bottiglia di spumante per festeggiare mio cugino Marcello (figlio di Manfredo e Stefania) che si è appena comprato una meravigliosa imbarcazione. Un attimo prima di stappare, la sedia sulla quale era tranquillamente seduto zio Manfredo si è letteralmente disintegrata scaraventandolo a terra. Durante la caduta i piedi hanno violetemente colpito il tavolo davanti imbandito di piatti, bicchieri, bottiglie e un vaso di vetro porta candela pieno di conchiglie che sono volati all’unisono come fossero stati catapultati via. Andandosi a sfracellare tra muro e pavimento, sfiorando Margherita (la fidanzata di Marcello). Neanche il miglior effetto speciale cinematografico sarebbe stato in grado di riprodurre tanta perfezione. Ripuliti i cocci che erano magicamente racchiusi in cinquanta centimetri quadrati e fermato Tommy-Danni che voleva ficcarci dentro le mani per prendere una conchiglia, abbiamo deciso che era venuto il momento di andare in piazza a Numana dove imperversava una sfilata di moda. &lt;br /&gt;Solitamente la piazzetta del paese è tristemente vuota, a parte le sei o sette immancabili bancarelle che vendono le stesse cose da trent’anni. Questa volta c’era il delirio. Quasi non si camminava. E tutto questo per cosa? Una squallidissima sfilata di intimo e pellicce, presentata da niente popò di meno che Jo Squillo. In totale ‘modalità mediaset’ (cit. Graf) mentre introduceva le varie linee d’abbigliamento con testi da vendita televisiva. Inframezzando il tutto con battute ammiccanti e performance canore: lei che cantava ‘Everybody need sombedody’ dei Blues Brothers; due cantanti lirici (si fa per dire) che intonavano ‘Te vojo bene assai’ di Caruso. Una selva umana che applaudiva mentre si parlava di castorini, visoni e volpi massacrate per farne vestiti. Anche la bellezza delle modelle passava in secondo piano davanti a questo spettacolo surreale nel suo cinismo. Sono scappato disgustato e mi sono rifugiato da Morelli. Ho annegato i pensieri in un bicchiere di amaro e sono tornato a casa. Conservando il ricordo della serata col parentado al quasi completo, che dovrebbe succedere più spesso e a cui voglio un gran bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Tornati a casa con David, Silvia e la mia adorata cugina Monica ci siamo messi a chiacchierare. David e Silvia seduti sul divanone vellutato gonfiabile comprato a inizio vacanza. Nel mezzo della chiacchierata David si è alzato di colpo per raggiungere un bicchiere sul tavolo, mentre Silvia con il terrore negli occhi si cappottava all’indietro con tutto il divano. Senza curarci minimamente delle condizioni della povera Silvia siamo esplosi in una fragorosa risata, di quelle difficili da fermare. A questo punto, visto che non c’è due senza tre, quasi quasi mi cappotto anch’io da solo, così per solidarietà...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-3147792550052589185?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/3147792550052589185/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=3147792550052589185' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3147792550052589185'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3147792550052589185'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/08/numana-3.html' title='Numana 3'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-5513708867701351830</id><published>2010-07-28T20:07:00.001+02:00</published><updated>2010-07-28T20:11:07.730+02:00</updated><title type='text'>Numana 2</title><content type='html'>Sono appena stato a vedere un meraviglioso concerto di Marcus Miller al jazz festival di Fano. Ha suonato gran parte dell’album di Miles Davis ‘Tutu’, dove peraltro lo stesso Miller era presente col suo fantastico basso. Location suggestiva: il palco montato sul molo di attracco dello yacht club con tanto di tramonto alle spalle; un mega yacht tutto illuminato attraccato accanto al palco, mi ha fatto invidiare il proprietario. Due ore di concerto che sono sembrati cinque minuti tanto è stato coinvolgente. E’ bello vedere musicisti così bravi e famosi, divertirsi e far divertire un pubblico di appassionati. Molto spesso si assiste al compitino sufficiente per l’occasione. Questa volta, se me lo avessero chiesto, avrei ripagato il biglietto all’uscita. Per fortuna non me l’hanno chiesto.&lt;br /&gt;I primi dieci giorni di vacanza sono volati. Numana è sempre uguale, nonostante non sia più piena di giovani come una volta. Ho ritrovato le colonne portanti delle mie vacanze adolescenziali: la gelateria Morelli, dove non riesco mai a pagare il gelato. Conosco la famiglia da 35 anni. Da piccolo giocavo con Michele, uno dei figli. Quando arrivavo da Roma, anche da più grande, era il primo posto dove mi fermavo. A qualsiasi ora del giorno e della notte. Memorabili le reazioni delle  cameriere:&lt;br /&gt;«C’è un tipo in pareo pieno di tatuaggi che bussa, chiamiamo la polizia?».&lt;br /&gt;E poi c’è Adele la cuoca. Aveva una rosticceria casalinga. Mi ha tirato su a suon di gnocchi, tagliatelle e lasagne. Senza di lei sarei morto di fame. Anche ora che ha ottant’anni e ha chiuso l’esercizio, per me fa uno sforzo e sforna qualche manicaretto:«Ninì li fago solo per te (piccolo li faccio solo per te)».&lt;br /&gt;Immancabili le cene dagli zii. Sono rimbalzato da uno zio a un altro come un pallone da pallacanestro. In effetti sto prendendo proprio la sua forma. &lt;br /&gt;Da zia Irma e zio Maurizio (i miei preferiti, non me ne vogliano gli altri) doppia cena a base di pomodorini al gratin: centoventi la prima, ottanta la seconda (perché non c’era mio cugino). Spazzati via con grande naturalezza, facendo finta di lasciare che tutti ne mangiassero quanti ne volevano. In realtà era in corso una battaglia all’ultimo pomodorino. Con discorsi post cena molto divertenti. Sia mio zio che mia zia usano tranquillanti per andare a dormire. Una volta assunti i farmaci cadono in catalessi. Durante la notte potresti tranquillamente cambiare l’assetto della casa. Buttare giù muri a picconate, alzare tramezzi, sfondare pavimenti senza il minimo pericolo di svegliarli. Una notte zio Maurizio ha fatto più tardi del previsto. Ha aperto la porta della stanza e ha trovato zia Irma supina, bianca come un lenzuolo appena lavato, a bocca aperta con le mani conserte sul petto e il libro delle preghiere appoggiato sulla pancia. Per di più gli sembrava non respirasse:&lt;br /&gt;«Oh madonna è morta Irma!».&lt;br /&gt;Si è avvicinato e per fortuna respirava ancora. Preso da un impeto nervoso l’ha svegliata:&lt;br /&gt;«Oh Irma, non puoi dormì int’un fianco?? M’hai fatto prende un colpo‼». &lt;br /&gt;Da zio Massimo e zia Ester cena a base di pesce confezionata da lui, con il fondamentale aiuto di lei:&lt;br /&gt;«Si mette ai fornelli e inizia a dare ordini: tagliami l’aglio, sminuzza il prezzemolo, affetta la cipolla». &lt;br /&gt;Ha bisogno dell’aiuto cuoco che dopo quarant’anni di matrimonio ancora lo prende in giro sul fatto che non ricorda i nomi degli ingredienti:&lt;br /&gt;«Mi passi quello...quello...quellooo...come si chiama?».&lt;br /&gt;Dopo cena infilano un dvd con i vecchi filmini di famiglia. Due ore di vacanze al mare e in montagna. Al settimo cambio Madonna di Campiglio-Numana, la testa ha iniziato a vacillarmi bruscamente. Zio Massimo se n’è accorto:&lt;br /&gt;«T’è costata cara sta cena eh?».&lt;br /&gt;Genio.&lt;br /&gt;Quello che mi diverte di più è andare alla ‘Spiaggiola’ di Numana. Spiaggia che la mia famiglia frequenta da 50 anni. I discorsi spaziano da gossip su i protagonisti dei settimanali ‘Chi’ o ‘Novella 2000’ o ‘Vanity Fair’, a chi ha la precedenza all’accesso al pulmino del comune che ti riporta a casa, a tragicommedie su nipoti incinta o su qualsiasi cosa si possa ansiosamente ricamare sopra. Cito alcuni esempi. Conversazione a tre tra cugine:&lt;br /&gt;«Hai letto che il calciatore Cristiano Ronaldo ha pagato 12 milioni di dollari per farsi dare il bambino dalla donna che aveva messo incinta?» &lt;br /&gt;«Io ho letto 15 milioni»&lt;br /&gt;«Praticamente gliel’ha venduto»&lt;br /&gt;«Ma no, ha preso l’affidamento»&lt;br /&gt;«Secondo me ha affittato l’utero»&lt;br /&gt;«Vedrai se quella tra un po’ non torna a battere cassa»&lt;br /&gt;«Tanto finisce sempre così»&lt;br /&gt;«E lui come farà a crescerlo, che sta sempre a giocare a calcio»&lt;br /&gt;«Mah, che gente».&lt;br /&gt;Conversazione tra zie su nuora incinta:&lt;br /&gt;«Sta ragazza c’ha tanti dolori»&lt;br /&gt;«Adesso deve fare l’ecografia»&lt;br /&gt;«Si ma sti dolori sono strani, starà bene sto fiolo»&lt;br /&gt;«Mamma mia qui ogni giorno ce ne una»&lt;br /&gt;«Ne verremo fuori?» &lt;br /&gt;«E poi non gli cresce la pancia»&lt;br /&gt;«Non è normale»&lt;br /&gt;«Che macello, vacci a capì qualcosa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mio zio Maurizio vota, ahimè, PDL. Mi diverte stuzzicarlo. Finita la cena gli ho dato appuntamento al mare la mattina dopo, chiedendogli di comprarmi ‘Il Fatto’ quotidiano. Sono arrivato in spiaggia dove mia cugina Monica mi ha detto:&lt;br /&gt;«Si è tappato il naso e ti ha comprato il giornale puntualizzando che non era per lui. Si è raccomandato con me di non leggerlo».&lt;br /&gt;Alla fine non l’ho letto neanch’io. Qualcuno l’ha fatto sparire. Il parentado congiura...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-5513708867701351830?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/5513708867701351830/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=5513708867701351830' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5513708867701351830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5513708867701351830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/07/numana-2.html' title='Numana 2'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-7456142354995277488</id><published>2010-07-19T13:41:00.003+02:00</published><updated>2010-07-19T13:55:50.546+02:00</updated><title type='text'>Numana 1</title><content type='html'>Sono appena arrivato a Numana nelle Marche. Un paesino sotto al monte Conero che conosco molto bene. I miei genitori e gran parte del mio ‘parentado’ sono di Ancona, e la nostra casa delle vacanze estive è sempre stata qui. Sono praticamente cresciuto in questo stupendo paesino. Sarei dovuto partire venerdì mattina presto ma come al solito, sono stato investito dagli immancabili guai dell’ultimora. Il cuscino ad aria sul quale mi siedo ha pensato bene di bucarsi proprio il giorno della partenza. I gommisti di zona, dimostrando grande solidarietà e spirito di sacrificio, si sono rifiutati di mettere mano al danno. Così ho dovuto mandare il mio assistente sulla Prenestina, nell’officina ortopedica a cui faccio riferimento. I ragazzi mi hanno momentaneamente risolto il problema, a fine vacanza dovrò comprarmi un cuscino nuovo, ma alle cinque e mezza di pomeriggio. Tornato in possesso dell’indispensabile oggetto, abbiamo iniziato a caricare il furgone con i pochi bagagli preparati. Quest’anno ho deciso di viaggiare leggero: tre valigioni, tre scatoloni, una busta piena di cuscini e una con le amache, il mio materasso antidecubito, un materasso gonfiabile per gli eventuali ospiti, un sacchetto con ciotole e guinzagli, due cani e la moglie del mio assistente al settimo mese di gravidanza. Riempire un portabagagli diventa un po’ come giocare a tetris. Cerchi di incastrare tutto nella maniera più conveniente. Dopo un metti e leva durato una buona mezz’ora sono arrivato alla perfezione. Volevo quasi fotografare l’opera cubista tanto ero soddisfatto. Rientrato in casa per chiudere e prendere le ultime cose, mi è quasi venuto un arresto cardiaco alla vista della sedia doccia ancora tranquillamente parcheggiata nel mio bagno. Preso dallo sconforto ho passato la patata bollente al mio assistente:&lt;br /&gt;«Smontala e caricala tu, io non voglio saperne più niente».&lt;br /&gt;Siamo riusciti a partire alle otto e mezza. Un’ora per uscire da Roma. Mezzora in autogril per un panino. Tre ore e mezza per arrivare. Anche perché vista la pessima guida del mio assistente in autostrada (un suv lanciato a 200 all’ora ci ha quasi investito perché lui pretendeva di mettere la freccia e superare non curandosi di chi arrivava), ho deciso che la velocità massima consentita era 120 km all’ora. &lt;br /&gt;La vista della casa che ho affittato mi ha fatto immediatamente dimenticare le difficoltà della giornata. Si tratta di un enorme casale diviso in appartamenti. Il mio si affaccia su un ampio tratto di campagna con il tramonto al centro dell’orizzonte. La casa ha due stanze e un doppio salone con vetrata celo terra lunga circa sette metri, sullo stesso lato della vista mozzafiato. Un grandissimo e ben curato giardino circonda tutto il casale. Gli interni sono arredati con gusto e col minimo indispensabile. Mi sono subito attrezzato con divani gonfiabili con fondo di vellutino e torce a profusione. La prima cena sul patio illuminati dal fuoco delle torce, sotto un celo stellatissimo e con uno spicchio appuntito di luna crescente che faceva capolino tra le poche nuvole, mi ha fatto venire voglia di restare qui per sempre. E il tramonto disteso sul divanetto vellutato con un campari in mano ha triplicato la voglia. A presto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-7456142354995277488?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/7456142354995277488/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=7456142354995277488' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/7456142354995277488'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/7456142354995277488'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/07/numana-1.html' title='Numana 1'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-7246965216324784554</id><published>2010-06-02T17:09:00.001+02:00</published><updated>2010-06-02T17:12:01.326+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Due giorni fa sono stato al teatro Vittoria a Testaccio per l’evento organizzato dai Radicali di anticlericale.net. Serata divertente arricchita dagli interventi di tantissimi attori, presentata da un Andrea Rivera nei panni di Gesù, in grande forma. Non voglio raccontare lo spettacolo. Voglio denunciare la purtroppo solita inadempienza riguardo le barriere architettoniche. Entro nel teatro e mi trovo davanti a rampe di scale senza l’attrezzatura necessaria per salirle o scenderle. Mi rivolgo alla mascherina, che mi dice:«Il posto per voi è in galleria». Inizio a innervosirmi. Mi offrono aiuto per salire (aiuto di cui non ho bisogno, ma che accetto). Una volta saliti in galleria mi indica il ‘posto’:&lt;br /&gt;«Di solito si mettono li».&lt;br /&gt;Li, equivale all’angolo estremo in fondo dietro l’ultima fila di poltrone dove, per puro caso, c’è uno slargo. La vista del palco è semi impallata da un vetro che si allunga davanti alla prima fila di poltrone. A questo punto esplodo:&lt;br /&gt;«E’ al corrente che dovreste essere muniti di un montascale per legge?»&lt;br /&gt;«Questo è un discorso lungo»&lt;br /&gt;«No il discorso è breve, o mettete un montascale o vado a fare un esposto e vi faccio chiudere il teatro. Ha mai sentito parlare di integrazione sociale?».&lt;br /&gt;Mi guarda come se le avessi chiesto di risolvere un problema di fisica quantistica. A parte il montascale che, essendo il teatro un luogo pubblico, dovrebbe esserci senza «discorsi lunghi». Non si è ancora capito che il disabile non è uno strano animale da relegare in un angolo. Fa parte della società con gli stessi identici diritti di una persona «normale». Lo spettacolo lo voglio vedere insieme agli altri, sentendomi parte di un momento ludico o tragico che sia, e avere la possibilità di condividerlo con tutti i presenti. E’ così difficile da capire? &lt;br /&gt;Tornando alle scale, io non ho difficoltà a salire una rampa (conosco le tecniche e comunque ho superato ostacoli notevolmente maggiori) o a lasciare che mi si aiuti a farlo (c’è sempre qualcuno che si presta). Ma se arriva un disabile che ha paura a farsi trasportare perché non si fida (più che leggittimo), come la mettiamo? Lo rimandiamo a casa con tante scuse? &lt;br /&gt;L’apice è stato raggiunto con l’arrivo di una signora su una enorme carrozzina, in posizione semi stesa. Dopo essere stata issata in galleria, l’hanno posizionata nell’angolo punitivo dove, oltretutto, soffiava freddo e inersorabile il getto dell’aria condizionata. Io me ne sono dovuto andare prima della fine dello spettacolo perché il gelo mi stava procurando la paralisi della parte destra della faccia (come se non fossi già paralizzato abbastanza), la signora tossiva e starnutiva. Sarà tornata a casa con una polmonite. Ma la vogliamo smettere di fregarcene altamente del prossimo? &lt;br /&gt;Vado a fare l’esposto e poi chiamo Jimmy Ghione di Striscia la Notizia. Vi terrò informati...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-7246965216324784554?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/7246965216324784554/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=7246965216324784554' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/7246965216324784554'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/7246965216324784554'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/06/due-giorni-fa-sono-stato-al-teatro.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-3087175714750950988</id><published>2010-05-30T19:56:00.001+02:00</published><updated>2010-05-30T19:58:18.744+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Sono reduce dalla festa di compleanno di mia sorella Valentina. Tenutasi in casa mia, con tanto di dj David Nerattini ‘on the turntables’. Abbiamo passato parte del pomeriggio a spostare mobili per fare spazio all’orda danzereccia che mi avrebbe invaso casa, a posizionare candele, torce e quant’altro in giardino per creare l’atmosfera adatta (operazione ottimamente riuscita) e ad allestire tavoli e tavolini con alcool di tutti i generi. In realtà è venuta meno gente di quella che aspettavamo, ma veramente buona. Si è bevuto e danzato alla grande. Grazie, oltre che al dj, all’impegno di Tata nel confezionare mohitos a profusione e assicurarsi che tutti ne traessero grande beneficio. Soprattutto lei. Tata è un’amica di Maya, che ha portato anche sua mamma Giulia. Per la quale l’ingresso alla festa non è stato dei più promettenti: piede nel canalino di scolo dell’acqua e cascatone con ammaccatura ginocchio. Nonostante le immediate cure a base di ghiaccio, il ginocchio si è gonfiato e le ha dato fastidio per tutta la sera, con mio grande dispiacere. Ciò non le ha impedito di divertirsi e di incontrare tante persone che già conosceva, praticamente quasi tutti. Grande Giulia!!! &lt;br /&gt;Star indiscussa della serata Margot, ultimo arrivo in casa Barbarossa. Una bambina di una bellezza sconvolgente completamente a suo agio nonostante la musica alta e i festanti. Tutta Papà, senza offesa per Mammà. Un grazie speciale a Maya per la sensibilità dimostrata. E ora via, a praticare con l’importante obbiettivo concordato sempre con Maya (aò sempre in mezzo sta Maya!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di lasciarvi voglio riportare due notizie lette su Repubblica:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è stata una sorta di pulizia negli atenei italiani. Sono state eliminate 469 lauree brevi cosiderate ‘stravaganti’. Ne voglio elencare alcune, quelle appunto riportate dal giornale:&lt;br /&gt;‘Benessere del cane e del gatto’; ‘Scienze del fiore e del verde’;                  ‘Enogastronomia mediterranea’; ‘Turismo alpino’. A questo punto vorrei una lista completa. Ci potrebbe essere qualsiasi cosa: ‘Fenomenologia del velluto a coste’; ‘Filosofia del posacenere’ o anche ‘Accumulo e smaltimento delle unghie tagliate’. Si può dire che la cultura italiana abbia fatto un salto in un futuro pregno di sapere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Canada hanno diffuso le foto di quattro rapinatori dalla curiosa tecnica. Aspettano nei pressi di un bancomat che qualcuno prelevi del denaro. Una volta effettuata l’operazione il malcapitato viene investito da una pioggia di merda liquida. A quel punto entrano in azione i complici dello spruzzatore, che fingendosi cittadini solidali, aiutano lo smerdato a pulirsi mentre gli sfilano i verdoni. I quattro pericolosi malviventi sono accusati di ‘Rapina a mano sporca’. Secondo me dovrebbero dargli un premio per l’originalità della tecnica adottata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo avervi cambiato l’esistenza con queste notizie di vitale importanza mi eclisso. Alla prossima!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-3087175714750950988?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/3087175714750950988/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=3087175714750950988' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3087175714750950988'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3087175714750950988'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/05/sono-reduce-dalla-festa-di-compleanno.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-60709734122003504</id><published>2010-05-27T20:41:00.003+02:00</published><updated>2010-06-02T17:37:34.568+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Eccoci qua! &lt;br /&gt;Dopo un minimo di latitanza, ho delle cose da raccontare. Vedo con grande piacere che i lettori fissi del mio blog sono aumentati. Grazie!&lt;br /&gt;Per chi ancora non lo sapesse, da ormai un anno ho abbracciato la fede Buddista. In particolare il buddismo del maestro Nichiren Daishonin. Sabato scorso ho ricevuto il gohonzon: la pergamena oggetto di culto davanti alla quale si prega/pratica la formula Nam Myoho Renge Kyo. Il ricevimento si è tenuto al kaikan, il centro della Soka Gakkai International (SGI) che è l’organismo a cui si appoggia questa branca del buddismo. Al contrario di quello che pensavo, e che forse temevo da un certo punto di vista, la cerimonia è stata molto semplice e piacevolmente festosa. Nessun imbarazzante sfarzo, che è anche uno degli aspetti a mio avviso positivi di questa religione laica. Se ci fosse stato un Dio o qualsiasi altra cosa trascendentale da venerare, neanche la mia ombra si sarebbe avvicinata. Non è nelle mie corde (per usare una terminologia educata). &lt;br /&gt;Sono arrivato al centro insieme a Richard, l’amico che mi ha introdotto (=messo in mezzo‼) al buddismo (nella terminologia buddista io sono il suo shakubuku), e ho fatto il check in. Che, in questo caso, non significa consegnare valigie e partire in volo ma registrarsi consegnando un foglio compilato con dati anagrafici e altro, accompagnato da due foto. Come al solito, grazie al mio cognome, sono il primo della lista. Reminescenze da incubo scolastico affiorano immediatamente dalle profondità del mio cervello, del tipo:«Oggi interroghiamo il primo e l’ultimo del registro di classe» o anche «Interrogazione in ordine alfabetico!». Non c’è ultimo banco che ti nasconda. Infatti l’immancaile commento arriva subito:«Eccoti qua, sei il primo!». E ti pareva. Speriamo non sia così anche dopo la morte:«A come Amurri ti reincarni in A come Asparago!». &lt;br /&gt;Effettuata la registrazione entriamo in questa grande sala di preghiera (butsuma) piena di sedie, in fondo alla quale c’è un palco con sopra un bellissimo butsudan (la struttura/armadio che contiene il gohonzon). C’è tanta gente ed è in atto una recitazione guidata da Alberto un responsabile del centro. Richard mi parcheggia in prima fila, si siede dietro di me e ci uniamo alla preghiera. Prima di entrare mi aveva posizionato legandomelo al collo il porta gohonzon: un lungo involucro dove viene infilato il gohonzon appunto all’atto della ricezione. Dono di Maya, una dolcissima ragazza che ho conosciuto da poco, di colore arancione (il porta gohonzon non Maya). Come abbia fatto a sapere che l’arancione è il mio colore preferito è uno di quei dubbi che è bello rimangano piacevolmente tali. Finita la preghiera con i quattro Nam Myoho Renge Kyo di chiusura, Alberto prende il microfono e annuncia che subito dopo la recitazione del Gongyo (una preghiera che si recita due volte al giorno) avverrà la consegna dei gohonzon. Tredici per l’esattezza. Finita anche questa preghiera inizia la consegna. Alberto scende dal palco e ci si mette davanti mentre le biacuren, ragazze che svolgono attività di assistenza all’interno del centro e non solo (non so se il termine sia giusto anche per indicare i ragazzi), gli porgono i gohonzon. Uno a uno (io per primo..) lo riceviamo e torniamo a posto. Alla fine scoppia l’applauso fragoroso di tutti i presenti. Alberto prende il microfono e dopo un breve discorso augurale, anche molto divertente, congeda tutti i presenti. Nei giorni precedenti tutti gli amici buddisti mi avevano preannunciato la grande emozione che avrei provato in questo momento. La realtà è che non mi sento così emozionato, almeno non ancora. Shaila ed Esther, due amiche che sono state così carine da venire, si precipitano a salutarmi. Tutti gli amici presenti hanno un regalo pronto in mano. Libri e oggetti per allestire il mio butsudan. Neanche il giorno del mio compleanno ne ricevo così tanti. Tornati a casa, iniziamo i preparativi per una cena a base di sushi, che Richard da grande cuoco che è ha organizzato per commemorare l’evento. L’appuntamento con gli invitati è per le sette e mezza, orario di apertura del gohonzon. Ci sistemiamo nel mio studio (non so come siamo riusciti a entrarci tutti) dove ho deciso di metterlo e iniziamo a recitare con il butsudan aperto, completo dell’oggettistica rituale (ampollina con l’acqua, campana tibetana che già avevo, porta candele dorati e guardiani) ma ancora vuoto. Durante la preghiera Richard e Maya aprono la scatola che lo contiene e lentamente, con gesti delicati me lo srotolano davanti. Ecco, questo momento è davvero emozionante. Ora capisco cosa intendevano dire. Sento un grande calore invadermi il corpo. Li guardo, anzi lo guardo mentre lo posizionano dentro il butsudan. Concludiamo la preghiera e anche qui grandi festeggiamenti. Poi recitiamo gongyo, e sono io a guidarlo. E’ una preghiera particolare, dove si recitano due capitoli del Sutra del Loto, il libro su cui si basa la religione buddista di Daishonin. La sanno tutti a memoria tranne ovviamente me, che leggo da un libricino. Finito gongyo, altre grandi feste e ci trasferiamo in salotto a mangiare. La serata è proseguita magnificamante. Devo ringraziare tutti per il supporto, i magnifici regali, i fantastici nuovi incontri. Leggendo le dediche sui libri e i biglietti di auguri il light motif è la felicità per l’inizio di questo nuovo viaggio. A questo punto il check in al kaikan ha molto più senso...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-60709734122003504?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/60709734122003504/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=60709734122003504' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/60709734122003504'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/60709734122003504'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/05/eccoci-qua-dopo-un-minimo-di-latitanza.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-1430231468221109212</id><published>2010-04-20T16:15:00.001+02:00</published><updated>2010-04-20T16:15:34.055+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Sono sul volo di ritorno da New York. L’assistenza aeroportuale americana ha confermato il suo scarso livello di preparazione. Arrivato davanti all’ingresso dell’aereo mi hanno trasferito sulla mini sedia prendendomi in modo sbagliato. Vederli armeggiare con le cinture di sicurezza senza avere la minima idea del loro funzionamento, è come vedere un bambino davanti a una formula di fisica quantistica. Alla fine le annodano tipo corda. L’ingresso è disastroso: prima rischiano di farmi cadere perché le cinture chiaramente non reggono; poi si accostano troppo al portellone dell’aereo e mi scartavetrano un braccio contro il ferro. Mi domando se riuscirò ad arrivare al posto ancora vivo. &lt;br /&gt;Gli ultimi giorni a New York sono stati belli ma freddi. Tanto che la sera siamo rimasti a casa e ci siamo cucinati un paio di cene. Ero quasi contento di tornare se non fosse stato per l’ultimo giorno, che mi ha fatto tornare la voglia di vivere nella grande mela. Ho incontrato la mia amica Costanza che ci vive da quattro anni. E’ venuta a prendermi e mi ha portato a visitare il suo quartiere: ‘Dumbo’. Ovvero downtown Brooklyn subito al di la del Manhattan bridge. Ho avuto il piacere e l’onore di vedere il suo bellissimo studio e la sua accoglientissima casa. Costanza è un’ottima cantante, musicista, produttrice e anche ingegnere del suono. Oltre che essere una persona speciale. Siamo andati sul fiume a goderci la vista di NY al tramonto e siamo passati sotto al ponte dove il nostro caro Sergio Leone ha girato ‘C’era una volta in America’. Nel ’92, quando vivevo in città, qui non c’era anima viva in giro. Era pericoloso. Le case costavano pochissimo. Ora è tutto tranquillo e rinnovato, e i prezzi naturalmente sono lievitati. &lt;br /&gt;Alle nove una macchina ci ha prelevato davanti allo studio di Costanza per portarci al party di una premiere di un film per la televisione prodotto da HBO (famoso canale americano). Susan, protagonista del film insiema ad Al Pacino e John Goodman, mi aveva invitato anche allo screening del film che purtroppo si svolgeva in un ‘landmark building’, antico edificio costruito all’insegna delle barriere architettoniche. Il party si teneva al ‘Four Season Restaurant’, luogo super chic, dove la felpa verde acido della nazionale messicana di calcio portata da Miky faceva il suo sporco effetto. Due tavoli con buffet assortiti (dagli gnocchetti al ragù al sushi) alle estremità di una grandissima sala caratterizzata da un immenso lampadario a forma di ragnatela. Tavoli addobbati con orchidee viola meravigliose e una serie di camerieri che giravano offrendo vino bianco e champagne. L’unica accortezza: non lasciare il bicchiere pieno a metà sul tavolo perché veniva considerato finito e portato via in un decimo di secondo. Voltavi lo sguardo e spariva, come per magia. Tra le tante persone conosciute durante la serata mi hanno presentato Josh, un ragazzo poco più piccolo di me dal viso simpatico. Parlando viene fuori che fa il musicista e il produttore. Ha solo fatto le musiche di due documentari: Man on wire e The Cove entrambi premi Oscar. Ha uno studio downtown poco lontano da casa ‘mia’. Mi invita subito. Purtroppo parto il giorno dopo e la mattina ho un miliardo di cose da fare. Non ce la posso fare. Lo ringrazio e rimando al mio prossimo viaggio. Di li a poco, dopo aver bevuto il giusto e anche qualcosa in più, ce ne siamo andati. La macchina con l’autista russo di poche parole è venuta a riprenderci per portarci a casa. Durante il tragitto capisco che ho una gran voglia di vederlo lo studio del tipo. Così , spinto anche dall’insistenza di Costanza (anche lei desiderosa di vederlo), abbiamo deciso di mandargli un sms: «Ciao Josh, ma per caso vai a studio dopo il party?».&lt;br /&gt;Risposta quasi immediata: «Si tra poco, vuoi passare?».&lt;br /&gt;Certo che voglio Josh. Chiaramente siamo arrivati in zona prima noi. Non è stato difficile perdere tempo e farsi un bel rum da Schinler. Finito di bere ci siamo diretti all’indirizzo dello studio. Ci viene a prendere fuori perché ci sono da fare due rampe di scale a salire. La vista dello studio è scioccante. Si tratta di un antico teatro vaudeville del diciannovesimo secolo perfettamente conservato. Enorme. Con una gradinata che scende fino al palco pieno di qualsiasi strumento, amplificatore vintage ti venga in mente. C’è addirittura un gong. Illuminato da lampadari appartenenti all’antica struttura. Un juke-box  e un lungo tavolo con due sedie subito davanti al palco. Un pianoforte a coda con dentro il bar al posto delle corde. Da una parte c’è addirittura un letto a baldacchino. In cima alla gradinata c’è la regia: una stanza rettangolare piena di chitarre, con un rack pieno di strumenti e un tavolo con schermo 22’’ e un controller per protools. Alla destra del tavolo una serie di tastiere vintage una più bella dell’altra. Josh ci fa sentire il disco di Sizzla (un cantante jamaicano molto bravo) appena registrato e qualche pezzo (tutti scritti da lui sia testi che musica) che farà parte di una colonna sonora per un documentario sull’autismo. Performers: Crosby Stills and Nash, Anthony, Scarlett Johansson. E bravo Josh‼ Ci salutiamo con l’invito a venire anche tutti i giorni se ci va. Se vivevo a NY mio caro Josh ci rimanevo anche a dormire nel tuo studio. Un paradiso terrestre per chi ha voglia di fare musica e scrivere. &lt;br /&gt;Arrivati sotto casa ci salutiamo tristemente anche con Costanza. Abbiamo passato una giornata splendida insieme e dispiace che sia stata l’ultima della vacanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo l’aereo è bello che arrivato. Volo perfetto. Non ho avuto motivo di avere paura. Ho solo maledetto i viaggiatori in prima classe. Dal mio scomodissimo posto potevo vedere la super comodità dei loro, la possibilità di stendersi, lo schermo quattro volte più grande e il cibo sicuramente più buono. Non trovo giusto che un disabile con le mie problematiche debba viaggiare con mille difficoltà. Il passaggio alla businness class dovrebbe essere automatico per una serie di patologie. La gente non si rende conto purtroppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora sono a casa. Sono stato alla mostra di Hopper e mi sono ubriacato in un ristorante giapponese. Sento già l’oppressione di questa città che ti fa passare la voglia di fare. Elimina qualsiasi ispirazione. Basta leggere un giornale o fare una passeggiata in centro per essere assaliti da un senso di disgusto. Ma che sono tornato a fare? Almeno il vulcano poteva darmi una mano. Si fosse incazzato qualche giorno prima, starei felicemente bloccato a New York. Unica soluzione: non uscire mai da casa. Scrivere, scrivere, scrivere. A presto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-1430231468221109212?