domenica 27 settembre 2009

Apparizioni a sparizioni. Eccomi qua. Sono ancora vivo. Impegnato a scrivere un romanzo (ecco perchè assente). Si, ci sto provando. Spinto da una mia cara amica scrittrice che, dopo aver letto un mio racconto, mi ha intimato di non sprecarlo come tale ma di costruirci attorno un romanzo. L'e-mail è stata decisa, dolce e molto convincente. Per cui l'assenza è giustificata. Farò di tutto per non abbandonarvi, miei cari (pochi) affezionati. A presto!

Ah dimenticavo comprate 'Il Fatto', che non è uno che si fa le canne ma un quotidiano che dice la verità. Molto piacevole di questi tempi...

W Travaglio, che un po' se la tira e fa pure bene!

lunedì 14 settembre 2009

Assicurazioni truffaldine

Nei primi giorni di Luglio mi ha chiamato Fabio, l'agente della Cattolica assicurazioni, per avvertirmi del repentino aumento della polizza che copre il mio furgone contro furto, incendio e danni a terzi. Con estrema naturalezza mi ha comunicato un aumento del doppio del premio ogni sei mesi. Da mille a duemila euro. Con altrettanta naturalezza ho risposto no grazie, cambio assicurazione. Ho contattato un mio caro amico assicuratore il quale, in quattro e quattr'otto, ha trovato il modo di farmi pagare mille euro ogni sei mesi. La stessa cifra che pagavo prima dello sconsiderato aumento. Fino a qui tutto bene. Il bello arriva intorno ai primi di Settembre. Appena rientrato dalle vacanze mi chiama il recupero crediti della Cattolica nella persona di Sonia (purtroppo non ricordo il cognome). Di solito si riceve una comunicazione scritta prima di arrivare al recupero crediti; nel mio caso no, direttamente la chiamata. Secondo Sonia ho un vincolo assicurativo che mi lega alla loro compagnia e sono obbligato a pagare il premio. Perdo immediatamente le staffe e attacco il telefono dicendo che mi informerò in merito. Chiamo subito il mio vecchio assicuratore che mi spiega cosa devo fare: basta andare allo sportello della banca presso la quale ho ottenuto il finanziamento per pagare il furgone, dove mi verrà consegnato un modello pre-stampato di svincolo assicurativo. Praticamente stanno provando a fregarmi. Vado alla Deutsche Bank, dove tempo un minuto e mezzo e con estrema cortesia, mi forniscono il documento. Torno a casa e mando il fax all'amministrazione della Cattolica. Il giorno dopo mi richiama Sonia:
«Salve, sono Sonia del recupero crediti della Cattolica (pagherei per sapere il cognome)»
«Salve, mi dica»
«Dovrebbe saldare il debito che ha con la compagnia»
«Ho mandato un fax con il documento di svincolo assicurativo proprio ieri»
Un attimo di silenzio.
«Ah...allora salgo in amministrazione a controllare e la richiamo se ci dovessero essere problemi»
«Problemi non ce ne saranno e lei farebbe bene ad avvertire la gente invece di tentare di truffarla. Per quanto mi riguarda uno strozzino in confronto a lei è un santo, almeno lui rischia la galera. Si faccia un esame di coscenza, se ancora ne ha una».
Non risponde e attacca.
A tutti quelli che dovessero avere un problema analogo: ora sapete cosa fare.

