lunedì 24 gennaio 2011

Accessibilità cinematografica

Dopo aver ricevuto alcune giuste e accorate proteste sul fatto che è da un po’ che non scrivo sul blog, rieccomi qua. Oggi voglio parlare di accessibilità, con particolare riferimento ai Cinema. Da qualche anno è uscita la legge che ha obbligato a rendere accessibili tutte le sale cinematografiche. Com’è ormai naturale nel nostro paese, tale legge è stata interpretata a personale discrezione dai vari proprietari. La tipologia dovrebbe in teoria essere una: permettere al disabile di vedere la proiezione dal migliore punto di vista possibile e a contatto con accompagnatori e spettatori. Nella maggior parte dei casi questo avviene. La posizione ideale è al centro dell’ultima fila con accanto le normali poltrone. Per avere la possibilità di vedere il film in compagnia degli amici con i quali ci si è recati al cinema, e insieme godere di un’ottima visuale.
Veniamo ora alle varie interpretazioni della tipologia base, con tanto di esempi.

Tipologia 1: al centro della prima fila.
Qualche giorno fa sono andato, o meglio ho cercato di andare a vedere il film ‘Una vita tranquilla’ con mia sorella Valentina. Appuntamento al cinema ‘Giulio Cesare’. Ci avviciniamo alla biglietteria. Mia sorella chiede due biglietti facendo presente che uno è per un disabile. La bigliettaia stampa gli ingressi e dice:
«Conosce la sala uno?»
«In effetti si, è quella fatta a scalinata. Quindi non accessibile»
«Certo che è accessibile, la carrozzina entra tranquillamente»
«Si ma dobbiamo vedere il film in prima fila, non crede sia quantomeno scomodo per un disabile?»
«Noi le prime file le vendiamo».
Qui bisogna fare chiarezza su tre punti fondamentali:
1- Per vedere un film dalla prima fila sono costretto a tenere il collo piegato all’indietro in una posizione innaturale con il rischio di procurarmi un’altra lesione cervicale (come se una non fosse già abbastanza).
2- Certo che le prime file le vendono. Un conto è sedersi sulla poltrona e appoggiare la testa sullo schienale, un altro è piegare la testa all’indietro. Vi spiego tecnicamente cosa succede se uno, disabile o meno, tiene la testa in questa posizione per più di cinque minuti. Si schiacciano due arterie, di conseguenza affluisce meno sangue al cervello e, semplicemente, si sviene.
3- Mettiamocelo bene in testa una volta per tutte: non basta che l’entrata di un luogo sia abbastanza larga da permettere l’accesso a una carrozzina per considerarlo ‘accessibile’. Ci vogliono le condizioni strutturalmente giuste all’interno. Anche l’androne di casa di mia sorella è accessibile, poi però ci sono quattro rampe di scale senza ascensore!

Tipologia 2: posto riservato in alto a destra.
Qui parliamo della multisala di viale Marconi. Sono uscito con due mie amiche, Giulia e Ilda. Se uno esce in compagnia, cosa potrà mai significare se non che vuole stare insieme a qualcuno, condividere emozioni, scambiare opinioni. A maggior ragione se si va al cinema. In questa sala all’ultima fila c’è un muro divisorio. Sull’estremo angolo a destra del muro, c’è un mini balconcino (posto unico) che fuoriesce sopra la sala. Questo è il ghetto riservato ai disabili. Anzi ‘al disabile’ perché ci entra solo una carrozzina. E se, metti lo straordinario caso, i disabili sono due? Fanno la conta per scegliere chi vede il film? Però puoi sempre scambiare qualche opinione con il muro accanto a te, e se hai sete chiami le tue amiche al cellulare che hanno tolto la suoneria (del resto siamo al cinema) e non lo sentono. Insomma una posizione vantaggiosa.

Tipologia 3: sala in discesa.
Si tratta del cinema ‘Reale’ a Trastevere. Qui devo fare una premessa che riguarda la mia condizione di tetraplegico. Non avendo i muscoli addominali, non ho il controllo del busto. La sala in questione è in discesa. E non un leggero dislivello, come uno sarebbe portato a pensare, ma una bella discesa. Se levo i freni alla carrozzina parto come un proiettile. La sala è molto grande e anche i corridoi tra le poltrone quindi uno, per quanto riguarda il posto, ha l’imbarazzo della scelta. Il problema è che passo tutta la durata del film a cercare di reggermi per non finire piegato in avanti con la faccia tra le ginocchia. Alla fine mi sento come se avessi passato due ore in palestra, e non ricordo quale film ho visto. Non sarebbe meglio fare le sale leggermente in salita? Staremmo tutti più comodi, disabili e non.

