martedì 29 maggio 2012

Scusate la prolungata assenza, ma finito il romanzo ho avuto bisogno di un attimo di svacco totale. C'è stato un calo di adrenalina misto a una certa stanchezza mentale. Il tutto è sfociato nella visione di film e serie tv a raffica. Ora sono impegnato nelle ''pratiche'' che ogni autore affronta - per me è la prima volta - per piazzare il libro e fare in modo che ci siano tutti i presupposti affinché venda qualche copia. A breve tornerò a occuparmi del blog e vi terrò informati sulle vicissitudini di un autore al libro d'esordio (che sarei io). Comunque posso dirvi già da ora che, se tutto va bene, il romanzo uscirà a Gennaio. Baci et abbracci.

sabato 14 aprile 2012

Ausili

A seconda della patologia ogni disabile, di tre mesi in tre mesi, riceve gli ausili necessari alla vita di tutti i giorni. Si affida a una sanitaria che glieli fornisce gratuitamente, e che successivamente si fa rimborsare dalla Regione di appartenenza. Non esiste un budget annuale oltre il quale non si può sforare, dipende dalle singole necessità. Personalmente dipendo dalla Regione Lazio che finora ha sempre soddisfatto tutti i miei bisogni. Purtroppo la musica è cambiata. Le grandi e potenti sanitarie hanno presentato, su diversi ausili, un’offerta al ribasso che oscilla tra il quindici e il cinquanta percento, a differenza del materiale. La Regione, non curandosi degli effetti devastanti che tale ribasso avrebbe prodotto sugli utenti, ha pensato bene di accettare l’offerta. Dal 14 Dicembre 2011 sono entrati ufficialmente in vigore i nuovi prezzi. Faccio un esempio che mi riguarda personalmente per spiegare quello che sta succedendo: per svuotare la vescica uso dei cateteri speciali che costano due euro e settanta centesimi l’uno. Se prima della transazione la Regione rimborsava circa due euro e dieci centesimi, adesso rimborsa un euro e novanta centesimi. La conseguenza di questa riduzione comporta che la sanitaria alla quale faccio capo, non è più in grado di fornirmi il numero adeguato dei cateteri di cui ho bisogno. Sono quindi costretto ad acquistarne a mie spese. In poche e chiare parole: devo pagare per fare pipì. Considerando che c’è chi vive con la sola misera pensione d’invalidità, e presenta patologie anche più gravi e più costose della mia, si tratta di un gioco al massacro. Sono sicuro che la crisi nella quale siamo immersi costringa le istituzioni a portare grandi tagli economici, forse sarebbe il caso di mirare su altri bersagli. Fortunatamente ho saputo che molte associazioni si sono fatte sentire e stanno cercando di sedersi intorno a un tavolo con la Regione per convincerla a fare marcia indietro. A mio parere sarebbe un atto dovuto, oltre che una dimostrazione di intelligenza e sensibilità.

lunedì 26 marzo 2012

All'ormai famoso gioco: appoggialo sul disabile (giacche, cappelli, sciarpe, guanti, non travisate...), si è aggiunta la new entry: sovrasta il disabile. Quando due persone (conoscenti, amici o anche perfetti sconosciuti) si salutano con abbracci e baci, non curandosi che in mezzo e sotto di loro c'è un essere umano su ruote. Talvolta il nuovo trastullo è corredato da gomitate e panciate, ma solo dai più esperti. (Kids don't try this at home).

venerdì 9 marzo 2012

Sesso e disabilità

Oggi mi è capitato di leggere un articolo contenente la lettera di una madre, che raccontava cosa le è successo una delle numerose volte in cui ha portato suo figlio disabile in una casa di appuntamenti. Vi allego il link così vi fate un'idea e capite anche le ragioni di questo post: http://invisibili.corriere.it/2012/03/09/il-sesso-dei-disabili-e-labbraccio-di-una-madre/.