martedì 8 settembre 2009

Tornando da Ibiza

Sono sul traghetto della Grimaldi Lines. Tratta Barcellona- Civitavecchia. La tratta Ibiza- Barcellona l’ho fatta insieme al mio assistente, ovviamente, e a Bea che molto carinamente (Grazie! Grazie! Grazie!) si è offerta di accompagnarmi. In due con i cani e le valigie, e con l’assistenza ancora scadente sulle navi spagnole, sarebbe stato impossibile. La Grimaldi, al contrario, si distingue per la comodità del viaggio (stanza pressochè perfetta) e l’efficientissima assistenza: sono scesi in due nel garage ad occuparsi di me e del bagaglio, mentre Nilusha portava i cani nell’apposito canile. Ora sono seduto (...) al bar sul ponte numero undici. C’è una minuscola piscina piena di gente. Personalmente anche se potessi, non mi butterei in quella pozzanghera piena di funghi neanche pagato. Preferisco bagnarmi di tanto in tanto con dell’acqua minerale fresca. Fa caldo. Sono circondato dai classici italiani di ritorno dalle vacanze. Quelli che non vorresti mai incontrare, quelli con la maglietta da calcio dell’Italia made in China, quelli che ti si avvicinano incuranti che tu stia leggendo o scrivendo e attaccano bottone parlando del niente:«Che parte della Sardegna stiamo costeggiando?»
«Non lo so», cioè lo so ma non voglio alimentare la conversazione.
«Quanto manca all’arrivo?»
«Non lo so»
«Da quanto abbiamo lasciato Porto Torres?»
«Non lo so»
«Dove sei stato in vacanza?»
«Non lo so».
Mi guarda interdetto.
«Lo so ma non ho proprio voglia di parlarne. Mi sono beccato una bronchite, ho il fiato corto e parlare mi affatica».
Mi molla.
Mi è appena passato vicino un camionista spagnolo metallaro, con tanto di maglietta con teschio che mostra il dito medio. Fantastico. Chissà che impianto ha nella cabina del camion. Mentre altri quattro, sempre spagnoli, giocano un simil ‘tresette’ urlando come leoni marini in calore. Scrivere con questo delirio intorno è molto divertente. Mi sorprende che riesca a farlo. Ma non voglio scrivere del viaggio in nave. In realtà vorrei analizzare la vacanza nella sua totalità, partendo dal drastico cambiamento che sta interessando il popolo vacanziero-festaiolo di Ibiza. E’ la quarta volta che vengo sull’isola. Negli anni passati venire in traghetto era molto divertente. Centinaia di ragazzi tutti insieme. La ‘fiesta’ iniziava già in mezzo al mare. Avevi difficoltà a trovare spazio per dormire anche per terra. Quest’anno solo famiglie con bimbi. Di giovani solo una spolverata. Attività danzereccia ai minimi termini. Hanno chiuso dei locali e sono in procinto di chiuderne altri. Vanno molto gli afterhour in ville private: cinquanta persone o giù di lì; e le feste sulla spiaggia (come ho ampiamente descritto nei precedenti posts). L’isola della trasgressione non è più molto trasgressiva. C’è comunque uno zoccolo duro che resiste e fa finta che non sia cambiato niente, che è colpa della crisi, che è una fase ciclica e presto passerà. Questo la fa sembrare ancora più decadente, come una moda che non ne vuole sapere di passare. Come i mercatini ‘hippy’, che vendono ancora borsette con specchietti, braccialetti indiani etc. etc. Non dico che non sia divertente, ma quando poi si torna a casa la mattina, dopo una nottata di bagordi, rimane un po’ di tristezza. Forse è la totale mancanza di qualsiasi ‘appeal’ culturale a lasciarti pensieroso e malinconico. Almeno a me fa quest’effetto. Non potrei mai vivere qui, non nel prossimo futuro, ma per trascorrere le vacanze rimane uno dei posti più belli d’Europa. Per chi ama spiagge, tramonti e mare ovviamente. Ancora più bello sarebbe viverla in barca, anzi sarebbe un sogno. O meglio, il sogno di una vita. Per ora, purtroppo, non mi riguarda.
Ho visto invece tanti posti che non conoscevo: spiagge nuove nascoste e difficilmente raggiungibili, che reggono senza poblemi il paragone con certi luoghi incantevoli della Sardegna (che considero il top in fatto di mare); stradine che salgono intorno ai monti sulla costa nord, con viste mozzafiato; tramonti dai mille colori col sole che lentamente affonda nel mare.
Per quanto riguarda la casa, sono stato ospite di un castello multifunzionale: wifi ovunque (che in Spagna si pronuncia uifi); cucina super attrezzata con due enormi frigoriferi, lavastoviglie, forno, microonde, tostapane; lavanderia e garage dalle molteplici e curiose stanzette; piscina e veranda che sarebbe bastato quello a rendere la vacanza ottima e una doccia esterna con la cipolla che si illumina dal verde al rosso a seconda della temperatura dell’acqua. Stanze enormi e tutte dotate di condizionatore. I padroni di casa hanno perfino modificato gli esterni per abbattere le barriere architettoniche. Persone per bene.
Unico problema: Garibaldi. Si è fermato a metà conquista e ha pronunciato la fatidica parola ‘obbedisco’ ai Savoia. Parola che ha consentito ai regnanti di depredare il sud di tutte le sue ricchezze. Ecco perché il sud, nel 2009, è povero.
A buon intenditor poche parole... ciaoooooooooooo‼