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/1430231468221109212/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=1430231468221109212' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1430231468221109212'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1430231468221109212'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/04/sono-sul-volo-di-ritorno-da-new-york.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-3638124613938976561</id><published>2010-04-11T14:25:00.004+02:00</published><updated>2010-04-14T03:10:04.769+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Sono andato a vedere il ''ping pong club'' di Susan, la mamma di mia nipote Eva. Il posto si chiama ''Spin''. Si trova sulla ventitresima strada tra Madison e Park Ave. Lo spazio è fantastico, si scende sottoterra e si entra im un mega stanzone con undici tavoli: dieci messi in fila in due gruppi di quattro e uno di tre, più l'ultimo ''centrale'' davanti a un lungo bancone bar e circondato da piccole gradinate di metallo. Quello dove si tengono i main events durante la settimana. In più c'è anche un ristorante con alcuni tavoli di fianco al bar. Arredato con gusto, luci soffuse intorno ai tavoli ben illuminati, schermi appesi ai muri. Cameriere attraenti che vengono a prendere l'ordinazione. L'evento della serata era il ''Dirty Dozen''. Un torneo settimanale che si svolge ogni venerdì tra i dodici più forti giocatori del club. Premio finale da 500 dollari. L'accoglienza è stata fantastica. Il manager del club ci ha scortato vicino al tavolo centrale e ci ha offerto da bere. Dopo pochi minuti si è presentato uno dei proprietari soci di Susan, un trent'enne di bell'aspetto di cui non ricordo il nome. E' rimasto a chiacchierare a lungo, e si è raccomandato di ordinare qualsiasi cosa volessimo. Dopo una mezz'ora è arrivata Susan. Siamo stati insieme tutta la sera, ammirando i bravissimi giocatori in partite mozzafiato accompagnati da due mc's che ne decantavano le gesta. Tra una partita e l'altra balletti di breakdance (un po' scarsi a dire il vero) e gare di abilità nello scolarsi boccali di birra a tutta velocità. Very american style. Agghiacciante per un europeo con un minimo di cultura. Molti giovani e ricambio un po' più adulto da una certa ora in poi. Tutti i tavoli costantemente pieni e moltissima gente al bar e al ristorante. Insomma serata perfettamente riuscita. Susan mi ha presentato tantissime persone, è stata molto carina. Credo ci sia il suo zampino anche nell'approccio ''out of the blue'' di una prorompente ventiquattrenne dell'Oklahoma, addetta all'ingresso del locale, sufficientemente ubriaca da parlarmi per un'oretta in spagnolo, pretendere il mio numero di telefono e rammaricarsi per il fatto che non vivo a NY. Che chiedere di più a una serata?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giorno dopo ho avuto l'immenso piacere di vedere mia nipote Eva, che non incontravo da sei anni. Ci siamo dati appuntamento in mezzo a Union Square. Si è presentata col suo nuovo ragazzo, molto carino e simpatico, ex giocatore dei Galaxy di Los Angeles che ci ha lasciato quasi subito per andarsi a vedere Barcellona-Real Madrid (giustamente direi). E' stato molto emozionante, abbiamo parlato per un'ora e mezza di qualsiasi cosa, tra grandi risate. Ci siamo accorti di pensarla allo stesso modo su parecchie cose. L'ho trovata in splendida forma, felice e ci siamo dati appuntamento a Roma per l'inizio dell'estate. Anche perchè per una che vive a Los Angele e uno che vive a Roma, incontrarsi a New York è veramente strano o perfettamente sano, non saprei scegliere. Ci siamo entrambi rammaricati di non poter passare più tempo insieme, lei doveva rientrare subito a L.A. per lavoro. Non ho problemi nel dire che è stata la più bella cosa che è successa a NY fin'ora. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domenica mattina alle 9 ero schierato insieme a una ventina di romanisti al ristorante ''La Sora Lella'' a vedere la partita della Roma. Clima un po' freddo all'inizio, della serie: chi è questo? Porterà male? Dopo il secondo gol ero già uno di loro. Alla fine baci e abbracci e tutti felici per questa grande Roma prima in classifica. Quasi mi toccherebbe rimanere fino alla fine del campionato (se qualcuno sponsorizza io rimango eh...).&lt;br /&gt;Subito dopo sono andato a prendere un'incazzatissima Sabina, reduce dalla sua mostra di gioielli andata male, per recarci al Metropolitan Museum. Qui mi tocca aprire una polemica sulla scarsa accessibilità di NY, che è qualcosa che uno non si aspetta. La metropolitana non è accessibile. Solo pochissime stazioni hanno gli ascensori. E questo ha limitato non poco la mia mobilità in città. I taxi per disabili praticamente non esistono. Ne ho intravisti due, chiaramente occupati, in cinque giorni. Puoi richiedere un furgoncino attrezzato ma è molto costoso. Gli autobus sono tutti accessibili, ma per arrivare al museo ci è voluta un'ora e due dollari e mezzo di biglietto. Per di più hanno un sistema di sicurezza molto scarso. Per non parlare dei marciapiedi disastrati e dell'accessibilità ai negozi anch'essa molto scarsa. &lt;br /&gt;Il Metropolitan è uno dei musei più belli del mondo. Ci vogliono almeno tre giorni per visitarlo nella sua interezza per non fare overload di informazioni. Cosa che immancabilmente abbiamo fatto uscendo col cervello in ebollizione. Tre ore al cospetto di opere e manufatti di qualsiasi genere e provenienza epocale. Uno dei ''must see'' di NY. Notate bene, il biglietto costa venti dollari ma se si dichiara di voler entrare con una semplice donazione anche di due dollari, si può. Solo che non c'è scritto da nessuna parte. O lo sai o paghi il biglietto. Risultato: sessanta dollari pagati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non faccio che pensare al ''povero cristo'' della mostra al New Museum. Oggi camminando su Houston st. l'ho anche intravisto. Forse aveva finito il turno. Aveva un non so che di trascendentale, per fortuna camminava sul cemento e non sull'acqua. Se lo incontro di nuovo lo fermo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-3638124613938976561?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/3638124613938976561/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=3638124613938976561' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3638124613938976561'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3638124613938976561'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/04/sono-andato-vedere-il-ping-pong-club-di.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-289346335344193673</id><published>2010-04-09T02:24:00.003+02:00</published><updated>2010-04-10T00:35:35.780+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Et voilà! Arrivato a New York City. Il viaggio è stato tranquillo. La Delta offre il peggior pasto che mi è capitato di mangiare su un volo. Un pollo di marmo, accompagnato da un pugnetto di riso scotto all'ennesima potenza, dei cavoli bonsai, un parallelepipedo di ceddar cheese anch'esso marmoreo e un simil tiramisù cammuffato da tiramisù. In compenso lo schermetto interattivo montato su ogni sedile offre una vasta scelta di film, spettacoli tv e videogame che mi hanno distratto dal pensiero di essere a diecimila metri da terra. Solo il movimentatissimo atterraggio, causa forte vento, mi ha riportato alla mente pensieri di morte imminente. Devo spezzare una lancia a favore dell'assistenza aeroportuale italiana. Carini, preparati, efficenti. Una ragazza mi ha scarrozzato dal check in al gate del volo, accompagnandomi perfino a fare acquisti al duty free. Altre due mi hanno trasferito sulla sedia da aereo (finalmente munita di cuscinetto) e mi hanno posizionato sul sedile con grande professionalità. Al contrario della controparte americana. Atterrato al JFK di New York, sono arrivate due tipe che non avevano la forza di sollevarmi. Se non ci fosse stato Miky starei ancora seduto in aereo. Per non parlare dell'incapacità totale a posizionare le cinture della mini sedia a rotelle, anche qui l'aiuto di Miky è stato fondamentale. E non è tutto. Passati i super controlli di ammissione con tanto di foto segnaletica e impronte digitali (ne hanno dovuto fare a meno nel mio caso), abbiamo aspettato due ore che arrivassero i bagagli. Pensavo fosse l'Italia il paese più lento a riconsegnarli. All'uscita la macchina che avevo prenotato se n'era chiaramente andata. Ho chiamato la ditta che me l'ha prontamente rimandata (con aumento della tariffa). L'autista indiano ha sparato lo stereo a cannone con il meglio delle pop hits orientali e, sbattendo le mani sul volante a tempo di musica, si è lanciato sulla strada neanche fosse rincorso dalla polizia. Fortuna che il mio assistente Nilushe mi ha abituato al tipo di guida orientale, quindi il tragitto è stato anche divertente. Meno per Miky che è stato sul punto di vomitare per tutta la durata della corsa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il loft dove ho affittato una stanza è bellissimo. Al settimo piano con l'ascensore che si apre direttamente all'interno della casa. Ha un enorme salone con cucina annessa, tre stanze da letto e due bagni, parquet ovunque, divani a profusione e un 42'' Samsung invidiabile. Arredato con discreto gusto direi. Pieno di orchidee e soprattutto un blocco distante da dove abitavo nel '92. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo impatto con la città è stato scioccante. Niente di ciò che conoscevo esiste più. Il caffè dove facevo colazione è diventato un ristorante, uno dei locali che frequentavo di più un negozio di vestiti. Il mio quartiere un tempo completamente spoglio, è  pieno di negozi, ristorantini, bar e chi più ne ha più ne metta. Anche il lower east side, che era quasi infrequentabile, si è trasformato in zona commerciale. Da un lato è meglio: si può girare tranquilli senza stare in costante tensione che qualcuno ti derubi pistola in pugno. Dall'altro è andato perduto il fascino dark di questa città, manca il ''lato oscuro della forza''. Non c'è equilibrio. Ma è un discorso lungo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho avuto il grande piacere di incontrare, dopo vent'anni, un grande amico con cui ho fatto il servizio militare. Vive e lavora qui da quindici anni. La cosa fantastica è che mi sembra di non averlo mai perso, dopo esserci raccontati a grandi linee quello che avevamo combinato è stato come se il tempo non fosse passato. Credo che questo succeda solo tra amici veri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stamattina sono andato al New Museum of Modern Art a vedere una mostra di una collezione di un filantropo greco, curata da Jeff Coons. Tra le tante cose orribili e sessualmente deviate, c'era un installazione umana. Una croce con un Gesù Cristo in carne ed ossa con tanto di corona di spine ''crocifisso'' con cinghie e maniglie a cui tremolante si aggrappava. Con vicino una scala per scendere  di tanto in tanto a riprendere fiato. E' proprio il caso di dire: ''povero cristo''. Ma quando uno acquista un'opera del genere, si porta a casa anche l'essere umano? E chi lo nutre?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-289346335344193673?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/289346335344193673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=289346335344193673' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/289346335344193673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/289346335344193673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/04/et-voila-arrivato-new-york-city.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-4187101525221992685</id><published>2010-04-05T17:13:00.004+02:00</published><updated>2010-04-05T19:47:02.540+02:00</updated><title type='text'>In procinto di...</title><content type='html'>Tra due giorni ho l'aereo per New York. Stamattina ho portato i cani a scuola di obbedienza, come faccio regolarmente due volte a settimana, e li ho anche mollati la. Preferisco lasciarli in pensione alla scuola, così stanno in compagnia canina e continuano il lavoro con l'istruttore. Il problema è che io non sono affatto abituato a stare senza i miei adorati cani. Sono passate due ore e già mi mancano. Fin'ora il pensiero del viaggio era alquanto astratto. Adesso che guardo fuori in giardino e non vedo i quadrupedi rosci, ho la certezza che sto effettivamente partendo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quando sono disabile ho cambiato modo di fare la valigia. O meglio, il modo è lo stesso sono cambiate le cose da metterci dentro. I vestiti rappresentano la percentuale minore dello spazio occupabile. Il grosso è intasato da: cateteri, buste per l'urina, guanti, traversine, medicine, creme e olii idratanti, pinzette usa e getta, garze, cerotti. Per non parlare del materasso tempur antidecubito e della sedia da viaggio per la doccia (e la cacca). Questi ultimi due elementi ''per fortuna'' viaggiano soli, sono anche loro valigie. Altrimenti avrei bisogno di un container. L'unico vantaggio è che molti oggetti vengono usati e buttati nel corso della vacanza, liberando lo spazio per le new entries dello shopping in loco (tiè inglese-latino-italiano in mezza riga). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono circa due anni che non prendo l'aereo. L'ultima volta, come avevo riportato sul blog, l'assistenza a Fiumicino è stata pessima. Non vedo l'ora di testare i progressi che sicuramente in due anni ci saranno stati. Anche se nutro seri dubbi in merito. Ciò che non è sicuramente cambiato di una virgola è il mio terrore di volare. Sto valutando quali e quanti tipi di tranquillanti portarmi a bordo. Sto anche valutando la somministrazione di una pre-anestesia di quelle che ti danno in ospedale prima di entrare in sala operatoria. Ho trovato, nascosto tra le tante medicine che ho in casa (tutti hanno un armadietto, io ho un armadio a due ante scorrevoli), un addormentatore che tempo fa mi aveva rifilato il mio psicologo. E' così forte che potrebbe bastarmi anche per il ritorno. Nel qual caso la vacanza si trasformerebbe in una terapia del sonno. Ho già pronto il titolo del resoconto:«In viaggio con l'addormentatore». &lt;br /&gt;Se non dovesse funzionare ho materiale per distrarmi: due episodi di due differenti serie tv, sei film, quattro libri e dodici giga di musica. E poi ci sono sempre le fantastiche bottigliette di alcohol da aereo. L'ultima spiaggia. Se vi viene in mente qualche altra soluzione scrivetemi pure, accetto consigli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-4187101525221992685?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/4187101525221992685/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=4187101525221992685' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4187101525221992685'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4187101525221992685'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/04/in-procinto-di.html' title='In procinto di...'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-8732692056096785719</id><published>2010-04-02T18:06:00.003+02:00</published><updated>2010-04-02T19:19:22.017+02:00</updated><title type='text'>Un altro Sabato dai Fooders</title><content type='html'>Sabato scorso sono stato alla seconda serata musico-gastronomica organizzata dai Fooders nel loro splendido loft a S. Lorenzo. La bellissima cornice, già da me raccontata in un precedente post, ha mantenuto la sua magia. Stavolta il trio jazz dell'ottimo chitarrista Cristiano Mastroianni, ha caratterizzato una serata più tranquilla della precedente ma altrettanto memorabile. Il cibo è stato il vero protagonista dell'evento (e come te sbagli!), sempre legato al sud degli Stati Uniti d'America. Un fantastico antipasto con caponatina e direi sublime torta di granchio, uno di quei piatti che dovrebbero far parte del quotidiano nella vita di un uomo:«Che ci mangiamo oggi?»&lt;br /&gt;«Ma facciamoci una bella torta di granchio!»&lt;br /&gt;Per poi passare al clou della cena, il Gumbo, uno stufato con crostacei di fiume e riso da leccarsi i baffi e la barba. Di secondo un'insalata di patate e delle salsicce speziatissime super saporite. Il tutto accompagnato da un ottimo corn bread. Per finire un lemon cheese cake che non ho mangiato (troppo pieno) ma che a detta di tutti era fantastico. Ora attendo con ansia il 17 Aprile la cena giapponese. Tornerò da New York il 16 e verrò alla cena avvolto nel kimono del cambio di fuso, che sarà ancora più aggravato dalla sbronza di rito che mi prenderò in aereo. Sapete, mi piace tanto volare...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-8732692056096785719?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/8732692056096785719/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=8732692056096785719' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8732692056096785719'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8732692056096785719'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/04/un-altro-sabato-dai-fooders.html' title='Un altro Sabato dai Fooders'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-7893978258413195208</id><published>2010-03-09T20:01:00.006+01:00</published><updated>2010-03-09T21:43:38.145+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Pensavate che la storia del comando del letto fosse finita? Vi sbagliavate. Ecco a voi la terza e, spero, ultima puntata. Potrei quasi definirla una fiction. Devo fare una piccola premessa: il giorno che il comando ha smesso di funzionare, l'ho portato all'elettronica Vincenzi sotto casa per un controllo. Il danno più comune sono le saldature dei fili che saltano. Il tecnico del negozio ha escluso categoricamente che potesse trattarsi di un guaio elettrico. Anche il tecnico dell'ortopedia Territi, pur di non scomodarsi a venire, l'ha escluso. Ma veniamo alle novità.&lt;br /&gt;Mi è arrivato, dopo cinque giorni di attesa, il nuovo comando. Ho dovuto anche pagare ventidue euro di sdoganamento (oltre ai 190 del costo dell'oggetto). Crepi l'avarizia, finalmente tornerò tra i comuni mortali. Sono finiti gli strappi e il mal di schiena; è finita la dipendenza da due persone che mi scaraventano sul letto come un sacco di patate; posso portarmi a letto una donna e dormirle anche accanto. Non mi sembra vero che l'incubo sia finito.&lt;br /&gt;Infatti non è vero. &lt;br /&gt;Il nuovo comando non funziona. Almeno con quello vecchio qualche funzione ancora era sopravvissuta. Questo non da alcun segno di vita. Mando immediatamente una mail agli svizzeri cercando di mantenere la calma. Telefono all'ortopedia e qui la calma non ci provo neanche a mantenerla. Alla mia ennesima richiesta di assistenza (richiesta urlata) mi rispondono stizziti che mi devo far aiutare dagli svizzeri. Attacco, chiamo il mio avvocato e gli intimo di spedire lettere a tutti. Due giorni dopo mi rispondono dalla Svizzera scusandosi e dicendo di stare tranquillo perchè risolveranno il problema. Mi chiedono di mandare una foto del mio comando, dello spinotto e della scatola a cui si attacca, che sta sotto al letto. Dal numero di serie scritto sopra di essa capiscono che mi hanno mandato il comando sbagliato. Mi spediranno subito il nuovo pezzo naturalmente a loro spese. A questo punto il mio assistente mi dice che ha un amico elettricista a cui vorrebbe far controllare se veramente non si tratta di un problema elettrico. Tentare di nuovo non nuoce. Il ragazzo arriva di Sabato e dopo cinque minuti, senza aprire bocca, aggiusta tutto. Si trattava di una saldatura saltata. Due mesi e dieci giorni di difficoltà per un problema 'categoricamente escluso'. Amareggiato calo l'ennesimo velo pietoso. Voi che fareste? (Fermo restando che la lettera dell'avvocato è già partita).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-7893978258413195208?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/7893978258413195208/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=7893978258413195208' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/7893978258413195208'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/7893978258413195208'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/03/pensavate-che-la-storia-del-comando-del.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-5606387463235349375</id><published>2010-02-19T16:05:00.002+01:00</published><updated>2010-02-19T16:32:16.765+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Tra i compiti dell'assistenza domiciliare, c'è anche quello che riguarda la fisioterapia. Oltre a mandare l'infermiera a domicilio, devono mettere il paziente in contatto con un centro di riabilitazione che sia in grado di mandare un fisioterapista a casa tre volte a settimana. Tre sedute settimanali, ognuna della durata di un'ora. Per richiedere tale servizio basta recarsi dal medico curante, farsi fare una richiesta con su scritto «fisioterapia» e mandarla via fax al CAD di appartenenza. A quel punto si entra a far parte di una lista d'attesa. Si attende che venga un fisiatra a fare una visita domiciliare per stabilire il tipo di assistenza fisioterapica di cui si ha bisogno. Niente di più semplice. &lt;br /&gt;Ecco. Io attendo pazientemente dal 20 di Settembre, data in cui ho spedito il fax e sono stato messo nel purgatorio in attesa della visita che mi lascerà passare nel paradiso degli assistiti. Dove finalmente riceverò l'inetto di turno che verrà a fare il compitino assegnatoli, muovendomi le gambe su e giù con scarsa convinzione e altrettanto scarso metodo. E io attendo...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-5606387463235349375?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/5606387463235349375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=5606387463235349375' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5606387463235349375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5606387463235349375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/02/tra-i-compiti-dellassistenza.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-4083597854402714107</id><published>2010-02-17T14:28:00.002+01:00</published><updated>2010-02-17T16:53:20.367+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>E' venuta l'ora di fare nomi. La sanitaria in questione si chiama Territi. Dopo l'ennesima telefonata dove mi è toccato ascoltare il solito ritornello sulle difficoltà che la ditta faceva riguardo alle spedizioni, ho deciso di muovermi da solo (cosa che avrei dovuto fare da tempo). Ho navigato una decina di minuti su internet e ho trovato sito e contatti della ditta produttrice del letto: la Auforum AG svizzera. Ho provato a contattarli telefonicamente ma rispondeva una segreteria telefonica in lingua svizzero-tedesca che non capivo. Ho mandato una mail spiegando dettagliatamente il problema e l'urgenza di risolverlo. Dopo tre giorni mi ha risposto il Sig. Flury del team-sacon, il gruppo che si occupa dei letti Sacon appunto, che si scusava per il ritardo della risposta e mi elencava, con tanto di foto, i tipi di comandi esistenti. Così in un secondo ho riconosciuto l'oggetto che serviva e ho risposto immediatamente con il numero del modello. Richiedendo anche le coordinate bancarie per effettuare il pagamento. Tempo un'ora mi è arrivata una nuova mail del Sig. Flury che mi ringraziava per la celere risposta e mi comunicava i dati della banca. Appena riceverà il bonifico farà partire la spedizione del comando che impiegherà tra i tre e i cinque giorni ad arrivare. Passano altri tre giorni ed ecco arrivare un'altra mail, dove Mr. Flury mi conferma l'arrivo dei soldi e l'immediata spedizione dell'oggetto, ringraziandomi ancora per la precisione e raccomandandosi di avvertirlo appena lo riceverò per assicurarlo sul corretto funzionamento del letto. &lt;br /&gt;Ecco. Adesso vorrei che qualcuno mi spiegasse perchè quello che la sanitaria Territi non è riuscita a fare in un mese e mezzo, io l'ho fatto in sei giorni. E' possibile che in questo paese funzioni tutto così male? Che la gente menta o faccia finta di fare le cose? Come dovrei comportarmi ora? Denunciare il titolare della sanitaria per avermi fatto vivere nel disagio più totale e per aver causato guai fisici a me e al mio assistente, che per pisizionarmi a letto si è rotto la schiena per la fatica? Ho richiamato la sanitaria e la risposta della segretaria è stata che secondo loro trattano diversamente i privati e le ditte (ennesima cazzata). Ho chiesto di parlare con il titolare ma non era presente al momento. Penso proprio che ora parlerò col mio avvocato e vedremo cosa fare. Comunque vale sempre la legge universale: chi fa da se fa per tre, e anche per dieci a volte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-4083597854402714107?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/4083597854402714107/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=4083597854402714107' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4083597854402714107'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4083597854402714107'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/02/e-venuta-lora-di-fare-nomi.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-7701244053374422229</id><published>2010-01-30T17:15:00.000+01:00</published><updated>2010-01-30T17:16:39.804+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Anni fa, esattamente dodici, ho acquistato con l’aiuto della mia famiglia, un letto marca Sacon. Praticamente la Ferrari dei letti motorizzati. Oltre alle funzioni normali di ogni letto elettrico quali: salita e discesa orizzontale, salita e discesa schienale e salita e discesa piedi – il Sacon sale anche verticalmente permettendo al disabile, legato da un sistema di cinture, di stare praticamente in piedi (ottimo per combattere l’osteoporosi). Il tutto per la spesa di diciassette milioni del vecchio conio, mica fusaglie. Ecco, da un mese a questa parte mister diciassette milioni è bloccato orizzontalmente a un’altezza di circa un metro e venti. Per salirci sopra un normale essere umano dovrebbe eseguire un perfetto salto stile Fosbury (quello del salto in alto professionistico). Io ho bisogno di due persone e anche discretamente muscolose. Ho chiamato la sanitaria che a suo tempo me l’ha venduto. Il tecnico, dopo varie domande e prove, ha stabilito che si tratta di un problema di telecomando. Va cambiato. Purtroppo non ne hanno disponibili (e ti pare) e per ordinarlo bisogna aspettare che passino le festività natalizie perché la fabbrica è chiusa. Incasso il colpo e mi organizzo. Il mio mega lettone matrimoniale formato da due letti attaccati, è diventato improvvisamente un letto a castello. Se invito una donna a dormire da me, dopo aver consumato scomodamente al piano superiore, la devo spedire a dormire di sotto. Neanche fossimo in quinta elementare. Finite le maledette festività richiamo. Ora il problema è mettersi in contatto con la fabbrica in Svizzera. A quanto dice il tecnico, è molto difficile contattarli. Siamo nel 2010 ed è difficile comunicare con una fabbrica di letti in Svizzera? Capirei se stessi chiamando il Burkina-Faso, ma la Svizzera no! Insomma inizia un tira e molla di telefonate surreali che alla fine sfocia nell’ultima di ieri. Il tecnico è riuscito a comunicare con la fabbrica nel Burkina-Faso svizzero, che però non manda il telecomando perché gli costa troppo di spedizione. Ci vuole almeno l’ordine di un letto. Lunedì o Martedì è forse in programma un nuovo ordine e quindi mi richiamerà lui. E se l’ordine salta? Se la persona che vuole il letto cambia idea? Io rimango per sempre al metro e venti? E’ come se uno si compra una Ferrari e fa un incidente. Sfonda uno sportello e per cambiarlo deve ordinare una nuova auto. Voglio fermarmi qui per ora. Voglio aspettare l’epilogo di questa storia, prima di fare nomi, cognomi e sputtanare ditte. Ma sto fremendo... A presto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-7701244053374422229?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/7701244053374422229/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=7701244053374422229' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/7701244053374422229'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/7701244053374422229'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/01/anni-fa-esattamente-dodici-ho.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-1529452334317007200</id><published>2010-01-18T04:40:00.003+01:00</published><updated>2010-01-18T05:56:01.579+01:00</updated><title type='text'>Finalmente un sabato diverso!</title><content type='html'>Ho passato un sabato sera fantastico. La mia cara amica Silvia Volpato ha organizzato, insieme a due suoi amici chef, una cena a tema con musica dal vivo in un loft a S.Lorenzo. L'evento si chiamava ''Jambalaya Funk''. Ai fornelli la coppia ''The Fooders'' più Silvia, il tutto accompagnato dal coinvolgente funk dei ''Roots Down'' una band di vecchie volpi (David Nerattini drums, Paolo Pecorelli bass, Raffaele Scoccia organ, Emanuele Jorma Gasperi guitar) in una cornice spettacolare: il civico 26 di vie degli equi. Un anonimo cancello verde al di la del quale si apre un piccolo mondo incantato. Un cortile dalle mura rosse che sembra una piccola piazzetta di paese, uno studio artistico sulla sinistra, il dietro di un pub sulla destra e, dopo aver percorso qualche metro, l'entrata di questo bellissimo loft che è anche casa dei Fooders. Soffitto alto caratterizzato da molteplici archi in pietra, pareti bianche con pochi quadri (uno enorme raffigurante una non ben precisata coppia aristocratica in posa: effetto dirompente), una colonna quadrata al centro con grandi termosifoni tubulari su ogni lato, cucina super professionale sulla sinistra con sopra un soppalco chiuso con la camera da letto. Accanto alla cucina un grande spazio caratterizzato da un tavolo con computer (apple naturalmente, un pc avrebbe sfigurato), una serie di credenze bianche chiuse senza maniglie (very cool) e il bagno. Luci e lucette varie disposte con gusto e divani, poltrone, sedie antiche e una mini chez long su cui mi sarei adagiato volentieri. Insomma farei carte false per viverci, anche se dal mio punto di vista sarebbe quasi impossibile. Questo testimonia però la bellezza del posto. Ma veniamo al menù, fondamentale direi. Cucina tipica del sud degli Stati Uniti d'America, quella che si sviluppa sulle coste del Mississippi. Un misto di tradizioni native con influenze italiane, spagnole e creole, e una pennellata di Caraibi. Si inizia con la 'Muffoletta' un quarto di panino con salame, formaggio e non so bene cos'altro (un cos'altro buonissimo comunque) accompagnato da delle patatine fritte con ketchup fatto in casa (Silvia ne voglio un vagone!). Per passare poi alle famose 'Buffalo wings' con contorno di 'Boston Baked Beans' e 'Bluecheese dressing sauce'. E per finire con la 'Jambalaya' una sorta di paella con carne di maiale e spezie accompagnata da 'Cole Slow' tra i più buoni che ho mai mangiato. Classica pannocchia di mais e dolce 'Lemon Pie' da leccarsi le dita. Il tutto annaffiato da Budweiser che sarà pure leggera, ma alla quinta inizi comunque a barcollare. Serata risolta per la modica spesa di quaranta euro. Come si fa a essere eternamente grati per un sabato sera romano da ricordare? GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE! ANCORA, ANCORA, ANCORA! Presto per favore! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Posso fermarmi a dormire la prossima volta? Vorrei risvegliarmi nel cortiletto e sentirmi a casa...&lt;br /&gt;Ah dimenticavo, unico problema del loft...non mi appartiene.