mercoledì 2 giugno 2010

Due giorni fa sono stato al teatro Vittoria a Testaccio per l’evento organizzato dai Radicali di anticlericale.net. Serata divertente arricchita dagli interventi di tantissimi attori, presentata da un Andrea Rivera nei panni di Gesù, in grande forma. Non voglio raccontare lo spettacolo. Voglio denunciare la purtroppo solita inadempienza riguardo le barriere architettoniche. Entro nel teatro e mi trovo davanti a rampe di scale senza l’attrezzatura necessaria per salirle o scenderle. Mi rivolgo alla mascherina, che mi dice:«Il posto per voi è in galleria». Inizio a innervosirmi. Mi offrono aiuto per salire (aiuto di cui non ho bisogno, ma che accetto). Una volta saliti in galleria mi indica il ‘posto’:
«Di solito si mettono li».
Li, equivale all’angolo estremo in fondo dietro l’ultima fila di poltrone dove, per puro caso, c’è uno slargo. La vista del palco è semi impallata da un vetro che si allunga davanti alla prima fila di poltrone. A questo punto esplodo:
«E’ al corrente che dovreste essere muniti di un montascale per legge?»
«Questo è un discorso lungo»
«No il discorso è breve, o mettete un montascale o vado a fare un esposto e vi faccio chiudere il teatro. Ha mai sentito parlare di integrazione sociale?».
Mi guarda come se le avessi chiesto di risolvere un problema di fisica quantistica. A parte il montascale che, essendo il teatro un luogo pubblico, dovrebbe esserci senza «discorsi lunghi». Non si è ancora capito che il disabile non è uno strano animale da relegare in un angolo. Fa parte della società con gli stessi identici diritti di una persona «normale». Lo spettacolo lo voglio vedere insieme agli altri, sentendomi parte di un momento ludico o tragico che sia, e avere la possibilità di condividerlo con tutti i presenti. E’ così difficile da capire?
Tornando alle scale, io non ho difficoltà a salire una rampa (conosco le tecniche e comunque ho superato ostacoli notevolmente maggiori) o a lasciare che mi si aiuti a farlo (c’è sempre qualcuno che si presta). Ma se arriva un disabile che ha paura a farsi trasportare perché non si fida (più che leggittimo), come la mettiamo? Lo rimandiamo a casa con tante scuse?
L’apice è stato raggiunto con l’arrivo di una signora su una enorme carrozzina, in posizione semi stesa. Dopo essere stata issata in galleria, l’hanno posizionata nell’angolo punitivo dove, oltretutto, soffiava freddo e inersorabile il getto dell’aria condizionata. Io me ne sono dovuto andare prima della fine dello spettacolo perché il gelo mi stava procurando la paralisi della parte destra della faccia (come se non fossi già paralizzato abbastanza), la signora tossiva e starnutiva. Sarà tornata a casa con una polmonite. Ma la vogliamo smettere di fregarcene altamente del prossimo?
Vado a fare l’esposto e poi chiamo Jimmy Ghione di Striscia la Notizia. Vi terrò informati...

3 commenti:

Alessandra ha detto...

ho amici disabili e ogni volta che si organizza pe ril teatro è una tortura. Esistono ochi teatri accessibile m ala cosa preoccupante che al telefono chiedendo, prima di prenotare, se il teatro era accessibile la signorina della bigliettereia non capiva la domanda...ovviamente il teatro non era accessibile alla fine.

Lorenzo Amurri ha detto...

Di quale teatro si tratta?

Alessandra ha detto...

non sono sicura credo il teatro cometa
mentre i servi si sono resi disponibili ad aiutare..però ripeto non sono sicura sia il cometa