giovedì 27 agosto 2009

Cronache da Ibiza #10

Bea mi ha fatto una torta. In realtà me ne ha fatte già altre due per il mio onomastico. Non si è capito se di proposito o per pura fortuna. Lei sostiene di averle fatte proprio perché sapeva della ricorrenza. Fatto sta che mi ha fatto tre torte e io non l’ho quasi mai nominata nel blog. Ieri verso le dieci e mezza sono tornato dall’Ushuaja, il locale-stabilimento dell’afterhour di cui vi ho già parlato. Non mi sentivo molto bene, ho una fastidiosissima tosse dovuta all’uso sconsiderato che tutti fanno dell’aria condizionata. Si passa da 35 gradi a 5 anche dal benzinaio. Prima o poi paghi. Arrivo a casa e mi trovo davanti Bea con una meravigliosa torta in mano:«Questa l’ho fatta per te. Ora mi nomini nel tuo blog?»
«Certo che ti nomino».
Avevo già in mente di scrivere su di lei, ma è molto divertente stuzzicarla. Come potrei non parlare di questa bravissima orefice cileno-napoletana (ho comprato alcune sue creazioni molto belle), molto simpatica e piena di energia, che per farla stare ferma bisogna legarla. Trapiantata a Napoli dove viveva col fidanzato Massimiliano, grande persona anche lui nonostante le nostre idee politiche siano opposte. Insieme si sono trasferiti a Ibiza per fuggire da Napoli (e come dargli torto). Fa molto ridere quando, nei discorsi più intensi, le scappano parole in dialetto. Immaginate un italiano con accento ispanico, inframezzato da strafalcioni napoletani. Insomma Bea, grazie per le buonissime torte (tranne una), ma grazie soprattutto del pensiero. E’ sempre molto bello incontrare persone con cui ci si trova subito bene, specialmente quando si vive sotto lo stesso tetto. Mi riferisco a entrambi.

martedì 25 agosto 2009

Cronache da Ibiza #9

In sequenza:

‧ Sono stato a un afterhour veramente divertente
‧ Ho visto uno dei tramonti più belli della mia vita, anzi due
‧ Ho avuto una colite che levati

