martedì 25 agosto 2009

Cronache da Ibiza #9

In sequenza:

‧ Sono stato a un afterhour veramente divertente
‧ Ho visto uno dei tramonti più belli della mia vita, anzi due
‧ Ho avuto una colite che levati

L’afterhour è una festa dopo la festa. Come un after concert per intenderci. I deejays che hanno ‘suonato’ durante la festa notturna importante, si ritrovano in un ‘locale’ all’aperto sulla spiaggia e continuano fino a mezzanotte. Locale che in realtà è uno stabilimento con lettini. Qui si chiama chiringito ovvero chiosco, che poi non è. La festa è iniziata a mezzogiorno. Arrivo alle tre insieme a Nilusha, Andrea e Beatriz (che se non la nomino mi ammazza). Mi accoglie Mussa il manager di Luciano, uno dei dj più importanti in circolazione. Mi attacca il braccialetto per entrare al privè al polso (rosso privè, blu comuni mortali; distinzione che ho sempre odiato), mi guida dentro e mi offre da bere:«Qualsiasi cosa ti serve sono a tua disposizione, grazie di essere venuto». E’ veramente gentile Mussa, per tutto l’arco della festa di tanto in tanto si ferma a scambiare due chiacchiere. Che poi diventano quattro. Che poi diventano otto. Che poi si trasformano in invito fisso tutti i mercoledì con tutti i miei amici. Mi presenta il suo pupillo Luciano, anche lui molto tranquillo e disponibile. Considerate il fatto che questo tipo nell’ambito musica dance è una vera rockstar, con tanto di ballerine (=groupies) che gli muoiono dietro. In realtà è una persona molto umile, molto sensibile e molto di fuori (molto). La festa è organizzata dal Cocoon e cioè da Sven Vath. Personaggio incredibile. Autore della hit anni ottanta ‘Electrica Salsa’ e già milionario di famiglia. Nel tempo è diventato artista, produttore, promoter e proprietario del locale più bello d’Europa: il Cocoon di Berlino. Fattone si, ma anche una persona estremamente intelligente. Intanto il posto continua a riempirsi. Incontro un amica che non vedo da sette anni. Al tempo faceva la cameriera nel ristorante di un caro amico. Non è cambiata di una virgola. Bella come prima, il tempo non sembra essere passato per lei, e matta come prima. Mi ha dato buca già tre volte a tre diversi appuntamenti. Ha una figlia di cinque anni che è partita per dieci giorni coi parenti. Non le è sembrato vero avere tempo libero per fare un po’ di ‘fiesta’, quindi si è persa in giro per locali. Accanto a me ci sono due ciccioni russi con due stanghe al seguito. Hanno il tavolo pieno di cose da bere. Bottiglie di qualsiasi tipo: dal Jack Daniels all’Absolut Vodka, passando per Sprite, Cocacola, Schweppes e salatini vari. Io e Andrea stiamo fumando. Le tipe ci guardano e sorridono. Anche i due ciccioni sorridono. Gli offriamo da fumare. Impazziscono. Ci danno accesso totale al loro tavolo. Da signori, non ne approfittiamo. Avremmo volentieri approfittato delle stanghe, ma il petrolio russo è più attraente di un disabile e di un rasta. La festa continua nel delirio. Sia il dance floor che la spiaggia sono pieni all’inverosimile. Rimango nel privè, che è l’unico posto ancora vivibile. Unico neo: un mega ventilatore che gira lentamente a cui non mi posso sottrarre se non uscendo. Così faccio fare esercizio al buttafuori che, al mio comando, alza e abbassa il cordone che separa l’inferno dal paradiso. Diventa quasi un gioco macabro. Se potesse mi ci strozzerebbe col cordone. Si, mi sto approfittando della mia condizione, allora?? Andrea mi presenta una tipa brasiliana-italiana-inglese che in venti minuti mi racconta la sua vita. Ha trentadue anni, due figli di nove e dodici anni frutto di un matrimonio durato dieci anni con un’italiano. Il padre è un percussionista brasiliano che negli anni settanta ha girato in tour con Greatful Dead e Pink Floyd (niente di meno). E’ la prima volta che esce da quando è arrivata. Vuole anche darmi una pacca psicologica sulla spalla, parlandomi in toni entusiastici di un suo amico paraplegico che nonstante tutto si gode la vita. Le esce malissimo e io di pacche sulle spalle non è ho più bisogno da tempo. La festa finisce. Ora nel privè siamo rimasti in pochi. La gente sta sfollando. Sven Vath sbuca dal nulla e si dirige verso di me. Mi abbraccia. E’ veramente sudato. Non parla, comunica a gesti. Capisco che si è strafatto e ora, dopo ore di musica, ha un down che se lo porta e non riesce a parlare. Nilusha mi guarda:«Perché non parla? Stanco?»
«Si, stanchissimo direi». Mentre guadagno l’uscita Sven mi abbranca di nuovo. Stavolta parla, ma in tedesco. Se ne accorge:«Ma ti sto parlando in tedesco?»
«Si Sven»
«I wish you all the best»
«See you soon Sven».

Passiamo al tramonto. Ai tramonti in verità. Tutti e due dalla stessa spiaggia. Quindi ne racconto uno. Il posto si chiama Benirras, è a nord di Ibiza. E’ una cala protetta con davanti un faraglione dalla cima tonda. Il mare è veramente bello, ricorda la Sardegna. Ci sono parecchie barche in rada. Rendono il tutto più suggestivo. L’unico problema è che nessuna di esse mi appartiene. Vedere il tramonto dalla spiaggia è bellissimo, vederlo dalla barca è un altro paio di maniche. Il sole sfiora il faraglione scendendo lentamente fino a tuffarsi nel mare, dove si riflette lasciando una scia arancione brillante. Il cielo si trasforma attraverso i colori. L’azzurro diventa giallo e si tuffa nel rosso-fucsia-violetto che il sole si è lasciato dietro. Ci sono tante persone a godersi la performance che esplodono nel classico applauso quando l’ultimo spicchio arancione sparisce dall’orizzonte. Tutto fantastico tranne i gruppetti di spagnoli vacanzieri che si fotografano, vestiti in maniere improbabili con accostamenti di colori che neanche sotto LSD.

Sulla colica calerei l’ennesimo velo pietoso (non saranno mai troppi). Se qualcuno volesse conoscere i particolari, può chiedere a Nilusha.

1 commento:

giusy ha detto...

Finalmente ti sento parlare di Sardegna....Sono anni che ti cerco e adesso ti ritrovo qui....Felicissima , baci baci