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-1529452334317007200?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/1529452334317007200/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=1529452334317007200' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1529452334317007200'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1529452334317007200'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/01/finalmente-un-sabato-diverso.html' title='Finalmente un sabato diverso!'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-3927006369339701889</id><published>2010-01-11T15:03:00.002+01:00</published><updated>2010-01-11T15:33:03.285+01:00</updated><title type='text'>Follia Dilagante</title><content type='html'>Stamattina, di ritorno da una visita di controllo in ospedale, io e il mio assistente cingalese siamo stati aggrediti da uno squilibrato. Il pazzo si è affiancato con un furgone più grande del mio in prossimità di un semaforo inveendo contro il mio assistente, solo perchè secondo lui viaggiavamo lentamente. Ci ha tagliato la strada ed è sceso come una furia urlando e insultandoci. Ci ha minacciato di morte e ci ha intimato di andarcene subito. Non contento ha continuato al semaforo successivo, sputando sul finestrino e insultandoci pesantemente. Che sia l'effetto Rosarno che si espande come una macchia d'olio? Abbiamo forse scoperchiato il vaso di Pandora della vera natura dell'italiano razzista? Rimane tanta tristezza e una gran voglia di lasciare questo paese.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-3927006369339701889?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/3927006369339701889/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=3927006369339701889' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3927006369339701889'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3927006369339701889'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2010/01/follia-dilagante.html' title='Follia Dilagante'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-8822538178286522524</id><published>2009-12-24T20:12:00.003+01:00</published><updated>2009-12-24T21:43:16.347+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>E' la vigilia di Natale e mi sento un po' Mr. Scrooge. Non sono ne scontroso ne tirchio, ne tantomeno penso che il Natale sia una festa inutile. Anzi a me piace, e mi piacerebbe passarlo insieme alla mia famiglia, come facevamo quando papà era vivo. Invece mi ritrovo qui nella mia immensa casa da solo. La governante, prima di scappare via per paura di perdere l'autobus, mi ha apparecchiato la tavola e sistemato il cibo in modo che potessi mangiarlo da solo. Almeno non mangio la zuppa rancida direttamente dal pentolino tipo Scrooge. Ho fatto entrare i cani per avere un po' di compagnia. Mi guardano da lontano pietosi sperando che gli conceda un assaggino del mio pasto. Cosa che, come sanno bene, non accadrà. Finito di mangiare mi seguono in camera e si piazzano davanti alla stufetta che li illumina come un camino. Penso a mia sorella Valentina in montagna con figlio e marito, che del Natale se ne fotte; penso a mio fratello Franco con moglie e figli, anch'egli in montagna a festeggiare il Natale con i genitori del fidanzato della figliastra (madonna che incrocio); penso all'altra sorella Roberta, che voleva portarmi con se ma la casa dove sta non è accessibile; e penso a mia madre che sta dalla suocera (dove non sarei andato neanche dietro compenso). Dopo tutto questo pensare mi chiedo perchè non passiamo il Natale insieme, e sinceramente non trovo una risposta soddisfacente. Mi chiedo anche se sia giusto o meno che io lo passi da solo. Non che mi dispiaccia, ma non essendo autosufficiente è un minimo pericoloso in realtà. Credo di dover arrendermi al fatto che prima metto su famiglia, prima smetto di stare solo a Natale. &lt;br /&gt;Ah dimenticavo, Buon Natale a tutti!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-8822538178286522524?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/8822538178286522524/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=8822538178286522524' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8822538178286522524'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8822538178286522524'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/12/e-la-vigilia-di-natale-e-mi-sento-un-po.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-3130885578752960667</id><published>2009-12-21T20:56:00.004+01:00</published><updated>2009-12-22T00:35:09.613+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Buon Natale a tutti. Sono successe diverse cose in questo mese, inizierò in ordine cronologico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine di Novembre mi contatta un mio amico artista. Mi chiede se mi va di aiutarlo a portare a termine un'installazione nell'ambito della manifestazione «Luci d'Ancona» ad Ancona appunto. Si tratta di far suonare un intero conservatorio dalle sue finestre che si affacciano su una piazza dove c'è l'antica fontana delle tredici cannelle, e di far suonare anche la fontana. Rimango un secondo in silenzio. Non ho capito niente, neanche lui in realtà, ma continuiamo la conversazione. Alla fine ci capiamo. Dobbiamo registrare la vita pulsante del conservatorio: le lezioni, le prove, l'orchestra insomma tutto quello che succede al suo interno normalmente. Una volta acquisito e ascoltato il materiale, selezionarne una parte per una composizione che suonerà attraverso le quindici finestre della facciata del palazzo del conservatorio che si affacciano in Piazza Roma, nel cuore del centro di Ancona. In più dobbiamo fare in modo che suoni anche la fontana: invece che acqua, dalle tredici cannelle deve uscire suono. Molto coinvolgente e interessante come progetto. Accetto l'incarico con grande entusiasmo e chiamo subito Marco, il mio socio nei lavori musicali, per curare tutta la parte tecnica. Mia madre e mio padre sono di Ancona e quindi gran parte del mio «parentado» risiede in città. Chiamo mia cugina Monica che è felice di ospitarmi a casa dei genitori. Mia zia Irma inizia subito a chiedere cosa voglio mangiare durante la mia permanenza. Vorrebbe che le scrivessi un menù pranzo cena per tutti i giorni che ho intenzone di fermarmi, che sono sempre troppo pochi. Partiamo di martedì e iniziamo le registrazioni la sera stessa. Ci sono le prove dell'orchestra del conservatorio. E' come entrare in un mondo nuovo, incontaminato. In tanti anni di musica non sono mai entrato in un conservatorio, non ho mai visto le prove di un'orchestra dal vivo. Sembra tutto molto semplice. I musicisti sono quasi tutti maestri e ogni ordine del direttore viene eseguito alla perfezione. E' veramente emozionante anche se ha molto a che fare con la matematica oltre che con la musica. La mattina dopo arriviamo presto. Dalla strada si sentono diversi strumenti risuonare nell'aria. Insieme a Paolo, l'artista responsabile dell'installazione, incontriamo Francesco che si occupa delle riprese video. Entriamo e ci mettiamo al lavoro. Montiamo tutto il setup di macchine e computer per registrare su un carrellino gentilmente offerto dal guardiano, e con asta e microfono iniziamo a introdurci nelle stanze dove sentiamo attività musicale. Mentre Francesco riprende tutto quello che può cercando di essere il meno invasivo possibile. Addirittura rubando immagini dai buchi delle serrature delle porte, neanche fosse Tinto Brass. La vita del conservatorio viene piacevolmente scossa dalla nostra bizzarra presenza e tutti si dimostrano più che disponibili alla nostra pacifica invasione. Incontriamo il preside dell'istituto che ci aiuta consigliandoci in quali aule andare e presentandoci ai vari maestri insegnanti. Col passare del tempo diventa una caccia alla musica o situazione più interessante. E' così che conosciamo Cettina, una pianista catanese di ventuno anni. Un mostro di bravura. Io personalmente vengo rapito dalle sue esecuzioni e la tengo d'occhio tutto il giorno. Nel pomeriggio la vedo entrare con una sua amica pianista orientale in una stanza con due pianoforti:«Suonate ancora?»&lt;br /&gt;«Giochiamo un po'».&lt;br /&gt;Giochiamo? Chiamo subito i ragazzi e gli ficchiamo il microfono dentro. Le due ragazze, stimolate anche dalla nostra presenza, si lanciano in una serie di duetti mozzafiato divertendosi come bambine. Ridono e, appunto, giocano. E' qui che sta il succo di tutto quello che è il conservatorio. Molti musicisti come me, lo hanno sempre visto come un luogo tetro, popolato da maestri super severi dove studiare musica diventa un supplizio degno di un luogo di tortura medievale. Chiaramente non è così, è un posto dove lo studio e l'applicazione sono molto importanti quanto lo è il gioco. E i maestri sono, molte volte, i primi a giocare. Continuiamo le registrazioni fino alle nove di sera, nel frattempo ci raggiunge mia cugina e insieme ce ne torniamo a casa. Dove zia Irma e zio Maurizio ci attendono con una tavola imbandita e fumante. Me ne vado a letto pieno come una botte e soddisfatto per la giornata positiva e piena di scoperte. L'unico problema è che nella stanza che ospita me e il mio assistente c'è una temperatura da cella frigorifera. Mi ficco completamente sotto due coperte di lana pesante e risbuco fuori come uno scoiattolo dalla tana solo la mattina. Il ritornello al conservatorio è sempre lo stesso: noi che giriamo di aula in aula con le nostre orecchie tecnologiche a rubare momenti musicali. Oggi è la volta dei cantanti lirici. Hanno voci cosi potenti che bisogna stare estremamente attenti ai volumi. Riusciamo a registrare anche dei percussionisti che si impegnano alla grande una volta capito il progetto. Alla fine della giornata mi rendo conto che sto vivendo in un mondo parallelo che, nel giro di due giorni, mi ha coinvolto nel suo moto vorticoso dove il suono è l'unico aspetto importante. Ora capisco l'introversione o la particolarità di molti musicisti classsici. Qui si è estranei al mondo reale. Le notizie, l'attualità, la politica non hanno alcun significato. Non ha importanza ciò che succede al di là delle note del pianoforte di Cettina o della marimba di Alessandro. Qui si vive di questo e nient'altro importa. Forse è questo il mondo veramente reale ed è finzione quello fuori del portone del conservatorio. Me ne torno a Roma contento per il materiale registrato e per l'esperienza vissuta. E ingrassato di un paio di chili grazie alla fantastica zia Irma. (Fine prima parte).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Ho omesso un piccolo particolare. L'ultimo giorno mentre giravamo per il conservatorio, Paolo ha deciso che era ora di giocare alle corse in carrozzina e ha accellerato all'improvviso senza avvertirmi. Risultato: la mano destra mi è finita tra i raggi della carrozzina in corsa e mi sono fratturato e lussato il mignolo. Ogni commento mi sembra superfluo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-3130885578752960667?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/3130885578752960667/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=3130885578752960667' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3130885578752960667'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3130885578752960667'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/12/buon-natale-tutti.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-6648981099199471141</id><published>2009-12-06T15:08:00.000+01:00</published><updated>2009-12-06T15:09:02.142+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Scrivere, pubblicare - tutto ciò non è che vanitas vanitatum. Tutte le cose che nascono in modo non disinteressato non sono le migliori. Il meglio è ciò che non viene annotato, che è stato creato e scompare, che si scioglie senza lasciare traccia, e solo il lavoro creativo che il poeta sente, e che non si può confondere con nient'altro, è la prova che una poesia è stata creata, che il bello è stato creato. (Salamov)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-6648981099199471141?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/6648981099199471141/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=6648981099199471141' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/6648981099199471141'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/6648981099199471141'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/12/scrivere-pubblicare-tutto-cio-non-e-che.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-1142365612188520416</id><published>2009-12-06T02:29:00.000+01:00</published><updated>2009-12-06T02:31:05.720+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Un vero gentleman è quella persona che sa suonare la fisarmonica, ma non lo fa...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-1142365612188520416?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/1142365612188520416/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=1142365612188520416' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1142365612188520416'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1142365612188520416'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/12/un-vero-gentleman-e-quella-persona-che.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-8715696758906368435</id><published>2009-12-03T13:36:00.001+01:00</published><updated>2009-12-03T13:37:46.533+01:00</updated><title type='text'>Im memoria di Roberto</title><content type='html'>Ci sono cose nella vita che non dovrebbero mai succedere. Eventi per i quali ci dovrebbe essere una sorta di immunità naturale, una legge universale non scritta: un genitore non dovrebbe mai piangere un figlio, un padre lasciare dei giovani figli e per due innamorati ci vorrebbe una soglia sull’età, nessun tipo di complicazione prima dei settantacinque anni. Ho visto Roberto qualche settimana fa. E’ passato a farmi un saluto veloce. Si è fermato sulla porta della mia stanza perché era raffreddato e non voleva correre il rischio di passarmi i suoi microbi. Come al solito abbiamo iniziato a parlare della Roma. Era più forte di noi, dopo il consueto «ciao come stai» partiva la discussione calcistica. O meglio, partiva il monologo di Roberto in Mi maggiore intervallato da quelle quattro o cinque sillabe che mi lasciava pronunciare. Ma a me piaceva sentirlo. I suoi ragionamenti non sempre rispecchiavano la realtà, ma filavano via veloci e sicuri come un’auto da corsa. Anzi, forse il gioco era proprio quello: non vedevo l’ora di accendere il motore per sentirne il rombo imponente. Questa volta non mi hai aspettato, hai acceso il motore e sei partito da solo. Questa volta hai recitato un monologo silenzioso, senza lasciare spazio ad alcuna sillaba. Sei stato troppo veloce amico mio. Ciao Roberto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-8715696758906368435?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/8715696758906368435/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=8715696758906368435' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8715696758906368435'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8715696758906368435'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/12/im-memoria-di-roberto.html' title='Im memoria di Roberto'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-6310365300344728321</id><published>2009-11-01T12:59:00.002+01:00</published><updated>2009-11-01T13:41:00.443+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ho ricevuto una chiamata dalla segretaria (sempre bellissima) di Jimmy Ghione. Mi aspettavo la comunicazione del giorno in cui sarebbe stato trasmesso il servizio del quale sono stato protagonista. Mi comunica l'esatto contrario, o quasi. Dal momento che la vicenda si è risolta positivamente, non vogliono gettare benzina sul fuoco. La messa in onda del servizio è a discrezione di Milano. Partendo dal presupposto che non mi frega niente di apparire in video, non avendo alcuna mania di protagonismo, vorrei analizzare l'esito «positivo» della mia vicenda.&lt;br /&gt;Posso essere contento e soddisfatto nel sapere che non dovrò mai più presentarmi a visita di controllo e che neanche devo aspettarmi una visita domiciliare. Quello che mi lascia a bocca aperta è la pressochè inesistente sensibilità verso gli altri 40.000 disabili con difficoltà anche più gravi della mia, che non hanno risolto un bel niente. Che saranno precettati a visita senza possibilità di scampo, con tutti i disagi che ciò comporta. Poi, parliamoci chiaro, io ci sono comunque dovuto andare all'inps a farmi vedere per ricevere la lettera di esonero. E le barriere architettoniche che impediscono l'entrata alla sede centrale? Non sono sufficienti a creare un caso? La mia denuncia non mirava a risolvere egoisticamente la mia personale situazione, ma voleva essere un esempio per tutte le persone che si trovano ad affrontare problemi analoghi. La prossima volta mi metto una telecamerina nascosta addosso e il servizio lo faccio da solo. E magari mi rivolgo alle «Iene». &lt;br /&gt;Deluso vi saluto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-6310365300344728321?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/6310365300344728321/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=6310365300344728321' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/6310365300344728321'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/6310365300344728321'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/11/ho-ricevuto-una-chiamata-dalla.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-1452108366817819014</id><published>2009-10-27T15:14:00.004+01:00</published><updated>2009-10-27T17:20:43.954+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Il significato della parola «ipocrisia» riportato nel vocabolario della lingua italiana Zingarelli è il seguente:«Simulazione di buoni sentimenti e intenzioni lodevoli che non si possiedono».&lt;br /&gt;Lo sostituirei con il testo della lettera dell'inps che mi è arrivata oggi, in merito al precedente post sulla mattinata passata con Jimmy Ghione e Striscia la Notizia alla sede centrale:&lt;br /&gt;«Gentile Signore, le comunico che è stata definitivamente esonerata da ulteriori visite di controllo o di revisione della permanenza del suo stato invalidante. Dall'esame della documentazione sanitaria (ma non erano «giustificazioni presentate» per altro insufficienti?) risulta, infatti, che la sua patologia rientra tra quelle previste (ah ora rientra⁈) dal D.M. 2/8/2007. Nel rinnovarle le scuse per il disagio arrecato, la ringrazio per la collaborazione e le ricordo che i nostri uffici sono a sua disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti». &lt;br /&gt;L'unico commento che mi viene spontaneo, anche se può risultare semplicistico, è che tutto in questo paese rispecchia fedelmente quindici anni di mal governo a cui nessuna opposizione è riuscita a dare un freno, neanche quando ne ha avuto la possibilità. La sola arma efficace per risolvere i problemi, è lo sputtanamento mediatico. Che tristezza. Meno male che ancora esistono persone che si prendono la briga di difendere chi non ha voce in capitolo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-1452108366817819014?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/1452108366817819014/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=1452108366817819014' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1452108366817819014'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1452108366817819014'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/10/il-significato-della-parola-ipocrisia.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-5594055611017215702</id><published>2009-10-22T20:44:00.000+02:00</published><updated>2009-10-22T20:45:39.330+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Sono andato alla sede centrale dell’inps insieme a Jimmy Ghione e alle telecamere di Striscia la Notizia. Ma facciamo un passo indietro per spiegare meglio l’accaduto. Intorno a metà Luglio ho ricevuto una simpatica lettera di convocazione da parte della Commissione Medica Superiore dell’inps. Oggetto della missiva, una visita per controllare la permanenza del mio stato invalidante. Allegato al quantomeno curioso ‘papello’ (non vedevo l’ora di utilizzare questo nuovo termine), c’era una lista di patologie che, previa presentazione di valida documentazione, venivano esentate dalla visita. La mia condizione fisica rientrava in questo elenco, ho quindi mandato un fax con allegati come richiesto: il certificato di invalidità, una certificazione del medico curante e un documento d’identità. Per tutta risposta a Settembre mi è arrivata una nuova convocazione che recitava così: «A seguito delle giustificazioni presentate, la Commissione Medica Superiore ha fissato una nuova data di convocazione a visita medica per valutare la permanenza del suo stato invalidante». Le «giustificazioni»?? Ma dove siamo a scuola? Io ho mandato una documentazione ufficiale. La «permanenza dello stato invalidante»?? Come se potessi guarire o miglorare. Con il benificio del dubbio, visto che l’Italia è ormai il paese dei furbi, posso capire la diffidenza. Magari sarebbe il caso che la montagna andasse da Maometto a valutare, e non viceversa. Così ho pensato di contattare Jimmy, che avevo avuto la fortuna di conoscere un po’ di tempo fa. Il quale, già allora, mi aveva proposto di andare in giro a scovare magagne architettoniche, istituzionali etc. etc. Quale migliore occasione? Infatti, dopo essersi consultato con gli autori di Striscia, ha accettato ‘l’incarico’. &lt;br /&gt;Ci incontriamo alle 8 e 30 di mattina davanti alla sede centrale dell’inps di via Chopin. Per evitare di essere notati ci infiliamo, insieme alla troupe e alla bellissima segretaria Caterina, nel Macdonald’s di fronte. Rispiego brevemente l’accaduto, mostrando le lettere ricevute e i fax spediti. Ci spostiamo sotto degli alberi dietro una fila di macchine, dove Jimmy mi fa l’intervista di routine per spiegare il motivo dell’incursione ai telespettatori:«Cari amici di striscia siamo qui con Lorenzo....». Partiamo all’attacco. All’ingresso gli usceri salutano il giornalista d’assalto molto amichevolmente, con grandi strette di mano e frasi d’incoraggiamento:«Daje Jimmy!». Ne deduco che non è la prima volta che lo vedono. Tempo fa era venuto con una signora non vedente. Arriviamo davanti alla reception e chiediamo di parlare con un responsabile.  Dopo qualche minuto sbuca una dottoressa, faccia da joker e calze a rete nere neanche stesse uscendo a cena fuori. Non ci fa nemmeno parlare:«Le telecamere qui non possono entrare»&lt;br /&gt;«Perché no? Vogliamo solo una spiegazione», ribatte Jimmy&lt;br /&gt;«C’è un ufficio stampa, parlate con loro», si gira e se ne va.&lt;br /&gt;Jimmy prova a incalzarla senza successo. Disponibilità zero. Usciamo dal palazzo e ci dirigiamo verso la sede centrale dove si trova l’ufficio stampa dell’inps. Incredibile ma vero, l’istituto nazionale di previdenza sociale non è accessibile. Non solo è quasi impossibile arrivarci per via delle macchine parcheggiate davanti e dei marciapiedi senza scivolo, ma ci sono anche due rampe di scale all’ingresso prive di pedana elettrica montascale. Aiutato dal mio assistente e dai membri della troupe riesco a superare l’ostacolo. Non facciamo in tempo a entrare che un usciere con tanto di mostrine stellate, inizia a inveirci contro:&lt;br /&gt;«Non si può entrare con le telecamere, non si può riprendere il logo dell’inps!»&lt;br /&gt;«Ma se il logo c’è anche fuori grande e grosso. E poi perché non si può riprendere, è protetto dai servizi segreti?»&lt;br /&gt;«Fuori si, dentro no!», urla ancora il graduato.&lt;br /&gt;Ci sistemiamo vicino alla guardiola, dove gli altri uscieri si mostrano più disponibili e gentili. Arriva una chiamata, vogliono Jimmy. E’ il capo ufficio stampa che chiede i miei dati e promette che scenderà al più presto. Passa mezz’ora, durante la quale presumibilmente si stanno studiando l’intero corso della mia vita. Alla fine si presenta. Si chiama Marco Barbieri e ci spiega qual è il problema. La asl e l’inps non comunicano. Vale a dire che l’inps, nel momento in cui chiama a visita di controllo, non conosce la patologia della persona perché la asl non fornisce le cartelle cliniche. Faccio notare che ho mandato dei documenti per provare la mia condizione. La risposta è che potrebbero essere falsi. Quindi un disabile con gravi problemi di mobilità, deve comunque presentarsi a visita per provare, senza ombra di truffa, la sua effettiva condizione stabilmente precaria. Nel mio caso, visto che mi sono presentato con ‘l’arma’ Striscia la Notizia, ho vinto una visita a domicilio. Per gli altri non cambierà un bel niente. A parte per quelli che diventeranno disabili dal 1 Gennaio 2010, visto che ci sarà una riforma e l’inps diventerà detentrice ufficiale di cartelle cliniche. La riforma non è retroattiva. Ci lasciamo con strette di mano e pacche sulle spalle, ma con la ormai consueta tristezza che in questo paese nulla funziona come dovrebbe. A presto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Io comunque chiederò un risarcimento per il disagio subito. Faccio male?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-5594055611017215702?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/5594055611017215702/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=5594055611017215702' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5594055611017215702'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5594055611017215702'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/10/sono-andato-alla-sede-centrale-dellinps.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-6594183735404280333</id><published>2009-09-27T19:48:00.003+02:00</published><updated>2009-09-27T20:02:55.553+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='h'/><title type='text'></title><content type='html'>Apparizioni a sparizioni. Eccomi qua. Sono ancora vivo. Impegnato a scrivere un romanzo (ecco perchè assente). Si, ci sto provando. Spinto da una mia cara amica scrittrice che, dopo aver letto un mio racconto, mi ha intimato di non sprecarlo come tale ma di costruirci attorno un romanzo. L'e-mail è stata decisa, dolce e molto convincente. Per cui l'assenza è giustificata. Farò di tutto per non abbandonarvi, miei cari (pochi) affezionati. A presto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ah dimenticavo comprate 'Il Fatto', che non è uno che si fa le canne ma un quotidiano che dice la verità. Molto piacevole di questi tempi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;W Travaglio, che un po' se la tira e fa pure bene!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-6594183735404280333?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/6594183735404280333/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=6594183735404280333' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/6594183735404280333'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/6594183735404280333'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/09/apparizioni-sparizioni.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-1856727114556429054</id><published>2009-09-14T23:53:00.006+02:00</published><updated>2009-09-27T20:06:47.673+02:00</updated><title type='text'>Assicurazioni truffaldine</title><content type='html'>Nei primi giorni di Luglio mi ha chiamato Fabio, l'agente della Cattolica assicurazioni, per avvertirmi del repentino aumento della polizza che copre il mio furgone contro furto, incendio e danni a terzi. Con estrema naturalezza mi ha comunicato un aumento del doppio del premio ogni sei mesi. Da mille a duemila euro. Con altrettanta naturalezza ho risposto no grazie, cambio assicurazione. Ho contattato un mio caro amico assicuratore il quale, in quattro e quattr'otto, ha trovato il modo di farmi pagare mille euro ogni sei mesi. La stessa cifra che pagavo prima dello sconsiderato aumento. Fino a qui tutto bene. Il bello arriva intorno ai primi di Settembre. Appena rientrato dalle vacanze mi chiama il recupero crediti della Cattolica nella persona di Sonia (purtroppo non ricordo il cognome). Di solito si riceve una comunicazione scritta prima di arrivare al recupero crediti; nel mio caso no, direttamente la chiamata. Secondo Sonia ho un vincolo assicurativo che mi lega alla loro compagnia e sono obbligato a pagare il premio. Perdo immediatamente le staffe e attacco il telefono dicendo che mi informerò in merito. Chiamo subito il mio vecchio assicuratore che mi spiega cosa devo fare: basta andare allo sportello della banca presso la quale ho ottenuto il finanziamento per pagare il furgone, dove mi verrà consegnato un modello pre-stampato di svincolo assicurativo. Praticamente stanno provando a fregarmi. Vado alla Deutsche Bank, dove tempo un minuto e mezzo e con estrema cortesia, mi forniscono il documento. Torno a casa e mando il fax all'amministrazione della Cattolica. Il giorno dopo mi richiama Sonia:&lt;br /&gt;«Salve, sono Sonia del recupero crediti della Cattolica (pagherei per sapere il cognome)»&lt;br /&gt;«Salve, mi dica»&lt;br /&gt;«Dovrebbe saldare il debito che ha con la compagnia»&lt;br /&gt;«Ho mandato un fax con il documento di svincolo assicurativo proprio ieri»&lt;br /&gt;Un attimo di silenzio.&lt;br /&gt;«Ah...allora salgo in amministrazione a controllare e la richiamo se ci dovessero essere problemi»&lt;br /&gt;«Problemi non ce ne saranno e lei farebbe bene ad avvertire la gente invece di tentare di truffarla. Per quanto mi riguarda uno strozzino in confronto a lei è un santo, almeno lui rischia la galera. Si faccia un esame di coscenza, se ancora ne ha una».&lt;br /&gt;Non risponde e attacca.&lt;br /&gt;A tutti quelli che dovessero avere un problema analogo: ora sapete cosa fare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-1856727114556429054?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/1856727114556429054/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=1856727114556429054' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1856727114556429054'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1856727114556429054'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/09/assicurazioni-truffaldine.html' title='Assicurazioni truffaldine'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-29310856737749637</id><published>2009-09-08T20:04:00.002+02:00</published><updated>2009-09-08T20:08:02.310+02:00</updated><title type='text'>Tornando da Ibiza</title><content type='html'>Sono sul traghetto della Grimaldi Lines. Tratta Barcellona- Civitavecchia. La tratta Ibiza- Barcellona l’ho fatta insieme al mio assistente, ovviamente, e a Bea che molto carinamente (Grazie! Grazie! Grazie!) si è offerta di accompagnarmi. In due con i cani e le valigie, e con l’assistenza ancora scadente sulle navi spagnole, sarebbe stato impossibile. La Grimaldi, al contrario, si distingue per la comodità del viaggio (stanza pressochè perfetta) e l’efficientissima assistenza: sono scesi in due nel garage ad occuparsi di me e del bagaglio, mentre Nilusha portava i cani nell’apposito canile. Ora sono seduto (...) al bar sul ponte numero undici. C’è una minuscola piscina piena di gente. Personalmente anche se potessi, non mi butterei in quella pozzanghera piena di funghi neanche pagato. Preferisco bagnarmi di tanto in tanto con dell’acqua minerale fresca. Fa caldo. Sono circondato dai classici italiani di ritorno dalle vacanze. Quelli che non vorresti mai incontrare, quelli con la maglietta da calcio dell’Italia made in China, quelli che ti si avvicinano incuranti che tu stia leggendo o scrivendo e attaccano bottone parlando del niente:«Che parte della Sardegna stiamo costeggiando?»&lt;br /&gt;«Non lo so», cioè lo so ma non voglio alimentare la conversazione.&lt;br /&gt;«Quanto manca all’arrivo?»&lt;br /&gt;«Non lo so»&lt;br /&gt;«Da quanto abbiamo lasciato Porto Torres?»&lt;br /&gt;«Non lo so»&lt;br /&gt;«Dove sei stato in vacanza?»&lt;br /&gt;«Non lo so».&lt;br /&gt;Mi guarda interdetto. &lt;br /&gt;«Lo so ma non ho proprio voglia di parlarne. Mi sono beccato una bronchite, ho il fiato corto e parlare mi affatica».