L’afterhour è una festa dopo la festa. Come un after concert per intenderci. I deejays che hanno ‘suonato’ durante la festa notturna importante, si ritrovano in un ‘locale’ all’aperto sulla spiaggia e continuano fino a mezzanotte. Locale che in realtà è uno stabilimento con lettini. Qui si chiama chiringito ovvero chiosco, che poi non è. La festa è iniziata a mezzogiorno. Arrivo alle tre insieme a Nilusha, Andrea e Beatriz (che se non la nomino mi ammazza). Mi accoglie Mussa il manager di Luciano, uno dei dj più importanti in circolazione. Mi attacca il braccialetto per entrare al privè al polso (rosso privè, blu comuni mortali; distinzione che ho sempre odiato), mi guida dentro e mi offre da bere:«Qualsiasi cosa ti serve sono a tua disposizione, grazie di essere venuto». E’ veramente gentile Mussa, per tutto l’arco della festa di tanto in tanto si ferma a scambiare due chiacchiere. Che poi diventano quattro. Che poi diventano otto. Che poi si trasformano in invito fisso tutti i mercoledì con tutti i miei amici. Mi presenta il suo pupillo Luciano, anche lui molto tranquillo e disponibile. Considerate il fatto che questo tipo nell’ambito musica dance è una vera rockstar, con tanto di ballerine (=groupies) che gli muoiono dietro. In realtà è una persona molto umile, molto sensibile e molto di fuori (molto). La festa è organizzata dal Cocoon e cioè da Sven Vath. Personaggio incredibile. Autore della hit anni ottanta ‘Electrica Salsa’ e già milionario di famiglia. Nel tempo è diventato artista, produttore, promoter e proprietario del locale più bello d’Europa: il Cocoon di Berlino. Fattone si, ma anche una persona estremamente intelligente. Intanto il posto continua a riempirsi. Incontro un amica che non vedo da sette anni. Al tempo faceva la cameriera nel ristorante di un caro amico. Non è cambiata di una virgola. Bella come prima, il tempo non sembra essere passato per lei, e matta come prima. Mi ha dato buca già tre volte a tre diversi appuntamenti. Ha una figlia di cinque anni che è partita per dieci giorni coi parenti. Non le è sembrato vero avere tempo libero per fare un po’ di ‘fiesta’, quindi si è persa in giro per locali. Accanto a me ci sono due ciccioni russi con due stanghe al seguito. Hanno il tavolo pieno di cose da bere. Bottiglie di qualsiasi tipo: dal Jack Daniels all’Absolut Vodka, passando per Sprite, Cocacola, Schweppes e salatini vari. Io e Andrea stiamo fumando. Le tipe ci guardano e sorridono. Anche i due ciccioni sorridono. Gli offriamo da fumare. Impazziscono. Ci danno accesso totale al loro tavolo. Da signori, non ne approfittiamo. Avremmo volentieri approfittato delle stanghe, ma il petrolio russo è più attraente di un disabile e di un rasta. La festa continua nel delirio. Sia il dance floor che la spiaggia sono pieni all’inverosimile. Rimango nel privè, che è l’unico posto ancora vivibile. Unico neo: un mega ventilatore che gira lentamente a cui non mi posso sottrarre se non uscendo. Così faccio fare esercizio al buttafuori che, al mio comando, alza e abbassa il cordone che separa l’inferno dal paradiso. Diventa quasi un gioco macabro. Se potesse mi ci strozzerebbe col cordone. Si, mi sto approfittando della mia condizione, allora?? Andrea mi presenta una tipa brasiliana-italiana-inglese che in venti minuti mi racconta la sua vita. Ha trentadue anni, due figli di nove e dodici anni frutto di un matrimonio durato dieci anni con un’italiano. Il padre è un percussionista brasiliano che negli anni settanta ha girato in tour con Greatful Dead e Pink Floyd (niente di meno). E’ la prima volta che esce da quando è arrivata. Vuole anche darmi una pacca psicologica sulla spalla, parlandomi in toni entusiastici di un suo amico paraplegico che nonstante tutto si gode la vita. Le esce malissimo e io di pacche sulle spalle non è ho più bisogno da tempo. La festa finisce. Ora nel privè siamo rimasti in pochi. La gente sta sfollando. Sven Vath sbuca dal nulla e si dirige verso di me. Mi abbraccia. E’ veramente sudato. Non parla, comunica a gesti. Capisco che si è strafatto e ora, dopo ore di musica, ha un down che se lo porta e non riesce a parlare. Nilusha mi guarda:«Perché non parla? Stanco?»
«Si, stanchissimo direi». Mentre guadagno l’uscita Sven mi abbranca di nuovo. Stavolta parla, ma in tedesco. Se ne accorge:«Ma ti sto parlando in tedesco?»
«Si Sven»
«I wish you all the best»
«See you soon Sven».