Vorrei iniziare con un messaggio forte e chiaro: I DISABILI FANNO SESSO.
Quasi tutti sono in grado di scopare, chi più chi meno attivamente, ma tutti provano piacere nel fare sesso e ne hanno lo stesso bisogno di una persona ''normale''. Spesso sono anche più bravi, soprattutto quelli che non avendo più la sensibilità fisica, provano piacere nel soddisfare il partner e vengono trasportati in orgasmi diversi, ma ugualmente soddisfacenti, proprio dal godimento di chi hanno vicino. Oltretutto sono meno distratti dalla ricerca del proprio piacere, e più sensibili e concentrati su pratiche alle quali l'abituale amatore dedica scarsa attenzione e superficiale applicazione.
Sono stanco di sentire storie legate a una moralità, a un'ignoranza e a un'educazione religiosa da santa inquisizione. Per quale motivo un disabile dovrebbe smettere di avere pulsioni sessuali? Nel mio caso sono uno degli ottimi motivi per andare avanti, per sentirsi parte integrante di questo mondo. E anche nel caso in cui si nasca con una condizione diversa, per quale motivo si dovrebbe negare o limitare una pulsione che fa parte della natura umana? Il disabile che sbava, ha spasticità nei movimenti e problemi cognitivi; ha anche il cazzo, ha erezioni e prova un immenso piacere quando viene. E non si tratta solo del piacere fisico, ma di quello di cui tutti abbiamo un gran bisogno: amore. Essere amati, avere di fronte qualcuno che prova il nostro stesso sentimento, che ci coinvolge in quel vorticoso benessere che è l'unico vero paradiso sulla terra, anche solo per un giorno, credo sia un diritto di tutti. Per quanto mi riguarda, ho capito che non esistono scopate occasionali. Ogni volta che vado a letto con una donna, lo faccio per amore, perché sono coinvolto emotivamente, perché provo un sentimento. E non importa se durerà una notte, un mese o una vita; e non importa neanche se si tratta di una nuova conoscenza, di un'amica o di una mestierante. Non esiste il sesso senza il trasporto emotivo, diventa uno squallido esercizio fisico. Lo lascio a chi lo accomuna a un pomeriggio passato in palestra.
Io sono dalla parte della mamma nell'articolo, sono per un risveglio delle coscienze, della sensibilità umana necessaria a capire il bisogno dell'altro. Sarebbe un grande passo avanti nella scala evolutiva della nostra specie, e sono ancora fiducioso che lo vedrò succedere.

mercoledì 22 febbraio 2012

L'utilità del vigile urbano

Ogni tanto capita che trovi il mio posto auto riservato, con tanto di segnale e numero di concessione stampato sopra, occupato da macchine di altri disabili (più raramente) o da chi semplicemente se ne frega, o fa finta di non vedere il segnale. Esiste un numero di telefono del pronto intervento dei vigili che, se chiamati, dovrebbero intervenire (appunto), multare e rimuovere il veicolo. In quindici anni di disabilità, neanche una volta sono riuscito a veder portare a termine questa operazione. Le mie molteplici telefonate hanno avuto gli esiti più diversi: non risposte; risposte ma mancanza di personale e mezzi; risposte con promessa di mandare subito personale e mezzo, che però si presentavano ore più tardi quando l'auto denunciata era già andata via. Sconsolato, sono passato al fai da te: messaggi cartacei lasciati sul parabrezza; tergicristalli alzati; furgone parcheggiato in modo da rendere quasi impossibile l'uscita del fuorilegge; fino alla rigatura con chiave (in pochi casi).
Qualche giorno fa ho trovato l'ennesimo rappresentante della rinomata educazione civica che rende il nostro paese famoso nel mondo, piazzato nel mio posto. Per di più con permesso d'invalidità in bella vista sul cruscotto, che se vogliamo è un'aggravante visto che lo dovrebbe sapere bene. Per solidarietà sono tollerante con i miei simili, quindi gli parcheggio dietro senza esibirmi in azioni dimostrative e me ne vado a casa. Passa invece mia madre che prende e telefona al pronto intervento, e visto che non lo ha mai fatto, le rispondono e prontamente intervengono. A questo punto devo fare un passo indietro.
Circa due anni fa ero parcheggiato in un autogrill in uno dei posti riservati ai disabili. Era estate e il mio sportello era aperto. Aspettavo il ritorno degli amici con cui ero in viaggio, con rifornimento di panini e bibite. Un poliziotto si è avvicinato al furgone, ha controllato il permesso e mi ha detto:
''Guardi che ha il permesso scaduto, appena torna nella sua città le consiglio di recarsi al Comune per il rinnovo''
''Perché scade?''
''Purtroppo sì, anche se nel suo caso non dovrebbe''.
Il poliziotto doveva essere ferrato in materia, ma io davvero non sospettavo che ci fosse una scadenza nei permessi. Di certo io non torno a camminare. Arrivato a Roma ho trovato un'altra bella sorpresa: quarantacinque multe per ingresso nel centro storico, anche queste riconducibili all'avvenuta scadenza del permesso (tralascio quello che ho passato per farmi togliere le multe, il post diventerebbe un romanzo). Mi sono precipitato in Comune a chiedere spiegazioni e, nel totale imbarazzo, mi hanno dato assolutamente ragione. Nel giro di una settimana mi hanno riconsegnato il permesso senza data di scadenza. Tutto risolto penserete voi. E invece no, perché a nessuno è venuto in mente di dirmi che il numero di concessione era cambiato. Per quanto mi riguarda non c'era motivo per il quale dovesse essere cambiato e quindi neanche ho controllato. Torniamo al presente.
Dicevo i vigili intervengono prontamente quando l'altro veicolo è già andato via (non poteva succedere diversamente) e quando anche mia madre si è dileguata. Controllano il numero di concessione sul permesso nella mia auto e notano che non corrisponde a quello sul segnale stradale. Indovinate un po' a chi fanno la multa? In tutto questo le sinapsi cerebrali del portiere del mio condominio non funzionano abbastanza da suggerirgli di chiamarmi, per evitare la beffa. Ora devo andare al Comune e mi devo incazzare, al solito. Non posso pensare al fatto che in quindici anni non si sono mai presentati, e una volta che vengono fanno la multa a me. A presto per il seguito in Comune.