&lt;br /&gt;Mi molla. &lt;br /&gt;Mi è appena passato vicino un camionista spagnolo metallaro, con tanto di maglietta con teschio che mostra il dito medio. Fantastico. Chissà che impianto ha nella cabina del camion. Mentre altri quattro, sempre spagnoli, giocano un simil ‘tresette’ urlando come leoni marini in calore. Scrivere con questo delirio intorno è molto divertente. Mi sorprende che riesca a farlo. Ma non voglio scrivere del viaggio in nave. In realtà vorrei analizzare la vacanza nella sua totalità, partendo dal drastico cambiamento che sta interessando il popolo vacanziero-festaiolo di Ibiza. E’ la quarta volta che vengo sull’isola. Negli anni passati venire in traghetto era molto divertente. Centinaia di ragazzi tutti insieme. La ‘fiesta’ iniziava già in mezzo al mare. Avevi difficoltà a trovare spazio per dormire anche per terra. Quest’anno solo famiglie con bimbi. Di giovani solo una spolverata. Attività danzereccia ai minimi termini. Hanno chiuso dei locali e sono in procinto di chiuderne altri. Vanno molto gli afterhour in ville private: cinquanta persone o giù di lì; e le feste sulla spiaggia (come ho ampiamente descritto nei precedenti posts). L’isola della trasgressione non è più molto trasgressiva. C’è comunque uno zoccolo duro che resiste e fa finta che non sia cambiato niente, che è colpa della crisi, che è una fase ciclica e presto passerà. Questo la fa sembrare ancora più decadente, come una moda che non ne vuole sapere di passare. Come i mercatini ‘hippy’, che vendono ancora borsette con specchietti, braccialetti indiani etc. etc. Non dico che non sia divertente, ma quando poi si torna a casa la mattina, dopo una nottata di bagordi, rimane un po’ di tristezza. Forse è la totale mancanza di qualsiasi ‘appeal’ culturale a lasciarti pensieroso e malinconico. Almeno a me fa quest’effetto. Non potrei mai vivere qui, non nel prossimo futuro, ma per trascorrere le vacanze rimane uno dei posti più belli d’Europa. Per chi ama spiagge, tramonti e mare ovviamente. Ancora più bello sarebbe viverla in barca, anzi sarebbe un sogno. O meglio, il sogno di una vita.  Per ora, purtroppo, non mi riguarda. &lt;br /&gt;Ho visto invece tanti posti che non conoscevo: spiagge nuove nascoste e difficilmente raggiungibili, che reggono senza poblemi il paragone con certi luoghi incantevoli della Sardegna (che considero il top in fatto di mare); stradine che salgono intorno ai monti sulla costa nord, con viste mozzafiato; tramonti dai mille colori col sole che lentamente affonda nel mare. &lt;br /&gt;Per quanto riguarda la casa, sono stato ospite di un castello multifunzionale: wifi ovunque (che in Spagna si pronuncia uifi); cucina super attrezzata con due enormi frigoriferi, lavastoviglie, forno, microonde, tostapane; lavanderia e garage dalle molteplici e curiose stanzette; piscina e veranda che sarebbe bastato quello a rendere la vacanza ottima e una doccia esterna con la cipolla che si illumina dal verde al rosso a seconda della temperatura dell’acqua. Stanze enormi e tutte dotate di condizionatore. I padroni di casa hanno perfino modificato gli esterni per abbattere le barriere architettoniche. Persone per bene. &lt;br /&gt;Unico problema: Garibaldi. Si è fermato a metà conquista e ha pronunciato la fatidica parola ‘obbedisco’ ai Savoia. Parola che ha consentito ai regnanti di depredare il sud di tutte le sue ricchezze. Ecco perché il sud, nel 2009, è povero. &lt;br /&gt; A buon intenditor poche parole... ciaoooooooooooo‼&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-29310856737749637?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/29310856737749637/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=29310856737749637' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/29310856737749637'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/29310856737749637'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/09/tornando-da-ibiza.html' title='Tornando da Ibiza'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-1797923630967116424</id><published>2009-08-27T16:59:00.000+02:00</published><updated>2009-08-27T17:00:49.871+02:00</updated><title type='text'>Cronache da Ibiza #10</title><content type='html'>Bea mi ha fatto una torta. In realtà me ne ha fatte già altre due per il mio onomastico. Non si è capito se di proposito o per pura fortuna. Lei sostiene di averle fatte proprio perché sapeva della ricorrenza. Fatto sta che mi ha fatto tre torte e io non l’ho quasi mai nominata nel blog. Ieri verso le dieci e mezza sono tornato dall’Ushuaja, il locale-stabilimento dell’afterhour di cui vi ho già parlato. Non mi sentivo molto bene, ho una fastidiosissima tosse dovuta all’uso sconsiderato che tutti fanno dell’aria condizionata. Si passa da 35 gradi a 5 anche dal benzinaio. Prima o poi paghi. Arrivo a casa e mi trovo davanti Bea con una meravigliosa torta in mano:«Questa l’ho fatta per te. Ora mi nomini nel tuo blog?»&lt;br /&gt;«Certo che ti nomino». &lt;br /&gt;Avevo già in mente di scrivere su di lei, ma è molto divertente stuzzicarla. Come potrei non parlare di questa bravissima orefice cileno-napoletana (ho comprato alcune sue creazioni molto belle), molto simpatica e piena di energia, che per farla stare ferma bisogna legarla. Trapiantata a Napoli dove viveva col fidanzato Massimiliano, grande persona anche lui nonostante le nostre idee politiche siano opposte. Insieme si sono trasferiti a Ibiza per fuggire da Napoli (e come dargli torto). Fa molto ridere quando, nei discorsi più intensi, le scappano parole in dialetto. Immaginate un italiano con accento ispanico, inframezzato da strafalcioni napoletani. Insomma Bea, grazie per le buonissime torte (tranne una), ma grazie soprattutto del pensiero. E’ sempre molto bello incontrare persone con cui ci si trova subito bene, specialmente quando si vive sotto lo stesso tetto. Mi riferisco a entrambi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-1797923630967116424?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/1797923630967116424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=1797923630967116424' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1797923630967116424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1797923630967116424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/08/cronache-da-ibiza-10.html' title='Cronache da Ibiza #10'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-9067298688397586187</id><published>2009-08-25T23:58:00.001+02:00</published><updated>2009-08-26T00:00:13.335+02:00</updated><title type='text'>Cronache da Ibiza #9</title><content type='html'>In sequenza:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;‧ Sono stato a un afterhour veramente divertente&lt;br /&gt;‧ Ho visto uno dei tramonti più belli della mia vita, anzi due&lt;br /&gt;‧ Ho avuto una colite che levati&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’afterhour è una festa dopo la festa. Come un after concert per intenderci. I deejays che hanno ‘suonato’ durante la festa notturna importante, si ritrovano in un ‘locale’ all’aperto sulla spiaggia e continuano fino a mezzanotte. Locale che in realtà è uno stabilimento con lettini. Qui si chiama chiringito ovvero chiosco, che poi non è. La festa è iniziata a mezzogiorno. Arrivo alle tre insieme a Nilusha, Andrea e Beatriz (che se non la nomino mi ammazza). Mi accoglie Mussa il manager di Luciano, uno dei dj più importanti in circolazione. Mi attacca il braccialetto per entrare al privè al polso (rosso privè, blu comuni mortali; distinzione che ho sempre odiato), mi guida dentro e mi offre da bere:«Qualsiasi cosa ti serve sono a tua disposizione, grazie di essere venuto».  E’ veramente gentile Mussa, per tutto l’arco della festa di tanto in tanto si ferma a scambiare due chiacchiere. Che poi diventano quattro. Che poi diventano otto. Che poi si trasformano in invito fisso tutti i mercoledì con tutti i miei amici. Mi presenta il suo pupillo Luciano, anche lui molto tranquillo e disponibile. Considerate il fatto che questo tipo nell’ambito musica dance è una vera rockstar, con tanto di ballerine (=groupies) che gli muoiono dietro. In realtà è una persona molto umile, molto sensibile e molto di fuori (molto). La festa è organizzata dal Cocoon e cioè da Sven Vath. Personaggio incredibile. Autore della hit anni ottanta ‘Electrica Salsa’ e già milionario di famiglia. Nel tempo è diventato artista, produttore, promoter e proprietario del locale più bello d’Europa: il Cocoon di Berlino. Fattone si, ma anche una persona estremamente intelligente. Intanto il posto continua a riempirsi. Incontro un amica che non vedo da sette anni. Al tempo faceva la cameriera nel ristorante di un caro amico. Non è cambiata di una virgola. Bella come prima, il tempo non sembra essere passato per lei, e matta come prima. Mi ha dato buca già tre volte a tre diversi appuntamenti. Ha una figlia di cinque anni che è partita per dieci giorni coi parenti. Non le è sembrato vero avere tempo libero per fare un po’ di ‘fiesta’, quindi si è persa in giro per locali. Accanto a me ci sono due ciccioni russi con due stanghe al seguito. Hanno il tavolo pieno di cose da bere. Bottiglie di qualsiasi tipo: dal Jack Daniels all’Absolut Vodka, passando per Sprite, Cocacola, Schweppes e salatini vari. Io e Andrea stiamo fumando. Le tipe ci guardano e sorridono. Anche i due ciccioni sorridono. Gli offriamo da fumare. Impazziscono. Ci danno accesso totale al loro tavolo. Da signori, non ne approfittiamo. Avremmo volentieri approfittato delle stanghe, ma il petrolio russo è più attraente di un disabile e di un rasta. La festa continua nel delirio. Sia il dance floor che la spiaggia sono pieni all’inverosimile. Rimango nel privè, che è l’unico posto  ancora vivibile. Unico neo: un mega ventilatore che gira lentamente a cui non mi posso sottrarre se non uscendo. Così faccio fare esercizio al buttafuori che, al mio comando, alza e abbassa il cordone che separa l’inferno dal paradiso. Diventa quasi un gioco macabro. Se potesse mi ci strozzerebbe col cordone. Si, mi sto approfittando della mia condizione, allora?? Andrea mi presenta una tipa brasiliana-italiana-inglese che in venti minuti mi racconta la sua vita. Ha trentadue anni, due figli di nove e dodici anni frutto di un matrimonio durato dieci anni con un’italiano. Il padre è un percussionista brasiliano che negli anni settanta ha girato in tour con Greatful Dead e Pink Floyd (niente di meno). E’ la prima volta che esce da quando è arrivata. Vuole anche darmi una pacca psicologica sulla spalla, parlandomi in toni entusiastici di un suo amico paraplegico che nonstante tutto si gode la vita. Le esce malissimo e io di pacche sulle spalle non è ho più bisogno da tempo. La festa finisce. Ora nel privè siamo rimasti in pochi. La gente sta sfollando. Sven Vath sbuca dal nulla e si dirige verso di me. Mi abbraccia. E’ veramente sudato. Non parla, comunica a gesti. Capisco che si è strafatto e ora, dopo ore di musica, ha un down che se lo porta e non riesce a parlare. Nilusha mi guarda:«Perché non parla? Stanco?»&lt;br /&gt;«Si, stanchissimo direi». Mentre guadagno l’uscita Sven mi abbranca di nuovo. Stavolta parla, ma in tedesco. Se ne accorge:«Ma ti sto parlando in tedesco?»&lt;br /&gt;«Si Sven»&lt;br /&gt;«I wish you all the best»&lt;br /&gt;«See you soon Sven».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passiamo al tramonto. Ai tramonti in verità. Tutti e due dalla stessa spiaggia. Quindi ne racconto uno. Il posto si chiama Benirras, è a nord di Ibiza. E’ una cala protetta con davanti un faraglione dalla cima tonda. Il mare è veramente bello, ricorda la Sardegna. Ci sono parecchie barche in rada. Rendono il tutto più suggestivo. L’unico problema è che nessuna di esse mi appartiene. Vedere il tramonto dalla spiaggia è bellissimo, vederlo dalla barca è un altro paio di maniche. Il sole sfiora il faraglione scendendo lentamente fino a tuffarsi nel mare, dove si riflette lasciando una scia arancione brillante. Il cielo si trasforma attraverso i colori. L’azzurro diventa giallo e si tuffa nel rosso-fucsia-violetto che il sole si è lasciato dietro. Ci sono tante persone a godersi la performance che esplodono nel classico applauso quando l’ultimo spicchio arancione sparisce dall’orizzonte. Tutto fantastico tranne i gruppetti di spagnoli vacanzieri che si fotografano, vestiti in maniere improbabili con accostamenti di colori che neanche sotto LSD. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla colica calerei l’ennesimo velo pietoso (non saranno mai troppi). Se qualcuno volesse conoscere i particolari, può chiedere a Nilusha.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-9067298688397586187?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/9067298688397586187/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=9067298688397586187' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/9067298688397586187'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/9067298688397586187'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/08/cronache-da-ibiza-9.html' title='Cronache da Ibiza #9'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-1587480433826578511</id><published>2009-08-20T17:45:00.002+02:00</published><updated>2009-08-20T17:55:09.356+02:00</updated><title type='text'>Cronache da Ibiza #8</title><content type='html'>Sono reduce da una sbronza di quelle con la S maiuscola. Quelle che ti prendi da adolescente. Quelle che il mondo gira a una velocità insostenibile e sei pronto a vomitarti le budella. Quelle che da un certo punto in poi non ti ricordi né con chi hai parlato, né tantomeno cosa hai detto. Insomma, quelle. Sono uscito con l’idea di bere ma, come succede a tutti in questi casi, ho bevuto il bicchiere di troppo. Nel mio caso i bicchieri di troppo. Sette calici pieni di ‘Hierbas’ con ghiaccio, tipico liquore made in Ibiza dal sapore dolciastro. Una bomba. Teatro della mia performance sempre il Delano sulla spiaggia, stavolta la festa l’abbiamo organizzata noi col marchio del negozio di dischi. Bella festa. Molta gente. Massimo fa un live set, mentre Andrea, Renè e il dj resident (di cui non ricordo il nome) fanno volare i vinili sopra i piatti come freesbies. In realtà la vera performance la fanno due spilungone nordiche. Una bionda e una mora. Veramente alte, più di un metro e ottanta cadauna (che in tutto fanno tre metri e sessanta) e veramente belle. Ballano insieme a un loro amico. Li guardo da un po’, cercando di capire quale delle due è libera. L’arcano si svela da se poco dopo. Le tipe si abbracciano inscenando un balletto sexy e iniziano a baciarsi. Un bacio di quelli seri, appassionato e coinvolgente. Così coinvolgente che i maschi intorno rimangono a ganasce spalancate per il minuto buono dell’esecuzione, per esplodere poi in un sonoro applauso tra le risate di tutti, anche delle stesse altezze nordiche. Questa è una delle ultime cose che ricordo con lucidità (e chi se la scorda). Ricordo di aver detto:«Esco a  prendere un po’ d’aria».&lt;br /&gt;Poi solo momenti, qualche persona e una fatica immane per cercare di rallentare tutto ciò che avevo intorno. Ricordo anche la brezza marina, che mi dava un certo sollievo, e rumori di mazzi di chiavi (non chiedetemi perché). &lt;br /&gt;Ah, ricordo anche un coniglio in mezzo alla strada. Nilusha dice che ne abbiamo incontrati cinque tornando. Su quello che mi hanno raccontato gli altri calerei un velo pietoso, anche perché mi viene da vomitare al solo pensiero. Sono in hangover da due giorni, non ho più l’età.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-1587480433826578511?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/1587480433826578511/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=1587480433826578511' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1587480433826578511'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1587480433826578511'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/08/cronache-da-ibiza-8.html' title='Cronache da Ibiza #8'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-958883325535662826</id><published>2009-08-16T01:41:00.002+02:00</published><updated>2009-08-16T02:13:42.997+02:00</updated><title type='text'>Cronache da Ibiza #7</title><content type='html'>Vado in farmacia a comprare una pomata cicatrizzante. La farmacista che mi serve è bellissima.  Le chiedo un prodotto italiano che ovviamente non c’è. Me ne consiglia uno spagnolo con antibiotico dicendo che è molto buono. Le credo. Le crederei anche se  mi dicesse che ha la cura per rimettermi in piedi. Esco, faccio qualche metro e decido che la voglio rivedere. Torno indietro. Le arrivo di nuovo davanti e, tra l’universo delle medicine, chiedo:«Fermencto lacticos?»&lt;br /&gt;«Por la diarrea?»&lt;br /&gt;La guardo per un attimo in silenzio e cerco di salvare il salvabile.&lt;br /&gt;«Si...ma non è che la tengo ahora, para prevenir».&lt;br /&gt;Mi da delle pillole tutta sorridente e gentile. Non entrerò mai più in quella farmacia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-958883325535662826?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/958883325535662826/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=958883325535662826' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/958883325535662826'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/958883325535662826'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/08/cronache-da-ibiza-7.html' title='Cronache da Ibiza #7'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-5231072477760636977</id><published>2009-08-16T01:34:00.002+02:00</published><updated>2009-08-16T01:41:25.930+02:00</updated><title type='text'>Cronache da Ibiza #6</title><content type='html'>E’ ferragosto e fa caldo. Dopo due giorni di mare fantastici, sono sotto il portico di casa in attesa di Alessio. E’ bloccato in fila a motore spento sulla strada per S. Eularia, il paese dove abito, a causa di un incidente. Ne approfitto per scrivere due righe. Sono stato al casinò. In compagnia di Gianni, un amico che possiede un negozio di abbigliamento sull’isola e un habituè della ludoteca. All’ingresso ci chiedono i documenti. L’addetta alla registrazione ospiti sgrana gli occhi alla vista del nome completo del mio assistente: Nilusha Rangana Kankanamalge Fernando diventa magicamente Fernando. Si prendono anche la borsa e mi lasciano una ricevuta. Entriamo. Si gela. Dal caldo torrido a cinque gradi, con tanto di getto d’aria fredda in testa proveniente dalla cornice alta della porta. Sono in camicia a maniche corte e già so che mi ammalerò. Lo stanzone enorme è pieno di tavoli da roulette e black jack. Ci dirigiamo verso il bar con Gianni in testa che si gira e mi rassicura:«Tranquillo se perdiamo ci rifacciamo sul bar, non mi fanno pagare».&lt;br /&gt;Iniziamo subito a vincere ordinando quattro drinks. Bevendo diamo un’occhiata ai tavoli cercando di decidere su quale puntare, eccitati come cuccioli davanti alle mammelle materne traboccanti di latte. Scegliamo la roulette nella ‘stanza’ (200 mq) dei non fumatori, anche perché l’altra è una camera a gas, sperando sia più caldo. Non lo è. Studiamo qualche minuto che numeri escono, cambiamo cento euro e iniziamo a giocare. Puntata minima due euro e cinquanta, infatti le fiches partono da questa cifra. Prima di uscire da casa gli amici napoletani mi dicono di giocare il sette e il ventisette, i numeri di Lavezzi e Quagliarella due calciatori del Napoli. Il sette è anche il mio numero fortunato. Per equilibrare le parti gioco anche il dieci del Capitano e il diciassette, che non è il numero di nessuno in particolare solo mi piace. Insisto per qualche giro di pallina et voilà, esce il sette e di seguito il ventisette. Non ci posso credere, sto vincendo. Mi duole ammetterlo ma sui numeri i napoletani ne sanno una più del diavolo. Continuo con puntate più alte sui singoli numeri, sempre gli stessi, e su sestine e coppie: si colloca la puntata sull’angolo destro in mezzo a due file di numeri (sestine) o sulla linea che separa due numeri (coppia). L’incredibile è che vinco ancora. Esce il diciassette, indovino varie sestine e qualche coppia. Sono partito con cento euro e ora ne ho già circa quattrocento. Sono sicuro, è la mia serata. E con estrema sicurezza inizio immancabilmente a perdere. Il fluido fortunato ha cessato di scorrere e, piano piano, il mio gruzzoletto scema. Rimango con cinquanta euro mentre Gianni, che aveva cominciato male, si riprende. Percorsi inversi. Non mi do per vinto e cambio numeri. Riesco a vincere ancora cento euro. Sono le tre e mi sto trasformando in un ghiacciolo. Valuto la situazione: mi sono divertito, ho cinquanta euro in più di quando sono entrato e se resto domani avrò la febbre. Saluto gli amici e me ne vado a letto. La mattina mi chiama Gianni. Pochi minuti dopo il mio abbandono si è seduto al tavolo Diego Abatantuono, che tra l’altro conosco (è amico dei miei fratelli), con il quale sono andati avanti fino alle cinque di mattina. Giocava il ventitrè e usciva il dieci. Vi lascio con un piccolo estratto delle conversazioni tra i due:&lt;br /&gt;G:«Ancora col ventitrè, tanto esce il Capitano»&lt;br /&gt;A:«Cos’è che esce?»&lt;br /&gt;G:«Il Capitano, Totti. Ma perché sempre il ventitrè?»&lt;br /&gt;A:«Il capitano del Milan, Ambrosini» &lt;br /&gt;G:«Mbè voi mette Totti con Ambrosini?»&lt;br /&gt;A:«Bè, in effetti no».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-5231072477760636977?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/5231072477760636977/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=5231072477760636977' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5231072477760636977'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5231072477760636977'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/08/cronache-da-ibiza-6.html' title='Cronache da Ibiza #6'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-5499201590850081049</id><published>2009-08-11T14:10:00.005+02:00</published><updated>2009-08-11T14:20:40.661+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='C'/><title type='text'>Cronache da Ibiza #5</title><content type='html'>Ecco a voi CAN CASTELL!! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/SoFg5RCY0iI/AAAAAAAAABs/zlDpMnuKjn4/s1600-h/io.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/SoFg5RCY0iI/AAAAAAAAABs/zlDpMnuKjn4/s320/io.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5368678767744569890" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/SoFgyl-r9sI/AAAAAAAAABk/cOMQL2AtdIc/s1600-h/piscina.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/SoFgyl-r9sI/AAAAAAAAABk/cOMQL2AtdIc/s320/piscina.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5368678653107107522" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/SoFgoqwzU-I/AAAAAAAAABc/wLBwYF4Ha40/s1600-h/castello.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/SoFgoqwzU-I/AAAAAAAAABc/wLBwYF4Ha40/s320/castello.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5368678482592355298" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-5499201590850081049?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/5499201590850081049/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=5499201590850081049' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5499201590850081049'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5499201590850081049'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/08/cronache-da-ibiza-5.html' title='Cronache da Ibiza #5'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/SoFg5RCY0iI/AAAAAAAAABs/zlDpMnuKjn4/s72-c/io.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-3255035619416545209</id><published>2009-08-11T11:39:00.001+02:00</published><updated>2009-08-11T11:40:22.973+02:00</updated><title type='text'>Cronache da Ibiza #4</title><content type='html'>Ecco, ieri ho passato la prima giornata di merda della vacanza, e spero anche l’ultima. Mi sveglio alle undici. Dopo aver fatto colazione e operazioni di routine, raggiungo Andrea al negozio. Finalmente conosco Anushka, una dj russa di ventitrè anni che dio la benedica. Alta, lineamenti perfetti, simpatica e sorridente, si compra anche una scatola di dischi e, con calma, se li ascolta uno per uno allietando la nostra tarda mattinata. Il momento più bello da quando sono arrivato sull’isola. Alle due chiudiamo e andiamo a pranzo. Ci sediamo in un ristorante argentino che conosce Andrea, dove abbiamo già mangiato qualche sera fa. Ordiniamo un’insalata di tonno e un ‘vacio’: un tipo di bistecca dal taglio particolare, un parallelepipedo di carne. Mangio l’insalata e qualche pezzo del mostro geometrico, quando inizia a salirmi la pressione. Come se dovessi fare pipì ma la sensazione è diversa. Provo comunque a svuotare la vescica che risulta essere vuota di suo. Non riesco a respirare, sento premere sul petto e l’aria non entra bene. Sono improvvisamente debolissimo. Andrea paga il conto e mi mette in macchina. Mentre andiamo a casa mi sorregge, altrimenti cadrei di lato. L’aria condizionata non mi aiuta molto. Per un attimo penso che mi stia venendo un infarto. Forse dovrei andare al pronto soccorso. Penso alla cronaca di Ibiza (quella vera) e ai possibili titoli degli articoli:&lt;br /&gt;«Muore d’infarto un disabile italiano che si sente male e, invece di andare in ospedale, torna come un coglione a casa». L’ipocondria di famiglia a cui credevo di essere immune, mi ha posseduto in un secondo. Continuo a respirare con grande difficoltà. Arrivato a casa mi stendo sul letto con l’aria condizionata al massimo. Ho brividi fortissimi di dolore. Sono sensazioni nuove, mai sentite prima. Mi spavento un po’, lo ammetto. E’ già parecchio tempo che mi sento in forma, ho perso l’abitudine a stare male, per fortuna. Mi faccio girare sul lato sinistro per smuovere il catarro, se ce ne fosse. Non ce n’è, in compenso la posizione lentamente mi rilassa. I dolori e la pressione alta mi abbandonano gradualmente. Rimane un grande mal di testa. Credo di si sia trattato di un blocco della digestione. Una delle poche cose che ancora non avevo avuto il piacere di provare nella vita. Per di più sono tre giorni che fa un tempo di merda. Ieri era S. Lorenzo, la magica notte delle stelle cadenti che neanche quest’estate sono riuscito a vedere. Calo un velo pietoso...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-3255035619416545209?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/3255035619416545209/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=3255035619416545209' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3255035619416545209'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3255035619416545209'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/08/cronache-da-ibiza-4.html' title='Cronache da Ibiza #4'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-4310223318908008983</id><published>2009-08-08T22:40:00.002+02:00</published><updated>2009-08-09T00:08:45.354+02:00</updated><title type='text'>Cronache da Ibiza #3</title><content type='html'>E’ arrivato Alessio insieme alla fidanzata Flavia. E che arrivo!!&lt;br /&gt;Esco da un locale all’aperto chiamato Zoo (perché è veramente l’ex zoo di Ibiza) verso mezzanotte, dopo aver passato due ore piacevoli in compagnia dei System of survival, due ragazzi di Salerno che fanno musica elettronica; e dopo avere assistito a questa scena: una tipa inglese seduta accanto a noi mostra e si lascia palpare le tette dagli amici che le siedono intorno, spiegando in che modo sono state rifatte. L’arrivo del volo è previsto per mezzanotte e mezza. Oltre a me in macchina ci sono: Andrea alla guida, Nilusha, Mika e Milena una coppia di polacchi molto carini che hanno una stanza da affittare ad Alessio. Ci ferma la polizia convinta che Andrea sia il conducente di un ‘black taxi’. Ci sono 300 taxi ufficiali a Ibiza che schizzano su e giù per l’isola per 3000-5000 persone che escono dai vari locali ogni sera, di conseguenza proliferano i taxi in nero. Il problema è che i poliziotti, nonostante le ripetute spiegazioni che fanno finta di non sentire, ci mettono venti minuti a capire che sono disabile e che il furgone, modificato per il trasporto di una carrozzina, non può essere un black taxi. Superato l’ostacolo monocellulare poliziesco, accompagnamo Andrea al negozio di dischi e arriviamo all’aeroporto con venti minuti di ritardo. In compenso l’aereo è in ritardo di un’ora e Alessio non mi ha avvertito. L’unica magra consolazione è che a Nilusha servono venticinque minuti per capire che l’aereo non è in orario. Sommati al ritardo, manca poco all’effettivo arrivo. Passano lenti i minuti anche perché stiamo morendo di fame, ma passano. Di Alessio neanche l’ombra. Dopo poco squilla il telefono:«Eccolo, sto per uscire»&lt;br /&gt;«Grazie per avermi avvertito del ritardo»&lt;br /&gt;«Non prendeva il telefono sull’aereo»&lt;br /&gt;«Ho fame sbrigati ti odio».&lt;br /&gt;Ride e aggancia. Passano ancora dieci minuti e il telefono squilla di nuovo:&lt;br /&gt;«Mi hanno perso la valigia».&lt;br /&gt;Non ride più. Non ho parole. In realtà viene da ridere a me, ma mi trattengo.&lt;br /&gt;Finalmente lo vedo sbucare. Sale in macchina e andiamo di corsa a mangiare. &lt;br /&gt;Dopo aver ingurgitato un'orrendo cheeseburger, li lascio andare a casa con Mika e Milena e me ne vado a letto. Sono le quattro e sono stanco morto. Alle undici squilla il telefono. E’ Alessio che sconvolto mi descrive la casa:«A parte le formiche e le macchie di sperma sul letto, anzi sui letti perché sono due e piccoli, sembra di essere a Beirut dopo un bombardamento. La polvere regna sovrana e non ti descrivo la cucina perché verrebbe la nausea anche a te. Oltretutto sbuca gente nuova ogni cinque minuti. Ho trentaquattro anni e in vacanza voglio stare comodo, ti prego fai qualcosa siamo nelle tue mani». &lt;br /&gt;Niente male come inizio vacanza, non vedo l’ora di vedere come procederà. Naturalmente vi terrò informati. A presto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-4310223318908008983?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/4310223318908008983/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=4310223318908008983' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4310223318908008983'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4310223318908008983'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/08/cronache-da-ibiza-3.html' title='Cronache da Ibiza #3'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-4365989100117955781</id><published>2009-08-05T16:21:00.002+02:00</published><updated>2009-08-09T00:14:18.993+02:00</updated><title type='text'>Cronache da Ibiza #2</title><content type='html'>Due sere fa ho fatto la prima uscita nella movida ibizenca. Andrea suonava in un locale sulla spiaggia, il ‘Delano’. Un bel posto, non troppo affollato. Uno stanzone rettangolare bianco con bancone bar di lato e consolle in fondo, circondato per metà da finestroni cielo-terra che si affacciano su Platja d’en Bossa. Non faccio in tempo a entrare nel locale che mi si avvicina una donna con un vestitino bianco attillato. Balla ed esibisce un repertorio di faccette da festaiola navigata, prive di qualsiasi significato logico. Si accosta al mio orecchio:«Queres una pastilla?»&lt;br /&gt;«No grazie». Mi guarda un po’ delusa, l’unica ‘faccetta’ comprensibile fin’ora, e continua a ballare. Parcheggio vicino al bancone del bar davanti alla consolle. Due ragazze che avevo conosciuto la sera prima mi vengono a salutare. Una è alta, di carnagione chiarissima e bionda platino; l’altra è indiana, bassetta e di carnagione scura. Mi viene in mente Zelig, sono pronte per un provino. Mi giro e rivedo la tipa col vestito bianco che alla faccetta stavolta abina anche una mossetta accattivante che mi disgusta. Andrea inizia a presentarmi tutti. Dai lavoranti ai djs alle ballerine dei locali famosi. E che ballerine. Da laurea ad honorem. Secondo me le fanno ballare sui cubi per evitare che girino sciolte per la discoteca a rovinare la serata a chi le vede per la prima volta. Arriva Matteo, un amico che non vedo da tempo. Lo violento immediatamente costringendolo a rollare una canna. Mi diverte vederlo girare indaffarato alla ricerca di sigarette e cartine. Alla fine ci riesce, ma dopo avermi fatto accendere si dilegua per un po’ a riprendere fiato. Il tempo passa e riesco a evitare con esperienza tutto quello che mi viene offerto. L’unica stronzata la faccio quando, soprapensiero, accetto un sorso d’acqua da una sconosciuta. Per fortuna me ne rendo conto mentre lo sto facendo. Con estrema scioltezza, mi assicuro che la tipa non mi sta guardando e sputo il sorso d’acqua, colpendo anche un pezzo di gamba di Nilushe (l’assistente). Il quale mi guarda esplodendo in una clamorosa risata:«Questo io non scorda mai!».&lt;br /&gt;Arriva l’ora di andare a casa. Mentre esco mi raggiunge una ragazza che mi ballava vicino. In inglese con un accento dell’est mi dice che voleva salutarmi e che ho dei bellissimi occhi. Il modo di fare mi ricorda la mia ex. La ringrazio e me ne vado. Steso sul letto mi chiedo:«Hai ringraziato e te ne sei andato?». Amaramente divertito mi addormento. Come dice il vecchio saggio: ogni lasciata è persa...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-4365989100117955781?