Passiamo al tramonto. Ai tramonti in verità. Tutti e due dalla stessa spiaggia. Quindi ne racconto uno. Il posto si chiama Benirras, è a nord di Ibiza. E’ una cala protetta con davanti un faraglione dalla cima tonda. Il mare è veramente bello, ricorda la Sardegna. Ci sono parecchie barche in rada. Rendono il tutto più suggestivo. L’unico problema è che nessuna di esse mi appartiene. Vedere il tramonto dalla spiaggia è bellissimo, vederlo dalla barca è un altro paio di maniche. Il sole sfiora il faraglione scendendo lentamente fino a tuffarsi nel mare, dove si riflette lasciando una scia arancione brillante. Il cielo si trasforma attraverso i colori. L’azzurro diventa giallo e si tuffa nel rosso-fucsia-violetto che il sole si è lasciato dietro. Ci sono tante persone a godersi la performance che esplodono nel classico applauso quando l’ultimo spicchio arancione sparisce dall’orizzonte. Tutto fantastico tranne i gruppetti di spagnoli vacanzieri che si fotografano, vestiti in maniere improbabili con accostamenti di colori che neanche sotto LSD.

Sulla colica calerei l’ennesimo velo pietoso (non saranno mai troppi). Se qualcuno volesse conoscere i particolari, può chiedere a Nilusha.

giovedì 20 agosto 2009

Cronache da Ibiza #8

Sono reduce da una sbronza di quelle con la S maiuscola. Quelle che ti prendi da adolescente. Quelle che il mondo gira a una velocità insostenibile e sei pronto a vomitarti le budella. Quelle che da un certo punto in poi non ti ricordi né con chi hai parlato, né tantomeno cosa hai detto. Insomma, quelle. Sono uscito con l’idea di bere ma, come succede a tutti in questi casi, ho bevuto il bicchiere di troppo. Nel mio caso i bicchieri di troppo. Sette calici pieni di ‘Hierbas’ con ghiaccio, tipico liquore made in Ibiza dal sapore dolciastro. Una bomba. Teatro della mia performance sempre il Delano sulla spiaggia, stavolta la festa l’abbiamo organizzata noi col marchio del negozio di dischi. Bella festa. Molta gente. Massimo fa un live set, mentre Andrea, Renè e il dj resident (di cui non ricordo il nome) fanno volare i vinili sopra i piatti come freesbies. In realtà la vera performance la fanno due spilungone nordiche. Una bionda e una mora. Veramente alte, più di un metro e ottanta cadauna (che in tutto fanno tre metri e sessanta) e veramente belle. Ballano insieme a un loro amico. Li guardo da un po’, cercando di capire quale delle due è libera. L’arcano si svela da se poco dopo. Le tipe si abbracciano inscenando un balletto sexy e iniziano a baciarsi. Un bacio di quelli seri, appassionato e coinvolgente. Così coinvolgente che i maschi intorno rimangono a ganasce spalancate per il minuto buono dell’esecuzione, per esplodere poi in un sonoro applauso tra le risate di tutti, anche delle stesse altezze nordiche. Questa è una delle ultime cose che ricordo con lucidità (e chi se la scorda). Ricordo di aver detto:«Esco a prendere un po’ d’aria».
Poi solo momenti, qualche persona e una fatica immane per cercare di rallentare tutto ciò che avevo intorno. Ricordo anche la brezza marina, che mi dava un certo sollievo, e rumori di mazzi di chiavi (non chiedetemi perché).
Ah, ricordo anche un coniglio in mezzo alla strada. Nilusha dice che ne abbiamo incontrati cinque tornando. Su quello che mi hanno raccontato gli altri calerei un velo pietoso, anche perché mi viene da vomitare al solo pensiero. Sono in hangover da due giorni, non ho più l’età.

domenica 16 agosto 2009

Cronache da Ibiza #7

Vado in farmacia a comprare una pomata cicatrizzante. La farmacista che mi serve è bellissima. Le chiedo un prodotto italiano che ovviamente non c’è. Me ne consiglia uno spagnolo con antibiotico dicendo che è molto buono. Le credo. Le crederei anche se mi dicesse che ha la cura per rimettermi in piedi. Esco, faccio qualche metro e decido che la voglio rivedere. Torno indietro. Le arrivo di nuovo davanti e, tra l’universo delle medicine, chiedo:«Fermencto lacticos?»
«Por la diarrea?»
La guardo per un attimo in silenzio e cerco di salvare il salvabile.
«Si...ma non è che la tengo ahora, para prevenir».
Mi da delle pillole tutta sorridente e gentile. Non entrerò mai più in quella farmacia.