P.S. Udite Udite: ho finito la prima stesura del romanzo. Ora inizia il delicato lavoro della revisione, ma sarò più presente sul blog.

sabato 7 gennaio 2012

Ho la febbre.
Dopo aver passato la notte in bianco tra dolori, brividi di freddo, tachipirina e conseguente caldo infernale, sconsiderato uso del condizionatore per abbassare la temperatura (dopo essermi tolto il pile e la maglietta naturalmente) che mi colpisce e sì, mi rilassa fino a farmi prendere sonno (ore 8.30), salvo poi congelarmi e farmi risvegliare poche ore dopo con un grande mal di gola ( fino qui siamo nella norma), la situazione è la seguente: sono seduto in carrozza con la stufa accesa sulla destra, il fon puntato sulle spalle e il condizionatore che spara aria calda e segna trentacinque gradi, e ho comunque brividi di freddo e dolori. Sono in paziente attesa che il coefferalgan, con la sua meravigliosa composizione codeinica, faccia effetto. Non è una situazione normale. Il condizionatore mente, ci saranno quarantacinque gradi nella stanza, se avessi un rettilario anche i serpenti si lamenterebbero. Quando il connubio calore estremo/codeina mi concede l'agognata pace, e anche qualche ottimo svarione, organizzo la cura: tisane varie, antibiotico naturale (un intruglio con aglio e limone, ma non puzza giuro!), antibiotico normale (purtroppo ho anche una piccola infezione urinaria), brodo di pollo, areosol, spray per la gola e, dulcis in fundo, sciacqui con la coca-cola - rimedio impressionantemente efficace e perla di saggezza dell'ormai defunto fornaio di zona. In tutto questo, ho solo trentotto di febbre. A questo punto ho il dovere di citare mio padre. Non lo faccio mai, il mio bersaglio preferito è mia madre, ma questa volta non ne posso fare a meno. Anche lui come me, del resto era mio padre, con 37.4 si sentiva già prossimo alla morte. Era il momento perfetto per chiedergli dei soldi, rispondeva sempre si: «Prendi ciò che vuoi, per me è arrivata la fine. Stai un po' con tuo padre in quest'ora funesta».
Nonostante mi divertisse la teatralità del tutto, me la filavo col bottino nel minor tempo possibile. La vendetta, però, era dietro l'angolo. Quando la febbre veniva a me, e mi trasformavo nel morente, lui era felice come se avesse vinto la lotteria perché gli concedevo tutto. Lo lasciavo propinarmi aspirine, lasciavo che mi ficcasse la testa sotto un asciugamano davanti a una pentola fumante piena di bicarbonato e, soprattutto, lasciavo che si esprimesse in tutte le dimostrazioni d'affetto possibili, che gli erano assolutamente vietate nella normale convivenza famigliare: svolazzava con la grazia di una libellula tra carezze, prolungati abbracci, massaggi, baci in fronte. Adesso sarei disposto a ''concedermi'' anche senza febbre, purtroppo allora ero un povero deficiente. Mi stendo sul letto, sperando che la febbre passi velocemente. Ho un libro da finire e qualcuno da incontrare...

P.S. Ho la tastiera con qualche problema, a volte non digita le lettere. Non sapete quanto ho impiegato a scrivere questo post, spero apprezzerete.

sabato 24 dicembre 2011

Si è rotta la mega serranda del salotto. Non poteva che succedere il 24 Dicembre. Per fortuna c'è Marco ''il polacco'', tuttofare di quartiere, che si è gentilmente precipitato a risolvere il problema. Sarebbe tutto molto bello, se non fosse che: Marco ha la voce più squillante che abbia mai sentito; quella di mia madre è nota per superare l'insonorizzazione di uno studio di registrazione; il connubio delle due, che conversano come se fossero due amici ritrovatisi dopo trent'anni, sta disintegrando le mie già provate sinapsi cerebrali. Cercando di arginare il sangue che mi sta uscendo dalle orecchie con la potenza delle cascate del Niagara (si scrive così?), vi auguro un buon natale e un felice anno nuovo!