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/4365989100117955781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=4365989100117955781' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4365989100117955781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4365989100117955781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/08/cronache-da-ibiza-2.html' title='Cronache da Ibiza #2'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-8906111745082359805</id><published>2009-08-03T15:19:00.001+02:00</published><updated>2009-08-09T00:22:41.665+02:00</updated><title type='text'>Cronache da Ibiza #1</title><content type='html'>Sono appena arrivato a Ibiza. Due giorni fa alle sette di mattina, dopo una traversata di trentasei ore in nave. In due navi in realtà: una da Civitavecchia a Barcellona e l’altra da Barcellona a Ibiza. Viaggio tranquillo e meno impegnativo di quanto si possa immaginare. Prima tratta: imbarco alle dieci; ignobile cena a base di lasagna (che implorava a mani giunte di non essere mangiata) al ristorante self service «Barcelloneta»; canna sul ponte cercando di non essere catapultati fuoribordo dal fortissimo vento; visitina ai cani parcheggiati nel canile di bordo; dieci minuti al casinò, giusto il tempo di perdere cinquanta euro alla roulette incantati dalle tette della croupier; una sana dormita nella bellissima cabina per disabili (sorprendente davvero) e un pomeriggio tra sole sul ponte accanto al bar e incontri curiosi. Una ragazza di Acilia con minicane al seguito, in fuga da una  dubbia convivenza di due anni. Amante dei rave, soprattutto dei prodotti tipici che tali feste offrono:«So stata a un rave prima di partire, me so presa due bombe e mezza, poi potevano pure mette er tango che ballavo uguale». &lt;br /&gt;E un ragazzo di Napoli con moglie, figlio, amico e fidanzata dell’amico al seguito, che nel giro di quindici minuti mi mette al corrente del fatto che lui passa le vacanze in Andalucia a spacciare erba da dieci anni. Un vero genio del crimine, probabilmente alla fine del viaggio lo saprà mezza nave. &lt;br /&gt;Seconda tratta: prima di salire sulla nave aiutiamo una coppia di mezza età a montare una ruota di scorta in un macchinone americano dopo un tentativo di rapina. Due tipi motorizzati si erano avvicinati alla macchina in corsa lenta verso il terminal e gli avevano bucato una gomma con un cacciavite. Sperando di bloccarli per rubare ciò che potevano. La coppia, da venticinque anni residente a Formentera per il periodo estivo, non era mai stata vittima di un assalto del genere. Due ex fricchettoni molto simpatici che mi piacerebbe incontrare di nuovo. Imbarco alle dieci; piccola incomprensione subito risolta sulla cabina per disabili che non mi avevano assegnato (e comunque scadente rispetto alla prima nave); orrendo bocadillo (panino) al bar di bordo visto che il self service era già inspiegabilmente chiuso (per fortuna forse); canna di rito sul ponte di poppa e brevissima dormita in cabina. La sveglia alle sei e un quarto dall’altoparlante della stanza ci ha veramente ucciso. Come zombies, ma felici, usciamo dal ventre della balena d’acciaio, sicuri o quasi di trovare il caro amico Andrea ad attenderci, anch’egli felice, sul molo d’attracco. Il caro amico è ancora felicemente addormentato nel suo letto di casa e mi risponde con voce squillante facendo, come al solito, finta di essere sveglio:«Pronto!»&lt;br /&gt;«Stai dormendo»&lt;br /&gt;«Chi è?!»&lt;br /&gt;«E chi potrà mai essere?»&lt;br /&gt;«Ao, dove stai?»&lt;br /&gt;«A Ibiza sul molo dove dovresti essere anche tu ora, ricordi?»&lt;br /&gt;«Pensavo arrivassi alle nove»&lt;br /&gt;«Te l’ho detto che arrivavo alle sette»&lt;br /&gt;«Tranquillo cinque minuti e sono da te».&lt;br /&gt;In effetti arriva cinque minuti dopo, più zombie di noi, e ci porta a casa di Francesco, altro caro amico oltre che socio in un negozio di dischi, che ci ospita per il mese di Agosto. La casa si chiama (si qui le ville hanno un nome) ‘Can Castell’ ed è a tutti gli effetti un mini castello. Con tanto di torre e torretta.  Con una piccola piscina e un giardino pavimentato pieno di rampe per facilitare il mio passaggio. I proprietari di casa, saputo del mio arrivo, hanno buttato giù le barriere architettoniche scusandosi di non averci pensato prima da soli. Altro mondo. Arriviamo che tutti dormono. Ci apre assonnatissimo Massimo, un amico di Francesco, che vive qui con la compagna Beatriz. E finalmente incontro il principe del castello: Fabio Bruno, un anno d’età e già comanda lui. Un piccolo bulldozer impazzito per i miei cani che se lo coccolano come un cucciolo. E Nadia, la mamma del principino e compagna di Francesco. Per ora è tutto, scappo al mare. Hastaluego...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-8906111745082359805?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/8906111745082359805/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=8906111745082359805' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8906111745082359805'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8906111745082359805'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/08/cronache-da-ibiza-1.html' title='Cronache da Ibiza #1'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-3334241160311041712</id><published>2009-06-19T17:40:00.003+02:00</published><updated>2009-06-19T18:10:04.585+02:00</updated><title type='text'>Piccola Rivincita</title><content type='html'>Stanotte di ritorno da una cena, ho trovato il mio posto occupato da un'altra macchina. Con il conducente all'interno beatamente appoggiato allo schienale del sedile. Il mio assistente da un leggero tocco agli abbaglianti per destarlo dall'apparente sonno.&lt;br /&gt;Non si muove un muscolo. Ne da un altro e il tipo improvvisamente si rianima facendo segno di non rompergli le palle. Da sotto al suo volante sbuca una testa che con un movimento vago si appoggia alla sua spalla. Il mio assistente indica il palo con la targa del posto riservato. La testa sbucata da un'occhiata fuori, si rende conto e si sposta sul sedile che le compete. Mentre il conducente si scusa, mette in moto e ridendo se ne va. Mi dispiace di averti rovinato un pompino, ma da ora in poi sono sicuro che controllerai dove ti parcheggi. Almeno in determinate occasioni, che è già qualcosa...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-3334241160311041712?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/3334241160311041712/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=3334241160311041712' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3334241160311041712'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3334241160311041712'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/06/piccola-rivincita.html' title='Piccola Rivincita'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-144883472512777182</id><published>2009-06-19T15:40:00.002+02:00</published><updated>2009-06-19T17:40:50.044+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Stamattina mi ha contattato il Sig. Soru. La persona che, come riportato nel post relativo alle pensioni arretrate, ha ignorato le mie telefonate per mesi. Il signore è contrariato per quello che ho scritto. Secondo lui non ho detto la verità e mi sono nascosto dietro un blog per calunniare senza motivo. &lt;br /&gt;Ho già risposto al signore per telefono, ma volevo ribadire alcuni fatti:&lt;br /&gt;ho riportato tutto quello che è successo fedelmente, è la pura verità con testimoni pronti a confermarlo; nascondersi dietro un blog di pubblico utilizzo è una contraddizione in termini; se non si risponde alle chiamate perchè impegnati in riunioni e quant'altro, si può sempre richiamare dopo (diciamo che sarebbe quantomeno di buona educazione). Il mio non è stato mai un attacco a una persona, ma una denuncia di un disabile a cui accadono cose ingiuste. La telefonata di stamattina ha assunto toni metafisici che si collocano in una sfera che non mi compete. Se volesse rispondermi, il blog come ho già detto è pubblico e si possono lasciare commenti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-144883472512777182?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/144883472512777182/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=144883472512777182' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/144883472512777182'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/144883472512777182'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/06/stamattina-mi-ha-contattato-il-sig.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-4124295839744779549</id><published>2009-06-14T00:17:00.002+02:00</published><updated>2009-06-14T00:22:36.522+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Sono nell’atrio dell’ospedale.&lt;br /&gt;Sto cercando di prendere l’ascensore, l’unico ascensore funzionante. Il mio reparto è al quarto piano. &lt;br /&gt;Ci sono molte persone in attesa, tutte sparpagliate a semicerchio ma senza un ordine preciso, pronte ad avventarsi sulla preda come felini in agguato. &lt;br /&gt;Ci sono anche le scale. Proprio accanto alla porta dell’ascensore, ma nessuno le prende. Nessuno le nota.&lt;br /&gt;Guardano solo il display digitale che segna in quale piano si trova il mezzo, preparandosi all’assalto.&lt;br /&gt;Cerco di farmi notare spingendo la carrozzina tra due persone, che per tutta risposta non si muovono e sbuffano senza degnarmi di uno sguardo. Mi sposto verso destra e riesco  quasi a raggiungere l’entrata costeggiando il muro umano, ma stavolta tre signore si lanciano all’apertura della porta tagliandomi la strada. &lt;br /&gt;Sono confuso. Non capisco cosa sta succedendo. Possibile che sia diventato invisibile? Perché nessuno mi nota? Per quale motivo nessuno si fa da parte? Perché nessuno usa le scale?&lt;br /&gt;Se potessi camminare io le userei. Che siano anch’esse invisibili? Mi rivolgo al mio assistente:« Forse facciamo prima dalle scale». Lui si che mi nota e nota anche le scale e mi guarda come se fossi impazzito. In effetti solo pensare di fare quattro piani di scale in carrozzina è da malati mentali. &lt;br /&gt;Di colpo la confusione svanisce. Il momento surreale in cui avevo sguazzato, anche con un minimo di piacere dovuto alla novità, torna a far parte della cruda realtà.&lt;br /&gt;«AAAAHOOOOOOO!!» grido con tutta la forza che ho nei polmoni, &lt;br /&gt;« Me lo fate prendere questo cazzo di ascensore o devo chiamare la polizia??». &lt;br /&gt;Ora mi guardano tutti. Ora si che mi notano. La piccola folla si apre neanche fossi il Papa. Arrivo davanti all’ascensore che si chiude, pieno, mentre una ragazza mi guarda negli occhi scusandosi imbarazzata. Il punto sta proprio nella differenza che c’è tra guardare e vedere. La differenza di concentrazione che si mette nel guardare e nel vedere. Perché ognuno è  concentrato su cosa gli serve guardare, tutto il resto lo vede soltanto.E diventa invisibile. Serve una scossa allora, per destare il dormiente. Per spostare l’attenzione dal display digitale all’essere umano. Per vergognarsi dei propri limiti. Per salire ogni scala, finchè si ha la forza di farlo. Per non sentire più la frase:«Carrozzine in giro per la città se ne vedono poche».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-4124295839744779549?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/4124295839744779549/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=4124295839744779549' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4124295839744779549'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4124295839744779549'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/06/sono-nellatrio-dellospedale.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-7199416091529334718</id><published>2009-05-07T20:28:00.003+02:00</published><updated>2009-05-07T20:46:52.418+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Venditti'/><title type='text'></title><content type='html'>Domani, Venerdì 8 maggio 2009 c'è la presentazione del primo romanzo di Massimiliano D'Epiro dal titolo ''D'ESTRO'', al Caffè Letterario in via Ostiense n.95 alle 18.00. &lt;br /&gt;L'autore, mio grande amico, mi ha chiesto di leggere due pagine. Quindi, se volete partecipare alla presentazione di un bel libro e, insieme, godervi lo spettacolo di «io che sbiascico», siete i benvenuti. A parte lo sbiascicante saranno presenti e leggeranno alcuni capitoli gli attori: Francesco Venditti, Elda Alvigini, Lorenzo De Angelis, Christian Iansante, Federico Pacifici. Accorrete numerosi!!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-7199416091529334718?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/7199416091529334718/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=7199416091529334718' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/7199416091529334718'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/7199416091529334718'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/05/domani-venerdi-8-maggio-2009-ce-la.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-4067319415141725556</id><published>2009-04-09T13:00:00.011+02:00</published><updated>2009-04-28T01:06:42.338+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Aggiornamento tragico sul dito infetto: me lo vogliono amputare, o meglio, me lo devono amputare. Eravamo rimasti che l'infezione stava passando e la ferita rimarginando rapidamente. Purtroppo, appena smesso l'antibiotico, il dito si è immediatamente rigonfiato e la ferita ha ricominciato buttare pus. L'amica chirurga ha deciso di pulirla  bene, che in gergo vuol dire togliere parti infette a suon di bisturi. Scopriamo così che solo  superficialmente sembrava si stesse chiudendo, mentre sotto continuava l'infezione. Per di più l'osso lussato tendeva a fuoriuscire dalla ferita impedendone comunque la guarigione. Così dopo la pulizia, che ha compreso anche l'asportazione di un pezzetto d'osso, ci siamo rivolti alla Professoressa Spagnoli: chirurga della mano e amica di Patricia. Il dito va medicato in ospedale tre volte a settimana. Visto che lei lavora al policlinico Gemelli, lontano da dove abito, per comodità mi manda da un altro chirurgo, il dottor Gentili, che lavora al S. Camillo. Dietro casa. Sono circondato da ospedali. Il nuovo dottore, gentile di nome e di fatto, mi visita e medica il dito infilandoci una garza iodoformica dentro e una pomata antibiotica esternamente. «Non si preoccupi, non è niente. Faccia questa medicazione ogni due giorni e ci vediamo la settimana prossima». Quasi contento me ne torno a casa. Alla prima medicazione il buonumore si disintegra: pus e dito più gonfio. Chiamo il dottore che mi prescrive un antibiotico per bocca. Dopo qualche giorno torno in visita. Non c'è pus ma il dito a me sembra più gonfio ancora, mentre il dottore continua col suo ottimismo:«Sta meglio, continui con le medicazioni e smetta pure l'antibiotico».&lt;br /&gt;«Ma è sicuro che non ci sia un'infezione all'osso?»&lt;br /&gt;«No, stia tranquillo»&lt;br /&gt;«Ma perchè è così gonfio?», incalzo.&lt;br /&gt;«Non è così gonfio le assicuro»&lt;br /&gt;«Allora torno la prossima settimana?»&lt;br /&gt;«Se vuole».&lt;br /&gt; Come 'Se vuole'⁈ Ho una ferita aperta e infetta, che dovrei fare, lasciare che guarisca con queste medicazioni che non sembra funzionino e con l'aiuto del Signore? Chiamo immediatamente la Prof. Spagnoli, che mi invita al policlinico. La diagnosi è tragica: c'è chiaramente un'osteomielite e l'articolazione è distrutta. Scopriamo che l'antibiotico preso non era efficace contro entrambi i batteri presenti e iniziamo con un altro. Sia per via intramuscolare (due punture al giorno) che localmente, iniettandolo direttamente nella ferita. Devo tornare in ospedale per la medicazione ogni due giorni (non una volta a settimana). Dopo sette giorni la situazione non sembra migliorare. Per la prima volta la dottoressa mi prospetta l'eventuale amputazione. La tranquillità e la logica del suo ragionamento fanno visibilmente a cazzotti con il mio sconforto e la momentanea perdita dell'uso della parola. Il dito, cosi com'è ora, è un grave problema funzionale. L'articolazione tra la prima e la seconda falange non esiste più. Una parte mangiata dall'infezione e l'altra asportata per via della lussazione. E' tutto molto gonfio. La circolazione, già scarsa a causa della mielolesione, è totalmente compromessa; di conseguenza l'antibiotico non arriva nella zona periferica (ho il sangue snob, non gradisce circolare in periferia). Per di più il dito, ormai privo dell'articolazione, non rimane piegato insieme agli altri; al contrario, sale dritto verso l'alto. Rendendo ancora più difficili le poche cose che riesco a fare da solo. Se fosse il medio, per intenderci, avrei il vaffanculo azionato perennemente. Se l'infezione cammina, rischio ben più dell'anulare. Tutte motivazioni importanti e reali, ma un dito è sempre un dito, e io voglio essere sicuro al cento per cento. Incasso la notizia e chiedo tempo. Contatto e vedo un' infettivologo, il quale mi prescrive un altro antibiotico (tanto per gradire) e una risonanza magnetica. Prendo appuntamento in una clinica privata dove lavora un conoscente. Il dottore mi fa risonanza e alcune radiografie. Il risultato è pessimo. Anche lui mi consiglia di liberarmi del problema prima che si aggravi. Tra l'altro, conosce la Prof. che mi segue e mi assicura che sono in ottime mani. Arriviamo all'inizio della terza settimana di medicazioni senza il minimo miglioramento. Anzi, a me sembra più gonfio ancora. Assomiglia a una piantina grassa mezza spezzata. Mi convinco anch'io e decidiamo la data. Giovedì 16. Lo facciamo in day-hospital: vado mi operano e torno a casa. &lt;br /&gt;Mi accompagnano due miei cari amici e mia sorella Valentina. Per sdrammatizzare si sprecano le battute, la più gettonata delle quali riguarda l'impossibilità  di continuare a suonare il tamburello, e il conseguente lutto che il Salento sarà costretto a osservare per la scomparsa del più dotato musicista. Arriviamo e mi parcheggiano davanti all'entrata della sala operatoria. Dopo qualche minuto si apre una porta da cui esce un'anziana signora accompagnata da una dottoressa in camice verde operatorio. La più bella dottoressa mi sia capitato di vedere da quando frequento ospedali (e nn è poco). Se l'avessi incontrata per strada avrei pensato a una modella. Guarda nella mia direzione e chiede:«Qualcuno deve fare la biopsia?». Avrei voglia di alzare la mano e il pensiero mi fa sorridere. Credo se ne accorga perchè il sorriso che ricambia sa di «Te piacerebbe eh?».&lt;br /&gt;Passano alcuni minuti e arriva il mio turno (non per la biopsia purtroppo). Mi portano dentro, e dopo aver cercato invano qualcosa di morbido su cui stendermi, decidiamo che la cosa migliore sia rimanere in carrozzina. A patto che guardi dalla parte opposta per non rischiare svenimenti. Niente di più semplice, figuratevi se guardo mentre mi affettano come un manzo. L'operazione, compresa l'anestesia locale, dura venti minuti. Bisturi, pinza coagulante, scalpellino e martello. Si scalpello e martello, neanche fossimo in cantiere. Mi fasciano tipo guantone da pugile, lasciando solo il pollice fuori. Non mi sento male, forse perchè non ho visto niente ancora. Dopo cinque giorni torno in ospedale per la prima medicazione. Mi accoglie una giovane dottoressa che inizia a togliermi il guantone. Sto morendo di curiosità e, allo stesso tempo, temo la mia reazione. Piano piano arriviamo alle ultime garze appiccicate dal sangue secco. Ho la visuale coperta dalla sua mano e dal dorso della mia, ma per ora non lascia che la giri. «La tenga così», mi dice e si allontana un secondo. Porto la mano davanti agli occhi. La vista dei punti un po' mi sciocca. Penso immediatamente ai film horror, con le peggiori aberrazioni della cucitura grossolana di arti, facce, occhi e quant'altro. La giovane dottoressa acchiappa di nuovo la mano:«Mettila qui dai».&lt;br /&gt;Scoppio a ridere istericamente. Lei mi guarda perplessa. Entra la professoressa e alla vista del dito si compiace tutta:«Hai visto che bello?, guarda che bel lavoretto, sei contento? non c'è più infezione, sono proprio soddisfatta». Sembra una bambina felice col suo nuovo giocattolo. La passione del resto fa quest'effetto a tutte le età. Io a essere contento proprio non ci riesco. Lo capisco e so di aver agito in modo razionale e ponderato. Ma, ora che la fasciatura non nasconde più l'assenza, ogni tanto sento un vuoto allo stomaco e gli occhi mi si riempiono di lacrime. E' solo una questione d'abitudine. E col tempo, ci si abitua a tutto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-4067319415141725556?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/4067319415141725556/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=4067319415141725556' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4067319415141725556'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4067319415141725556'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/04/aggiornamento-tragico-del-dito-infetto.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-4853934181947184763</id><published>2009-03-19T17:52:00.004+01:00</published><updated>2009-03-19T20:09:10.203+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Udite udite!! E' appena uscita, in un libro, una raccolta di lettere scritte da persone più o meno note e indirizzate a genitori, fratelli, figli e parenti con disabilità diverse. Il libro si chiama «Amore Caro» (Cairo Editore) ed è a cura di Clara Sereni. Uno degli autori meno noti (forse «il» meno noto visto che è la prima volta che mi pubblicano) sarei io, gli altri sono: Franco Amurri, Pulsatilla, Giovanni Maria Bellu, Oliviero Beha, Gloria Buffo, Paola Free Martin, Barbara Garlaschelli, Paola Cortellesi, Valentina Locchi, Kicca Menoni, Lunetta Savino, Marco Savino e Clara Sereni che ha scritto il bellissimo capitolo introduttivo. Tutti i proventi verranno devoluti alla fondazione «La città del sole», una Onlus impegnata  nell'integrazione di varie diversità. Quindi, riassumendo, vi elenco alcuni motivi per i quali dovete comprarvi il libro:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A: Perchè è un bel libro, e potrebbe aprire qualche mente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;B: Perchè è scritto da fior di giornalisti, scrittori, attori e quant'altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C: Perchè i proventi andranno a una fondazione che lavora concretamente e seriamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D: Perchè una delle lettere l'ho scritta io (è o non è il mio blog questo?!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E: Perchè «Caro» m'è costato, «Amore», denudarmi in questa maniera. E, come a me, credo a tutti gli autori presenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come direbbe una mia cara amica: ACCATTATEVILLO!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-4853934181947184763?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/4853934181947184763/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=4853934181947184763' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4853934181947184763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4853934181947184763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/03/udite-udite-e-appena-uscita-in-un-libro.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-8310135119298267472</id><published>2009-03-14T19:39:00.004+01:00</published><updated>2009-03-14T22:08:15.478+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ho avuto un incubo. Premetto che ho il terrore di volare. Detesto prendere l'aereo. All'occorrenza, ne faccio volentieri a meno. Forse perchè il mio segno, il capricorno, è saldamente attaccato alla terra o, più probabilmente, perchè un amico di famiglia, pilota alitalia in pensione, tempo fa mi ha detto che non riesce a spiegarsi il motivo per il quale permettano alla gente di viaggiare in aereo:«E' il mezzo più insicuro che conosco». Fatto sta che odio volare. Ovviamente ho sognato di schiantarmi con un volo di linea. L'aereo, come nei migliori film del settore, inizia a tremare e sussultare sempre più forte. Poi precipita, roteando in una vorticosa spirale: la carlinga piegata sul lato sinistro, come se qualcuno avesse preso al lazo l'ala e stesse tirando giù con forza. La gente urla terrorizzata, mentre borse e pacchetti cadono dagli scomparti spalancati dalla forza centrifuga. Ho le mani attaccate ai braccioli e il corpo teso, spiaccicato contro lo schienale del sedile. Mi rendo conto che sto per schiantarmi. Tutti se ne rendono conto. In quel momento, la voce del comandante si diffonde attraverso gli altoparlanti:«Siamo davvero spiacenti che l'aereo stia precipitando e che morirete con la nostra compagnia. Ci auguriamo che l'evento risulti indolore e vi assicuriamo che faremo chiarezza sull'accaduto. Addio.». Mi sveglio con la voce del comandante nelle orecchie e il cuore in piena tachicardia. Ho il fiatone. Accendo la luce: casa dolce casa. Mai stato così felice di essere nella mia stanza. Sembrava vero.&lt;br /&gt;Non parlatemi di volare per almeno sei mesi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-8310135119298267472?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/8310135119298267472/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=8310135119298267472' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8310135119298267472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8310135119298267472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/03/ho-avuto-un-incubo.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-2195541560532777756</id><published>2009-02-24T18:35:00.000+01:00</published><updated>2009-02-24T19:03:04.223+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ho voluto farmi del male. Mi sono auto-inflitto una pena d'altri tempi, pur sapendo a cosa andavo incontro. Ho visto la terza serata di Sanremo. Per intero, dall'inizio alla fine. Agghiacciante, disgustoso, reiterante, politicamente scorretto, vergognoso, sono aggettivi che non riescono a rendere l'idea reale dello spettacolo a cui ho assistito. L'aggettivo adatto non esiste, bisognerebbe inventarlo. Le tante sentenze acclamate a priori, quali: «Sarà il festival dei giovani» o «Una ventata di novità, per il futuro della musica italiana», sono risultate, all'atto pratico, totalmente inesistenti. Ma iniziamo dalle canzoni. Dalla 'ventata di novità' portata dai giovani. Ogni nuova proposta si presenta accompagnata dal proprio mentore, ben preservato nella naftalina: Simona Molinari con Ornella Vanoni; Filippo Perbellini con Cocciante; Malika con Gino Paoli solo per citarne alcuni. Ogni canzone sembra scritta nello stile e nelle corde del mentore. Come si fa a parlare di novità. L'unica novità è stata portata dal personaggio 'manga' che è Arisa. Una canzone semplice e diretta, cantata, come recita il titolo, con grandissima sincerità. Senza movimenti inconsulti delle braccia (vedi Malika), senza ammiccamenti e faccette alla x factor (vedi quasi tutti), senza 'look sosia' (vedi Perbellini-Cocciante) e nonostante Lelio Luttazzi. Vittoria meritata (per una volta). Ma veniamo ora alla direzione. Tra una canzone e l'altra passano una quindicina di minuti: cinque tra presentazione e canzone, dieci di scenette patetiche. Una su tutte: il bacio tra Bonolis e quella vittima sacrificale di Laurenti, sfociato in una pantomima gay di cattivo gusto. Dopo che la sera prima, il buon presentatore aveva lasciato che il presidente dell'arcigay esternasse, a ragione, tutto il suo disappunto verso la canzone di Povia. Alla faccia del politicamente corretto. Ma il picco massimo di vergogna e disgusto  si raggiunge quando 'bimbumbam' intervista Kevin Spacey. E. dopo una serie di inutili domande 'kiss ass', pensa bene di cantargli 'Imagine' di John Lennon. Nelle tre ore che sembra durare la raccapricciante esecuzione, l'espressione impassibile di mister Spacey è degna dei due Oscar vinti. Tanti ne ha dovuti vincere per affrontare questa prova. Alla fine, è la motivazione della performance a lasciare a bocca aperta. Voleva essere un regalo per un profondo ammiratore di Lennon quale è mister Spacey. A saperlo prima, sarebbe bastato non cantasse. Per di più Lennon non si sarebbe rigirato nella tomba come una trottola; io e tutta l'Italia pensante non ci saremmo vergognati di essere italiani. Un commento di un mio caro amico mi trova pienamente in sintonia:«Bonolis rappresenta tutto quello che odio di più in questo paese». Mentre, oserei aggiungere, il festival rappresenta l'Italia e chi la comanda. In finale nella categoria 'artisti' (perchè gli altri che sono?) sono arrivati: vaticano, camorra e massoneria. Indovinate un po' chi ha vinto...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-2195541560532777756?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/2195541560532777756/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=2195541560532777756' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2195541560532777756'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/2195541560532777756'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/02/ho-voluto-farmi-del-male.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-4272274867527858040</id><published>2009-02-12T16:17:00.003+01:00</published><updated>2009-03-19T19:38:16.310+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Sono più leggero. Non solo fisicamente, sento anche l'anima più leggera. Come se l'avessi liberata da una prigione. &lt;br /&gt;Mi sono tagliato i dreadlocks e mi sono tolto delle cisti sebacee (così si chiamano) da viso, collo e orecchie.&lt;br /&gt;Non da solo ovviamente. Sono andato dal mio barbiere (che già di per se è un'assurdità: ho i dreads da otto anni, come faccio ad avere un 'mio barbiere'?), che è in realtà il mio vecchio barbiere ma è anche il luogo dove esercita la mia estetista. Per questo ho continuato a frequentarlo negli anni. Non vi dico quando ho chiamato per prendere l'appuntamento. C'è mancato poco che gli venisse un infarto. Ha iniziato a urlare agli altri soci:«Lorenzo si taglia i capelli‼ Vi rendete conto, si taglia i capelli‼». E pensare che il mio barbiere è un posto fuori dal mondo. Un'isola senza tempo, o meglio ferma in un tempo di eleganza, cortesia e professionalità che non esistono più purtroppo. La notizia ha portato lo scompiglio anche in questo intramondo di tranquillità. Sono entrato accompagnato da mio fratello Franco che, da buon regista, ha voluto documentare visivamente l'evento, dal mio caro amico Alfi, che ha rinunciato a un super weekend a Riccione con super modelle pur di assistere e godere del taglio (li ha sempre odiati) e da Nilusha il mio assistente. Definire lo stato di Stefano, il barbiere, euforico sarebbe minimizzarlo. Non ho fatto in tempo a togliermi la giacca, che già ero posizionato davanti allo specchio con il grembiule girocollo addosso. Non ha voluto concedermi tempo per ripensamenti o dubbi, forbici in mano e sorriso sadico stampato ha iniziato da quelli davanti. Quelli che una volta tagliati, non si torna più indietro. Per un attimo la sensazione è stata sgradevole. Al quinto dread tagliato ho iniziato a sentirmi leggero. Una tranquillità interiore che raramente ho provato negli ultimi anni, mi ha gradualmente sommerso come un'alta marea. Pensavo che avrei fatto la fine di Sansone, ho sempre portato i capelli lunghi. Sono stato vittima del musical 'Hair' che, in tenera età, mi ha folgorato con musiche, colori e capelloni innamorati della vita e della libertà. Invece, più tagliava più sentivo di aver preso la giusta decisione (resto comunque fricchettone dentro). Quando hai i dreads, i capelli vengono convogliati a ciocche in una certa direzione. Mano mano che il tempo passa la direzione si consolida. Così quando li tagli, hai praticamente un cespuglio in testa con rametti che puntano direzioni diverse. Momento di panico terminato subito, grazie all'assistente di Stefano che arriva con balsamo super cremoso e pettine e inizia un lavoro di ammorbidimento del cespuglio. Alla fine del quale Stefano tagliuzza di qua e di là, aggiusta la lunghezza (cortezza in questo caso) e mi fa un megashampoo. Non sentivo due mani massaggiare il cuoio capelluto da troppo tempo. Un'estasi. Dopo avermi asciugato e frizionato a dovere con prodotti rivitalizzanti, Stefano mi ha guardato negli occhi e mi ha ringraziato a dovere:«Ho provato attimi di godimento unici, grazie dell'onore che mi hai concesso». Se ci riflettete un attimo, per un barbiere tagliare un metro di dreadlocks è una cosa più unica che rara. Può non capitare mai. Infatti ha voluto il servizio fotografico. Sto valutando se farglielo pagare il costo di un taglio...