Ci vuole tanto a spendere due lire in più per uniformare l’accessibilità di tutti i cinema alla tipologia base? Evidentemente si, soprattutto in un paese dove l’educazione civica è un optional che a nessuno interessa.
La piantina da bagno che mi ha regalato la mia infermiera sta miracolosamente sopravvivendo. Il mio bagno è famoso per la propensione allo sterminio di qualsiasi forma di vita vegetale. Guardarla germogliare è uno di quei ‘Momenti di trascurabile felicità’ di cui parla Francesco Piccolo nel suo nuovo libro, che vi invito a comprare. Non c’entra niente con il post sull’accessibilità cinematografica lo so, ma volevo condividere questo piccolo evento. Il blog è mio no?

7 commenti:

gabriella ha detto...

che bello che hai scritto ancora ...è l'unico modo che ho per stare in contatto con te, a parte i miei sogni e i miei pensieri...
so che non ci tieni a parlare con me e hai ragione
pazienza continuerò a fare a meno di te
quando ti leggo è come se sentissi la tua voce e mi piace tanto
scusa il disturbo, buonanotte.

moi ha detto...

che sincronia..ieri ho definitivamente rinunciato ad un concerto a cui tenevo non poco..nello splendido teatro petruzzelli..noi disabili, esserini tabù, abbiamo 8 posti e dico 8 su 1452 tipo..2 nel loggione (non vedi una mazza ma senti alla grande)..4 al V ordine (sui lati..vedi le teste come se fossero puntini..però senti eh)..e 2 nei primi palchi laterali (ti godi tutto dai lati..una favola..e comunque questi ultimi due per il concerto in questione non sono disponibili)..e allora dopo ventimila telefonate..ti chiedi se a queste condizioni ne valga la pena..non è difficile intuire la risposta..e le proteste se le porta il vento perché il coro delle nostre voci emette suoni non abbastanza forti..quel che vivi tu a Roma (capitale) succede dovunque..e non è una novità..mai augurerei a nessuno una condizione come la mia..mai..ma li legherei un giorno ad una sedia..così forse sarebbero appena appena più vicini e più disposti a capire quel che a noi serve..è una presa in giro l'accessibilità se la godibilità non viene garantita..si persegue un'integrazione apparente..ed ecco cosa succede. Non amo lamentarmi. Proprio no. Mi adatto. Ma cavolo se ripenso al teatro suddetto c'è una Signora Platea dove noi a detta degli organizzatori potremmo essere pericolosi. mah!

moi ha detto...

dopo aver letto il tuo post mi son detta che scrivere una lettera di denuncia fosse meglio di non far nulla..so che equivarrà a una folata di vento ma va bene lo stesso..:)

Lorenzo Amurri ha detto...

E' davvero difficile lo so, ma scrivere una denuncia non è mai una folata di vento. Scrivine una, e poi un'altra, e un'altra ancora. Tempestali fino alla nausea. Vale sempre la famosa frase: scripta manent, verba volant. Tieni duro!

Tabata Potter ha detto...

caro Lorenzo ti ho amato quando eri bambino, nelle parole di tuo padre ("più che il suo ultimo figlio eri il suo primo nipote" e per Zeta eri il "bambino porta biscotti")e ti ritrovo qui, uomo, che scrivi cose amare. Intuisco cosa ti è accaduto, anche se non ne sapevo nulla, e sono sicura che tu così ricco di doni speciali potrai davvero fare in modo che cambi qualcosa.

Lorenzo Amurri ha detto...

Ciao Tabata, grazie per le belle parole e complimenti per il tuo blog. Mi diverte molto leggerti! A presto!

Anonimo ha detto...

attraverso una stradina tortuosa sono giunta al tuo blog che sto leggendo , affascinata, a ritroso da ore.....ti prego scrivi spesso in attesa che io possa comprare il tuo libro. Grazie per farmi guardare le cose che ho sotto gli occhi, magari tutto il giorno, da angolazioni nuove....come quando guido, visto il mio senso d'orientamento completamente mancante, una strada rifatta nella direzione opposta, mi risulta del tutto, sinceramente sconosciuta.
A presto Lorenzo!
Giò