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne, ovviamente, mi sono tolto le cisti da solo. Per completare l'opera, tagliati i capelli, una mia cara amica e bravissimo chirurgo plastico del Bambin Gesù mi ha ricoverato per togliermi una serie di cistine di grasso sparse tra viso, orecchie e collo. Il problema è iniziato qualche tempo dopo l'incidente. Ogni tanto mi si formano delle cisti a causa dell'eccessiva produzione di sebo (grasso appunto). Probabilmente una reazione chimica di cellule impazzite, che accumulano sebo e lo portano dove non deve andare. Sono entrato di mattina per fare le analisi di routine: prelievo, elettrocardiogramma, radiografia al torace. Premetto che il reparto è nuovo e accogliente. Le stanze sono abbastanza grandi e l'atmosfera è rilassata e professionale. Connubio che non sempre funziona. Un'infermiera mi ha prelevato il sangue e ha cercato di farmi l'elettrocardiogramma senza successo. D'altronde sono in un ospedale per bimbi e i cavetti adesivi della macchina non attaccano sui peli di un trentottenne.  Mi ha spedito, con tanto di foglio\richiesta, da una sua collega. Stanza 34. Due piani e un lunghissimo e freddissimo corridoio più sotto. L'elettrocardiogramma della collega è di quelli vecchio stile, con le ventosine e i palloncini. Funziona anche con gli uomini pelosi. Fatto questo sono andato in radiologia dove ho incontrato un infermiere molto simpatico. Che però non aveva ricevuto la richiesta dal reparto, che era invece arrivata al pronto soccorso. Molto cortesemente mi ha accompagnato nel labirinto di corridoi e porte fino alla radiologia del pronto soccorso (da solo chissà quanto avrei impiegato a trovarla) e mi ha lasciato in consegna a due suoi colleghi. I quali prima mi hanno chiesto se potevo stare in piedi per qualche minuto (...) poi, capita la situazione, mi hanno messo a sedere su  un sedile di metallo parte di un macchinario radiografico. Hanno infilato una veste anti-raggi a Nilusha, che mi teneva in equilibrio sul metallico trespolo, e finalmente hanno scattato la foto al mio torace. Finiti gli esami, mi sono sdraiato sul letto per riposare. Mentre il mio compagno di stanza, un adolescente di Sulmona, veniva portato in sala operatoria. Tornato dopo due ore, operazione andata bene, ha iniziato a svegliarsi dall'anestesia. Si dice che il risveglio post-anestetico sia lo specchio dell'anima. Il carattere, se c'è, viene fuori. Il suo c'è e piuttosto incazzato direi: raramente ho sentito tante bestemmie e parolacce, che erano le uniche parole comprensibili in mezzo al dialetto, uscire dalla bocca di un ragazzino. Quei poveri genitori massacrati a male parole. Poi ho saputo che era la terza operazione, dopo che due precedenti erano andate male. Aveva tutte le ragioni del mondo per essere incazzato direi. Poco dopo il suo dolce risveglio è arrivato il mio turno. Patricia, la mia amica 'chirurga', è venuta a prendermi in stanza e mi ha portato in sala operatoria. Ho risposto alle domande di routine degli anestesisti (due addirittura!); hanno reso il tavolo operatorio più morbido, per salvaguardarmi da eventuali piaghe da decubito; mi hanno infilato un ago-cannula nel  braccio e mi hanno abbattuto come un bisonte (i 5-10 secondi prima di cadere vittima dell'anestetico sono momenti indimenticabili, dove tutto perde importanza e conta solo quel vago benessere che lentamente ti avvolge). Perfetti! Dopo due ore e mezza mi sono svegliato nel letto della stanza, con Patricia che mi rassicurava e il sulmonese che bestemmiava. Aria di casa. Il giorno dopo, in tarda mattinata, mi hanno dimesso. Andasse sempre così liscia, sarebbe un piacere farsi ricoverare. Grazie Patricia, 10 e lode.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In summa, mi sento più leggero. Anche perchè, tra cisti e capelli, peserò un paio di chili in meno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/SZRb3JzGUPI/AAAAAAAAABE/pMSs4B50KWM/s1600-h/DSC_0033_2.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/SZRb3JzGUPI/AAAAAAAAABE/pMSs4B50KWM/s320/DSC_0033_2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5301963664403091698" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/SZRb2PwtDGI/AAAAAAAAAA8/NCWqcr1kPzs/s1600-h/DSC_0003+2.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 214px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/SZRb2PwtDGI/AAAAAAAAAA8/NCWqcr1kPzs/s320/DSC_0003+2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5301963648823790690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-4272274867527858040?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/4272274867527858040/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=4272274867527858040' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4272274867527858040'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4272274867527858040'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/02/sono-piu-leggero.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/SZRb3JzGUPI/AAAAAAAAABE/pMSs4B50KWM/s72-c/DSC_0033_2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-8218504313745289263</id><published>2009-01-16T18:00:00.000+01:00</published><updated>2009-01-16T22:24:56.837+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Tornando al dito infetto.&lt;br /&gt;Sono andato a ritirare le radiografie richieste dal dottore. Radiografie che, per fortuna, hanno scongiurato il pericolo di un osteomielite (infezione dell'osso), ma hanno evidenziato una lussazione palmare della seconda falange. Che chissà da quanto tempo me la porto dietro. Arrivo con qualche minuto di ritardo all'appuntamento col dottore e trovo l'ambulatorio vuoto. Torno verso la segreteria, dove avevo preso le radiografie, e chiedo se possono contattare il dott. Schiaramazzi. Lo trovano e gli dicono che sono lì. Si tratta di prendere un ascensore e scendere due piani. Ma lui non può, deve andare via. Lascia detto che mi potrebbe vedere il giorno dopo alle sette e mezza di mattina. Niente di più semplice per uno che ha bisogno di un'ora e mezza per prepararsi e due persone per scendere dal letto. In quel momento arriva in segreteria l'altro dottore che mi aveva visitato. Il dottor Dell'Uomo. Già, perchè erano in due. Non ne bastava uno per un'infezione a un dito. Aspetto, cortesemente, che abbia finito di interagire con la segretaria e lo fermo:«Scusi dottore, si ricorda del mio dito? Darebbe un'occhiata alle radiografie?»&lt;br /&gt;«No guardi, lei non è un mio paziente, l'ha presa in carico Schiaramazzi.» risponde indietreggiando. Lo seguo e incalzo:&lt;br /&gt;«Ma scusi, qual'è il problema se mi da un consiglio su come procedere con la cura?»&lt;br /&gt;«Che io non ho tempo, ho altro da fare.».&lt;br /&gt;Non ha tre minuti per guardare una radiografia che, tra l'altro, lui ha consigliato di fare. Rimango in silenzio mentre si allontana e sparisce dentro un corridoio. Il mio momentaneo accompagnatore, Enrico, gira la sedia a rotelle e ci avviamo verso l'uscita. Il problema è che a me sta montando una rabbia incontenibile, di quelle che se non le sfoghi subito rischi di avere la nausea nervosa per una settimana. Quindi sfogo. Torno indietro e inizio a inveire a trecentosessanta gradi, sperando in cuor mio di arrivare alle orecchie del dottore. L'onda sonora dei miei insulti investe le due segretarie e un portantino, che rimangono pietrificati come i busti del Pincio. Percorro lo stesso corridoio dove è passato il dottore e sbuco davanti al laboratorio analisi. «Lorenzo che succede?»&lt;br /&gt;Finalmente una voce amica. La dottoressa del laboratorio mi conosce bene. Da anni faccio le analisi da loro. Le spiego concitatamente l'accaduto. Mi tranquillizza e guarda le radiografie. Per la lussazione non si può fare niente, per fortuna non sento dolore. Mi consiglia un antibiotico da prendere per bocca. Dopo quattro scatole, esce ancora pus. Stavolta riesco a far vedere la ferita a Patricia, una mia cara amica e un eccellente chirurgo. Decidiamo di medicare giornalmente il dito con un antibiotico mirato per il batterio che mi tormenta. Ora, dopo poche medicazioni, va già molto meglio.  Con un ringraziamento speciale per la disponibilità e il sacrificio al dott. 'Ho il pranzo che mi aspetta devo andare' e al dott. 'Pover'Uomo'.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-8218504313745289263?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/8218504313745289263/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=8218504313745289263' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8218504313745289263'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8218504313745289263'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/01/tornando-al-dito-infetto.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-3801916632338761897</id><published>2009-01-01T04:37:00.002+01:00</published><updated>2009-01-01T07:40:37.387+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>E' Capodanno.&lt;br /&gt;E' anche il mio trentottesimo compleanno.&lt;br /&gt;Io odio il mio compleanno. Non si tratta del classico 'fa fico odiare il proprio compleanno', molto in voga presso una borghesia nichilista che mio malgrado conosco fin troppo bene, è piuttosto il frutto di una semplice equazione. Compiere gli anni uguale invecchiare. Qualunque sia l'età in questione, il tempo a disposizione diminuisce. Che cazzo ci sarà mai da festeggiare? &lt;br /&gt;Per molti è un 'rito di passaggio' estremamente importante, ricco di riferimenti simbolici; a me sembra più un 'rito di avvicinamento' alla tomba. Inesorabile avvicinamento direi, soprattutto dopo una certa età. Detto questo, è bello passare l'ultimo dell'anno in compagnia degli amici più intimi, notare che il loro invecchiamento viaggia di pari passo col vostro e che se ne vanno ogni anno più presto, accusando stanchezza, acciacchi e difficoltà del caso. Se continua così, tra un po' non riusciremo neanche ad arrivare alla mezzanotte insieme.&lt;br /&gt;E' Capodanno.&lt;br /&gt;E' il mio maledettissimo compleanno.&lt;br /&gt;Mi sento come il Palazzaccio.&lt;br /&gt;Il Palazzo di Giustizia di Roma, detto il 'Palazzaccio', si porta dietro un'oscura leggenda. Si dice che l'architetto, una volta ultimata l'imponente costruzione, si sia accorto di alcune imperfezioni dovute a progetti sbagliati. Vinto dallo sdegno e dalla vergogna, è salito sul tetto dell'edificio e si è buttato di sotto, non prima di aver lanciato una maledizione secondo la quale il palazzo non sarebbe mai stato totalmente a posto (del resto cosa lo è in Italia). Per me si è tolto la vita dopo essersi reso conto della bruttezza di ciò che aveva costruito, fatto sta che così è stato. E' in perenne lavoro in corso.&lt;br /&gt;Così mi sento io.&lt;br /&gt;Sempre alle prese con qualche problema. Una piaghetta sul sedere, un'infezione a un dito, uno sfogo cutaneo. Mai completamente sano. In questo momento sono a letto, mentre il mio salotto è popolato di amici che ballano con tanto di dj. Io preservo il mio sedere ferito rintanato nelle mie stanze come un nobile in decadenza, gli amici giustamente ballano. Che sia anch'io vittima di una maledizione? Voglio continuare a pensare di no. Voglio pensare a qualcosa di bello. Voglio pensare al capodanno passato. Perchè ero più giovane di un anno. Perchè ero con l'unica persona che vorrei accanto in questo preciso istante. Buon anno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;p.s. la visione tragicomica del compleanno-capodanno va ben oltre la realtà dei fatti, ma io l'ho vista così.&lt;br /&gt;       probabilmente l'anno prossimo ricorderò quest'anno per gli stessi motivi.&lt;br /&gt;       la leggenda del palazzaccio potrei essermela inventata di sana pianta, è capodanno e si beve forte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-3801916632338761897?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/3801916632338761897/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=3801916632338761897' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3801916632338761897'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3801916632338761897'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2009/01/e-capodanno.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-1499030815170911398</id><published>2008-12-17T00:56:00.004+01:00</published><updated>2008-12-17T04:50:33.543+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Rieccomi qua. Per i pochi (ma buoni) 'aficionados', scusate l'assenza. Non succederà più, o quasi. Diciamo che ho avuto il 'blocco dello scrittore' che ancora non sono. Il che è abbastanza curioso. Come si fa ad avere difficoltà a fare qualcosa che ancora non si sa fare? Probabilmente Freud avrebbe scritto un trattato in merito:"L'inconscio e le doti innate dell'essere" o, più semplicemente, "Come incartarsi da soli"; io spero solo di aver superato il momento di 'empasse'. &lt;br /&gt;Oggi mi è successa una cosa degna di nota. E' qualche anno ormai che nei periodi di stress, durante la notte mentre dormo pesantemente (le poche volte che succede), mi mangio un dito. Si, avete capito bene. Precisamente una nocca dell'anulare della mano destra. Lo faccio inconsciamente (vedi Freud), e certe volte mi sveglio con la nocca ancora in bocca. La cosa è anche un minimo splatter, dato che mi ritrovo sporco di sangue rappreso come un vampiro dopo una notte di baldoria. Circa un mese fa, dopo una bella mangiatina notturna, mi sono svegliato con il dito gonfio e un'infezione con tanto di pus (dai e dai...). Sono andato dalla dottoressa, brava e anche molto bella, che da un po' si occupa, con grande successo, delle mie piaghette da decubito. Mi ha dato una cura a base di antibiotici e polvere disinfettante. Dopo cinque giorni il dito si era sgonfiato e la ferita aveva fatto la crosta. Il problema sembrava risolto, ma due giorni dopo aver smesso la terapia antibiotica il dito si è gonfiato di nuovo e ha buttato pus. Abbiamo riprovato, sempre con antibiotici ma in dose più massiccia, mettendo il dito a mollo in acqua e sale due volte al giorno. Risultato: dito meno infiammato ma sempre gonfio e infetto. Si era formata una piccola fistola interna che si infettava in continuazione. La ferita si chiudeva superficialmente, ma sotto il pus aveva scavato una caverna che arrivava fino all'osso. Oggi sarei dovuto andare al CPO di Ostia dalla mia dottoressa (quella brava e bella) per capire cosa fare, ma la pioggia battente e un inizio di influenza mi hanno fermato. Ho deciso allora, viste le pessime condizioni dell'inerme prensile terminazione, di prendere appuntamento con un chirurgo dermatologo  all'ospedale che ho di fronte casa. Alle due e mezza esco, arrivo al cancello del condominio e di colpo mi scende la pressione sotto le scarpe. Vedo tutto bianco, sento il rumore delle macchine ma non vedo niente. Con un filo di voce e a meno di un passo dalla perdita di coscienza riesco a dire:«Sto svenendo portami a casa di corsa». Enrico, il mio nuovo e momentaneo assistente, si spaventa. E' la prima volta che gli capita di vedermi così e l'unica cosa che mi ripete mentre spinge la carrozzina è:«Ti prego non svenire». Arriviamo davanti al cancelletto del mio giardino:«Che faccio ora??».&lt;br /&gt;«Letto», continuo a vedere bianco ma, stranamente, non svengo. Sul letto mi risale la pressione, con il tipico suono di rubinetti aperti nelle orecchie (mai provato?). Mi riposo un attimo e prendo delle gocce per tenerla su. Credo che il malore sia legato all'influenza. Arrivo all'appuntamento con un po' di ritardo. Anche perchè l'accesso all'ospedale non è dei più agevoli. L'uscita si trova proprio sulla via dove abito. Il problema è che bisogna attendere l'arrivo di una macchina che inneschi il sistema di apertura, che si trova sotto l'asfalto qualche metro prima della sbarra. Quando è chiusa non c'è spazio sufficiente per il passaggio di una carrozzina. La cosa buffa è che pur vedendo perfettamente dove si aziona l'apertura, l'unico modo per innescarla è passarci sopra con una ruota. Non importa se carrozzina, automobile o bicicletta purchè rotoli. Se provi a saltarci sopra non succede nulla. Misteri tecnologici.  La segretaria delle visite ambulatoriali mi indica la stanza:«Stanza quattro!», esclama, neanche fossimo a cinecittà. Sono l'unico in sala d'attesa, che non è mai un buon segno. Arriva il medico. Racconto brevemente la storia del mio povero anulare. L'infermiera toglie il cerotto e il dottore, dopo aver visionato la situazione, prende una pinza sterile e inizia a cacciarmela dentro il buchino per capire la grandezza della caverna. La infila per quasi due centimetri dentro, rovistando intorno e raschiando l'osso. Passa un minuto  e il dottore, mentre continua a rovistare, mi guarda e chiede:«Le fa male?». Lo guardo anch'io per qualche secondo. Giusto il tempo di pensare. Certo che non mi fa male. Per fortuna (...) non ho sensibilità su quel dito, altrimenti il suono delle urla sarebbe rimbalzato per tutto l'ospedale. Magari lo dovrebbe chiedere prima se fa male ai pazienti, e non dopo avergli arato un dito con un pezzo di ferro. Arriva anche un altro medico e insieme decidono che devo aspettare che si riformi il pus per analizzarlo e trovare l'antibiotico adatto al tipo di batterio. Mi incerottano di nuovo e mi congedano cordialmente. Torno dalla segretaria che, cordialmente, mi presenta il conto: cento euro per tre minuti e mezzo di visita. Cordiali Saluti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-1499030815170911398?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/1499030815170911398/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=1499030815170911398' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1499030815170911398'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/1499030815170911398'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2008/12/rieccomi-qua.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-3263388071296776240</id><published>2008-11-07T00:49:00.002+01:00</published><updated>2008-11-07T00:56:14.850+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Arriva alle nove e mezza, puntuale. Mio fratello si è appena seduto accanto al mio letto con una bel piatto di rigatoni alla carbonara tra le mani, quando suona il citofono. Torna in cucina, apre e grida:«E’ Sabi». E’ venuta a prendere un libro che le ho comprato. In realtà è una scusa come un’altra per vederci e cercare di dirci addio una volta per tutte. Un anno che non stiamo più insieme, ma non riusciamo a separarci per più di due mesi. Ogni volta deve essere l’ultima, poi non lo è mai. Questa volta si, siamo più determinati. E’ veramente un addio, lo sento nell’aria. L’affetto è tanto, troppo forse, ma non dipende da quello. Da cosa veramente dipenda, non l’ho ancora ben capito.&lt;br /&gt;Passiamo una serata tranquilla, parlando di quanto non ci va di lavorare; di quanto sarebbe salutare un bel viaggetto di un paio di mesi; del fatto che entrambi stiamo attraversando un periodo di grande fragilità emotiva. Qualsiasi cosa ci fa piangere. Giochiamo a backgammon. Non è capace quindi vince la prima sfida (la solita fortuna del principiante) con i miei preziosi consigli. La seconda la perde, senza i miei consigli, e ci va in puzza. Mi diverto, sto bene, vorrei che questa serata durasse in eterno. Dice che deve andare via, la aspettano. Le faccio leggere una lettera. Non è indirizzata a lei, solo ci tengo che la legga. Piange. Forse ha letto qualcosa di me che non conosceva. Un pezzo della mia storia. Chiama gli amici e dice che farà tardi. Mi abbraccia forte, a lungo. Quasi non respiro più, il mio viso schiacciato sul suo collo me lo impedisce, ma non importa. Sarebbe una bella morte, tra le sue braccia. Senza accorgercene ci baciamo. Con grande naturalezza, mandiamo in frantumi contro gli scogli il bastimento carico di buone intenzioni che avevamo sapientemente tenuto al largo fino a quel momento. &lt;br /&gt;E’ bellissimo. Carico di affetto, passione, paura. Almeno per me. Ma è l’ultimo, lo so. Lo sento. Per questo cerco di assaporarne ogni attimo, ogni sensazione, ogni gusto. Per questo non riesco a smettere e neanche lei. Dopo un tempo che non saprei definire, potrebbe essere passato un secondo come un secolo, ci stacchiamo. Sconvolti, senza parlare ci guardiamo. Lei si aggiusta i capelli fallendo miseramente, sembra aver preso la scossa. Più cerca di aggiustarli più sembra una pazza scappata da un manicomio. Sorrido. Sembra un fumetto. «Meglio se vado adesso,» dice. Lo penso anch’io. Non la trattengo e non mi sento male come le altre volte, quando la guardo uscire dalla mia stanza. Ho combattuto tanto per recuperare questo rapporto, sono stanco. La mia mente ha accettato il fatto che non c’è niente da fare e ha incassato la sconfitta. Non ho più lacrime da spendere e non ho nulla da rimproverarmi. Ho fatto e dato tutto quello che potevo. Sono sereno. Mi mancherà da morire e spero che la vita le dia tutto ciò che cerca. La mia vita ricomincia il suo viaggio ora. Soffia di nuovo il vento dell’incertezza e, a vele spiegate, solco ancora il mare dell’ignoto alla ricerca di nuovi atolli incontaminati. E’ bellissimo…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-3263388071296776240?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/3263388071296776240/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=3263388071296776240' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3263388071296776240'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3263388071296776240'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2008/11/arriva-alle-nove-e-mezza-puntuale_2490.html' title=''/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-8081253253539522071</id><published>2008-10-04T01:58:00.002+02:00</published><updated>2008-10-04T02:20:41.915+02:00</updated><title type='text'>Roma, 3 Ottobre 2008</title><content type='html'>La terra fangosa del campo si attacca agli scarpini come una colla. Si attacca ovunque. Salta e si spiaccica sui corpi sudati e confusamente intrecciati degli altri giocatori. L’odore pungente della vegetazione intorno al campo, si mescola con quello inconfondibile delle magliette originali appena lavate che ognuno sfoggia. Odore di partita di calcio. &lt;br /&gt;Gioco in attacco. Segno spesso. Nonostante le sigarette e la vita sregolata, riesco ancora a correre e, in gergo, a buttarla dentro. Con la freddezza che dimostro di avere anche fuori dal campo. Una corazza a prova di sgretolamento.&lt;br /&gt;C’è una vespa che da due giorni vive in camera mia. Una di quelle il cui corpo sembra diviso a metà, unito da un filo invisibile. Gira tutto il giorno intorno alla stanza. Un volo regolare, senza deviazioni improvvise, elegante. Sembra il prototipo di un mezzo del futuro. Una navetta con due cabine passeggeri. Deve aver trovato la nicchia ecologica che fa per lei. Di cosa si nutra non saprei dire, comunque instancabilmente gira. La notte, trova rifugio sotto la spondina che ricopre la ruota della carrozzina. Stasera è irrequieta. Non ne vuole sapere di ritirarsi nelle sue stanze. Il ronzio nel silenzio della notte, è assordante. Di giorno si confonde con i rumori quotidiani, ora sembra avere un amplificatore attaccato sotto un’ala. &lt;br /&gt;All’improvviso, un colpo secco proveniente dal salotto mi gela il sangue. Mi concentro cercando di capire cosa succede, ma il rumore dell’insetto aumenta esponenzialmente. Come se la stanza agisse da cassa di risonanza. &lt;br /&gt;«Fermati vespa, non sento niente,» inveisco a denti stretti e con un filo di voce. Ancora suoni sconosciuti: sento trascinare, rovistare, muovere. I cani, stranamente, non abbaiano. Avvelenati, storditi, uccisi. Penso a tutto un ventaglio di possibilità funeste. Ho paura. La freddezza di un tempo è svanita, lasciando il posto all’ansia e all’insicurezza. La corazza è piena di crepe. Di ferite sanguinolente perennemente aperte, dove incubi fanciulleschi trovano dimora e linfa vitale. Prendo il telefono per chiamare il 113: digito il numero ma non invio. Se mi sentono parlare, di sicuro me li ritrovo immediatamente in camera. Magari credono che a casa non ci sia nessuno. Aspetto. &lt;br /&gt;Mi sembra di vivere la scena di un film, dove il regista non da mai lo stop.&lt;br /&gt;La vespa, intanto, continua insolente il suo concerto in crescendo:«Smettila maledetta, se continui così ti sentono!».&lt;br /&gt;Ci deve essere un modo per farla posare. Un suono particolare, un comando vocale, ultrasuoni. Se mi vola vicino posso provare a mangiarmela al volo. Così mi pizzica in gola e le urla le sentono in tutto il quartiere. I rumori estranei si fanno più vicini. Li sento nel corridoio. Sento passi leggeri avvicinarsi alla porta della mia stanza. Prendo il telefono. Il panico ha aumentato gli spasmi. Non riesco a posizionarlo per inviare la chiamata di soccorso. Sento la porta scorrevole scivolare lentamente dentro il muro. Tremo. Il telefono mi cade sul letto e rimbalza dove non posso raggiungerlo. &lt;br /&gt;E’ finita. &lt;br /&gt;«Tutto bene signore, ho sveliato?». &lt;br /&gt;«Chi è??!».&lt;br /&gt;«Micchela signore, lampadina stanza rotta cercavvo nova caduto cassetto». &lt;br /&gt;La governante nuova. Lavora qui da due giorni, la paura l’aveva temporaneamente cancellata dalla mia memoria.&lt;br /&gt;«Non ti preoccupare, ero sveglio». Appeso a una parete con i capelli dritti, ma sveglio. &lt;br /&gt;«Devo aiutare per fare pipì?».&lt;br /&gt;«Non ancora, ti chiamo più tardi».&lt;br /&gt;La vespa si è ritirata nel suo loculo e con lei il suo ronzio fuori ordinanza. Forse la frequenza e l’accento della voce  di Michela l’hanno spaventata. Anche lei è tornata nel suo loculo.&lt;br /&gt;Ora c’è silenzio. Niente finti ladri né rumorosi insetti. Solo silenzio, che a volte è ancora più assordante e spaventoso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-8081253253539522071?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/8081253253539522071/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=8081253253539522071' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8081253253539522071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8081253253539522071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2008/10/roma-3-ottobre-2008.html' title='Roma, 3 Ottobre 2008'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-8476179675036806476</id><published>2008-09-04T03:25:00.001+02:00</published><updated>2008-09-04T04:13:54.486+02:00</updated><title type='text'>LE PENSIONI ARRETRATE  Capitolo 9</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Un anno e un mese fa mi sono messo in contatto con  l'Ital-uil, un patronato che assiste gratuitamente il cittadino nella contribuzione, nella domanda di pensione, nella disoccupazione e quant'altro. Nel mio caso, per richiedere pensioni di invalidità civile arretrate e per vedermi assegnata tale pensione con regolarità mensile, dato che il mio reddito rientra, ahimè, nella cifra limite imposta dall'inps. Mi reco, munito dei modelli unici degli ultimi otto anni e del certificato di invalidità, negli uffici del patronato in Via Cavour. Incontro la signora Bianca, con la quale controlliamo le dichiarazioni dei redditi. Tre di esse rientrano nei parametri richiesti. Compiliamo insieme la domanda, non senza una certa soddisfazione anche da parte della signora, visto che la cifra si aggira intorno ai tredicimila euro. Unico neo: per ricevere la somma ci vogliono sei mesi. Siamo a Luglio (2007), per Gennaio (2008) dovrei vedermeli apparire, come per magia, sul conto corrente. Non ho fretta per fortuna. Non ancora almeno. Arriva Gennaio e sul mio conto appaiono, senza alcun trucco magico, solo bollette da pagare. Chiamo l'ital-uil e parlo con una signora che, ovviamente, non sa niente della mia domanda. L'unica cosa che sa, è che Bianca non lavora più la da cinque mesi. Attacco e chiamo l'amico che a suo tempo mi aveva consigliato il patronato. Gli racconto l'accaduto. Dopo qualche giorno mi richiama: ha parlato con un signore che lavora nell'amministrazione del patronato, il quale, dopo aver ricevuto una "bustarella" contenente una maglietta originale della Roma e due biglietti per lo stadio (da me acquistati insieme alla maglietta), inizia a indagare sulla scomparsa della mia domanda. L'arcano è presto svelato. La mia domanda non è mai partita. Più precisamente, non ha mai lasciato lo scaffale dell'ufficio della fu impiegata dell'ital-uil Bianca. Il tipo dell'amministrazione mi mette allora in contatto con il signor Maurizio Soru, altro membro del patronato che lavora a stretto contatto con l'inps, promettendo che avrebbe sensibilmente accorciato i tempi di attesa per la ricezione dei miei arretrati. Siamo a Gennaio. Arriva Giugno e ancora non è successo niente. Sul mio conto appare di tutto, tranne il bonifico atteso. Chiamo il Soru per avere notizie. Dopo un paio di giorni di tentativi lo trovo. Mi dice che la mia pratica è in risoluzione e mi da appuntamento telefonico a metà Luglio, per comunicarmi la data esatta in cui riceverò il bonifico. Evviva, penso, finalmente ci siamo. Dopo un anno di attesa vedo la meta. Purtroppo canto vittoria troppo presto. Dal quindici al trenta Luglio lo chiamo, di media, tre volte al giorno senza ricevere mai risposta. Di contro, all'ultima telefonata mi attacca in faccia. Inizio a perdere la pazienza. Anzi no, la perdo del tutto. Contatto di nuovo l'amministratore oliato e gli vomito addosso (molto educatamente) l'accaduto, condito con ciò che penso riguardo al Soru. Mi promette che mi richiamerà a breve, dopo aver fatto chiarezza sull'episodio. Sorprendentemente mi richiama il giorno dopo, scusandosi "per la sgarbatezza del signor Soru" (parole sue) e lasciando il numero di Anna Franco (l'avranno chiamata Anna per l'italiofona omonimia?), altro membro della scuderia ital-uil che intrattiene rapporti diretti con l'inps. Signora "affidabile e preparata" (sempre parole sue). Altra giostra, altro giro. Chiamo. Mi tratta con una sufficienza che più sufficienza non si può. Dice di conoscere la mia situazione e di aver già sollecitato l'inps riguardo al pagamento. Dice anche che domani, suo ultimo giorno di lavoro, sarà all'inps e farà un nuovo sollecito. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«Allora la chiamo domani per conoscere l'esito del sollecito?» chiedo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«Se vuole...».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;E' chiaro che voglio. E così faccio. Mi risponde proprio dall'ufficio inps che si occupa dei pagamenti, con la stessa sufficienza:« E' tutto a posto, riceverà le pensioni arretrate e la nuova pensione d'invalidità tra un mese».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Siamo ai primi giorni di Agosto, dovrei vederle arrivare per Settembre. Visti i precedenti, stavolta non esulto e mi faccio dare il numero di protocollo della pratica. Me lo da con riluttanza, dicendo che per controllare devo recarmi sul posto. La cosa mi insospettisce. A distanza di qualche giorno, un venerdì, mi faccio accompagnare all'inps da un amico. Cerco di prendere il numeretto, ma la macchina non da segni di vita. Mi avvicino al banco informazioni e scopro che gli sportelli che si occupano delle pensioni d'invalidità, ricevono il martedì e il giovedì. Tanto per rendere la vita più facile. In compenso noto che finalmente i disabili con gravi difficoltà motorie (presente!), non devono più affrontare la solita interminabile fila. C'è tanto di cartello affisso a indicarlo. Una novità dell'ultima ora. Finalmente qualcuno sta cercando di abbandonare le caverne. Mi ripresento il martedì successivo con qualsiasi tipo di documento e il numero di protocollo. Non faccio la fila. Spiego tutta la situazione all'impiegata (due volte) la quale, senza bisogno del numero, controlla la mia situazione. Mi guarda.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«Allora?»&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«Non le posso dire niente, deve parlare con il patronato».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«Ma io sono qui per controllare se il patronato si sta realmente occupando della mia pratica».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Alzo un minimo la voce dicendo che sono disposto a buttarmi per terra davanti alla sua scrivania se non si fa chiarezza su questa storia. Voglio parlare con un responsabile. L'impiegata ora mi ascolta: stampa un foglio e scrive in cima il nome della tipa dell'ital-uil, insieme al mio numero di telefono e a qualche altro appunto. Mi dice di tornare martedì prossimo per parlare con la signora Cosimi, perchè adesso l'ufficio è ancora chiuso:«Sono tutti in ferie, sa è Agosto». Certo, la gente smette di avere problemi in Agosto. Non si sta male, non si ha bisogno delle istituzioni. Agosto, in Italia, è un mese ai confini della realtà. Sospeso nel nulla. Tutto si ferma, è normale. Lo stesso giorno parlando con Massimiliano, un mio fratello acquisito, viene fuori che un suo amico di famiglia, Enzo, ha lavorato per anni con diversi patronati, e lavora ancora a stretto contatto (udite udite)  proprio con l'ufficio a cui compete la mia pratica. Chiamo senza indugio, spiego per l'ennesima volta. Conosce la signora Franco. E' lunedì, mi chiede di mandargli via sms i miei dati insieme al numero di protocollo, che a questo punto ricordo a memoria, e mi rimanda a mercoledì. Oggi. Lo chiamo verso le sette di sera, preoccupato di non aver ricevuto ancora nessuna chiamata.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«Tutto bene. Ti hanno spedito la lettera che annuncia ufficialmente l'arrivo della pensione e degli arretrati,» mi dice con voce soddisfatta, «Comunque io mercoledì prossimo do un'occhiata. Credere va bene, controllare è sempre meglio». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Lo ringrazio di cuore. Stavolta ci credo anche prima del controllo e mi sento sollevato, anche se in verità sono già entrato in ansia da attesa posta. Dulcis in fundo, sto per sedermi a tavola (...) quando squilla il telefono. Sul display appare il nome: Maurizio Soru, il tipo che non rispondeva mai. Non è possibile. Rispondo immediatamente e sento il classico rumore dell'apparecchio che balla nelle tasche, condito da voci femminili in lontananza. Non resisto e gli mando un sms: «Per quindici giorni non ha risposto alle mie molteplici chiamate. Stasera le è inavvertitamente partita una telefonata diretta proprio a me. Alla faccia dell'ironia!». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-8476179675036806476?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/8476179675036806476/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=8476179675036806476' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8476179675036806476'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8476179675036806476'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2008/08/le-pensioni-arretrate-capitolo-9.html' title='LE PENSIONI ARRETRATE  Capitolo 9'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-8641470232050432681</id><published>2008-09-02T19:22:00.004+02:00</published><updated>2008-09-02T20:07:26.454+02:00</updated><title type='text'>Roma, 2 Settembre 2008</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande'; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Nudo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;I cuscini sistemati a dovere: sotto le caviglie per tenere sollevati i malleoli⁏ in mezzo alle ginocchia per evitare il contatto. Il corpo girato verso destra.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Perchè così dormo io, da sempre. Cioè da sempre dopo l'altro sempre. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Perchè è più comodo, o almeno lo era. Ora è utile.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande'; font-size: 13px;"&gt;Ho una piaghetta sulla chiappa sinistra che va e viene. In questa posizione non appoggia. Altrimenti fa lo stesso. Girato, mezzo girato, supino. Tanto i cuscini durante la notte salteranno, e mi ritroverò con le gambe sull'altro lato del letto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande'; font-size: 13px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande'; font-size: 13px;"&gt;Nudo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande'; font-size: 13px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande'; font-size: 13px;"&gt;Ho sempre caldo la sera, anche d'inverno. La termoregolazione gioca strani scherzi, da sempre.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande'; font-size: 13px;"&gt;Lo stesso sempre dopo il sempre.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande'; font-size: 13px;"&gt;Accendo l'aria condizionata e so già che mi addormenterò un momento prima del gelo, e mi sveglierò alle prime avvisaglie di congelamento. Ma lo faccio lo stesso. E' come se, raggiunta una certa temperatura, il mio cervello decidesse di auto-spegnersi. Di contro, se si ferma il condizionatore, mi riavvio all'istante.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande'; font-size: 13px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande'; font-size: 13px; "&gt;Nudo e solo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande'; font-size: 13px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande'; font-size: 13px;"&gt;Solo e accaldato. L'aria fa fatica a rinfrescarsi stasera. Le ansie arrivano come ondate di calore, con la frequenza di un mare in burrasca. Forse ho bisogno di compagnia, forse di sesso, forse d'amore. O, più semplicemente, ho bisogno di libertà. Una libertà di cui pochi conoscono il gusto. La libertà di sempre.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande'; font-size: 13px;"&gt;Il sempre prima dell'altro sempre.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-8641470232050432681?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/8641470232050432681/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=8641470232050432681' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8641470232050432681'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/8641470232050432681'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2008/09/roma-2-settembre-2008.html' title='Roma, 2 Settembre 2008'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-5608271229201620073</id><published>2008-08-10T00:04:00.009+02:00</published><updated>2008-08-12T21:55:17.604+02:00</updated><title type='text'>Roma, 10 Agosto 2008</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Voglio partire anch'io per Agosto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Continuo a fumare erba ma non sento niente, se non l'odore acre dei filtri umidi cosparsi di cenere che giacciono ammassati come cadaveri in una fossa comune. Odore di malinconia, di solitudine, di morte. Sono tornato da poco e le mie vacanze l'ho fatte, ma sono già un ricordo sbiadito dal tempo. Il mondo in cui mi trovo ora, non permette assenze ingiustificate ne spensieratezza. Mi sento in combattimento perenne, circondato da mulini a vento più alti del cielo. Inarrestabili.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Sono stanco.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Umiliato dalle istituzioni, dagli eventi. Vivo in un girone dantesco dove cerco, con tutte le mie forze, di risolvere problemi che puntualmente si ripresentano irrisolti. Ho voglia di cambiare le carte in tavola, ho bisogno di cambiare. Ho bisogno di semplicità, di normalità. La follia ha camminato accanto a me per troppo tempo. Non sopporto più nessuno e tutto mi provoca nausea. E' San Lorenzo. Per ogni stella che non vedrò cadere, lo stesso desiderio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Anch'io voglio partire, per non tornare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-5608271229201620073?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/5608271229201620073/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=5608271229201620073' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5608271229201620073'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5608271229201620073'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2008/08/ho-voglia-di-partire-anchio-per-agosto.html' title='Roma, 10 Agosto 2008'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-5967788807408425695</id><published>2008-06-29T17:49:00.003+02:00</published><updated>2008-06-30T01:32:05.757+02:00</updated><title type='text'>LA RICERCA DELLA GOVERNANTE (Reprise) Capitolo 8</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;La mattina dopo "Soreta" si presenta puntuale. Bionda, occhi azzurri, carnagione chiara tendente al rossastro e qualche chiletto in più del dovuto (per essere gentili). Fa il canonico giro di casa; facciamo la canonica chiacchierata e, sempre canonicamente, dice:«Non ti pentirai di me, starai bene».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Non sono passate ventiquattr'ore che sono già amaramente pentito e mi sento male. "Soreta" è sparita senza lasciare traccia. Cellulare spento. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Lasciare che uno sconosciuto giri liberamente per casa tua è già difficile di suo. Se poi aggiungiamo il fatto che ogni volta devo spogliarmi (in senso lato) delle mie molteplici e intime problematiche di fronte al pinco pallino di turno, che puntualmente il giorno dopo non si presenta, il peso della ricerca diventa insopportabile. Di conseguenza, la ricerca si fa meno convinta e si tende a rallentare il processo, sperando che una governante piova dal cielo. Cosa che non succede. Anzi, tra le poche persone che ho intervistato mentre mi trovavo in questa terra di mezzo, ne spiccano due: maschi e filippini entrambi. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;C'è una leggenda che imperversa da quando è stato inventato il mestiere di colf: i filippini sono più bravi, più precisi e più affidabili degli altri. Trattasi di leggenda non veritiera, almeno per quanto ho potuto empiricamente constatare. Dei due sopra citati, entrambi in Italia da tre anni: uno capisce a malapena quello che gli dico e non sa cucinare; l'altro alla domanda "Che lavori hai fatto?", mi guarda come se gli avessi chiesto di recitare a memoria la Divina Commedia. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;L'insofferenza della mia ex-governante si sente ormai anche nell'aria. E' rimasta quindici giorni in più del dovuto (come se fossero sufficienti) , per permettermi di trovare qualcun altro. Cosa che fin'ora non è avvenuta. Entra in camera mia e sentenzia:«Tra una settimana me ne vado». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;La guardo senza dire niente. La tensione che sto provando da giorni, improvvisamente si placa. Nonostante mi renda conto di essere sul ciglio di un burrone, sono felice che se ne vada. Evidentemente l'insofferenza non è solo la sua. La notizia comunque mi riporta sulla terra, quella intera non di mezzo, e mi attivo di nuovo. Chiamo caritas, parrocchie, suore, associazioni varie; chiamo amici, vicini, conoscenti. Provo a fare una ricerca su google:"Agenzie badanti", sicuro che non avrei trovato niente. Apriti cielo invece! Compaiono i nomi di una decina di agenzie che si occupano di reperire il personale giusto per ogni evenienza. Badanti, colf, infermieri, cuochi, tutto. Mi sento come se avessi scoperto il senso della vita. Fonti inesauribili da cui posso attingere a mio piacimento. Una schiera di governanti, con tanto di accurata descrizione di ogni soggetto: mansioni, tipo di lavoro ricercato, esperienza, dimestichezza con la lingua, disponibilità. Non è proprio così. La 'nodavo.com', offre una lunghissima lista con i nomi delle persone disponibili. Tramite un piccolo semaforo a una sola luce, posto in alto a sinistra su ogni scheda tecnico-descrittiva, segnalano la disponibilità (luce verde), la trattativa in corso (luce gialla) e l'impiego trovato (luce rossa). Nella scheda troviamo: tipo di lavoro ricercato e target umano preferito. Ad esempio: solo donne anziane autosufficienti; uomini e donne anche non autosufficienti; uomini con un minimo di autosufficienza e via dicendo. Scopro nuove categorie in continuazione; il paese di provenienza e la religione; l'età, dove risiede a Roma, quanti figli ha, se ne ha, la dimestichezza con la lingua; se è munita di patente e disponibile a trattare con animali domestici. Una scheda ricca insomma, alla fine della quale troviamo l'elenco dei lavori svolti e le referenze. Spulcio la lista e inizio a barrare le caselle di quelli che corrispondono al tipo di persona che cerco. Alla base di ogni scheda c'è un pulsante cliccabile, che permette di ottenere i numeri dei candidati selezionati. Clicco. Appare un riquadro con un avvertimento: è possibile contattare un massimo di tre persone al giorno. Io ne ho selezionate otto. Scremo e rimango con tre. Riclicco. Altra finestra: si devono versare quarantotto euro per avere accesso ai numeri di telefono dei selezionati, per la durata di un mese:«Perchè se in un mese non l'ha trovata, non la trova più,» sentenzia l'operatore. Bella cazzata, sono quasi due mesi che cerco e ancora niente. Mi bevo le sue stupidaggini e verso. Ottengo i tre numeri agognati. Risultato: il primo ha trovato lavoro (ma la luce era verde), il secondo sta provando (era verde anche questo), il terzo è spento. Un ottimo inizio. Provo con altre due agenzie online: la prima si chiama 'Privatassistenza' (nome già poco rassicurante) e offre infermieri a ore, assistenza ospedaliera, integrazione badante. Servizio sicuramente utile, ma molto costoso. Parlo con il titolare, persona cortese, che dice di non essere ancora in grado di fornire il tipo di assistenza che sto cercando. Mi assicura però che si stanno organizzando in merito. Ci credo, ma controllerò. La seconda si chiama Luste, e trattasi di cosa più seria. L'agenzia offre una "consulenza esclusiva" nella ricerca di personale altamente qualificato: maggiordomi, cameriere, giardinieri, governanti e quant'altro. Un paradiso di aiutanti. Parlo con una signora molto gentile che, in un attimo: capisce cosa sto cercando, mi dice che ha la persona perfetta per me e mi da appuntamento al giorno dopo. Un'efficienza che mi lascia senza parole. L'unica cosa che mi spaventa è il fatto che la signora, sempre molto gentilmente, mi chiama dottor Amurri. Nella maggior parte dei casi il 'dottor', nasconde il salasso. Arriva domani e arrivano anche loro, puntuali all'appuntamento. L'incontro, all'insegna della gentilezza e dell'educazione, dura un'ora. La governante è italiana, dai modi pacati ma decisi, sa fare tutto: cucina benissimo; mi fa notare che la casa, a suo avviso, è sporca e in disordine (a me sembra pulita e ordinata); mi dice che lei è molto precisa, però le piace l'ambiente rock'n'roll. Casomai reggae, ho i dread lunghi più di un metro. Arriviamo finalmente al costo. La governante, perchè qualificata, prende mille euro al mese; l'agenzia, perchè esclusiva, prende mille euro per la consulenza. Io non ho mai dato più di ottocentocinquanta euro al mese, che è la cifra giusta per questo tipo d'impiego (contratto nazionale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="  "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="  "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;. Quindi salasso. E poi è un'ora che la governante recita la parte della tipa affascinante, che non è. Non sono molto convinto, rimaniamo che verrà a provare tra due giorni. La chiamo la sera e le dico che preferisco aspettare di tornare dalle imminenti vacanze. Non batte ciglio e si offre, per sistemarmi casa, fin quando è libera. La ringrazio ma passo. Mio fratello trova un ragazzo peruano, ma viene da un'agenzia che anni prima mi aveva mandato una serie di ubriaconi che levati. Mi rifiuto di averci a che fare di nuovo. Il ragazzo insiste, dice che viene senza avvertire l'agenzia. Ci vediamo. Mi sembra una brava persona, anche se la butta giù pesante sulla cristianità, che per me è un deterrente. Comunque lo prendo. Anche perchè mi dice che la moglie è cuoca di secondo livello, che non so cosa voglia dire, ma suona bene. Carlos, così si chiama, sa fare di tutto: idraulico, elettricista, giardiniere e sa fare le pulizie di casa. In cucina è negato. E' un ex-poliziotto della narcotici (...) e racconta un sacco di storie. Da prendere con le molle. Però è un buono &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="  "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;e lavora con grande impegno. Mi chiede se il sabato può far venire la moglie a dormire. Certo. Così cucina. Arriva sabato. Conosco la moglie, che ha lavorato due anni con Enrico Papi (me l'avranno detto venti volte). Lui è alto un metro e sessantacinque; lei, con le zeppe, è comunque più bassa di lui. Porta un cappellino di walt disney con il ventilatorino incastonato nella visiera. Uno spettacolo. E io che mi preoccupavo per le misure del letto nella stanza di servizio. Erica c'entrava appena, per loro è un king size. Ne potrei ospitare una decina con queste misure. Per un attimo penso al film di Burton 'Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato'. Vi ricordate gli omini tutti uguali che cantano e ballano mentre lavorano? Ecco. Me ne immagino una decina, cantanti e ballanti, che mi sistemano casa, cucinano e vanno a fare la spesa. Un sogno. Carlos gli somiglia pure. Dovrò assumerlo e clonarlo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-5967788807408425695?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/5967788807408425695/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=5967788807408425695' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5967788807408425695'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/5967788807408425695'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2008/06/la-ricerca-della-governante-reprise.html' title='LA RICERCA DELLA GOVERNANTE (Reprise) Capitolo 8'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-3489382379799698467</id><published>2008-06-23T21:43:00.004+02:00</published><updated>2008-06-24T21:00:52.062+02:00</updated><title type='text'>Roma, 21 Giugno 2008</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Oggi sono andato al funerale di un mio amico d'infanzia. Un amico di quartiere, di via, di famiglia. Un amico con la A maiuscola. Non lo vedevo da qualche anno. Strade diverse le nostre: più tortuosa la mia, per ovvie ragioni; più scura e solitaria la sua, e fragile come le ali di una farfalla. Aveva tutto. Bellezza, bontà d'animo, simpatia. Era ricco. Purtroppo tutte queste qualità, come ho tristemente imparato nel corso della mia esistenza, spesso risultano deleterie. Avrebbe potuto girare il mondo senza mai fermarsi, avrebbe potuto togliersi tante soddisfazioni, avrebbe potuto essere ciò che voleva, avrebbe potuto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Parcheggio davanti alla chiesa di Piazza Euclide. Rimane un mistero il motivo per il quale non abbiano scelto la chiesetta di quartiere, dove, a mio avviso, ha passato il periodo più bello della sua breve vita (nel quartiere, non nella chiesetta). Ai piedi della lunga scalinata che porta all'ingresso della chiesa, mi sorprendo a sperare che il posto non sia accessibile. Ci sono persone che preferirei non incontrare.  E' chiaramente accessibile. Una lunga e poco ripida pedana laterale conduce fino a una delle porte della chiesa, anch'essa perfettamente accessibile. Incontro gli amici di quartiere, questi sì che voglio incontrarli. Ci guardiamo e ci abbracciamo senza dire una parola. Bastano gli sguardi, basta un attimo e siamo di nuovo la piccola banda super affiatata di un tempo. Arriva la bara. Lo stomaco implode, entro. Mi avvicino alla famiglia senza guardarmi intorno, senza incrociare i molteplici sguardi che mi piovono addosso. Abbraccio la sorella e la stringo forte, più forte che posso:« L'abbiamo perso,» mi sussurra nell'orecchio piangendo. Continuo a stringerla. Non riesco a dire niente, ma quelle due parole sussurrate mi scioccano. Rimbalzano impazzite  nel cervello. Cosa vuol dire "L'abbiamo perso"? Che non siamo (siete) stati capaci di aiutarlo? Che l'abbiamo (l'avete) lasciato correre verso il burrone? Bacio la mamma e mi sistemo di lato. Il prete inizia la messa. Per dieci lunghissimi minuti, sbaglia il nome del defunto. Lo chiama Alfredo: si chiama Maurizio. Qualcuno si alza e lo va a correggere. Il prelato ha il microfono davanti alla bocca:«Come?...Maurizio?...Ah scusate». Poco prima aveva dichiarato di conoscere bene la famiglia. Si avvicina il padre, che non vedo da una quindicina d'anni, e mi ringrazia di essere venuto. Non credo si renda conto ancora, forse non ci riuscirà mai. Quando eravamo 'pischelli' appena diplomati ci disse:«Se fate l'università avete ancora tempo da perdere, se no dovete lavorà ma lavorà tanto. Per fare esperienza. Se tu vuoi fare l'artista è un altro discorso». Io ho fatto l'artista; Maurizio non ha fatto l'università e non ha lavorato. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;La cuginetta legge una breve lettera, parla di angeli e paradiso. E' giovane. Le parole semplici, innocenti e scontate che pronuncia almeno sono vere, sentite. Viene il turno di Rudy, un ragazzo del quartiere dirimpettaio di Maurizio. Recita (male) un breve monologo, esaltandone le doti e il fatto che per lui fosse stato, in quegli anni, un modello da seguire. Cosa che non era. Alla fine dell'intervento, sembra quasi che attenda l'applauso della platea. Per vivere fa il produttore cinematografico. Assomiglia terribilmente a De Laurentiis, cosa che gli farà certamente piacere. Finisce la messa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mi avvicino alla bara e leggo la piccola targa con il nome e le date di nascita e morte. Mi sento male. Esco dalla chiesa in lacrime. Siamo tutti provando un senso di rifiuto. Si, perchè non si può morire così, a casa come un cane. Il cuore non si può fermare a trentacinque anni. Non può, non deve. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Sbagliavi, quando ti portavi via il pallone nel pieno di una partita a calcio, di solito quando stavi vincendo, perchè "il pallone è mio e faccio come mi pare"; sbagliavi, quando hai iniziato a non uscire più, a chiuderti dentro la tua stanza, a dialogare esclusivamente con te stesso. Ma lo sbaglio più grande l'hai commesso due giorni fa. Hai sbagliato amico mio, sei andato via troppo presto. Hai portato via il pallone per l'ultima volta. Ciao Maurì.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-3489382379799698467?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/3489382379799698467/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=3489382379799698467' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3489382379799698467'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3489382379799698467'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2008/06/roma-21-giugno-2008.html' title='Roma, 21 Giugno 2008'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-4593058308886278883</id><published>2008-06-14T21:29:00.007+02:00</published><updated>2008-06-17T01:33:38.564+02:00</updated><title type='text'>DISABILE VS. INPS Capitolo 7</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ho deciso di chiudere il conto dove ricevo l'assegno di 'accompagno' che lo stato, nelle vesti di Inps, mensilmente mi versa. Quattrocentosessanta euro che servono, ahimè, a ben poco. Vado sul sito dell'ente: cerco il modulo scaricabile che permette il cambio di conto. Ce ne sono tanti e per tutti gli usi, troppi usi. Non trovo quello che mi serve. Contatto il numero verde che l'Inps mette gentilmente a disposizione, per chiedere informazioni su dove trovare il modulo e sull'iter da seguire per comunicare le nuove coordinate bancarie. Seguo il solito labirinto digital-telefonico, fatto di vocine registrate e numeri da digitare, che mi porta, dopo circa dieci minuti di combattimento, al tu-tu-tu della linea interrotta. Provo ancora e riesco a parlare con un operatore:«Inps dica,» la linea è disturbata, si sente poco.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;«Salve, devo cambiare le coordinate bancarie dove ricevo la pensione. Qual'è il modulo scaricabile da internet?».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;«E' ...egato al ..it..».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;«Scusi, potrebbe ripetere non si sente bene».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;«E' sul sito? Mi segue? E' sul sito? Capisce cosa le dico?» domanda in rapida sequenza con voce stizzita.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;«Stia calma signorina non la sento bene, continui» cerco di mantenere la calma.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;«Vada su moduli».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;«Fatto».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;«Vada su ....rat.. ...ns...t.».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;«Scusi ripeta per favore, non si capisce».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;«Mi segue? E' in grado di fare quello che le dico? Vada sulla voce assicurati\pensionati è il quarto modulo. Mi segue⁇» sempre più stizzita.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;A questo punto vorrei vomitarle addosso tutto ciò che penso, ma continuo a trattenermi e a interagire con educazione:«Trovato, grazie. E una volta compilato?».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;«Lo porta all'Inps di zona, dove altro?».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;«Devo portarlo anche in banca?».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;«No, direttamente qui». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;(Non è vero. Una parte del modulo deve essere compilata da un funzionario di banca).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;«C'è un ufficio pensioni?».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;«Presumo di si».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ecco. Sono una persona molto paziente, ma la frase "Presumo di si" ha innescato, nelle mie viscere, una bomba a orologeria. Il castello della mia educazione, che fino a quel momento aveva retto ai ripetuti attacchi del nemico audiolesivo, è imploso come un palazzo carico di esplosivo:«Presumo di si⁇,» inizio a urlare, «Lei risponde a un numero verde di un ente per fornire informazioni e presume ci sia un ufficio pensioni? La pagano per presumere? Ma con chi crede di avere a che fare? Sono disabile, mica deficiente (con tutto il rispetto per la categoria). Lei è un'ignorante e una maleducata».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;«Le ho detto quello che voleva sapere» e mi attacca in faccia. Potrei andare all'inps con un mitra e uccidere qualche operatore, a caso. Sperando di beccarla. Tanto i tetraplegici in galera non ci vanno. Arresti domiciliari. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Compilo il modulo e vado all'inps, senza mitra. Passo in banca, dove riempono la parte a loro riservata (qui ci vorrebbe il mitra). C'è un parcheggio interno davanti agli uffici senza posti riservati ai disabili (bravi no?). Entriamo, io e Miky, dalla doppia e scomodissima porta d'ingresso. Nonostante ci vedano in chiara difficoltà, nessuno dei presenti muove un dito per reggere la seconda porta. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mi avvicino al banco informazioni: un signore barbuto mi porge un modulo. Io gli mostro il mio modulo già compilato. Lo guarda come se avesse visto un alieno:«Vada pure con quello. Prenda il numeretto, sportello a».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Presumo ci sia un corsia preferenziale per disabili. Presumo male (almeno a me non mi pagano). Prendo il numero: a 30. Siamo al 6 e l'attesa sembra molto lunga. Un signore si avvicina e mi porge il suo numero: a 15. Allora esistono ancora degli esseri umani sensibili su questo pianeta! Lo ringrazio di cuore. Aspetto comunque una ventina di minuti prima di vedere il mio numero brillare, come un rubino, sul display elettronico. Consegno il modulo e spiego ciò che devo fare. Io parlo in italiano, lei in burocratese. Ci mettiamo un pò a capirci, ma alla fine riesco a cambiare il maledetto conto. Ne approfitto per chiedere informazioni sulle pensioni arretrate che devo ricevere da un anno. La risposta, dopo una piccola ricerca, è che serve il numero del fascicolo. Il patronato che ha seguito la mia domanda, dovrebbe chiamare lo sportello inps per conoscere la situazione delle mie pensioni tramite quel numero. Burocratese. La domanda sorge spontanea. Perchè, se digita il mio nome sul computer, non appare tutto quello che mi riguarda per quanto concerne l'inps? O meglio, perchè quando c'è da riscuotere si trova tutto, mentre quando c'è da pagare non si trova mai niente? Tecnologia settoriale.    &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-4593058308886278883?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/4593058308886278883/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=4593058308886278883' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4593058308886278883'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4593058308886278883'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2008/06/disabile-vs-inps.html' title='DISABILE VS. INPS Capitolo 7'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-4830080246771484174</id><published>2008-05-22T18:30:00.014+02:00</published><updated>2008-05-28T02:20:13.510+02:00</updated><title type='text'>INSIDIE DI UN PICCOLO INTERVENTO Capitolo 6</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Come ho accennato in un precedente capitolo, la scorsa estate sono volato in Germania per un operazione chirurgica alla vescica. Operazione conclusa felicemente dal Dott. Olianas (non finirò mai di ringraziarlo!) - di chiare origini sarde - che ha notevolmente migliorato la mia qualità di vita. In poche, semplici e chiare parole (spero), prive di qualsiasi informazione tecnica, vado a spiegare cos'è successo alla mia povera vescica: prima ne hanno ampliato la capienza con un pezzo di intestino tenue, poi, sempre usando l'intestino, hanno creato un piccolo condotto che parte dalla vescica e sbuca vicino all'ombelico. Ogni volta che sento lo stimolo della pipì: prendo un piccolo catetere - lo collego al tubo di una busta/raccoglitore - lo infilo dolcemente nel condotto - faccio pipì - sfilo il catetere e butto tutto nel cestino. Non prima di aver svuotato il contenuto della busta nel water. Sono stato chiaro? Detto così potrebbe sembrare un delirio, invece è tutto molto semplice. Per la mia salute è stata una svolta epocale, dopo due anni di problemi di cui scriverò in un altro momento. Qualche giorno fa, mi hanno ricoverato in&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt; day hospital&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt; nell'ospedale davanti casa per fare una piccola rettifica all'intervento germanico. Si trattava semplicemente di allargare la stomia (il buchetto) dove entra il catetere, che tende a cicatrizzarsi (la stomia non il catetere) rendendo impossibile l'operazione pipì. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;DAY ONE.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Mi sveglio alle otto. Miky arriva alle otto e mezza. In coma. Io ho dormito poco e male, per di più non posso fare colazione. Arrivo in ospedale alle nove e mezza: puntuale e a digiuno. Ho fame. Prendiamo l'ascensore e saliamo al secondo piano. Chiedo informazioni a una suora:«Dov'è Urologia?».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;«In fondo al corridoio a sinistra».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Come due automi seguiamo le indicazioni alla lettera. Imbocchiamo il corridoio e svoltiamo in fondo a sinistra. Un portantino ci blocca:«Ndo và?».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;«Urologia».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;«N'è de qua. Deve tornà ndietro. Ao tutti de qua passate».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;«La suora ha detto in fondo a sinistra».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" ;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;«Se ma sinistra de qua». Indica una porticina che neanche un segugio avrebbe trovato, al di là della quale parte un lungo e stretto corridoio che porta al reparto. Miky mi trascina via un attimo prima che inizi a insultarlo. Scopro in seguito, che il maliziosetto mi ha fermato perchè transitavo nella zona 'pischelle' di quel reparto. Ma uno và in ospedale alle nove di mattina a 'spizzarsi' le ricoverate in Medicina Riabilitativa? Ma che perversione è? In fondo al corridoio troviamo la porta del reparto, chiusa. Suono il citofono. Esce una suora (un'altra) che mi dice di aspettare:«C'è la visita». In gergo vuol dire che è in corso il giro mattutino rituale del primario, accompagnato da una schiera di medici in totale sudditanza. Tale e quale al film "Prof. Guido Tersilli medico della mutua" con Alberto Sordi. Canticchio la celebre colonna sonora. Un signore in attesa sorride. A me, invece, girano le palle vorticosamente. Odio aspettare, soprattutto in ospedale. Sto già valutando l'ipotesi: prendi e torna a casa. Si riapre la porta, stavolta è un'infermiera. Mi fa segno di seguirla. Entro in medicheria, e con sommo piacere apprendo che il chirurgo vuole solo che faccia degli esami di routine: sangue, urina, e.c.g. (elettrocardiogramma) e poi posso andare a casa. L'intervento è fissato per domani. La notizia che non devo passare la notte in ospedale mi rincuora. L'infermiera mi preleva il sangue e mi lascia andare a fare colazione: cappuccino tiepido e cornetto per me; super tramezzino prosciutto-formaggio-spinaci e spremuta d'arance per Miky (buon sangue catanese non mente). Torno in reparto e una suorina (perchè minuta) indiana mi fa l'e.c.g.. Mentre attacca elettrodi e ventosine metalliche mi parla senza fermarsi mai, come se stesse recitando una preghiera, un mantra. Ripete l'esame tre volte, continuando con la sua cantilena che riesce quasi a farmi addormentare. Il bello, è che non ho capito una parola una di ciò che ha detto. Divertito, me ne torno pimpante in medicheria dove incontro l'infermiera di prima che mi spiega quello che succederà domani. Arriva anche il primario che legge le mie carte:«Complimenti Lorenzo, hai appena vinto un intervento chirurgico». Rido. «Vieni domani verso le nove e mezza». Strizza l'occhio e se ne và. Devo dire che, portantino a parte, sono stati tutti molto carini e disponibili. Uscendo passo a salutare mia madre, anche lei ricoverata per un'operazione all'anca (un lazzaretto di famiglia). Reparto: Medicina Riabilitativa reparto anziani. Qui non c'è nessun malizioso portantino a fermarmi. Anche perchè, se ci fosse, andrebbe rinchiuso. La mamma sta bene. La trovo in palestra, stesa su un lettino a fare esercizi con un fisioterapista. Altre sei signore, disposte su altrettanti lettini, si esibiscono in scoordinati movimenti di gambe, anche e bacino. Mentre l'altro terapista zompetta di paziente in paziente impartendo ordini e controllando l'andamento dei vari esercizi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" ;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;«Fabio ne ho già fatte venti, mi posso riposà?»&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" ;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;«Venti come signora Serafini?»&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" ;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;«Come m'hai detto te, guarda».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;La signora spinge con le gambe piegate cercando di alzare il bacino, tra sforzi disumani che la rendono paonazza. Il bacino si alza impercettibilmente, prima di riafflosciarsi sul lettino insieme alle gambe, che ora ricordano quelle di una rana a pancia all'aria. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;«Si, proprio come le ho detto io. Ne faccia altre venti signora Serafini».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Mi guardano come fossi un alieno. Mi avvicino a mia madre che mi presenta il fisioterapista, che zompetta verso un altro lettino. Ma non saranno pochi due per tutte queste signore? Accanto a me seduta su una fatiscente carrozzina ospedaliera, una signora molto anziana mi fissa con gli occhi sgranati e la bocca aperta. Aspetto che da un momento all'altro mi dica:«Ricordati che devi morire!». Come nel film 'Non ci resta che piangere'. Per fortuna non lo fa. Continua però a fissarmi finchè non me ne vado. Accompagno mia madre, che nel frattempo si è alzata e ha inforcato le stampelle, nella sua stanza. Vuole che le porti un cucciolo del mio cane, che ha appena partorito, in ospedale. Provvederò. Torno a casa fiducioso e, per una volta, convinto di aver fatto la scelta giusta.  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;DAY TWO.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;La scena della mattina precedente si ripete tale e quale. Io non ho dormito, Miky è in coma. Mi sento come Bill Murray in 'Groundhog day' (sono tutto citazioni cinefile oggi), l'unica differenza è che posso fare colazione. Arrivo in reparto sempre puntuale (a volte mi sorprendo da solo!) e già mangiato (come direbbe Verdone). La stessa infermiera simpatica del giorno prima mi accoglie e, insieme a Miky, mi sistema sul letto. Mi spogliano dei vestiti per infilarmi la classica palandrana verde ospedale, in puro tessuto acrilico. E' talmente fina, che solo a guardarla vengono i brividi di freddo. In realtà tiene un caldo insopportabile. Chimico. Arriva un altro infermiere, e con tutto il letto mi portano in sala operatoria. Incontro l'anestesista, una bella donna, che mi infila un ago-cannula nel braccio e mi fa alcune domande di routine. Più le solite domande sull'incidente: com'è successo; dov'è successo; quand'è successo e, nei casi più estremi, perchè è successo. Bella domanda del cazzo. Arriva il momento del tanto atteso intervento e delle insidie che in verità nasconde. Il primo problema che, immancabilmente, si presenta puntuale all'appuntamento riguarda il 'tavolo operatorio'. Solo il nome, evoca immagini di guerre di secessione. Feriti maciullati posti su tavolacci di legno, alla mercè di chirurghi improvvisati muniti di seghe arrugginite. Faccio notare che c'è un problema. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Non posso sdraiarmi su una superficie dura. Nessun para-tetraplegico può. A meno che non sia notevolmente in carne. Cinque minuti su quel tavolo equivalgono a sei mesi sul letto di casa a pancia sotto, con una piaga da decubito all'osso sacro. Mi rivolgo alla suora caposala, che sta organizzando il trasferimento da letto a tavolo, e al chirurgo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Io:«Il tavolo è troppo duro. Rischio di farmi male».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Suora:«Non abbiamo materassini. Dai dai, tanto dura poco, non possiamo aspettare».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Chirurgo:«Tranquillo Lorenzo, in mezz'oretta abbiamo fatto».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Io:«Sentite! Io la sopra senza protezione non ci vado. O mettete un materassino, o potete tranquillamente passare al prossimo intervento».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Silenzio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Irrompe, con tempismo perfetto, una delle infermiere di sala con tre cuscini, che vengono posizionati in fila a formare un piccolo materasso (e ci voleva tanto⁉). Salvando la situazione che si era fatta pesante. Mi trasferiscono sull'altare sacrificale e iniziano i preparativi. Tra le altre cose, un infermiere si arma di rasoio e mi tricotomizza la pancia. Cioè mi rade completamente da sopra l'ombelico fino al pube. La cosa mi insospettisce. La parte che devono operare si trova in basso a destra rispetto all'ombelico. E' piccolo il pertugio da allargare, perchè mi rade completamente? Sto per trasformare il pensiero in suono quando sento il chirurgo e il suo aiuto parlottare dell'operazione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Chirurgo: «Hai capito allora di che si tratta?»&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Aiuto: «No, spiegami».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Chirurgo: «Dobbiamo aprire l'ombelico e allarg....».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Io: «L'ombelico di chi dovete aprire⁇».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Chirurgo: «Ma il tuo medico tedesco ha parlato di ombelico».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Io:«No dottore, vicino all'ombelico. L'abbiamo visto insieme quando mi ha visitato, ricorda?».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Chirurgo: «Oddio Lorenzo mi devi scusare, mi sono confuso».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Silenzio. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Mi sono confuso⁇ Ma che risposta è? In questo caso devo ringraziare la mia condizione. Non ho sensibilità cutanea nell'ottanta per cento del corpo. Non ho bisogno di anestesia totale in questo caso, solo locale. Immagino la scena se fossi stato sedato totalmente: il chirurgo mi fa svegliare nel bel mezzo dell'intervento chiedendo che cosa esattamente debba farci col mio ombelico, tenendolo sospeso per aria con una pinza. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;Durante l'operazione l'anestesista mi offre del valium, che saggiamente rifiuto. Visto l'andazzo, meglio essere lucidi e vigili. Finisce tutto bene. Accetto anche del tranquillante, perchè ho un po' di dolori e, di conseguenza, mi si sta alzando la pressione. Il mondo diventa immediatamente più soffice, più morbido. Torno in stanza e dormicchio parte del pomeriggio. Alle sei, dopo aver testato la funzionalità della rettifica, e con il benestare dei medici, me ne torno a casa. Saluto l'infermiera simpatica e un'altra sud-americana che, dopo aver tessuto le lodi delle donne latine, si offre come eventuale accompagnatrice, se dovesse servire. Intanto ci accompagna all'ascensore di servizio: infila la chiave e ci assicura che il suddetto sbuca davanti a una delle uscite. Ci ritroviamo davanti a tre porte arancioni serrate. L'ascensore non possiamo riprenderlo perchè funziona solo con la chiave. Siamo costretti, anzi Miky è costretto, a imbracciare le manovelle della carrozzina e, a marcia indietro, salire gradino per gradino due belle rampe di scale. Arrivati in cima, lancia una serie di maledizioni in dialetto che il woodoo in confronto diventa un giochino per bimbi. Usciamo finalmente dall'ospedale stanchi (io ancora un po' narcotizzato in verità) ma felici che tutto sia andato per il verso giusto, stavolta. Come non detto. La notte sono costretto a chiamare il dottore perchè il catetere non entra. Per fortuna è solo un grumo di sangue che dopo un po' cede. Che fatica però.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-size:13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande';"&gt;    &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-4830080246771484174?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/4830080246771484174/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=4830080246771484174' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4830080246771484174'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/4830080246771484174'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2008/05/insidie-di-un-piccolo-intervento.html' title='INSIDIE DI UN PICCOLO INTERVENTO Capitolo 6'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-3893091271252682244</id><published>2008-04-22T20:10:00.012+02:00</published><updated>2008-05-09T00:41:28.252+02:00</updated><title type='text'>LA RICERCA DELLA GOVERNANTE Capitolo 5</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'lucida grande';"&gt;Tre giorni fa, la mia governante mi ha svegliato annunciando una buona novella. Come sempre è entrata in camera, ha alzato la serranda e ha poggiato sul letto il vassoio con la colazione (si faccio colazione a letto, mbè?):«Tra quindici giorni me ne vado, ho trovato nuovo lavoro». L'eco delle sue parole ha rimbalzato per qualche minuto tra le pareti della stanza e nel mio cervello appena riavviato. Elaboro la tragica notizia mentre a fatica cerco di svegliarmi. Il risultato è che il mio umore, già solitamente pessimo di prima mattina, esplode come un vulcano. Inizio a eruttare parole di slealtà e di menefreghismo. Minaccio di non pagarle la buonuscita se non mi da il tempo di trovare un'altra persona. La mando via dalla stanza urlando. Prendo il telefono e chiamo il mio avvocato, al quale spiego concitatamente la situazione. Voglio denunciarla per abbandono del posto di lavoro, abbandono di disabile, omissione di soccorso, alto tradimento (non c'è il plotone d'esecuzione per questo reato?) o qualsiasi altra aggravante si possa inventare per l'occasione. L'avvocato spegne sul nascere il fuoco della mia voglia di giustizia o quasi:«Potrebbe andarsene anche oggi stesso senza alcun preavviso, praticamente ti sta facendo un favore a darti quindici giorni» e continua rincarando la dose «Anche se la denunciassi, i giudici danno sempre ragione al lavoratore in questi casi». Nulla da ridire. Il diritto del lavoratore è sacro. Ma le ragioni di un disabile non possono andare a farsi fottere. Non sto parlando solo di ragioni pratiche, ma anche e soprattutto di ragioni psicologiche. La ricerca di una persona a cui uno, volente o nolente, si deve affidare in tutto e per tutto, è un'operazione delicata. Va affrontata con i tempi giusti, o si rischia di mettere in casa una persona non adatta e, talvolta, anche pericolosa. Mi sorprende che non ci sia una legge che tutelI i disabili di fronte a casi del genere. Basterebbe una piccola clausola contrattuale che stabilisse un tempo di almeno due mesi per ricerca sostituzione adatta, in caso di prematura rottura del rapporto lavorativo. Purtroppo non siamo un paese civile. C'è da combattere per qualsiasi cosa. Per fortuna ho accumulato una certa esperienza in fatto di ricerca del personale. Ho delle domande chiave dalle cui risposte capisco chi ho davanti. Chiamo alcuni numeri che ho da parte e riesco a organizzare tre appuntamenti praticamente immediati. E immediatamente prendo buca. Al primo non si presenta nessuno. E' una signora con ottime referenze che inseguo da tempo, e che presumo continuerò a inseguire. La chiamo tutta la mattina, ma trovo la segreteria. Verso le tre del pomeriggio vedo una ragazza ucraina. Sono cinque anni che vive in Italia. Parla bene la nostra lingua, requisito fondamentale richiesto dal tipo di lavoro, e ha sempre prestato servizio dalla stessa donna anziana come badante. Ma che termine è 'badante'? Un cane si tiene a bada, un cavallo si tiene a bada. Un essere umano no. 'Prendersi cura' è il termine giusto. Ci si prende cura di una persona avanti con l'età. Badante, oltre che offensivo è anche un repellente modo di esprimersi. Si associa bene al nostro mondo burocratico. Preciso che non ho bisogno di una badante, ma di una governante che si occupi della casa, della cucina e che mi aiuti, una volta per notte a fare pipì. Nonostante viva in Italia da tanto, capisco che non sa cucinare (chissà cos'ha mangiato la vecchina negli ultimi anni). Ma il suo problema principale è che se si sveglia la notte poi non si addormenta più. Mi guarda come se aspettasse da me una soluzione al suo problema. Io ricambio con lo stesso sguardo e dico:«Il mio problema principale è che se non faccio pipì non mi risveglio più». Ci salutiamo. Mentre attendo l'arrivo del terzo pretendente (stavolta si tratta di un uomo), il telefono inizia a squillare in continuazione. Come per magia tutti sanno che cerco una governante. La cosa divertente è che raramente riesco a parlare con la persona che effettivamente cerca il lavoro. Chi telefona è sempre il tramite. Un'amica, la sorella, un parente. Di solito perchè il candidato non parla bene l'italiano o non ha esperienze lavorative. Il bello è che anche all'appuntamento si presentano con l'amica, la sorella e il parente che cercano in tutti i modi di non farlo parlare. Ho fatto colloqui di lavoro senza neanche sentire la voce della persona interessata. Suonano alla porta. E' Manuel, un ragazzo sud-americano. E qui c'è da fare una premessa: le donne sud-americane in casa sono incredibilmente brave. Cucinano bene, tengono casa pulita e ordinata e non si stancano mai. Gli uomini, per quanto riguarda la cucina non sanno neanche stendere una tovaglia a tavola, l'aspirapolvere è un mistero della tecnologia e, dopo una settimana di lavori domestici, sono pronti per il ricovero. Lungi da me qualsiasi pensiero razzista, questo è un dato di fatto dettato dall'esperienza. Tutti gli assistenti sud-americani che ho avuto sembravano fatti con lo stampino. Manuel è in Italia da cinque anni. Parla un italiano mediamente comprensibile e non ha il permesso di soggiorno. Cosa che già di per se basterebbe a metterlo fuori lista possibili aiutanti. Vado avanti lo stesso con l'intervista e scopro che ha fatto il badante (ci mancherebbe) per un'anziana signora. «E che cosa cucinavi per la signora?» domando immaginando già la risposta. «Una pasta, una minestrina, tutto» risponde ridendo. Lo ringrazio e lo lascio con la promessa che ci penserò su. E per due o tre minuti ci penso. Finchè non suonano di nuovo. L'ultimo appuntamento è con una signora lettone. Si chiama Nina e parla un italiano impeccabile, quasi privo di accento. E' in Italia da dieci anni e ha già lavorato con disabili. Ha il permesso di soggiorno. Risponde alle mie domande con l'arguzia e le movenze di una vecchia matrona romana. Mi sembra di sognare. Sa cucinare, sa prendersi cura della casa e di me, non ha problemi a svegliarsi la notte, mi chiede subito quanto dista il mercato più vicino. Più parla più acquista punti. Le mostro la casa e la sua stanza con bagno. Le piace. Anche lo stipendio le sta bene. Per me il posto è già suo, vorrei avere un contratto da farle firmare seduta stante. Torniamo in camera. Si siede e lancia un fendente che, in un attimo, disintegra la mia innocente euforia :«Il lavoro veramente servirebbe a mia sorella». La guardo ammutolito. E' la prima volta che mi trovo in una situazione del genere. L'unico pensiero che riesco a formulare mi esce in dialetto foggiano:«E purtm' a soreta!»...nuove influenze.     &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-3893091271252682244?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/3893091271252682244/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=3893091271252682244' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3893091271252682244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/3893091271252682244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2008/04/la-ricerca-della-governante-capitolo-5.html' title='LA RICERCA DELLA GOVERNANTE Capitolo 5'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-9105564084131384276</id><published>2008-04-05T23:13:00.016+02:00</published><updated>2008-05-09T00:38:33.955+02:00</updated><title type='text'>ASSISTENZA AEROPORTUALE Capitolo 4</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;L'estate scorsa sono stato in Germania per un'operazione. Dopo aver trovato una vantaggiosa offerta su internet, ho acquistato tre biglietti Roma- Amburgo con una compagnia di bandiera tedesca. Sono partito con il mio assistente Miky e Alessia, una mia cara amica italo-tedesca, che si è gentlmente offerta di accompagnarmi per farmi da interprete. Nell'atto di acquistare i biglietti ho fatto presente, come del resto faccio sempre, che uno dei passeggeri aveva bisogno di assistenza per salire sull'aereo. Non avevo scelto il momento migliore per volare. Erano giorni che il telegiornale apriva con le ultime notizie sulla situazione dell'aeroporto L. Da Vinci di Roma. A causa dei troppi viaggiatori e di vari sabotaggi ai sistemi di smistamento bagagli,  l'aeroporto era andato in tilt. Ritardi sulle partenze, file chilometriche ai check in, sistematica perdita o mancato imbarco del bagaglio, interminabili ore di attesa per la riconsegna agli arrivi. Come al solito facciamo la nostra bella figura di inefficienza, per essere educati, con il mondo intero. La mattina della partenza decido, in accordo con i miei compagni di viaggio, di muovermi da casa con largo anticipo. Tre ore prima dell'orario di decollo. Per non correre rischi, visto ciò che ci aspetta nell'inferno dantesco aeroportuale. Arriviamo in meno di mezz'ora. C'è il delirio. Entriamo e cerchiamo i banchi Lufthansa. La fila fa paura. Anche per fare ingresso nella zona check-in c'è fila. Per fortuna si avvicina un'inserviente munito di radio, che ci scorta fino al banco della businness class facendo spostare i poveri dannati in fila. Consegnamo i bagagli e la signorina mi fa attaccare sulla carrozzina un adesivo, con i dati del volo e la destinazione. Come quelli che mettono sulle valigie, visto che la sedia andrà a finire nella pancia dell'aereo. Ritiriamo le carte d'imbarco, passiamo il controllo e arriviamo al nostro "gate" in meno di venti minuti. Mai prima d'ora ero stato così veloce, infatti mancano più di due ore al decollo. Occupiamo due sedili dove appoggiamo le borse. Mi lancio subito alla scoperta dell'incantevole sbrilluccichio dei negozi del duty free, nella più totale accessibilità a parte la rallentante moquette. Dall'alcohol alle sigarette, dai profumi alle cravatte, dagli occhiali alle magliette delle squadre di calcio. Ne abbiamo per tutti i gusti. Si inizia sbeffeggiando ironicamente l'opulenza dei negozi e l'inutilità di ciò che vendono. Si finisce comprando, inebetiti dalle luci, dai colori e dalla convinzione che al duty free convenga. Non è vero. A parte le sigarette costa tutto uguale, se non di più. Cerco una maglietta da calcio per mio nipote, ma non hanno la taglia per bambini di dieci anni. Compro (si compro!) un paio d'occhiali da sole Puma e mi siedo, o meglio, prendo posto al bar-pizzeria-fast food per fare colazione. La seconda. Pizza di plastica, patatine di gomma e cornetti imbustati. Ordino un cappuccino, che mi sembra l'unica cosa commestibile. Alessia e Miky si avventano su una fetta di pizza, incuranti del pericolo. Finito lo spuntino, visitati tutti i negozietti, compriamo giornali e riviste passa tempo di quelle che si leggono solo nelle sale d'attesa e torniamo alla base. Poco lontano noto un altro tetraplegico in carrozzina insieme a una ragazza bionda. Dopo aver vivisezionato giornali e riviste arriva il momento dell'imbarco. L'altro disabile viaggia sul mio stesso volo. Lo vedo sparire dietro la hostess, accompagnato dalla ragazza e da un addetto all'assistenza. Mi avvicino alla porta d'imbarco costeggiando la fila dei passeggeri 'normali' e consegno le carte alla hostess che mi guarda interdetta: «Ma lei ha richiesto l'assistenza?». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«In che senso scusi?» chiedo confuso.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«Al check in ha fatto presente di avere bisogno di assistenza?».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«Perchè non si vede?».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«Aspetti un secondo». Si volta stizzita e raggiunge una collega dietro il banco. Prende il telefono e parla per un minuto. Attacca e torna all'attacco: «Sa, siete in due sullo stesso volo. Ci vuole solo un po' di pazienza».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«Rischiamo di bloccare il terminal con questo evento» rispondo ironicamente. Lei incassa e senza degnarmi di uno sguardo, inizia le operazioni d'imbarco per gli altri passeggeri. Arriva l'addetto, toglie i freni alla carrozzina, acchiappa le manopole di spinta e parte, accompagnandosi con un sonoro:«Andiamo?». Superiamo una grande porta a vetri e arriviamo davanti a due rampe in discesa libera. Ripidissime. Contro ogni regola imparata sin'ora, e sono undici anni che studio da disabile, 'l'assistente' gira la carrozzina di 180 gradi e inizia a scendere come se impedisse a  un pesantissimo pianoforte di scivolare via. Faticando il doppio e facendomi venire un paio di contratture al collo. Come se non bastasse. Il modo corretto di affrontare una discesa è impennare la carrozzina sulle ruote grandi, e scendere lentamente e omogeneamente senza faticare più di tanto. Lo faccio notare all'assistente che mi spiega il motivo dell'anomalia, a parole sue:«Qualche giorno fa ce n'è cascato uno».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«Che cosa vuol dire 'ce n'è cascato uno'?» lo fulmino con lo sguardo. Non coglie e continua:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«Si, stava scendendo come dici te e gli è scappata la carrozzina. Ammazza che botto!» conclude ridacchiando. Lo fisso senza dire nulla. L'istinto è omicida però. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«Così hanno deciso che dobbiamo scendere in questo modo, è più sicuro». E' così sicuro che, se il tipo scivola io mi faccio un'altra lesione midollare. Sbuchiamo davanti al veicolo che ci porterà all'aereo. Si tratta di un furgoncino con un ampia cabina passeggeri sopraelevata, a cui si accede mediante una pedana elettrica. Cabina che, una volta sotto l'aereo, sale come un ascensore fino al portellone. L'altro ragazzo è già sulla pedana insieme alla ragazza. Altri due addetti parlottano tra loro. Uno sta urlando: «Hai capito che quello è un pezzo di merda?» mi prende in consegna e mi carica sulla pedana continuando a sbraitare «Cambia i turni come vole. Lui al fresco e noi qui a morì de caldo, mortaccisua!». Si posiziona accanto a me e fa segno a Miky di salire. Ora siamo due disabili e tre cristiani su un sollevatore che di norma ne porta uno e uno. Infatti non si muove. Lui urla ancora, perforandomi un timpano. Scende e la pedana si anima, portandoci in cima tra sonori cigolii. All'interno della cabina ci sono delle rotaie dove agganciare le carrozzine per sicurezza, ma mancano i blocchi e le cinture di sicurezza. Metto i freni e mi aggrappo a Miky. Gli addetti continuano a parlottare fregandosene altamente. Almeno il cretino ha smesso di urlare. L'altro disabile ride divertito. Io darei fuoco al veicolo con tutti gli assistenti. Quantomeno avrebbero un motivo valido per urlare. Finalmente ci troviamo davanti al portellone dell'aereo. Un ponticello elettrico unisce la cabina del furgoncino all'aereo. Sembra l'abbordaggio di una nave di pirati disabili. Gli assistenti mi sistemano accanto una sedia stretta di metallo, con due piccole ruote di gomma dietro e una pedana per i piedi davanti. E' la sedia standard che si usa per salire a bordo e passare nel corridoio in mezzo ai sedili. Solo che in tutta Europa è munita di morbide imbottiture sullo schienale e sulla seduta, in Italia no. Ti becchi due belle lastre di metallo che solo a guardarle ti si apre una piaga da decubito. Mi trasferiscono sullo strumento di tortura, basculano leggermente sulle ruote posteriori e ci infiliamo nell'aeromobile. Arriviamo alla fila di posti che ci appartengono. Di solito mi faccio posizionare sul primo sedile. Quello accanto al corridoio. Per facilità di trasferimento, e anche perchè non mi piace volare. Meno vedo meglio sto.  Mi comunicano però, che secondo nuove normative, devo sedermi accanto al finestrino per non creare intralci in caso di emergenza. Ma se sto fermo e seduto come faccio a creare intralci? Vengo quindi trascinato, perchè oltretutto non è neanche un operazione semplice, nel posto di mia competenza. Miky finisce di sistemarmi. Sono alto e le gambe entrano a malapena nel posto di classe economica. Devo stare attento altrimenti mi buco le ginocchia. Guardo fuori dal finestrino e vedo i miei bagagli sulla pista, mentre li imbarcano. Non mi era mai successo. Finalmente posso controllare come li trattano. Male. Il bagaglio viene letteralmente lanciato sul tapis rouland di carico. Siamo evidentemente in ritardo. Quest'operazione dovrebbe essere già stata effettuata. Non è normale salire sull'aereo prima dei propri bagagli. La voce del comandante irrompe in filo diffusione negli altoparlanti, per il benvenuto e le notizie di rito. Parla in tedesco. Il discorso va avanti per dieci minuti buoni. Alessia ascolta interessata. La sua espressione non lascia presagire niente di buono. Il comandante ora parla in inglese, ma il discorso in questo caso dura due minuti. Guardo Alessia perplesso:«Ma cos'ha detto prima?».«E' incazzato nero», risponde lei «per colpa dei problemi con i bagagli il volo è in ritardo. Ha maledetto gli italiani e ha detto che farà di tutto in volo per recuperare il tempo perduto».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Maledico anch'io gli italiani, mentre la mia normale paura di volare si eleva al quadrato. Cerco di immaginare come uno possa "fare di tutto" per guadagnare tempo, con un aereo di linea pieno di passeggeri. Non mi risulta ci siano scorciatoie in cielo. Si deve andare da un punto a un altro punto in linea retta. Al massimo qualche viratina qua e là. Il volo procede tranquillamente fino all'inizio della discesa, dove capisco il significato di "fare di tutto". Invece di rallentare planando più o meno dolcemente, l'aereo continua a velocità sostenuta picchiando verso il basso. L'atterraggio dura un attimo. Il comandante arriva puntuale. Io riprendo colore. Nel giro di dieci minuti l'aereo si svuota e arriva l'assistenza germanica. Due ragazzoni biondissimi in divisa si avvicinano, uno di loro dice:«Scusi l'attesa, aiutiamo l'altro ragazzo e torniamo da lei». Resto di sasso.  Si sono scusati per l'attesa. L'educazione, quando manca per un po', sembra un sogno. Miky e Alessia si avviano verso l'uscita. Tornano gli assistenti. Con grande attenzione mi trasferiscono sulla sedia da corridoio (morbidamente imbottita) e scendiamo, un gradino alla volta, dalla scaletta dell'aereo. La mia carrozzina mi attende sulla pista, ai piedi della scala. Altro trasferimento e saliamo su un furgone blu. Uno dei ragazzi assicura la carrozzina a delle rotaie simili a quelle del furgoncino italiano, solo perfettamente funzionanti. Mi avvolge con una cintura di sicurezza e mi siede accanto. Ci depositano davanti a una grande vetrata, al di là della quale troviamo i tapis rouland della riconsegna bagagli. I due assistenti ci scortano  e ci lasciano di fronte alle nostre borse, che aspettano ordinatamente allineate. Usciamo dall'aeroporto in meno di mezz'ora dal momento dell'atterraggio. Proprio come succede in Italia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1948714187057874416-9105564084131384276?l=tetrahi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tetrahi.blogspot.com/feeds/9105564084131384276/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1948714187057874416&amp;postID=9105564084131384276' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/9105564084131384276'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1948714187057874416/posts/default/9105564084131384276'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tetrahi.blogspot.com/2008/04/assistenza-aeroportuale-capitolo-4.html' title='ASSISTENZA AEROPORTUALE Capitolo 4'/><author><name>Lorenzo Amurri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01157799513643020992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_J31U63Kgncs/TVAwtPTDRPI/AAAAAAAAAFU/snRRjXBdLpQ/s220/IMG_2156_2.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1948714187057874416.post-680653245353076489</id><published>2008-03-21T22:54:00.017+01:00</published><updated>2008-03-31T23:57:03.102+02:00</updated><title type='text'>ACCESSIBILITA' ZERO  Capitolo 3</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il concetto di accessibilità in Italia non è ancora stato ben recepito. Tutti i locali e gli esercizi pubblici quali ristoranti, cinema, musei, ministeri, ospedali, asl, discoteche, biblioteche (e chi più ne ha più ne metta), devono essere accessibili. Ovvero, devono avere i requisiti necessari per rendere agevole l'ingresso e la deambulazione di un disabile munito di sedia a rotelle. Fino a qui più o meno ci siamo. A parte qualche eccezione, tutti si sono adeguati. Provvedendo a montare montascale, a costruire bagni adatti e a eliminare barriere architettoniche. Quello che ancora non è stato afferrato è che il disabile deve poter arrivare da solo, entrare da solo, girare da solo e infine uscire da solo dal posto visitato. Quindi strade, zone limitrofe e parcheggi devono favorirne andata e ritorno. Oltre naturalmente agli interni, che devono essere 'visitabili' nella loro interezza. E' una questione di integrazione sociale, di diritto civico. Ecco. Metti, allora, una mattinata al museo Vittoriano. Solo per arrivarci bisogna attraversare Piazza Venezia. I sampietrini che la pavimentano sono talmente disastrati, che sembra di percorrere una pista da motocross. La mia schiena, già ben disastrata di suo, ringrazia. Davanti al museo, un piccolo piazzale fa da parcheggio riservato. A chi non si sa. Evidentemente non a veicoli per disabili. E' occupato infatti da macchine blu. Parcheggiamo il furgone bloccandone una. Di colpo si materializza un vigile urbano. Si avvicina al finestrino e dice:«Mi faccia la cortesia, parcheggi sulle strisce vicino al gabbiotto che tra poco mi esce l'assessore». Lo guardo esterrefatto. «Non si preoccupi, la controllo io». Vorrei vedere, mi stai facendo infrangere la legge. Alla fine lo assecondiamo malvolentieri.  Miky mi aiuta a scendere e ci avviamo verso il museo. Un'impalcatura metallica, sulla destra rispetto all'entrata, sorregge quattro pedane che permettono l'arrampicata fino al portone d'ingresso. Il problema è che per raggiungerle, è necessario superare un 'gradone' di trentacinque centimetri di altezza. Dove naturalmente non c'è neanche l'ombra di una pedana. Mi sembra di vederli gli operai e l'ingegnere, tronfi e soddisfatti, farsi fotografare in posa di fronte all'opera di bene compiuta. Con in primo piano in basso il 'gradone', lasciato nella sua inaccessibile solitudine. Come chiedere a tali geni di compiere lo sforzo fisico e cerebrale di piazzare mezzo metro di rampa anche lì? Sarebbe stato indubbiamente troppo. Supero, con l'aiuto di Miky, l'ostacolo di travertino antico e mi arrampico sulle pedane che neanche il paraplegico più in forma riuscirebbe a conquistare da solo. In cima trovo un treppiede di legno con sopra il poster promozionale della prossima mostra (che originali..) a sbarrare il passaggio. Lo sbatto violentemente contro il muro (questo si riesco a farlo da solo!) e mi avvicino al bancone della biglietteria. Un inserviente si fionda a spostare il treppiede. Facciamo un biglietto ridotto in due. L'accompagnatore entra gratis e il disabile paga il ridotto o viceversa, non ho capito bene. Vengo indirizzato verso un orrendamente lento montascale, che mi porta al di là di una piccola scalinata. Dalla parte opposta un identico montascale su un'identica scalinata p
